In base ad una nuova normativa varata dal
governo tedesco pochi giorni fa in materia di servizio militare, tutti gli
uomini tra i 17 e i 45 anni di età che vorranno soggiornare all’estero per più
di tre mesi dovranno chiedere il permesso alle autorità militari. Prevista anche la visita di leva obbligatoria
per tutti gli uomini nati dopo il 2008.
Alla luce di ciò, due questioni emergono,
per quanto mi riguarda, con grande evidenza. La prima ha già sollevato
perplessità e qualche opposizione. Della seconda invece non ne ha parlato
nessuno e la cosa non mi stupisce affatto trattandosi di un tema tabù.
Cominciamo dalla prima. E’ evidente
che siamo di fronte ad una sorta di revanscismo militarista da parte del
governo tedesco. E‘ ormai da anni in corso in Germania una massiccia politica
di rilancio dell’industria militare, a partire dai tradizionali colossi come la
Rheinmetall AG, la KNDS, la Hensoldt AG e la
ThyssenKrupp AG che hanno ricevuto enormi commesse da parte
dello Stato a partire dallo scoppio della guerra fra Ucraina (e NATO) e Russia.
Le azioni di queste aziende sono da tempo schizzate in alto così come i
profitti dei loro azionisti. Naturalmente questo avrà dei costi non
indifferenti in termini di finanziamento alla spesa sociale e al welfare, ma è
evidente che le classi dirigenti tedesche puntano al rilancio dell’industria
bellica come volano economico fondamentale e come possibile (e del tutto da
dimostrare) moltiplicatore economico. Questo sul piano economico.
Sul piano
politico le ragioni sono fondamentalmente due. La Germania, di fatto in competizione
con la Francia e ultimamente anche con la Gran Bretagna (che sta prendendo in
questa fase le distanze da Trump), punta a voler primeggiare in Europa. La
Germania è uscita malconcia e umiliata in seguito al sabotaggio del gasdotto
North Stream2 per mano congiunta ucraina e americana (quando alla Casa Bianca c’era
ancora Biden) e naturalmente in seguito alla perdita del gas russo. E’ evidente
che è in cerca di un rilancio sia economico che politico. Inoltre, le politiche
dell’attuale amministrazione americana sempre più manifestamente antieuropee (è
sorto un leggerissimo sospetto in tal senso anche ai servilissimi governi europei,
incredibile ma vero…) potrebbero alimentare nelle classi dirigenti europee l’ambizione
di fare dell’UE una sorta di polo imperialista capace di giocare alla pari con
gli altri colossi, cioè USA, Cina e Russia. Questa ipotesi che al momento è
poco più che una velleità (a mio parere di difficilissima realizzazione) avrebbe
il vantaggio di essere sostenuta trasversalmente da pressochè tutto o quasi il
blocco “europeista”, di destra e di “sinistra”, popolari, liberali, socialdemocratici
e cespugli al seguito.
Veniamo ora
alla seconda questione. La decisione del governo tedesco è palesemente sessista
perché riguarda ovviamente solo gli uomini. Naturalmente, sul risvolto di genere
di tale questione c’è un silenzio assordante. Lo stesso che c’è già stato e che
c’è tuttora per quanto riguarda l’Ucraina dove tutti gli uomini dai 18 ai 60
anni sono stati precettati per essere mandati al macello e dove il governo filo
NATO e incistato di nazisti manda le sue squadracce ad arruolare con la
violenza gli uomini che cercano di sottrarsi alla guerra.
In altre
parole, nell’Europa imbevuta di diritti civili (evidentemente a senso unico…) e
ideologia politicamente corretta – ma tuttora dominata dal patriarcato, secondo
la narrazione femminista dominante – il genere maschile è considerato ancora
quello sacrificabile. Potenziale carne da cannone. Potenziale per la sola
ragione che la Germania non è in guerra ma progetta di aumentare sensibilmente
le file del suo esercito, per ora professionale.
Silenzio
assordante, ovviamente, da parte dei media e da parte di tutti i femminismi, compreso
quello sedicente intersezionale (quello che cerca maldestramente di coniugare l’inconiugabile,
cioè la questione di classe con quella di genere..) e in posizione critica
rispetto al femminismo liberal e mainstream dominante (dicono loro, in realtà è
soltanto una variante del primo…). Almeno, quello cosiddetto intersezionale, se
fosse coerente, avrebbe dovuto alzare le barricate contro questo provvedimento
palesemente sessista e discriminatorio nei confronti degli uomini. E invece
nulla di nulla. Perché? In parte perché se ne fregano altamente, essendo tutto
il femminismo una narrazione dichiaratamente e volutamente parziale, e in parte
perché, come tutti i femminismi, anche questo è del tutto organico, di fatto,
all’ordine sociale e politico dominante. Superfluo addirittura segnalare cosa
sarebbe accaduto se il governo tedesco avesse deciso di applicare tale
provvedimento anche alle donne fra i 17 e i 45 anni; sarebbe caduto il giorno
seguente…
Quindi, che l’Europa
sia dominata dal patriarcato (anche gli asini volano, di tanto in tanto…) o dall’ideologia
femminista, “diritto civilista” e politicamente corretta, poco cambia perché il
risultato è comunque lo stesso e nessuno alza una voce per denunciare un tale
scempio sessista. Compresi, va detto, i diretti interessati, e chi pecora si
fa, verrebbe da dire, è anche giusto che il lupo le la mangi…
Fonte foto: Instagram (da Google)