A Davos, Trump va incontro all’ennesimo fallimento: la Russia rimarrà antimperialista


Il mondo sta cambiando rapidamente, come ha scritto l’analista strategico Thierry Meyssan, nonostante ciò la tripartizione del mondo proposta da Donald Trump è destinata a fallire: la Russia non può che essere antimperialista, per le popolazioni russe l’antimperialismo è una questione esistenziale.

Il vertice dell’élite transumanista di Davos è stato caratterizzato dal contrasto inter-imperialista fra i regimi liberal-globalisti della Ue e la dittatura trumpiana nord-americana: un Super clan necrotizzato che, in regime concorrenziale (spesse volte apparente), contempla la distruzione d’una porzione del pianeta. Il fascista sociopatico Donald Trump col suo “Consiglio della pace” ha sistematizzato una tripartizione del mondo, sdoganando la violenza in quanto strumento necessario per risolvere le dispute: è il disvelamento dell’inutilità del diritto internazionale, soprattutto nello “Stato mondiale” teorizzato dall’élite liberal-globalista wilsoniana prima contro l’Urss e le Rivoluzioni anticoloniali, successivamente l’Eurasia. Il diritto internazionale – come spiegò Spinoza – è “potenza” ovvero l’arroganza del “pesce grande” che divora il “pesce piccolo”, una analisi rimossa dalla “sinistra neoliberale”.

Il Primo Ministro canadese Mark Carney, nel suo discorso al forum di martedì, ha offerto una disamina alquanto ipocrita, per quanto veritiera, della disgregazione della NATO: “Voglio essere schietto: siamo nel mezzo di una crisi, non di una transizione”, avvertendo che “l’ordine basato sulle regole sta svanendo” una chiara invocazione dello storico greco Tucidide “I forti fanno ciò che possono, e i deboli soffrono ciò che devono” 1. Per secoli le potenze neocoloniali hanno depredato i Paesi colonizzati pauperizzando le popolazioni autoctone ed ora, ipocritamente, i leader dei regimi neoliberali d’Occidente denunciano l’imperialismo trumpiano: Donald Trump non configura una involuzione fascistoide del sistema politico nord-americano, ma rappresenta degnamente il “fascismo amerikano” senza la mediazione ideocratica dell’ideologia libertaria.

Scrive il politologo marxista Carlo Formenti:

“Come ho scritto in un post pubblicato a botta calda dopo il blitz contro il Venezuela, Trump ha almeno un grande “merito”: ha fatto piazza pulita di tutte le ipocrisie propagandistiche che cianciano di “diritto internazionale”. Chi si professa si sinistra (anzi no, meglio antimperialista e anticapitalista, visto che essere di sinistra in Occidente non ha più alcuna relazione con questi due attributi) non ha il dovere di dire che il diritto internazionale “non esiste più”, bensì che non è mai esistito, perché l’unico diritto riconosciuto dal mondo capitalista occidentale è il diritto del più forte. Sanders “non può” dirlo nemmeno se lo pensa perché, essendosi auto recluso nella gabbia Dem, non può ammettere che i vari Kennedy, Johnson, Carter, Clinton, Obama si sono macchiati degli stessi crimini di Trump, anche se li hanno ipocritamente ammantati con la missione di difendere i valori della libertà e della democrazia.” 2

Gli Stati Uniti d’America, il primo Stato colono della storia nato con lo sterminio delle popolazioni amerinde, non configurano una “democrazia borghese” tradizionale quanto, piuttosto, una statocrazia: una dittatura della CIA e del Pentagono. Donald Trump, coi suoi deliri d’onnipotenza, ha – con merito, secondo Formenti – tolto la maschera all’impero USA: l’Occidente – secondo questo Super clan necrotizzato – ha bisogno d’un dittatore pan-planetario che guardi a Washington come ad un boss della mala ebraica-sionista con licenza d’uccidere.

La Groenlandia, nella “Fortezza America” sistematizzata dagli ideologi trumpiani, dovrebbe essere la principale base logistica-militare (“gioiello della corona” per l’analista strategico Andrew Korybko3) in vista di un possibile attacco alla Repubblica Popolare Cinese. Qual è la differenza fra neocons democratici e neocons trumpiani? I primi vogliono aggredire la Federazione Russa utilizzando come Cavallo di Troia l’”imperialismo carolingio” europeo, i secondi distruggere la Cina passando per la costruzione di due entità imperiali nel “Medio Oriente allargato”: la “Grande Israele” alleata strategica della nuova Persia imperiale. Entrambe le scelte non soltanto sono peggiori, ma vengono perseguite riesumando tre ideologie anacronistiche che, nel ventunesimo secolo, si ostinano a dividere il mondo in aristocrazie e servitù: l’hitlerismo, il “nazionalismo integralista” ucraino ed il sionismo-revisionista. Gli architetti della Shoah (in realtà, oltre ai proletari ebrei vennero sterminati rom, popolazioni jugoslave e russe, comunisti e socialisti) al servizio di Washington.

Trump e Netanyahu non rappresentano una “involuzione totalitaria” o la “fine del diritto internazionale”, ma hanno levato le mutande all’imperialismo “americano-sionista”: USA ed Israele sono due Stati (in quanto insieme degli apparati burocratici-repressivi descritti da Lenin in “Stato e rivoluzione”) fascisti. Dice bene il leader nord-coreano Kim Jong-Un: “Israele non è una nazione bensì un progetto terroristico, sostenuto dagli Stati Uniti d’America”.

