I
presidenti Donald Trump e Xi Jinping si sono incontrati subito dopo la
sconfitta della “coalizione di Epstein” da parte della Repubblica
Islamica dell’Iran, una disfatta che i media eurocentrici fanno fatica a
comprendere per via della loro ideologia suprematista. Pechino, in passato
propensa ad accettare una tripartizione del mondo (come ha più volte spiegato
Alfredo Jalife-Rahme), dovrà prendere atto dell’antimperialismo dei Paesi
alleati e seguire la dottrina Shariati: l’indipendenza energetica del Sud
Globale.
La
società occidentale, compresi quei settori sociali disallineati all’ideologia
della “coalizione di Epstein”, stenta a capire le ragioni politiche
della Resistenza sciita iraniana la quale ha trasformato la “guerra
partigiana” nella propria ideologia di Stato (unico Stato al mondo a fare
ciò): in realtà, la Repubblica Islamica dell’Iran, preso atto che “dell’imperialismo
non ci si può fidare nemmeno un poco” (Ernesto “Che” Guevara), ha
rilanciato il sogno dell’Imam Khomeini ovvero l’indipendenza energetica del Sud
Globale. L’Iran non ha fatto altro che mantenersi fedele alla sua vera
natura, quella di un Paese antimperialista, mentre gli Stati Uniti e l’entità
sionista possono sopravvivere soltanto come “delinquenti nati”; una
disamina socio-criminologica largamente argomentata nei mesi della guerra che derubrica
Washington e Tel Aviv come due regimi “lombrosiani”.
Teheran
sapeva di non poter dominare i cieli contro l’aviazione USA, ma ha reagito
all’aggressione imperialista togliendo territorio utile ai Paesi del Golfo ed
al regime sionista. La Resistenza sciita non è una potenza aerea o marina, nonostante
ciò dispone d’una forza sociale di cui nessun complesso militare-industriale
occidentale dispone: un popolo intero in armi. Per questo motivo, l’Iran ha
dimostrato di potersi riposizionare nello scacchiere geopolitico globale come (1)
superpotenza militare (territoriale) e (2) potenza economica nella
redistribuzione delle risorse energetiche. Teheran ha vinto la guerra a mani
bassi (come ha osservato Scott Ritter) e, contrariamente alle previsioni di
Larry Johnson, Washington non è in grado di riprendere il conflitto.
Il
riconoscimento da parte del Vaticano dell’Asse della Resistenza sciita non
configura una adesione del mondo cattolico europeo all’antimperialismo, ma –
seguendo la dottrina di Francesco – Leone XIV sta cercando di garantire la
sopravvivenza del cattolicesimo nell’epoca della transizione al multipolarismo.
La presa di coscienza è soltanto parziale, la borghesia sub-imperialista del
Vaticano vuole sopravvivere alla multilateralizzazione degli scambi finanziari.
Resta viva una domanda: Leone XIV ha preso atto della sconfitta militare
statunitense e della distruzione, politica e militare, della colonia sionista?
La Nato (e di riflesso la “Grande Israele”) sono una bestia
ferita, nessuno vuole darle in colpo di grazia, ma tanti attori geopolitici
l’accompagnerebbero volentieri al camposanto.
Washington
non è più il gendarme mondiale, ma sopravvive in quanto strozzino
dell’anglosfera. Il media libanese Al-Ahed ha spiegato che “gli europei non si sono schierati
al fianco degli americani e dei loro alleati. Questo fenomeno è ciò che nella
teoria dei giochi viene definito «Signaling Failure», ovvero l’incapacità di un
attore internazionale di rendere credibili le proprie minacce. La sospensione
delle operazioni con il pretesto di negoziati diplomatici rappresenta, in
realtà, l’accettazione dell’isolamento strategico degli Stati Uniti” 1. Lo
Stretto di Hormuz, che presto verrà cogestito da Iran e Cina, rappresenta la
tomba geoeconomica della borghesia statunitense, l’epitaffio del
trumpismo: Donald Trump ha perso la guerra militare con l’Iran ed il conflitto
economico, pianificato nel 2015, con Pechino.
Il giornalista israeliano Gideon Levy ha scritto che:
“Israele ormai è una potenza regionale e l’alleato più
stretto della prima superpotenza mondiale, ma non è cambiato rispetto a quando
era uno stato appena nato: crede ancora di poter sopravvivere con la violenza e
solo con la violenza.
Il nostro paese continua a vedere la potenza militare come
l’unica garanzia della sua esistenza e della sua sicurezza, portando avanti una
politica basata sul suprematismo ebraico in tutta l’area compresa tra il mar
Mediterraneo e il fiume Giordano. Si presenta come una vittima, una potenza
regionale che parla incessantemente di minacce esistenziali.” 2
Gideon Levy è un giornalista coraggioso: denuncia i crimini
di Netanyahu e la fascistizzazione della società israeliana, ma fa fatica a
riconoscere la natura intimamente nazista dello Stato ebraico. Negli stessi
termini, non riconosce il collasso militare di un esercito di codardi, l’IDF:
Israele non è una “potenza regionale” ma una dittatura incapace di
vincere una guerra territoriale. Se l’Iran ha vinto a mani bassi contro gli
Stati Uniti, Hamas vincerebbe a mani basse una guerra territoriale
contro il regime sionista.
Lo
storico David North, redattore della testata marxista World Socialist Web
Site (WSWS), ha dichiarato che “La guerra mondiale non è una
minaccia futura, ma una realtà che si sta manifestando nel presente”. Le
guerre combattute oggi, prosegue North “fanno parte di una traiettoria in
atto, guidata dalla stessa contraddizione irrisolta tra l’economia globale e il
sistema degli stati nazionali” 3. Il collasso dei due “stati leviatani”
sistematizzati dalla perversione ideologica dei neocons: USA ed Israele,
due entità impossibili da riconoscere in quanto Stati nazionali avendo,
entrambi, fondato la propria esistenza sullo sterminio pianificato delle
popolazioni autoctone. In questa prospettiva di analisi storiografica, i
palestinesi sono gli amerindi dell’Asia occidentale.
Trump e
Xi Jinping si sono da poco riuniti a Pechino (14/05): Donald Trump, dinanzi la
cogestione sino-iraniana di Hormuz, verrà mostrato al mondo in quanto fascista
sociopatico e manutengolo di Epstein e Netanyahu. L’”imperialismo pedo-satanista”
è stato sconfitto dai Guardiani della Rivoluzione, ma prima ancora delle
milizie sciite dobbiamo rendere onore all’eroismo del popolo e dei lavoratori iraniani:
in Iran manca, ancora, un grande Partito comunista.
La Cina
imporrà a Trump il nuovo mondo multipolare, mentre Israele verrà gettata nella
“spazzatura della storia”.
https://parstoday.ir/it/news/west_asia-i365926
media_libanese_l’iran_%C3%A8_diventato_una_potenza_globale
https://ilcomunista23.blogspot.com/2026/05/il-cielo-sopra-israele-sta-diventando.html
https://www.wsws.org/es/articles/2026/05/13/xomm-m13.html
Fonte foto: da Google