“Noi non cederemo, non ci arrenderemo, nessuno ci
disarmerà. Sarà il campo di battaglia a parlare. I negoziati annunciati saranno
vani, senza la cessione totale dell’aggressione, il ritiro da tutti i territori
occupati, la liberazione dei prigionieri, il ritorno in sicurezza degli
abitanti ai loro abitati, fino all’ultima casa vicino alla frontiera, e con la
ricostruzione decisa a livello ufficiale, interno e internazionale” (Naim
Qassem, segretario di Hezbollah)
La
vittoria politica e militare della Repubblica Islamica dell’Iran davanti all’aggressione
imperialista condotta dalla “coalizione di Epstein” ha ridefinito la
geopolitica globale, riposizionando Teheran in quanto super-potenza militare
territoriale. Dopo aver disaminato il conflitto con delle cronache
d’aggiornamento settimanale, dobbiamo rilevare che sono tre i fattori che
emergono da questo nuovo scenario:
- L’Iran si profila come una avanguardia nella
lotta antimperialista mondiale: mentre Russia e Cina non sembrerebbero disposte
a dare il colpo di grazia all’imperialismo USA, Teheran è l’unico Paese che ha risposto
in modo diretto, attraverso un’ operazione militare sofisticata, alla geopolitica
sionista rigettando l’unipolarismo d’”una banda di pedofili e satanisti”
(riadattando la celebre espressione di Vladimir Putin sul fascismo ucraino)
- Israele ha abbracciato una forma post-moderna
di fascismo, coniugando la costruzione della “Super Sparta” con la
transizione verso il “capitalismo della sorveglianza”, un sistema di
potere egemonizzato da straussiani e sionisti-revisionisti. L’ideologo
Leo Strauss, ebreo fascista istruito dal giurista Carl Schmitt, sistematizzò
una dittatura liberal-globalista mondiale, per impedire il pericolo
alquanto improbabile d’una nuova Shoah: un dogma che ha, nel corso dei
decenni, plasmato la percezione dello “stato d’assedio” in Europa e
Stati Uniti.
- Il presidente Donald Trump ha definitivamente
abbandonato l’eredità politica di Andrew Jackson, per abbracciare il
neoconservatorismo. Alcuni giornalisti dicono che è matto, mentre in altre
circostanze – su questa testata – è stato definito sociopatico, ma la realtà è
di gran lunga peggiore: Trump è un manutengolo della lobby sionista.
Il
mondo capitalista occidentale è diviso, per non dire segmentato: il Pentagono e
la dittatura per “soli ebrei” contrappongono il puritanesimo ed il “sionismo
religioso” al Vaticano, candidando Donald Trump in quanto comandante del
nuovo cristiano-fascismo. Dall’altra parte, la nuova Internazionale
Progressista, guidata da Pedro Sanchez, tutt’altro che “rivoluzionaria” si è
limitata a rigettare le disposizioni più umilianti provenienti da Trump. In
poche parole, la dicotomia “lobby progressista” e “movimento MAGA”
non risolve il grande problema del nostro tempo: preservare la vita sulla
Terra, attraverso l’edificazione di una “società decente”.
L’Iran,
ripristinando il controllo dello Stretto di Hormuz (perché, di fatto, questo è
successo), nello scacchiere geoeconomico, diventa una potenza pan-planetaria:
Israele, un micro-stato militarmente bollito, subirà un rapido processo
di deindustrializzazione, mentre le dittature sunnite, già nei prossimi mesi,
faranno i conti con l’inconsistenza dei propri apparati d’intelligence.
Lo
Stato israeliano continua a consumare eccidi in Libano, emulando la prassi
militare del Terzo Reich: il genocidio, per la conquista degli “spazi
vitali”, in quanto opzione politica. Leggiamo il reporter antimperialista
Fulvio Grimaldi:
“E c’è ancora chi crede alla barzelletta della “zona
cuscinetto” fino al Litani, con cui Israele, presidiandola, pretenderebbe di
proteggere i suoi coloni dai razzi di Hezbollah. Come devono stare le cose lo
hanno fatto capire Chaim Weizmann e David Ben Gurion nel 1919 alla Conferenza
di Pace di Parigi, quando presentarono una mappa della “Patria Nazionale
Ebraica”, abusivamente fatta discendere dai regni biblici. Mentre gli
interlocutori europei pensavano a un Israele limitato alla Palestina
mandataria, questa mappa estendeva il territorio a nord, a includere il Libano
meridionale fino al Litani, con estensioni a sud oltre Damasco, il Sinai e la
Giordania orientale. Tutto attentamente calcolato, guardando meno ai conclamati
confini biblici, quanto alle risorse naturali e agli sbocchi idrici.” 1
Come abbiamo scritto più volte su “L’Interferenza”,
Netanyahu è il dittatore post-moderno più pericoloso del pianeta. Qual è
la differenza fra “imperialismo democratico” e trumpismo? Il primo fa
leva sulla russofobia della NATO per rilanciare l’unilateralismo a
stelle e strisce, mentre Trump (ed una parte del movimento MAGA)
vorrebbe sostituire la NATO con la “Grande Israele”. Il
neofascismo della NATO contro il neonazismo di Netanyahu: entrambe le
scelte sono peggiori.
L’Iran ha vinto una guerra esistenziale dimostrando, nell’era
della transizione ad una nuova Architettura di potere (la fase orwelliana
del capitalismo iniziata con l’11 settembre 2001 ed accelerata dalla gestione
militarizzata della pandemia nel 2020), che l’imperialismo è una “tigre di
carta”. Il socialismo, soprattutto dinanzi agli orrori degli “Epstein
File” i quali rivelano la follia endemica della borghesia yankee, è una
necessità storica: “socialismo o barbarie” (per dirla con Rosa
Luxemburg).
https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2026/04/fulvio-grimaldi-il-libano-da-vicino.html
Fonte foto: Italpress (da Google)