Torino. Ciak si gira. Assist al governo con moviola (e niente VAR)


Sabato scorso a Torino è andato in onda un film con tanto di produttore (dietro le quinte), regista, aiuto regista, attori, protagonisti e non, sceneggiatori, tecnici delle luci e infine comparse.

Il produttore – quello che finanzia e mette i soldi (con l’obiettivo di farne sempre di più) – sono le classi dominanti che stanno sempre dietro al governo di turno, che sia di destra o di “sinistra” (le virgolette sono sempre d’obbligo e servono a distinguere le attuali “sinistre”, in tutte le loro declinazioni, dal fu Movimento Operaio e dal Movimento Comunista e Socialista che lo rappresentava).

Il regista – quello pagato per girare il film (secondo il copione che gli è stato preventivamente confezionato) – è in questo caso il governo Meloni, l’aiuto regista è il codazzo di ministri al suo seguito.

Gli attori protagonisti sono i due poliziotti, quello aggredito dal gruppo di “antagonisti” e il suo salvatore. In questo caso la scena del pestaggio è stata mandata in onda migliaia di volte e continuerà ad essere mandata in onda fino a quando sarà ritenuto necessario (la moviola).  Non così per le scene in cui sono invece altri poliziotti ad accanirsi, manganellare e prendere a calci persone inermi, fra questi un fotografo e un signore di sessantacinque anni che si è ritrovato con la testa spaccata e sono quelli che hanno avuto la peggio. Ci sono diversi video che ritraggono questi atti violenti ma ovviamente i media mainstream si guardano bene dal diffonderli. In questi casi non è prevista la moviola né tanto meno il VAR.

Gli sceneggiatori e i tecnici delle luci sono ovviamente i media che sono chiamati ad ingigantire da una parte (la scena del poliziotto aggredito) e ad occultare dall’altra (i poliziotti che prendono a calci e manganellate il fotografo a terra e spaccano la testa al signore di 65 anni).

Infine gli attori non protagonisti e le comparse, cioè gli “antagonisti” che, a differenza di tutti gli altri, non sono neanche pagati per girare il film. Quello che fanno lo fanno perché ci credono. A volte (spesso) ci sono altri attori che agiscono dietro le quinte, cioè gli infiltrati (questi pagati, ovviamente) ma a mio parere non è questo il caso. Il produttore e il regista, infatti, non avevano bisogno di spendere altri soldi per gli infiltrati perché sapevano che le comparse avrebbero svolto spontaneamente e anche entusiasticamente la loro parte nel film che era scritta nero su bianco sul copione anche se a loro insaputa. Queste ultime, le comparse, a differenza degli altri, non erano consapevoli di stare girando un film perché sinceramente convinti di stare facendo la rivoluzione. Ci sarebbe da ridere se non fosse che non stiamo parlando di un film comico ma della realtà.  

Ed è così che grazie alla ingenuità (infantilismo, minoritarismo, velleitarismo, avventurismo, estremismo?) delle comparse e all’astuzia del regista da giorni non si parla altro che di nuovi decreti sicurezza, della necessità di nuove leggi repressive e liberticide, e non si parla più delle politiche antipopolari dell’attuale governo che destina risorse per il riarmo invece che per la scuola, la sanità pubblica e i salari dei lavoratori, che è asservito al criminale governo israeliano a cui invia armi, che manda armi in Ucraina per continuare la guerra contro la Russia, che è a pelle di leopardo di fronte al padrone americano e tanto altro ancora.

Ora, ci sono varie versioni sull’accaduto. In realtà niente di che perché il poliziotto malmenato è, fortunatamente, in ottima salute (il famoso martello con cui è stato colpito su una gamba si è rivelato in realtà un martelletto) ed è stato subito dimesso dall’ospedale. Dopo di ciò un blindato e qualche cassonetto dell’immondizia dati alle fiamme, un po’ di petardi, una sassaiola, le solite vetrine rotte e qualche bomba carta tirata dalle “comparse”. Chi frequenta gli stadi sa che queste sono cose che succedono non dico ogni domenica ma quasi pressoché in quasi tutti gli stadi italiani e, molto spesso, le conseguenze sono molto più gravi (accoltellati, ustionati e a volte qualcuno, anche fra i poliziotti, ci ha anche lasciato la pelle). Ovviamente però in questi casi non viene fatta scatenare nessuna bagarre mediatica perché non frega niente a nessuno, soprattutto al governo. Volendo andare un po’ più indietro nel tempo e cambiando esempio, chi ha vissuto negli anni ’70 sa che il livello di scontro era infinitamente più alto e che, appunto, gli scontri che avvengono oggi fra manifestanti e polizia sono al confronto soltanto delle scaramucce mediaticamente gonfiate.