Il presidente francese Emmanuel Macron, un cleptocrate con manie di grandezza pari a quelle di Trump, ha denunciato la strategia commerciale dell’amministrazione Trump come un tentativo di “indebolire e subordinare l’Europa”. Leggiamo Leon Trotsky nel 1924:

“Che cosa vuole il capitale americano? A cosa tende? Esso cerca, si dice, la stabilità. Vuole ristabilire il mercato europeo nel suo interesse, vuole restituire all’Europa la sua capacità di acquisto. In che modo? Con quali limitazioni? In realtà, il capitale americano non può volersi creare un concorrente nell’Europa. Esso non può ammettere che l’Inghilterra e, a maggior ragione, la Germania e la Francia recuperino i loro mercati mondiali, perché esso stesso vi sta stretto, poiché esporta prodotti ed esporta sé stesso. Esso mira al dominio del mondo, vuole instaurare la supremazia dell’America sul nostro pianeta. Che cosa deve fare verso l’Europa? Deve pacificarla, dice. Come? Sotto la sua egemonia. Che cosa significa? Che esso deve permettere all’Europa di risollevarsi, ma entro limiti ben determinati, accordarle settori determinati, ristretti del mercato mondiale. Il capitale americano ora comanda ai diplomatici. Si prepara a comandare anche alle banche e ai trusts europei, a tutta la borghesia europea. A questo tende. Assegnerà ai finanzieri e agli industriali europei determinati settori del mercato. Regolerà le loro attività. In una parola, vuole ridurre l’Europa capitalistica al proprio servizio; in altre parole, indicarle quante tonnellate, litri o chilogrammi di questa o quell’altra materia ha il diritto di comprare o di vendere.” 4

Una disamina perfetta del tecno-fascismo di mercato dell’amministrazione Trump, contrapposto al global fascismo di guerra dei “dem”. Il genocidio nella Terra di Palestina consumato dalla barbara dittatura sionista, dall’altra parte, ha svelato la natura dell’”uomo massa” occidentale (italiano-europeo-statunitense): un guscio vuoto, figlio indegno della tanatologia politica. Ha ragione il giornalista investigativo Michel Collon: “la società occidentale è una società di ladri”.

Né il nazionalismo imperialista di Trump, né la corrotta borghesia europea offrono una via d’uscita alla classe operaia: il capitalismo è guerra, devastazione, sfruttamento e morte. Tanto il fascista sociopatico Trump quanto il banchiere “vendi patria” Macron (entrambi amici del nazi-sionista Netanyahu) configurano due fazioni dell’élite transumanista di Davos: la nuova global class (un mix di fascismo biologico, sionismo-revisionista e razzialismo puritano) che considera l’Uomo antiquato.

https://www.wsws.org/es/articles/2026/01/22/gesb-j22.html
https://socialismodelsecoloxxi.blogspot.com/
https://www.marxists.org/italiano/trotsky/1924/evoluzione.htm
Trump a Davos: stop ai dazi e accordo sulla Groenlandia - Il Dubbio

Fonte foto: Il Dubbio (da Google)

2 commenti per “A Davos, Trump va incontro all’ennesimo fallimento: la Russia rimarrà antimperialista

  1. chiari andrea
    23 Gennaio 2026 at 20:32

    Compagno, la tua analisi ha il merito indiscutibile della precisione chirurgica: hai scuoiato il cadavere dell’imperialismo occidentale fino ad arrivarne alle ossa, rivelando che sotto la retorica dei diritti non c’è mai stato altro che il diritto del più forte. Tuttavia, proprio in questa tua implacabile logica materiale, vedo il rischio di una nuova forma di cecità.
    ​Se riduciamo l’Occidente a un “super clan necrotizzato” e l’uomo massa a un “guscio vuoto”, finiamo per accettare la vittoria definitiva del capitale proprio nel momento in cui dichiariamo di volerlo combattere. Se l’inconscio dei popoli è solo un riflesso dei rapporti di produzione, allora la tua è una diagnosi senza prognosi: un’autopsia del presente che non lascia spazio alla rinascita del soggetto.
    ​La mia eccezione è questa: l’imperialismo non è solo un apparato burocratico-repressivo esterno, ma una malattia del desiderio. Se non riconosciamo che il “fascismo americano” ha colonizzato non solo le terre, ma anche l’immaginario, rischiamo di abbattere i palazzi del potere lasciando intatte le fondamenta psichiche che li hanno generati. La Decolonizzazione dell’inconscio non può essere il sottoprodotto di una vittoria geopolitica; deve esserne la premessa, altrimenti sostituiremo un padrone con un altro, entrambi figli della stessa tanatologia politica.
    ​Tu dici che Trump ha “tolto le mutande” all’impero. Bene. Ma ora che il re è nudo, dobbiamo chiederci: con quale pelle vogliamo rivestire l’essere umano? Perché se rimaniamo prigionieri della sola categoria della “potenza” spinoziana, allora anche la nostra opposizione non sarà che un altro modo di essere pesci che cercano di diventare più grandi per non essere divorati.

  2. Giulio larosa
    27 Gennaio 2026 at 6:51

    Andrea fa una giusta osservazione. Il famoso soft power ha il suo punto di forza proprio nella debolezza di questo immaginario di massa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.