Escluso
l’appoggio alla barbara dittatura israeliana, un regime
sionista-lombrosiano che persegue la ricostruzione dell’antico
impero assiro, la politica di Donald Trump, esternamente a ciò che
Chomsky definì con orrore “il
cortile dello Zio Sam”, segue
le dinamiche della “politica
del serpente”, un orientamento
tracciato nel primo mandato di Barack Obama.
Prendendo
atto dell’incapacità statunitense di reggere più fronti di
guerra, aspetto comprovato dalla sconfitta dell’IDF per mano della
guerriglia asimmetrica palestinese, Trump vorrebbe sostituire la
sudditanza militare con quella economica, optando per “l’imperialismo
intelligente”. Sovrapporre il
servilismo dei regimi clienti alle dispendiose “guerre
senza fine” le quali, negli
ultimi 25 anni, hanno ridotto gli USA in un impero decotto.
Turchia
ed Azerbaijan si subordinano ad Israele contro l’Asse della
Resistenza
I
leader “fantoccio” di Armenia ed Azerbaijan hanno firmato un
accordo “di pace” (ovviamente si tratta d’una pax
imperialista), mediato da Donald
Trump, con l’intento di far partire il cosiddetto corridoio di
Zangezour. Questa striscia di terra, situata in territorio armeno al
confine con l’Iran, collegherà il Mar Caspio alla Turchia
tagliando fuori Teheran in quanto Paese chiave per l’estensione
della Via della Seta
cinese. In poche parole, USA e Turchia perseguono l’isolamento
dell’Asse sciita della
Resistenza nella ridefinizione
del Sunnistan,
un avamposto neocoloniale sistematizzato dagli anglosassoni contro
possibili guerriglie antimperialiste.
La
reazione delle autorità iraniane non s’è fatta attendere. Come
riporta il giornale The Cradle
Turkiye, Ali Akbar Velayati,
consigliere dell’Ayatollah Ali Khamenei, ha prontamente dichiarato
che: “L’obiettivo principale
di questi progetti è indebolire l’Asse della Resistenza, recidere i
legami dell’Iran con il Caucaso e accerchiare Iran e Russia dal sud
della regione lungo i loro confini terrestri”. Ha aggiunto:
“Questo progetto non solo fa parte del piano statunitense di
preparare il Caucaso a diventare un nuovo fronte di pressione su
Russia e Iran anziché sull’Ucraina, ma viene anche portato avanti
con il supporto della NATO e di alcuni circoli pan-turchi”. 1
Il
Teheran Times
ha rilevato: “Sembra che uno
scontro militare sarebbe inevitabile se Azerbaigian, Turchia e Stati
Uniti persistessero con questi piani. Nella sua dichiarazione,
Velayati ha indicato che Teheran ha ridispiegato le forze al confine
e intende perseguire una politica di ‘prevenzione attiva’ piuttosto
che misure reattive” (Ibidem).
La Confraternita della
Fratellanza Musulmana,
al potere in Turchia attraverso la mediazione delle Logge di Londra
ed Istanbul, persegue la “geopolitica
del serpente”: da un lato
denuncia (giustamente) il genocidio perpetrato dal governo
israeliano-fascista con l’intento infame di distruggere il popolo
palestinese, dall’altra parte coopera militarmente con Israele
nell’isolare l’Asse della
Resistenza, ridefinendo una
nuova Architettura di potere.
Erdogan, il Califfo “bipolare”.
L’Azerbaijan,
alleato strategico di Erdogan, è il Paese che maggiormente coopera
con l’entità sionista, come scrivono gli analisti Ozan
Kutlucan
ed Ulaş
Ateşçi
sul World
Socialist Web Site
(WSWS):
“Il
Paese, che negli ultimi anni ha intensificato la cooperazione
militare e strategica con Israele, è complice del genocidio di Gaza,
alimentando la macchina bellica sionista con petrolio trasportato
attraverso la Turchia. Secondo un rapporto dell’agosto 2024 di Oil
Change International, Israele importa quasi il 99% del petrolio che
utilizza, con l’Azerbaigian come principale fornitore, che fornisce
il 28% del greggio che raggiunge Israele.” (Ibidem)
Seppur
sciita, il governo azero configura il classico esempio di
sionismo-islamista: un regime neoliberale, caratterizzato
dall’islamizzazione della società civile e subordinato
all’imperialismo israeliano. Israele è la madrina dell’ISIS,
cosa ampiamente dimostrata dagli accordi stipulati fra Tel Aviv e la
“nuova Siria qaedista”.
Secondo
il WSWS:
“I piani che si stanno
sviluppando nel Caucaso meridionale, nel contesto dell’aggressione
imperialista contro Russia e Iran, dimostrano come questa regione
potrebbe anche diventare un campo di battaglia nel conflitto globale
emergente. I regimi capitalisti di Russia e Iran, alla ricerca di
accordi con l’imperialismo statunitense, sono incapaci di offrire una
risposta progressista a questo accerchiamento. L’unica via d’uscita è
unire e mobilitare le classi lavoratrici del Caucaso, del Medio
Oriente e di altre parti del mondo in un movimento rivoluzionario per
il potere operaio contro l’imperialismo.” (Ibidem)
In poche parole non c’è stabilità dentro il capitalismo, ma
soltanto corruzione, miseria e guerra.
Intanto
Israele, un regime in preda ad una “reversione
atavica” tipica dei
“nati-criminali”
descritti da Cesare Lombroso, ha iniziato l’invasione della
Striscia di Gaza: un regime incapace di tenere il territorio non può
vincere, nella “guerra di terza
generazione”, contro un
esercito guerrigliero ideologicamente motivato. Il governo
israeliano-fascista commetterà ancora molti crimini, ciononostante
Trump sta cercando di mantenere in vita uno “Stato
pazzo” votato alla sconfitta.
Teheran, godendo di profondità strategica, avrebbe la possibilità
di surclassare Tel Aviv utilizzando i suoi missili balistici
(comprese le armi ipersoniche fornite dalla Russia) nel giro di poche
settimane. Una realtà misconosciuta al giornalismo lubrificato,
ma chiara ai tecnici del Pentagono vicini all’attuale
amministrazione statunitense.
Lo Stato “per soli ebrei” (praticamente “per soli ebrei fascisti”) sogna di ricostruire l’antico impero assiro, ma la sua politica scellerata lo convertirà, nel giro di qualche anno, in una dittatura delle banane.
https://www.wsws.org/es/articles/2025/07/30/fzfb-j30.html