L’”Operazione
furia di Epstein”, condotta da Trump e Netanyahu, ha messo gli imperialismi
israeliano e statunitense davanti alla preparazione e forse anche alla superiorità
militare delle milizie sciite nella “guerra convenzionale”: gli Stati
Uniti, vedendo distrutte le loro basi militari nelle dittature del Golfo, stanno
perdendo territorio; parimenti, Israele dovrebbe rinunciare al progetto di ricostruzione
dell’antico impero assiro. Una prospettiva distopica che proietta nel
ventunesimo secolo una società schiavista basata sull’antico Talmud babilonese:
la disumanizzazione dei “non ebrei”, una “ideologia pervertita” (da
esaminare nei libri di Criminologia Marxista con un approccio metodologico
rivoluzionario), che negli anni ’30 divenne la matrice ideologica
dell’hitlerismo.
Il
missile iper-sonico iraniano che, raggiungendo la città di Haifa, ha bucato i
tre livelli del sistema di difesa israeliano “Cupola di Ferro” non
configura un caso isolato: durante la guerra dei 12 giorni, Teheran ha usato
sette missili iper-sonici per colpire l’entità sionista. Nessuno è stato
intercettato, ma in quella circostanza la Repubblica Islamica dell’Iran –
dimostrando senso di equilibrio e superiorità etica – prese di mira delle
postazioni strategiche militari: con l’assassinio di Ali Khamenei, sostanzialmente
un moderato garante della fatwa del 1988 contro le armi nucleari, l’Iran
è passato dalla “pazienza strategica” (concetto ereditato da alcune
filosofie orientali), alla “vendetta strategica”. Israele non ha nessuna
possibilità di vincere una “guerra di terza generazione” o territoriale,
mentre tutto il territorio sionista potrebbe diventare un obiettivo militare da
parte delle milizie sciite. La dittatura sionista è, come ho spiegato in numerosi
articoli pubblicati su “L’Interferenza”, militarmente bollita: priva di
profondità strategica, Tel Aviv non ha una porzione di territorio utile dove
mettere al sicuro una popolazione di poco più di sette milioni di abitanti. Apprendiamo
dai cronisti non allineati che a Tel Aviv bande armate di delinquenti gestiscono
la redistribuzione delle risorse alimentari, una nuova forma di fascismo
occultata dal giornalismo lubrificato degli ordini professionali. Non ci
sono soltanto i coloni, Israele è diventata il terreno di scontro fra gang
e mafie locali sotto la protezione del Mossad: un’autentica distopia tecno-fascista.
Il
fascista sociopatico Donald Trump millanta d’aver distrutto la marina e
l’aeronautica iraniana: un delirio da dare in pasto, nella “guerra
cognitiva”, all’americano medio: l’Iran non ha mai avuto una potenza
marittima oppure aerea (come ha osservato il Generale Fabio Mini), basando la
propria forza sul controllo territoriale, l’unità ideologica dell’esercito
regolare e l’azione dei Guardiani della Rivoluzione. Teheran ha
sistematizzato una dottrina militare per assorbire gli shock (come l’assassinio
di Hassan Nasrallah e di Ali Khamenei) e trasformare una “guerra prolungata”
in arma, permettendo alle milizie sciite di continuare la propria azione
difensiva contro l’imperialismo israelo-americano. Il blog antimperialista Sollevazione
ha tradotto l’ottima disamina dell’analista strategico di Al Jazeera,
Shady Ibrahim, il quale ci dà una spiegazione eloquente del concetto di “difesa
a mosaico”:
“La “difesa a mosaico” è un concetto militare
iraniano strettamente associato al Corpo delle Guardie della Rivoluzione
Islamica (IRGC), in particolare sotto la guida dell’ex comandante Mohammad Ali
Jafari, che ha guidato la forza dal 2007 al 2019.
L’idea è quella di organizzare la struttura
difensiva dello Stato in più livelli regionali e semi-indipendenti, invece di
concentrare il potere in un’unica catena di comando che potrebbe essere
paralizzata da un attacco di decapitazione.