Ciò detto, a me personalmente non interessa sapere chi abbia cominciato. E’ probabile, conoscendole, che siano state le “comparse”, cioè gli “antagonisti” (anche questo va scritto fra molte virgolette perché in realtà sono ideologicamente molto più organici al “sistema” di quanto non sembri dalle loro posture e dalla loro estetica) che smaniavano per dare una risposta “militare” o “militante”alla chiusura del centro sociale Askatasuna. Ma è anche possibile che sia stata invece la polizia a caricare, secondo la testimonianza di una giornalista del Manifesto che era presente e ha assistito e documentato i fatti. Ma anche se fosse andata così, ed è molto probabile che sia andata così, gli “antagonisti” non si sono certo fatti pregare per ingaggiare lo scontro. Totalmente incapaci di razionalità, per loro la politica è solo e soltanto lo scontro con la polizia, l’azione diretta (non a caso alcuni di loro si definiscono anarchici insurrezionalisti). Se tutto ciò è comprensibile per dei ragazzini di diciotto anni, non lo è per quelli più grandicelli. Mi dispiace, devo essere onesto, vedere che dei giovanissimi si rovinino la vita, perché ora quelli arrestati, in ragione della grande eco mediatica e dell’uso strumentale che di queste vicende ne stanno facendo il governo e le forze politiche che lo sostengono, verranno condannati a delle severe pene detentive. E per che cosa? Per il nulla, per aver partecipato a dei tafferugli per i quali gli ultras delle squadre di calcio che tirano sassi e bottiglie (a volte incendiarie) contro i poliziotti davanti agli stadi se la cavano con un Daspo (il divieto di andare allo stadio).

Dal mio punto di vista, come dicevo, è indifferente chi abbia provocato gli incidenti, perché ciò che conta è il film che è stato girato e le conseguenze che ha sul grande pubblico. Un film che si ripete costantemente nel tempo più o meno uguale, con tanto di effetti speciali, e che però sortisce lo stesso esito.

Ora, scrivevo poc’anzi che le “comparse”, gli “antagonisti”, sono molto più organici ideologicamente al “sistema” – e quindi ad esso funzionali anche se non consapevolmente – di non quanto non appaia. Mi tocca doverosamente spiegare il perché.

Al di là dell’estetica il “mondo” (si fa per dire perché stiamo parlando di un ambito molto limitato e circoscritto e soprattutto avulso dalla realtà sociale) dell’”antagonismo”  e dei cosiddetti “centri sociali” null’altro è se non la punta più radicale ed estremista della “sinistra neoliberale” e dell’ideologia neoliberale di cui sono sostanzialmente imbevuti. Una miscela di anarchismo, ribellismo velleitario, libertarismo che si compiace della sua autoreferenzialità e del suo essere minoritario. La gran parte di questi centri sociali sono per lo più frequentati da giovani piccolo e medio borghesi, con una loro estetica, ritualità, linguaggio, costumi e modalità di relazione. Si definiscono “centri sociali” ma sono in realtà escludenti e sostanzialmente chiusi  a tutti coloro – la stragrande maggioranza delle persone – che non parlano, non vestono, non si comportano, non vivono e non si svagano come loro. Questa “natura” anarcoide è nei fatti soltanto una protesi più estrema e più radicale del liberalismo e soprattutto del neoliberalismo. Sono la risacca della risacca di un certo ribellismo sessantottino e post sessantottino fondamentalmente piccolo borghese e individualista (intrinsecamente antisocialista e anticomunista) che ha contribuito ad alimentare il cosiddetto “pensiero debole” in contrapposizione alle filosofie “forti”,  cioè quelle che si interrogano e cercano di creare le condizioni per la possibilità del superamento e della trasformazione  della realtà e dello status quo. Il loro modo di leggere il mondo e la realtà attuale è a dir poco obsoleto, basti pensare al fatto che continuano a sostenere che l’attuale società capitalista sarebbe dominata dal patriarcato, in questo non distinguendosi di una virgola dalla narrazione neoliberale tuttora egemone nel mondo occidentale (al di là se a governare sia la “sinistra” o la destra).  Nutrono una sostanziale avversione se non un vero e proprio disprezzo nei confronti di tutti quei paesi come Russia, Cina e Iran, che esprimono culture e sistemi valoriali diversi (che possono piacere o non piacere, non è questo il punto) da quelli occidentali. Tutti questi paesi e culture vengono derubricati come totalitari, oscurantisti e naturalmente patriarcali se non apertamente fascisti (per la loro mentalità tutto ciò che si discosta dalla loro interpretazione del mondo diventa automaticamente fascista) anche in questo caso in assoluta simbiosi con la narrazione neoliberale dominante, a destra come a “sinistra”. Sostengono indefessamente i curdi e le loro organizzazioni politiche e militari senza curarsi del fatto (o forse solo per cecità ideologica) che queste ultime, almeno da un ventennio, sono di fatto agenti e strumenti nell’area mediorientale degli USA e di Israele. Ultimo ma non per ultimo, sono ovviamente accesi sostenitori – superfluo addirittura sottolinearlo – di tutti i più improbabili deliri ideologici postmodernisti, genderisti, trans femministi e quant’altro.

