“La
reazione violenta è imminente e con essa il crollo dell’edificio fatiscente
dell’impero americano” Chris Hedges
L’aggressione congiunta degli
imperialismi israeliano e statunitense a Venezuela, Iran e Cuba, configura la
natura fascista (nel caso israeliano neonazista) dei regimi di Trump e
Netanyahu. Il fascismo trumpiano ed il neonazismo ebraico presentano delle
assonanze con la dottrina della “guerra eterna” sistematizzata dai neocons,
ma recuperano dal passato il concetto di “controrivoluzione preventiva”
trasformando il regime israeliano nell’epicentro di un processo di
restaurazione mondiale. L’obiettivo di Trump e Netanyahu è la distruzione, con
metodi delinquenziali (rapimenti, eccidi ed atti di vandalismo), di due delle
due principali rivoluzioni anticoloniali del dopoguerra: quella cubana del 1959
e la rivolta antimperialista sciita del 1978-‘79. Dichiarando guerra agli
ideali nati con la stessa Rivoluzione francese, assumendo la matrice ideologica
Maga, Trump è di fatto un fascista nazionalista; considerando il
genocidio una mera opzione politica, dichiarando guerra ai Diritti dell’Uomo,
Netanyahu dev’essere considerato un neonazista.
Cuba ed Iran: il loro contributo alla
teoria rivoluzionaria
Il governo cubano, rilanciando il
pensiero internazionalista di Ernesto “Che” Guevara, durante il
dopoguerra s’impegnò a sostenere le lotte di liberazione nazionale in Africa ed
America Latina, contrapponendosi al regime razzista di Pretoria sostenuto
apertamente da Israele e Gran Bretagna. In Sudamerica, l’Havana divenne il
retroterra strategico delle guerriglie guevariste: in Cile, Perù, Bolivia,
Argentina, Uruguay, Colombia e Venezuela diede supporto militare ai movimenti
rivoluzionari contro quei regimi militari figli dell’Operazione Condor e
sovvenzionati direttamente dalla Fondazione Rockefeller. Fidel Castro, nel giro
di pochi anni, da nazionalista radicale (sostanzialmente di matrice peronista)
si convertì nel nemico “numero uno” della CIA, un leader
carismatico capace di smantellare un sistema ideologico anacronistico ed
ostinato a dividere il mondo in aristocrazie e servitù.
La Repubblica Islamica dell’Iran,
rovesciata la tirannia della famiglia Pahlavi, si è impegnata nel sostenere le
lotte di liberazione nazionale in Nicaragua ed Irlanda, oltre che nella
liberazione della città santa di Gerusalemme dai sionisti. I legami fra
l’entità sionista e le dittature oligarchiche sudamericane sono stati
ampiamente documentati su “L’Interferenza” 1, così come il legame
storico fra Israele e la monarchia neonazista dello Shah. I regimi razzisti di
Tel Aviv e Pretoria hanno la medesima radice razzista: la brutale
colonizzazione del Sudafrica venne ordinata, nella seconda metà dell’’800, da
Cecil Rhodes il quale depredò il Paese delle miniere di diamanti, mentre la
pulizia etnica della Palestina fu teorizzata e messa a punto dal suo discepolo,
il massone Arthur Balfour. Gran Bretagna e Germania nazista hanno
caratterizzato il dibattito interno al sionismo: una ideologia reazionaria,
storicamente divisa fra filo-anglosassoni e filo-tedeschi (fascisti e nazisti
dichiarati), con quest’ultimi passati dalla parte dell’imperialismo USA.
Storici eminenti come Lenny Brenner e
Roger Garaudy hanno dimostrato la collaborazione strategica fra il sionismo
filo-tedesco e gli architetti della Shoah; dall’altra parte, il sociologo
marxista James Petras ed il giornalista d’inchiesta Alexander Cockburn hanno dimostrato
come l’AIPAC controlli i gangli vitali del deep state statunitense. Citando
lo storico Norman G. Finkelstein “Israele è uno “stato pazzo” oltre che
criminale.
Ali Shariati: l’eroe iraniano del
ventesimo secolo
Il filosofo “musulmano-marxista” Ali
Shariati, misconosciuto alla sinistra eurocentrica, è stato il preparatore
della Rivolta antimperialista del 1978-’79. Amico personale del rivoluzionario
algerino Ben Bella, Shariati tradusse in persiano le opere di Frantz Fanon, Ernesto
Guevara (con tutta probabilità tradusse “La guerra di guerriglia”) e
Jean Paul Sartre guadagnandosi l’ammirazione del filosofo esistenzialista
francese. Lo stesso Sartre affermò: “Non ho religione, ma se dovessi
sceglierne una sarebbe quella di Shariati” 2.
Teorizzatore dell’incontro fra Islam e
Socialismo, Shariati concordava nella critica di Frantz Fanon ai partiti comunisti
occidentali; quest’ultimi ritenevano che la contraddizione principale fosse fra
Capitale e Lavoro, omettendo la centralità delle lotte terzomondiste nello
sradicamento delle borghesie nazionali e metropolitane. Per questa ragione,
s’impegnò tenacemente nella formazione politica dei giovani iraniani
utilizzando come base dei suoi corsi le analisi di Fanon, Sartre, Roger
Garaudy, ma anche gli scritti di Guevara e Fidel Castro. A partire dagli anni
’60, il maoismo divenne preponderante all’interno delle masse critiche iraniane
(principalmente i movimenti studenteschi d’orientamento socialista) indebolendo
il Tudeh (il Partito Comunista filo-sovietico), nonostante ciò negli
anni ’70 il pensiero di Mao incontrò la “contaminazione” positiva della Teologia
della Liberazione Islamica portando alla sistematizzazione di una nuova
teoria rivoluzionaria: Ali Shariati, filosofo, teorico della politica ed eroico
militante, diede alle masse iraniane la giusta prospettiva antimperialista nel
rovesciamento dell’orrenda dittatura di Reza Pahlavi.
