Quel che resta del giorno. Le due decadenze occidentali e la guerra


1. E’ largamente condivisa l’idea che la presente guerra all’Iran è diretta da Israele, gli USA sono serventi e provano ad invertire il proprio evidente declino.

2. La guerra ha provocato un’immediata reazione di rigetto nell’opinione europea, già logorata dai 4 anni dell’inestricabile guerra Russo-Ucraina e dal genocidio di Gaza, e anche in quella USA c’è disorientamento vedendo nei vari blitz trumpiani un tradimento della promessa elettorale isolazionista.

3. Le due aree occidentali sono caratterizzate dalla relazione tra “l’opinione”, che è la voce irriflessa delle popolazioni, e potere, nelle mani del capitalismo sensibile alla vox populi per mantenere stabili i mercati e soprattutto i fruttosi consumi “interni”.

4. Questa relazione è detta, retoricamente, democrazia, di fatto è realizzazione ben lontana dal modello greco, come da quello di Rousseau, mentre è piuttosto assimilabile alla sua forma  degenerata, alla demagogia. E’ chiacchiera mediatica e istituzionale che serve da schermo e occulta le vere strategie del potere. Situazione falsa ora svelata, qua e là, dalla prosa della guerra. 

4. Tra le due aree vi sono affinità e divergenze. Entrambe hanno subìto la massiccia deindustrializzazione, avviata alla fine degli anni ‘80 con la fine dell’URSS,  che insieme all’incidenza delle rivoluzioni tecnologiche ha degradato la funzione emancipatoria del lavoro sempre meno inteso, dall’opinione di popolazioni invecchiate, come obbligo sociale, e percepito quasi d’ostacolo al consumo individualistico.

5. Il lavoro e le imprese sono migrate sempre più ad oriente, dove le masse hanno ancora bisogno di emancipazione materiale mentre, come accadde nel cuore imperiale di Roma, l’occidente, cioè le sue società, sono in piena decadenza di costumi (ethos) non avendo più memoria delle tradizioni pre-moderne e avvertendo la perdita delle sicurezze moderne (lavoro, assistenza, istruzione, ecc.).

6. Nonostante questa crisi sociale, in occidente si è accumulato il potere del denaro. La lunga fase liberista apertasi alla fine degli anni’70, cioè la penetrazione incontrollabile della finanza nella vita delle nazioni ha affermato un nuovo modello di colonialismo monopolistico. Anzi questa è la forma sempre più ristretta e separata del potere. Con una distinzione fondamentale e dirimente tra Europa e USA.

7.In Europa, la radice cristiana-cattolica + greca, mantiene nelle articolazioni amministrative del potere un residuo di limitazione della prepotenza istintiva del denaro e soprattutto persiste, come residuo etico, una società civile organizzata in comunità e famiglie. E’ un antidoto minimo all’istinto aggressivo-individualista. In definitiva ciò promuove la diffusa OPINIONE di “essere nella decadenza” e la rassegnazione crepuscolare di poter fare piccole cose e, come nella botanica di Huysmans, contemplare le foglie in attesa quieta dell’arrivo dell’oriente. Infelice ma pur sempre coscienza e soprattutto motivo quietista di astensione, cioè forte segnale di pace al potere europeo.

8. Diversa e più pericolosa la percezione e la soluzione della decadenza negli USA per un differente rapporto tra opinione e potere. Gli USA sono proiezione vitalistica, e barbarica, dell’Europa, cioè ne raccolgono, una parte, l’energia del fare (la vita activia di Hannah Arendt) ma non l’essenza civile, la tradizione “mediativa e meditativa” greca, essendo debitori e prosecutori del manicheismo e volontarismo dell’etica protestante nord europea. Gli USA, infatti, nascono “duali”, frutto della terribile guerra civile, la più sanguinosa guerra del XIX secolo, e non escono mai dalle originarie profonde fratture razziali, dal degrado delle città, dal dominio di un’aristocrazia del denaro, ottusa e senza alcuna etica sociale. Le grandi frontiere prima interne (west) poi imperiali (il pacifico e l’atlantico) occultano la debolezza della società civile americana, cioè il persistere della barbarie (libertà di armarsi, pena di morte, lotta tra gang etniche). L’ultimo mezzo secolo liberista ha ulteriormente frammentato il tessuto sociale e come spinta compensativa, e occultante, è progressivamente aumentata l’aggressività esterna.

9. Anche l’opinione americana, tuttavia, rimane largamente dominata dalle passioni decadenti (carpe diem) analoghe a quelle europee: “in guerra vacci tu e a lavorare ci vadano i messicani”. Il problema, politico, sono le elites e la loro mentalità pericolosamente messianica. Come detto, il pensiero di derivazione protestante porta all’astratto, direbbe Hegel, cioè ad una perdita di senso della realtà in modo che la decadenza effettiva dell’opinione non è assunta dal potere che anzi, come in una trance, la rovescia oniricamente prospettando nuove positività, una nuova età dell’oro americana, sogni pericolosi. Qui manca l’europea coscienza infelice e, invece, alimenta le figure inquietanti degli eroi-cattivi come Thiel e Musk. La mitologia americana che è stata costruita tra la “guerra bella” delle major di Hollywood e gli eroi dei fumetti Dc Comics e Marwell declina ora da Batman e Capitan America ai cattivissimi Joker e Thanos, giusto somiglianti ai messianici amici di Trump.