Dove nasce, a questo punto, il corto circuito? Nasce dal fatto che in questa fase storica la variante di destra e più repressiva (sul piano interno) del sistema capitalista che oggi è al governo, per ragioni sia ideologiche che politiche, ha bisogno di un nemico interno da demonizzare e da combattere. Chi meglio di questi soggetti che tornano utilissimi al fine di alimentare politiche securitarie e reazionarie che in ultima analisi servono a disinnescare e a colpire il conflitto sociale e il dissenso, quello vero?

Torino, scontri a manifestazione per Askatasuna: ultime notizie

Fonte foto: Adnkronos (da Google)

6 commenti per “Torino. Ciak si gira. Assist al governo con moviola (e niente VAR)

  1. Ciapapüras
    4 Febbraio 2026 at 13:18

    Il governo e i mezzi d’ informazione (?) che continuano a triturarci le gonadi sui fatti di Torino sono gli stessi che hanno destinato solo parole veloci sull’ episodio avvenuto in Cisgiordania, dove un democratico colono sionista ha minacciato con un fucile e fatto inginocchiare due carabinieri italiani in missione; nulla di nuovo, solito doppiopesismo…sempre a Torino qualche mese fa, l’ ‘assalto’ a La Stampa, subito etichettato come atto antisemita, con relative polemiche strumentali sulle dichiarazioni di Francesca Albanese, tutto fa brodo per il potere costituito…p.s. ancora il comune di Torino negò il permesso al prof. D’ Orsi, in quanto ‘putiniano’ (sic!), per un dibattito sul conflitto in Ucraina… boia faus!!!

    • Andrea Vannini
      4 Febbraio 2026 at 17:25

      “Chi meglio di questi soggetti”? Certamente Pd, 5s, avs, Cgil, ecc. “La variante di destra…al governo” sono fascisti e filofascisti. Ciò che é in atto é una fascistizzazione dello stato e della società. É una tendenza non solo italiota ma dell’ intera ue. Si salda con la militarizzazione dell’ economia, con la propaganda guerrafondaia, con il veleno bellicista che penetra sempre più nelle menti e nelle relazioni sociali. É una ingenuità immaginare che il governo fascista necessiti di “comparse” per perseguire i propri obiettivi. Se si presenta una occasione la usano, se non si presenta la creano. (Bologna 1926 Anteo Zamboni, non vi dice niente?). Non generalizzerei i giudizi, positivi o negativi, su antagonisti e centri sociali. Meglio una analisi concreta delle concrete situazioni.

      • Fabrizio Marchi
        4 Febbraio 2026 at 18:47

        “Meglio una analisi concreta delle concrete situazioni”. Francamente è quello che mi pare di aver fatto. E non ho affatto sopravvalutato il ruolo degli “antagonisti” tant’è vero che li ho definiti “comparse”…Dopo di che la militarizzazione della società c’è stata anche con il centrosinistra al governo, il quale da questo punto di vista è sicuramente ancora più guerrafondaio della destra (vedi il conflitto russo-ucraino).
        Ciò detto sull’utilizzo del termine “fascisti” ci sarebbe da approfondire perchè oggi viene usato a sproposito sia dai cosiddetti “antifà” per i quali tutti quelli che non la pensano esattamente come loro diventano automaticamente fascisti, sia soprattutto dalla “sinistra” liberal e radical che copre la sua organicità al sistema capitalista (e imperialista) straparlando di antifascismo in modo ipocrita, reorico, falso e strumentale. L’antifascismo autentico è una cosa troppo seria per essere ridotto a queste ridicole pantomime…

  2. Armando
    6 Febbraio 2026 at 18:01

    Sono pienamente d’accordo con l’autore dell’articolo che ha messo ben in evidenza le false posizioni dei protagonisti della solita commedia all’italiana che però non ha nulla di comico.