In questo modello, l’IRGC, i Basij, le unità
dell’esercito regolare, le forze missilistiche, i mezzi navali e le strutture
di comando locali formano parti di un sistema distribuito. Se una parte viene
colpita, le altre continuano a funzionare. Se i vertici vengono uccisi, la
catena non crolla. Se le comunicazioni vengono interrotte, le unità locali
mantengono comunque l’autorità e la capacità di agire.
La dottrina ha due obiettivi principali:
rendere il sistema di comando iraniano difficile da smantellare con la forza e
rendere il campo di battaglia stesso più difficile da risolvere rapidamente,
trasformando l’Iran in un’arena stratificata di difesa regolare, guerra
irregolare, mobilitazione locale e logoramento a lungo termine.
Ecco perché il pensiero militare iraniano non
considera la guerra principalmente come una gara di potenza di fuoco, ma come
una prova di resistenza.” 1
Uccidere un leader carismatico, oppure
rapirlo e sottoporlo a processo su basi mendaci non è strategia militare, ma
crimine: l’ideologo ebreo-sionista Edward Luttwak, nel 1968, rilanciando il
pensiero di Curzio Malaparte, mise a punto una vera e propria dottrina del
crimine internazionale. L’Iran, dall’altra parte, è militarmente superiore agli
Stati Uniti: ha un sistema militare decentrato, un’élite ideologicamente
compatta ed una base sociale coltissima sulle questioni concernenti la
geopolitica. Ce ne dà conferma l’analista economico e militare, consulente
dalla comprovata esperienza internazionale, Paul Craig Roberts:
“Non ci sono truppe di terra da inviare in Iran.
Trump e Netanyahu sembrano aver rinunciato ad
attaccare le capacità militari dell’Iran e si stanno concentrando sul
bombardamento di aree residenziali civili, scuole e ospedali iraniani, proprio
come Israele sta facendo con Gaza con le bombe di Trump. (stessa cosa fa il
tossico Zelensky in Ucraina). Questo modo codardo di combattere non farà altro
che irrigidire l’atteggiamento della Guardia Rivoluzionaria Iraniana.”
Ci
troviamo dinanzi ad una verità storica assodata: nel 2003-’04 gli statunitensi,
in Iraq, non riuscirono a gestire attraverso la “guerra convenzionale”
una guerriglia asimmetrica ideologicamente motivata; dovettero ricorrere alla “guerra
irregolare”, martirizzando vigliaccamente la popolazione autoctona. Israele
è la Capitale della vigliaccheria politica mondiale: si accanisce contro la
popolazione civile del paese aggredito, conscia dell’incapacità dell’IDF di
reggere il combattimento “corpo a corpo”. Sul confine libanese, Hezbollah
ha ricostruito la propria capacità tattica e riconquistato prospettiva
strategica, nonostante la caduta della Siria baathista di Bashar al-Assad, un
bastione dell’antisionismo. Israele, che dovrà far fronte ai processi di re-migrazione
verso l’Est Europa, oramai è al tramonto: una profonda crisi demografica
interna, unita al collasso economico di uno dei templi del neoliberismo,
metterà fine alla distopia della “Grande Khazaria”.
La
Russia simpatizza chiaramente con l’Iran e sta condividendo dati d’intelligence
con Teheran; Pechino, invece, sta già dando supporto d’intelligence alle
milizie sciite. La “coalizione di Epstein” faccia a faccia con l’Eurasia.
Israele
è una dittatura bollita, mentre gli USA hanno eletto un fascista sociopatico:
due regimi, Washington e Tel Aviv, che contrassegnano l’anima nera del
capitalismo. Il pedofilo Epstein, amico personale di Donald Trump e della
famiglia Clinton, è il loro profeta.
https://www.sollevazione.it/2026/03/la-strategia-militare-delliran-di-shady-ibrahim.html
Fonte foto: Corriere TV – Corriere.it (da Google)