A giudicare dai toni, sembrerebbe esserci una guerra in corso tra Vannacci e il femminismo, ma Vannacci e il femminismo svolgono la stessa funzione di protezione del grande Capitale e dei suoi interessi, ubbidiscono allo stesso meccanismo: impediscono che i subalterni volgano lo sguardo verso l’alto, verso le classi dominanti, deviandolo per vie orizzontali.
Entrambi offrono un nemico alternativo da sostituire a quello di classe: Vannacci i migranti, il femminismo il sesso maschile. In un caso la classe viene sostituita dalla differenza etnica, nell’altro da quella di genere.
Entrambi sono nemici delle classi subalterne e funzionali alla de-conflittualizzazione della società, entrambi proteggono il sistema e le élite, che difatti li coccolano e danno visibilità e amplissima copertura mediatica ad entrambi.
Entrambi hanno nel Socialismo il loro comune campo di avversità. La loro polarizzazione mediatica è del tutto conveniente, ma probabilmente non bisogna eccedere nel considerare omogenei gli interessi che la producono. Esiste, sì, uno scontro, ma è tutto interno al Capitale. È uno scontro tra classi dominanti, tra due fazioni del Capitale che hanno progetti diversi, uno identitario, l’altro cosmopolita (basterebbe tracciare una mappatura alla buona dei think tank che stanno dietro all’uno e all’altro); entrambi sono parimenti classisti, ultraliberisti e atlantisti.