  3. Paolo Secci
    6 Febbraio 2026 at 22:39

    Forse bisognerebbe volare più in alto, per chi ci riesce (e non è il mio caso), e guardare non le “comparse” o gli oggettivamente al servizio del potere (si sarebbe detto una volta), ma il macigno della politica attuale incapace di gestire persino una critica e una opposizione così debole come può essere la lotta di un centro sociale (che comunque continua a tenere viva la lotta in Val di Susa contro il TAV). L’Italia, ma forse tutta l’Europa ha un problema di gestione del consenso (perché non c’è più alcun sistema politico occidentale che ha consenso: Meloni ha meno del 50% del 48% (cito a memoria). Ed è qui che nasce il problema del potere che invece di assorbire, temperare, smorzare ha bisogno di radicalizzare, spingere ai margini, espellere dal campo del possibile ogni critica, ogni vista diversa. Faccio parte di quella parte della città che ha costituito l’acqua (è il senso delle dichiarazioni di Lucia Musti, procuratrice capo di Torino) in cui nuotano le “comparse”. Penso che chi lancia una pietra soddisfi prima di tutto il suo pensiero di lotta, e non ne ho mai lanciato una pur avendo partecipato a innumerevoli manifestazioni, cui comunque continuerò a partecipare (a Torino eravamo tra i 50.000 e i 60.000). Lo scontro è una scelta politica collettiva non individuale, e quelle centinaia di partecipanti alla manifestazione che hanno scelto di scontrarsi lo hanno fatto collettivamente. Lo hanno promesso: Torino deve diventare come la Val di Susa, luogo di scontro permanente che costa allo stato la militarizzazione del territorio, costi di ordine pubblico e costerà anche in termini di consenso (anche Trump alla fine ha ritirato l’ICI da Minneapolis perché i costi politici erano diventati troppo alti). Invece di condannare sempre e comunque gli utili idioti, che sempre ci sono e ci saranno e se non ci fossero verrebbero creati (qualcuno ricorda i novax (pardon portuali) seduti per terra pacificamente davanti un cancello del porto di Trieste manganellati e irrorati dall’idrante?).
    Il dl sicurezza approvato è molto grave, è non c’entra niente con gli scontri di Torino, è in discussione da anni, semmai è stata costruita l’attenzione mediatica per accelerarlo. Su questo bisognerebbe attirare l’attenzione e combatterlo. Intanto vincendo il referendum con un sonoro NO, altrimenti la vedo sempre più difficile difendere i sempre più ristretti spazi di libertà di critica.

    • Fabrizio Marchi
      7 Febbraio 2026 at 13:13

      Per volare un pochino più alto, come dici tu, ci vuole ben altro che un articolo, peraltro già abbastanza lungo per gli standard attuali…Ma non possiamo scrivere un libro ogniqualvolta scriviamo un articolo…
      Ciò detto, veniamo al merito.
      Ho parlato di “comparse” non a caso, proprio perchè secondo me gli “antagonisti” che hanno dato vita (faccio politica da quando ho 15 anni e conosco i miei polli e la mia opinione è che alcuni di loro avessero già deciso di scontrarsi con la polizia, a priori…) agli scontri sono appunto attori del tutto secondari, e mi pare di averlo scritto nel mio articolo dove il focus è appunto sul governo e sui media ai quali questi antagonisti hanno fornito solo ulteriore linfa. Ma anche questo mi pare di averlo spiegato, sempre a patto di voler leggere quello che uno scrive oggettivamente e non interpretarlo pro modo sua.
      Hai fatto bene a citare i portuali triestini che si sono sdraiati a terra e si sono fatti manganellare. Infatti è stata una strategia giusta e vincente, perchè l’uso della violenza deve essere sempre ponderato e calibrato in base alle circostanze storiche, politiche, ai vari e differenti contesti e soprattutto in base alla forza che hai realmente, alla capacità che quell’uso della violenza ha di ottenere il consenso di larghe masse popolari. Ho fatto un esempio di uso politicamente intelligente della violenza in quest’altro articolo sempre sui fatti di Torino: https://www.linterferenza.info/attpol/i-cretini-che-giocano-alla-rivoluzione/
      Ci sono situazioni in cui è necessario utilizzare una strategia ghandiana e altre in cui è invece necessario esercitare anche delle forme di violenza. Ma questo gli “antagonisti” non riescono a capirlo perché, diciamocela tutta, sono degli stupidi e ottusi estremisti, anarcoidi, velleitari e minoritari (che si compiacciono del loro minoritarismo, e in questo e non solo in questo non hanno nulla a che vedere con la cultura socialista e comunista) e per loro la politica si risolve sempre e soltanto nello scontro con la polizia, a prescindere. E così facendo non fanno altro, pur da comparse quali sono, a fare un favore all’avversario (di classe). Sono quindi comparse ma svolgono un ruolo (nefasto) molto importante. Se avessero scelto intelligentemente di fare come i portuali triestini e si fossero fatti manganellare e trascinare via di peso dalla polizia, avrebbero ottenuto una vittoria politica. Siccome invece sono stupidi, hanno solo fatto tanta propaganda gratuita al governo il quale, sapendo perfettamente che il tema della sicurezza è sentito dalla grande maggioranza delle persone, ha avuto buon gioco nel proporre subito ulteriori provvedimenti repressivi. Si può essere più avventuristi, estremisti e cretini di così?

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