Brevi appunti.
Veniamo da decenni nei quali si è svolto un doppio movimento: il primo, nei paesi “sviluppati” a “capitalismo maturo” la ricchezza si è finanziarizzata e concentrata (due etichette del medesimo processo) di converso allo svuotamento del politico e del sociale. Ciò a portato all’attuale situazione, nella quale una strettissima oligarchia plutocratica (ricordate questa vecchia parola?) vive dell’estrazione di surplus dal resto del mondo e da noi, mentre controlla il potere politico, mediatico, le principali organizzazioni, l’economia.
Il secondo, in contromovimento. Questo non avviene da noi, ma si è dato nei paesi “in via di sviluppo”, nei quali il sociale ed il politico hanno guadagnato centralità e l’economico è ‘incorporato’ (i nostri media chiamano questa conformazione ‘dittatura’ o, al minimo, ‘autoritarismo’, perché non comandano i loro, di padroni).
Ora, data questa situazione, da una parte i settori oligarchici sono spaventati di perdere il potere (fondato come è su un assetto del denaro basato essenzialmente sulla fiducia e l’aspettativa, “fittizio” si direbbe in gergo marxiano) che è al fine basato sulla pura forza. Essendo, infatti, aspettativa di valorizzazione deve presumere che domani avremo la stessa capacità che abbiamo oggi di assicurare l’estrazione di valore, con i più diversi mezzi, dal basso e dal periferico. Ma questa capacità è calante, e si vede. Dall’altra il resto del mondo è stanco di essere sfruttato e ha i mezzi per farlo presente.
Questa è la ragione dello spettacolo di Gaza (che fa il “lavoro sporco” per noi, come qualche sincero e imprudente politico ha detto): ricordare che noi siamo cattivi. Tutto ciò è il motivo per cui si andrà alla guerra. Se non li fermiamo.
Fonte foto: Youtube (da Google)