10. Dunque la questione più pericolosa è la crisi del senso di realtà dovuto al permanere nella teoria “pragmatico-calvinista” in tutte le sue elites USA. Sia i repubblicani, quindi il messianismo-nazionalista che i democratici legati alla finanza-cosmopolita, credono fideisticamente nella possibilità di una nuova crescita, di una nuova età dell’oro. Questa ottusità porta a ritenere ancor valido e soprattutto ancora superiore la propria missione democratico (omologare tutto il Mondo all’american way of life) – capitalistica (rendere ogni valore scambiabile).  Conseguentemente si rappresentano i ¾ del Mondo resistente come il male per prospettare la possibilità di uno scontro disperato alla “muoia Sansone con tutti i Filistei” o, anche, “una civiltà morirà stanotte”. 

11. Questa condizione di assedio trova nel messianismo “infelice e predatorio” ebraico-sionista il suo riferimento naturale. La vicenda vetero testamentaria racconta di un popolo civilmente arretrato che ottiene la sua unità e forza grazie alla fede in una trascendenza estremamente autoritaria e il proprio fine in quel guerreggiare e sottomettere tutte le popolazioni vicine. La Bibbia è la cronaca di quelle guerre con la tenue promessa del premio finale, quando tutti gli infedeli fossero stati di fatto sterminati. Rispetto alla civilizzazione greco romana, che comportava la sottomissione politico-amministrativa delle colonie e delle provincie ma la tolleranza dell’ethos dei sottomessi, qui siamo in ottica “barbarica”, di clan che considerano gli altri clan da sterminare, integralista e incapace dell’universalismo del sapere greco e della lex latina.

12. La mediazione cristiana-cattolica (ancor più l’ortodossia orientale) assorbì sia l’umanesimo greco-romano, nella figura “tollerante” di Cristo, che, attraverso i santi, la tradizione popolare del politeismo. Addirittura la centralità di Maria, quasi concorrente con il figlio, elevò per la prima volta in occidente la figura femminile a divinità (come ad esempio ebbe a riconoscere Ida Magli). Invece con la Riforma protestante nel cristianesimo riemerge l’astratto autoritarismo biblico e il messianismo torna all’infelicità collettiva per liberare invece l’individuo dai vincoli comunitari e predisporlo all’intrapresa capitalistica (l’etica protestante di Weber) con la terra promessa del premio appropriativo e “predatorio”. Il mondo germanico, come quello anglo sassone, cioè le antiche aree nordiche barbariche, vennero allora rapidamente allontanate dalla mediazione cattolica mediterranea per iniziare quella specie di “Esodo biblico” per la terra promessa che sono risultati essere i moderni USA.

13. Redde rationem. Perciò, dopo il disastro europeo del ‘900 e ora, con l’esaurirsi del messianismo americano, i sionisti, e cioè il distillato contemporaneo dell’intolleranza e del suprematismo, divengono la mente pensante e i dirigenti del tramonto occidentale, provando a rilanciare la guerra, come missione infelice, coinvolgendo tutti i popoli del mondo e non più solo i clan vicini vista la dimensione globale della storia attuale, attraverso un disperato conflitto tra bene e male.

14. Tuttavia come nel mondo antico c’erano civiltà superiori all’antico ebraismo (non per razza ma per sapienza), allora c’era Roma, ora c’è la Cina, la cui distanza dagli avvenimenti decadenti ora narrati, cioè la fine dei messianismi occidentali, è di grado assoluto superiore allo stesso colonialismo romano antico. La Cina pur non avendo ancora tutte le sostanze del pianeta (energia, industrie, finanza) è già in grado di intenderne e dirigerne il destino: è già l’intelligenza (dialettica e non manicheistica) del Mondo. Ciò permette alla sua eticità e alla sua potenza politica, di stare al di là dello sfacelo occidentale, rassegnato o agitato, e poter ragionare anche per noi. La Cina, in piena coerenza con la propria civiltà taoista-confuciana, sta isolata e come l’uno plotiniano genera (cioè sa e fa) l’essere, cioè intende la logica dei conflitti del mondo morente.