La sinistra occidentale non ha mai
compreso il senso delle Rivoluzioni cubana ed iraniana. Cuba, ad esempio, viene
considerata una dittatura, ciò nonostante la sinistra di classe
sudamericana considera il socialismo cubano (utilizzando la definizione
dell’economista neo-marxista Paul Sweezy) come un esempio di resistenza davanti
all’imperialismo USA.
In modo del tutto analogo, l’Iran
viene bollato in quanto “regime teocratico” dalla “sinistra invertebrata”
(per dirla con lo storico marxista Perry Anderson), omettendo il sostegno di
Teheran alle Resistenze antimperialiste. La Resistenza palestinese (compresi i
marxisti del “Fronte Popolare di Liberazione della Palestina”), gli Hezbollah
e le forze d’opposizione islamico-socialiste nello Yemen hanno trovato il loro
avamposto strategico nella Repubblica Islamica dell’Iran. Negli anni passati, l’ex
presidente Mahmud Ahmadinejad (propugnatore dell’incontro fra Islam sciita e
nazionalismo ancestrale persiano) insieme al socialista bolivariano Hugo Chavez
sistematizzarono la rinascita del Movimento dei Non Allineati,
rilanciando il sogno rivoluzionario di Shariati: l’indipendenza energetica del Sud
Globale.
Trump e Netanyahu: il nazifascismo del
ventunesimo secolo
Il Premio Pulitzer Chris Hedges ha, in
modo efficace, analizzato le analogie tra il fascismo nazionalista del secolo
scorso (da distinguere dal fascismo globalista della fazione “dem”)
ed il trumpismo:
“I
diplomatici negli Stati gangsteristici sono ridotti al ruolo di fattorini. Il
ministro degli Esteri di Hitler, Joachim von Ribbentrop, la cui principale
esperienza in materia di affari esteri prima del 1933 era stata quella di
vendere finto champagne tedesco in Gran Bretagna, aveva elevato membri del
partito provenienti dalle SA o
dalle Camicie Brune – l’ala paramilitare del partito – a incarichi diplomatici
all’estero. Il ministro degli Esteri di Benito Mussolini era suo genero,
Galeazzo Ciano. Mussolini, che credeva che “la guerra è per l’uomo ciò che la
maternità è per la donna”, in seguito aveva fatto giustiziare Ciano per
tradimento. L’inviato speciale di Trump in Medio Oriente, Steven Charles
Witkoff, è un imprenditore immobiliare, spesso accompagnato
nelle missioni diplomatiche dall’incapace genero di Trump, Jared
Kushner.”
“La
nostra classe dirigente, democratici e repubblicani, pezzo dopo pezzo, ha
smantellato la democrazia. Anche in Germania e in Italia lo Stato
costituzionale era crollato molto prima dell’avvento del fascismo. Trump, che è
il sintomo, non la malattia, ha ereditato il cadavere. E lo sta sfruttando al
meglio.” 3
Donald
Trump è un fascista tradizionale intendendo per fascismo una “controrivoluzione
preventiva” (in questa circostanza una “controrivoluzione unipolare”),
mentre Obama, Clinton e Biden configurano tre tipologie analoghe di “fascismo
globale”. Tutte le scelte sono peggiori. Dall’altra parte, dichiarando di
fatto guerra al concetto universale di Uomo e di Umanità, Netanyahu è diventato
il dittatore post-moderno più pericoloso del pianeta: un nazista.
Appoggiando
il ritorno della dittatura dello Shah attraverso una sovversione armata
interna, Netanyahu non ha fatto altro che riesumare la psicopatologia ebraica
compendiata nel Libro di Ester (una psicosi collettiva analizzata dal
filosofo Gilad Atzmon): la Bibbia ebraica, nelle mani degli eredi di
Jabotinsky, è diventata il manifesto bellico di un movimento politico e
militare nazistoide. Rilanciando la dottrina sulla “Fortezza America”
contro le Rivoluzioni cubana e venezuelana, Donald Trump ha gettato la maschera
della retorica anti-elitaria Maga: il suo governo coniuga
neoconservatorismo e fascismo, diventando un nemico frontale delle masse
popolari in ogni angolo del pianeta.
Note:
https://revistas.ucm.es/index.php/ANQE/article/view/104269?fbclid=IwY2xjawPTArhleHRuA2FlbQIxMABicmlkETEyR2pHQnE2NGdrTWoxV3Rzc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHt481XXP5YVUtwMfJVJ9hWi1SaLNAvdLBpU2muqV0AR3RivTUD_ugr7B9oRq_aem_n6F0YhGw3ipU2hdIkRHDVg
https://comedonchisciotte.org/chris-hedges-la-grande-illusione/
Altri testi consultati: I negoziati segreti di Washington con l’Avana e Teheran, Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 22 dicembre 2014
Donte foto: da Google