Perchè si andrà alla guerra, se non li fermiamo


Brevi appunti.

Veniamo da decenni nei quali si è svolto un doppio movimento: il primo, nei paesi “sviluppati” a “capitalismo maturo” la ricchezza si è finanziarizzata e concentrata (due etichette del medesimo processo) di converso allo svuotamento del politico e del sociale. Ciò a portato all’attuale situazione, nella quale una strettissima oligarchia plutocratica (ricordate questa vecchia parola?) vive dell’estrazione di surplus dal resto del mondo e da noi, mentre controlla il potere politico, mediatico, le principali organizzazioni, l’economia.

Il secondo, in contromovimento. Questo non avviene da noi, ma si è dato nei paesi “in via di sviluppo”, nei quali il sociale ed il politico hanno guadagnato centralità e l’economico è ‘incorporato’ (i nostri media chiamano questa conformazione ‘dittatura’ o, al minimo, ‘autoritarismo’, perché non comandano i loro, di padroni).

Ora, data questa situazione, da una parte i settori oligarchici sono spaventati di perdere il potere (fondato come è su un assetto del denaro basato essenzialmente sulla fiducia e l’aspettativa, “fittizio” si direbbe in gergo marxiano) che è al fine basato sulla pura forza. Essendo, infatti, aspettativa di valorizzazione deve presumere che domani avremo la stessa capacità che abbiamo oggi di assicurare l’estrazione di valore, con i più diversi mezzi, dal basso e dal periferico. Ma questa capacità è calante, e si vede. Dall’altra il resto del mondo è stanco di essere sfruttato e ha i mezzi per farlo presente.

Questa è la ragione dello spettacolo di Gaza (che fa il “lavoro sporco” per noi, come qualche sincero e imprudente politico ha detto): ricordare che noi siamo cattivi. Tutto ciò è il motivo per cui si andrà alla guerra. Se non li fermiamo.

Fonte foto: Youtube (da Google)

2 commenti per “Perchè si andrà alla guerra, se non li fermiamo

  1. 27 Settembre 2025 at 18:51

    Per me l’emergere dei Brics e la crisi del dollaro non costituiscono una prospettiva di liberazione dal capitalismo ma sono solo le forme attuali della competizione tra borghesie nazionali. L’architettura sovranazionale del potere globalista non costituisce un modello di riferimento per le forze antisistema il cui compito non è scegliere tra blocchi capitalistici rivali, ma concepire e costruire un’alternativa indipendente. In questo scenario, il controllo dell’informazione diventa un terreno decisivo di lotta. I media borghesi, siano essi occidentali o legati ai paesi emergenti, sono strumenti al servizio delle rispettive classi dominanti. Il web, pur controllato dalle grandi multinazionali digitali, può essere usato come spazio di controinformazione e organizzazione militante: blog, piattaforme sociali, giornali online e collettivi digitali devono diventare armi nelle mani della classe antagonista internazionale. Ogni articolo, ogni comunicato, ogni forma di comunicazione indipendente è parte della battaglia contro l’egemonia ideologica del capitale. Il contrasto alla guerra WW3 rappresenta il terreno su cui dispiegare tale azione.

    • 28 Settembre 2025 at 12:48

      Il web è inutile se si prescinde dall’associazione di persona, è pensato anche per ridurre la società a software. Più si registra su di te nei database, più cessi di esistere. Oggila gente non si guarda più negli occhi, guarda uno schermo di cellulare

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