Dopo gli analisti militari critici delle
politiche imperialiste USA, come Larry Johnson e Scott Ritter, anche alcuni neocons,
esperti di strategie militari, hanno dovuto riconoscere la sconfitta militare
statunitense in Iran. Le analisi di Robert Kagan e Michael T. Flynn mettono la
parola “fine” alla diatriba: l’Iran ha vinto a mani basse.
Nei primissimi giorni dell’aggressione
imperialista contro la Repubblica Islamica dell’Iran, sulla testata online “L’Interferenza”,
ho argomentato le ragioni strutturali di quella che, nei mesi successivi, sarebbe
diventata la disfatta della “coalizione di Epstein”: Israele, un
micro-stato artificiale, non è capace di tenere il territorio contro delle
milizie popolari ideologicamente motivate, perfettamente in grado di sfruttare
l’assenza di profondità strategica del proprio “attaccante”. La
dittatura “lombrosiana-sionista”, la quale non dismette di consumare crimini
contro l’umanità in Libano, è priva (1) di un esercito capace di
fronteggiare nel medio periodo la guerriglia asimmetrica, essendo l’IDF
un esercito – per quanto criminale – di guarnigione, e (2) di profondità
strategica, ovvero non può preservare la propria natura demografica di “Stato
colono”.
L’analista strategico Alfredo Jalife-Rahme,
nel suo blog, ha disaminato le posizioni dei neoconservatori Robert Kagan e
Michael T. Flynn i quali, dopo una attenta riflessione sulle conseguenze geoeconomiche
e geostrategiche del conflitto, hanno – per quanto indirettamente –
confermato la conclusione di Scott Ritter: l’Iran (di fatto) ha vinto a mani
basse. Jalife-Rahme ha individuato la centralità dell’articolo di Kagan, un
sionista-conservatore (“sion-cons”, utilizzando una definizione di James
Petras) che vorrebbe preservare Israele dal collasso demografico:
“Più
importante del contenuto previsto dell’articolo di RK – il cui sottotitolo è
perentorio: “Washington non può invertire o controllare le conseguenze
della sconfitta nella guerra” contro l’Iran – è la geobiografia
dell’autore: un neoconservatore straussiano, un megafalco e il marito
dell’amazzone Vicky Nuland, la fallita artefice del cambio di regime in Ucraina
che cercò di smembrare la Russia. Inoltre, il cognome Kagan non è
insignificante e deriva dal Khaganato, il sistema gerarchico e militarizzato
dei Cazari.” 1
Per
l’analista messicano-libanese si tratta della “metastasi del kaganato”:
la colonia sionista, nel pieno d’una crisi socio-economica interna, potrebbe avere
gli anni contati, la scomparsa (citando Jalife-Rahme) del “sistema
gerarchico e militarizzato” della “Grande Khazaria”. Il Sud
Globale adesso ha una certezza: “l’imperialismo è una tigre di carta”
(cit. Mao), può e dev’essere sconfitto nel cuore pulsante della “grande
scacchiera”, la ridefinizione dei rapporti di forza fra gli Stati su scala pan-planetaria.
Il Gen.
Michael T. Flynn ha avanzato tre idee, prontamente decostruite da Jalife-Rahme,
per evitare il collasso degli Stati Uniti:
“Le tre
idee di MF sono: 1) “dichiarare vittoria sulla base degli obiettivi militari
raggiunti e passare a un cessate il fuoco formale, monitorato e sostenuto dalla
regione, accompagnato da una sorta di graduale allentamento delle sanzioni a
seconda delle condizioni soddisfatte dal regime iraniano”. Un argomento
piuttosto complesso!; 2) “sfruttare la diplomazia multilaterale e le alleanze
regionali per creare un quadro di sicurezza più ampio, alleviando così l’onere
diretto attualmente sopportato dagli Stati Uniti. Potrebbe essere fattibile o
meno, ma occorre valutare seriamente se gli Accordi di Abramo possano essere
applicati come componente fondamentale di questo quadro”. Problema: gli
“Accordi di Abramo” di Netanyahu e gli “Accordi di Isacco” del Milei argentino
filo-sionista ora valgono meno di una banconota da tre dollari; e 3) “ridurre
unilateralmente la tensione con linee rosse chiaramente definite, osservabili e
credibili, accompagnate da una postura di deterrenza sostenuta, ma senza
ricorrere al combattimento attivo. Questo è più facile a dirsi che a farsi”.
Problema: il tenente generale MF risponde a se stesso.” (Ibidem)
Secondo
MF, gli interessi economici comuni dovrebbero portare Iran e Stati Uniti a
trovare un accordo. La sua analisi coccia con la realtà fatturale: gli Stati
Uniti sono una potenza in declino, mentre Israele è una dittatura militarmente
bollita che uccide civili inermi e ciò nonostante nella sua disonorevole storia
non è mai stata in grado di vincere una “guerra territoriale”. L’esercito
israeliano è, per dirla con Hugo Chavez, un “esercito di codardi”. L’aspetto
più rilevante è questo: a Pechino, Capitale della diplomazia mondiale, Putin e
Xi Jinping hanno concordato la cogestione sino-iraniana dello Stretto di
Hormuz. La tomba dell’imperialismo USA.
Leggiamo
una delle conclusioni a cui arriva Alfredo Jalife-Rahme:
“In
altre parole, la metastasi dell’impatto geoeconomico/geofinanziario della
chiusura dello Stretto di Hormuz ha travolto gli Stati Uniti e, per estensione,
l’Occidente nella sua fase di declino – secondo il notevole libro La sconfitta
(mega-sic!) dell’Occidente (https://bit.ly/4fS6rmd) del francese Emmanuel Todd
di due anni fa – come ha giustamente fatto notare il presidente Xi al suo
ospite Trump, il quale non ha potuto far altro che annuire in segno di assenso,
continuando ad attribuire la colpa del declino degli Stati Uniti al duo
Obama/Biden.” 2
La
crisi del capitalismo mondiale coincide col collasso del Paese imperialista più
pericoloso: Washington. Per i marxisti la soluzione rimane la transizione al
Socialismo, mentre per il politologo statunitense John Mearsheimer il problema
diventa l’ordine mondiale dopo il fallimento americano 3. Washington,
politicamente parlando, è la cloaca del pianeta.
https://www.alfredojalife.com/2026/05/20/robert-kagan-sentencia-el-jaque-mate-de-iran-y-michael-flynn-exhorta-a-regresar-a-casa/
https://www.alfredojalife.com/2026/05/31/por-que-iran-gana-su-guerra-asimetrica-frente-a-dos-potencias-nucleares-superiores-eu-israel-segun-arreguin-toft/
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