La Resistenza
iraniana ha destabilizzato i piani del fascista sociopatico Donald Trump e dei sionisti-revisionisti
israeliani: Teheran è una potenza militare, capace di vincere una “guerra
convenzionale” contro l’imperialismo “americano-sionista”. Il fascista Trump
accetterà una opzione diplomatica, oppure seguirà le orme di Hitler? Un’ aggressione
di terra all’Iran sarebbe, utilizzando il metodo comparatistico, una sorta di
nuova Operazione Barbarossa: i marines verranno sconfitti in tempi ben più
rapidi del III Reich.
Le
recenti documentazioni messe al vaglio dagli analisti militari sembrerebbero
dimostrare come gli Stati Uniti, nascondendosi dietro la retorica delle
trattative, stiano preparando un attacco terrestre (mixando elementi di “guerra
convenzionale” con la “guerra irregolare”) alla Repubblica Islamica
dell’Iran. Qualora queste ipotesi dovessero dimostrarsi fondate, Washington
andrebbe incontro alla catastrofe militare:
- Il Pentagono, già scettico verso un attacco
militare all’Iran, non dispone di sufficienti unità di marines per controllare
un territorio difficile come quello corrispondente alla Persia imperiale.
Teheran, la quale ha trasformato la “guerra partigiana” nella propria
dottrina di Stato, avrebbe la meglio su soldati demotivati ideologicamente e
privi d’addestramento nel combattimento ravvicinato.
- Il Generale Charles De Gaulle, esaminando la
Rivoluzione algerina (1962), dimostrò come un esercito di professionisti
deideologizzati non potesse avere la meglio nei confronti di un popolo intero
in armi. Com’è ampiamente documentato, all’interno dell’esercito USA crescono
le proteste sotto lo slogan “non vogliamo morire per Israele”.
Lo
scorso mese, Lavrov ha esaminato pubblicamente le sfide dell’amministrazione Trump
2.0: “[Gli Stati Uniti] sono pronti a difendere il proprio benessere con
qualunque cosa serva – colpi di stato, rapimenti o persino l’uccisione di
leader dei paesi che possiedono risorse naturali di interesse per gli Stati
Uniti. I nostri colleghi statunitensi non nascondono il fatto che il petrolio
sia ciò che cercano in Venezuela e in Iran.” 1 In questa circostanza,
emergono con certezza tre tendenze contrapposte al nazionalismo economico di
cui Trump doveva essere un interprete:
- L’imperialismo israeliano, attraverso le
lobby sioniste (“la configurazione del potere sionista”, per dirla con James
Petras), controlla la politica estera nord-americana ribaltando le parole di
Khomeini: adesso è Tel Aviv il “Grande Satana”, mentre Washington è un
piccolo Belzebù.
- L’Iran, consolidando il controllo dello
Stretto di Hormuz ed alleandosi strategicamente con la Repubblica Popolare
Cinese, sta dimostrando di essere una potenza economica globale. Teheran è la
porta d’ingresso verso l’Eurasia.
- Nell’epoca del “realismo offensivista”,
la violenza è l’unico strumento che le borghesie imperialiste israeliana e statunitense
conoscono per risolvere le controversie. L’uccisione di bambini oppure il
rapimento e l’assassinio mirato di leader politicamente avversari relegano la
diplomazia nel campo della “guerra convenzionale”, là dove maturò
nell’’800 e ‘900 il diritto militare in quanto branca del diritto pubblico
internazionale. Israele è l’unico Stato (in realtà dovremmo parlare di una
entità illegittima) a non contemplare né diplomazia e né politica estera,
sistematizzando il concetto di “guerra irregolare” in seno
all’imperialismo tedesco degli anni ’30: i sionisti-revisionisti,
alleati strategici della Germania hitleriana, contemplarono il genocidio in
quanto opzione politica.
Il
Ministro Lavrov ha concluso che il Trump 2.0 ci sta “riportando in un mondo dove nulla
esisteva – niente diritto internazionale, nessun sistema di Versailles, nessun
sistema di Yalta – niente. Un mondo dove la forza fa la ragione.” In un mondo
del genere, “i deboli vengono picchiati. Questo riassume tutto. Dobbiamo essere
forti. E la Russia è un paese molto forte.” (Ibidem) La Russia, oltre ad essere molto forte,
è soprattutto un argine geopolitico (insieme alla Cina) all’imperialismo
occidentale, un aspetto della geopolitica globale che terrorizza i
neoconservatori ed i barbari estremisti di destra israeliani. Israele, uno “stato
del male”.
La
lobby sionista controlla la politica estera degli Stati?
L’IDF,
minacciando l’”eliminazione” dei leader russi che “augurano il male a
Israele”, attraverso lo sproloquio fascista della portavoce militare Anna
Ukolova, ha svelato la natura terroristica dell’entità sionista: Israele,
emulando i crimini della Gestapo, pensa di avere un mandato divino
decidendo la sorte dei propri avversari politici. La testata online The
Grayzone, riprendendo i contributi del media russo Mash e di Al
Jazeera, ci rivela la proiezione unilaterale del “capitalismo della
sorveglianza”, leggiamo:
“Il 12 marzo,
il media russo Mash ha rivelato che il software israeliano BriefCam «è
stato utilizzato in Russia da fornitori privati a partire dagli anni 2010».