15. Siamo già nella III guerra mondiale come teorizzò Papa Francesco. Guerra nella forma possibile agli attuali guerrieri sconfitti che “prima vanno in guerra e poi cercano di vincere“, mentre quelli vittoriosi pianificano e vincono prima ancora di combattere, come dice Sun Tzu, anticipando l’attuale rissosità inconcludente dell’occidente. Infatti gli attuali “fronti” principali riguardano aree di confine dell’oriente. La Russia è storicamente a cavallo tra Slavofilia e Occidentalismo; con Putin ha ricostruito un’identità forte della comunità nazionale rivalorizzando la potente modernizzazione sovietica e la grande tradizione “ortodossa” popolare, ciò risultando un ostacolo forte alla penetrazione del liberismo, e cioè ai monopoli occidentali. La ricostruzione di Putin è molto simile, usando materiali diversi, a quella che Xi Jinping ha realizzato con la sintesi tra confucianesimo e maoismo. Analoga resistenza è quella dell’Iran, altro limes tra oriente/occidente, il paese più moderno dell’area nel quale la tradizione sciita, rilanciata dalla rivoluzione komeinista del 1979, ha accentuato la funzione comunitaria dell’islamismo creando una Repubblica in un contesto di monarchie compradore e subalterne al colonialismo petrolifero occidentale.

16. “Quel che resta del giorno” per noi boomer è testimoniare e riscoprire il buono di tradizioni estinte dalla tracotanza di un secolo e mezzo di egemonia capitalistica. Lucio Magri è stato maestro alto di pensiero politico e le sue ultime parole prima della morte, il 4.12.2011, sono le mie ora e orientano le restanti scelte della vita. In particolare serbo, meditando di continuo, questo passaggio:  “mi sono convinto di non avere ormai nè l’età, nè l’intelligenza, nè il prestigio per dire o per fare qualcosa di veramente utile a sostegno delle idee e delle speranze che avevano dato un senso alla mia vita. Intendiamoci, non escludo affatto che quelle idee e quelle speranze, riformulate, non si ripresentino nella storia a venire: ma in tempi lunghi e senza sapere come e dove”.

Rispetto al caro Magri, in questo quindicennio trascorso, c’è la novità forte della guerra che potrebbe accorciare i “tempi lunghi” ma permane la scomparsa delle nostre “idee e speranze” tanto legate al ‘900, alla modernità della nostra “età, intelligenza e prestigio”.

Intanto la guerra travolge la politica e rimane il nudo potere barbarico di monopoli e finanza. Siamo già dentro un’età successiva al moderno, molto somigliante al medioevo. Ne possiamo discutere i profili e gli sviluppi ma è certo che siamo entrati in un tempo nel quale i destini della nostra nazione, insieme a quelli dell’occidente, saranno decisi altrove. Dovremo salvare soprattutto la memoria mantenendola nella frequentazione in piccole comunità conviviali, occuparci della cura dei nostri conoscenti, resistere e qua e là solidarizzare per piccole battaglie locali, incontrando altre comunità, altre schegge. Questo indirizzo lo traggo anche dal pensiero di Pier Paolo Pasolini, altro caro maestro, che aveva ben profetizzato i caratteri disumani della presente barbarie capitalistica con la distruzione delle tradizioni e delle comunità popolari. In definitiva, e qui mi soccorre la riflessione di Giorgio Agamben, rimane a noi l’impegno di salvaguardare, in qualche modo, lo specifico bios umano che è la sua sociabilità, secondo Aristotele, nel momento in cui si vorrebbe degradare l’umanità a puro zoe e cioè alla sua pura sopravvivenza organica. Questa bestializzazione è il contenuto intimo e ultimo della presente barbarie e cercando di ridurne l’impatto avremmo già svolto un grande compito politico.   

2 commenti per “Quel che resta del giorno. Le due decadenze occidentali e la guerra

  1. Mario Antonio Sforza
    9 Aprile 2026 at 8:59

    COLORO CHE FANNO SOLDI E POTERE PER MEZZO DELLA POLITICA DOVREBBERO ESSERE BANDITI COME CRMINALI.
    COLORO CHE SFRUTTANO I PROPRI FRATELLI PER MEZZO DELLO SPORCO LAVORO DOVREBBERO ESSERE BANDITI COME CRMINALI.
    IL 22 AGOSTO 2025. IL MIO AMATO FRATELLO È ANDATO IN CIELO. Oltre che profondo Amore Fraterno, avevamo reciproca stima ed affetto ed ho voluto sempre credere che ciò che mio fratello ha ordito avverso me e la mia famiglia sia stato da lui preparato ed attuato per seguire le orme tracciate da nostro Padre. Negli anni ‘50, dalla Brianza, con la motocicletta ‘Mondial’, nostro Padre si recava in Calabria per tagliare tronchi di noce per il mercato dei mobili. Nostro Padre sempre difendeva, dai soprusi degli industriali brianzoli, le famiglie che dalla Calabria giungevano in Brianza per un dignitoso lavoro. Ciò consentì a mio Padre rapporti strettissimi con la ‘ndrangheta e massoneria deviata, con il patto di mai più delitti per soldi e potere nell’ambito di questa organizzazione mafiosa. MIO FRATELLO SEGUÌ LE ORME DI MIO PADRE, IO NO. Le mie aspirazioni, gli anni trascorsi nel Seminario di Camerino e la mia Fede verso la nostra comune MAMMA, aveva forgiato la mia anima. Io amo tutti i miei Fratelli, figli di un Unico Dio.

  2. Giulio larosa
    9 Aprile 2026 at 20:44

    Mario Antonio a te onore. Grazie

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