Fondato presso l’Università Ebraica di Israele nel 2007, BriefCam utilizza
l’intelligenza artificiale per consentire agli utenti di «esaminare ore di
video in pochi minuti» e «rendere [i propri] video ricercabili, utilizzabili e
quantificabili».
Nel 2024,
BriefCam è stata acquisita da una filiale olandese del Gruppo Canon denominata
Milestone Systems, che si
impegna pubblicamente a «amplificare ciò che le organizzazioni di qualsiasi dimensione
possono vedere, fare e realizzare con i video».
«La nostra
tecnologia brevettata VIDEO SYNOPSIS® condensa ore di sorveglianza in un breve
riassunto sovrapponendo più eventi – ciascuno contrassegnato dal proprio
timestamp originale – su un singolo fotogramma, consentendo di filtrarli per
tipo di oggetto e attributi», si
vanta la
pagina BriefCam dell’azienda. Un’analisi di Al Jazeera ha rivelato che tali attributi
includono «sesso, fascia d’età, abbigliamento, schemi di movimento e tempo trascorso
in una determinata località».” 2
Le nuove
tecnologie informatiche, monopolizzate da CIA e Mossad, consentono
attraverso l’utilizzo di un software informatico di monitorare la vita di una
persona (preferenze sessuali, alimentari, vestiario, ecc..) compendiando in un
video i dati utili agli apparati d’intelligence. L’Europa, la quale ha ceduto
all’entità sionista la propria sicurezza interna, è un laboratorio del Mossad,
gli assassini più rispettati nel nostro miserabile occidente. Domanda: qual è
il prossimo obiettivo militare dell’imperialismo israeliano? Turchia, Russia
oppure la Cina? Israele, come disse lo storico Norman G. Finkelstein, è uno “stato
pazzo”.
L’Iran è una
società antichissima e coltissima, che gli europei “semi-colti” conoscono
a malapena attraverso lo studio delle guerre greco-persiane o della battaglia
delle Termopili. Contrariamente a quanto riferiscono i media di regime, la
Repubblica islamica-sciita non è affatto una teocrazia: il giornalista Thierry
Meyssan ha recentemente ricordato la sua esperienza di consulente per conto
dell’ex presidente Ahmadinejad, in un periodo in cui furono i “progressisti”
statunitensi a deriderlo per la sua omosessualità e non lo statista iraniano
sempre cortese e rispettoso delle diversità 3. Il presidente Trump,
accodandosi ad un criminale come Netanyahu, ha confermato ciò che su “L’Interferenza”
avevamo disaminato da tempo: il movimento MAGA è un “movimento
reazionario di massa” essendo il cosiddetto “americano medio” profondamente
incolto e razzista.
Il 17 marzo Joe Kent, personaggio discutibile per la sua adesione
all’eccezionalismo USA, ha pubblicato su X questo messaggio: “Dopo
attenta riflessione, ho deciso di dimettermi dalla carica di direttore del
Centro Nazionale Antiterrorismo a partire da oggi. In tutta coscienza, non
posso sostenere la guerra contro l’Iran. L’Iran non rappresenta una minaccia
imminente per la nostra nazione. Ed è chiaro che abbiamo scatenato questa
guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana.
È un onore servire sotto @POTUS e @DNIGabard e guidare i professionisti di
NCTC. Dio benedica l’America” 4. Per quanto guerrafondaio e fascistoide,
Kent ha dovuto ammettere che la lobby israeliana controlla gli Stati Uniti,
valorizzando la tesi di James Petras: gli Stati Uniti sono i servi di Israele.
L’Operazione “Furia di Epstein” è stata pianificata dal Mossad,
monopolizzata da Netanyahu e gestita politicamente da Trump, una sorta di omino
di paglia sodomizzato da Israele.
In conclusione, l’Iran ha chiesto al mondo occidentale d’essere
riconosciuto non in quanto erede della Persia imperiale, ma della Rivoluzione
khomeinista del 1978-’79. Una rivoluzione complessa organizzata dal “socialista
islamico” Ali Shariati e riconosciuta da Jean Paul Sartre, ma lontana dalla
capacità di comprensione del mondo accademico statunitense. Gli Stati Uniti, un
regime ideocratico, dovrebbero decolonizzarsi dal proprio sionismo interno
invece di contemplare la distruzione d’una porzione del pianeta.
Affrontando la “coalizione di Epstein”, Teheran ha unificato la
Umma musulmana, i popoli della Jihad che spezzano le catene del
colonialismo anglosassone, rilanciando la dottrina della Rivoluzione degli
Oppressi.
https://comedonchisciotte.org/lidf-minaccia-leliminazione-dei-leader-russi-che-augurano-del-male-a-israele/
https://www.voltairenet.org/article224037.html
https://www.voltairenet.org/article224034.html
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