La
vittoria iraniana nella “guerra partigiana” contro gli imperialismi
israeliano e statunitense, respingendo l’Operazione rinominata “Furia di
Epstein”, ha ridefinito gli equilibri fra le potenze militari nell’area.
Secondo l’analista militare Robert Kagan, in un
articolo pubblicato il 23 agosto su The Atlantic intitolato “Iran
Unleashed”, Teheran ha dimostrato di poter trasformare la propria
inferiorità nella “guerra convenzionale” in deterrenza asimmetrica,
colpendo le aree strategiche mediorientali sotto il controllo di Washington. L’Asse
sciita della Resistenza, contando sui propri alleati regionali, potrebbe
scatenare una crisi energetica globale, minando le basi del tardo-capitalismo
occidentale. Per Kagan: “La potenza dominante nella regione d’ora in avanti
sarà l’Iran, non gli Stati Uniti o Israele”, una sconfitta per i due
dittatori post-moderni più pericolosi del pianeta: Trump e Netanyahu.
La domanda che rimane irrisolta è: l’Iran aderirà
all’Alleanza militare di Turchia, Pakistan ed Arabia Saudita, magari provando a
coinvolgere l’Iraq ed isolando il separatismo etnico curdo, oppure rimarrà alla
testa dell’Asse della Resistenza abbracciando il sogno di Alì Shariati,
l’esportazione della Rivoluzione degli Oppressi? Le due opzioni
politico-militari, secondo il “realismo politico” (una scuola antica che
va da Machiavelli fino a Togliatti), non si escludono a vicenda.
Dall’altra parte, Turchia, Arabia Saudita ed il Pakistan
successivo al golpe “post-moderno” contro il presidente antimperialista
Khan occupano aree strategiche differenti: il Pakistan, per conto di
Washington, bombarda sistematicamente la Resistenza antimperialista afghana
(storicamente alleata di Teheran), mentre Casa Saud non ha mai dismesso il
massacro nello Yemen (sempre in una prospettiva anti-sciita) “reo” di
contrappore all’imperialismo finanziario wahabita un autentico progetto “musulmano-socialista”,
quindi, tenendo conto di tutto ciò, qual è la prospettiva di Erdogan? Scrive su
“Analisi Difesa” l’analista militare Ermanno Rubini:
“Per decenni la Turchia ha cercato anche nell’Europa
una propria collocazione strategica, attraverso un percorso di adesione
all’Unione che si è progressivamente svuotato di prospettiva. Non possiamo
stabilire un rapporto causale tra quel processo e l’attuale postura turca, ma
possiamo porci una domanda: il progressivo allontanamento della prospettiva
europea ha contribuito a rendere per Ankara meno necessario l’ancoraggio
occidentale e più conveniente la costruzione di una propria profondità
strategica verso est?
Se così fosse, la Convenzione della Mecca non
rappresenterebbe l’origine di una nuova postura turca, ma uno dei suoi esiti.
Ankara potrebbe non stare scegliendo l’Est al posto dell’Ovest; potrebbe
piuttosto perseguire una posizione nella quale non sia più necessario scegliere
tra i due. Una condizione vantaggiosa finché le diverse appartenenze rimangono
compatibili. Molto meno quando fossero gli eventi a imporre una scelta.” 1
Rubini evidenzia, fra l’altro con un lungo
articolo ricco d’informazioni, soltanto una parte del problema: Ankara, che in
Siria aveva operato per conto degli Stati Uniti, ha optato per una visione
geo-strategica indipendente, proprio per difendere la propria integrità
nazionale minacciata dalla globalizzazione della dottrina neocons della “guerra
eterna”. Il conflitto fra la Turchia ed il nuovo impero “assiro-sionista”,
ha spinto Erdogan a valutare nuove opzioni militari con la consapevolezza,
confermata dai tecnici dell’intelligence turca, della incapacità israeliana di
vincere una “guerra territoriale”: l’IDF massacra donne, uomini e
bambini innocenti, ma come Hamas ha dimostrato, non è capace di
controllare il territorio dimostrandosi un esercito tanto “immorale”
(come scrisse Eduardo Galeano) e criminale, quanto bollito militarmente.
Secondo Andrew Korybko, collaboratore di Russia
Today, è l’Islamabad post-golpe del 2022 a ridefinire gli equilibri
dell’alleanza verso gli interessi geostrategici statunitensi, escludendo di
fatto Teheran. Scrive Korybko:
“Secondo
alcune fonti, il Pakistan avrebbe anche richiesto un piano di salvataggio multimiliardario agli
Stati Uniti in cambio della mediazione nei colloqui con l’Iran, e dipende
quindi dal rimanere nelle grazie del suo protettore per evitare (ancora una
volta) la bancarotta. Il tradizionale equilibrio sino-americano del Paese
rimane ufficialmente in vigore, ma attualmente pende nettamente a
favore di quest’ultima, il che aumenta ulteriormente la probabilità che
qualsiasi sostegno militare ai regni arabi venga accettato solo con
l’approvazione degli Stati Uniti e coordinato con essi.
Ciò favorirebbe gli interessi americani replicando
il modello ” NATO 3.0 “,
in cui gli alleati regionali si assumono maggiori responsabilità e oneri a sostegno
dei loro interessi comuni. Per quanto riguarda il Golfo, il sostegno militare
del Pakistan, potenza nucleare e grande esperienza, ai regni arabi
scoraggerebbe gli attacchi iraniani, come tutti potrebbero credere (a torto o a
ragione), con la spada di Damocle di una guerra regionale totale che farebbe
riflettere l’Iran. Gli Stati Uniti potrebbero quindi concentrarsi sul
contenimento più deciso della Cina.” 2
Se
Israele sta pianificando una guerra d’aggressione imperialista contro Turchia
ed Egitto, Washington vorrebbe controllare le rotte Afro-Eurasiatiche facendo
perno su Ankara, Il Cairo ed Islamabad, tutto ciò contro gli interessi del
triangolo anti-imperialista: Iran, Russia e Cina. La disamina dell’analista di Russia
Today evidenzia una spaccatura all’interno dell’élite neocons,
disvelando la disomogeneità del Super clan anglofono.
Intanto,
in Siria, i curdi subentrano nella dittatura islamista cooperando militarmente
nella repressione della minoranza alawita, storicamente di formazione
socialista (questo fa di loro, definitivamente, un Cavallo di Troia degli Stati
Uniti e del Sionismo), mentre Londra rilancia la guerra d’aggressione
neocoloniale contro Mosca: il sub-imperialismo ucraino, una “banda di
drogati e neonazisti”, è una minaccia anche per Teheran.
La
Convenzione di La Mecca porterà ordine in Asia Occidentale, arginando gli
imperialismi israeliano e statunitense, oppure ridefinirà nuove aree di
conflitto? Russia, Cina ed Iran sono il perno dei Brics, l’alleanza che può
portare all’indipendenza del Sud Globale.
https://www.analisidifesa.it/2026/08/la-strana-alleanza-tra-turchia-pakistan-e-arabia-saudita/
https://sadefenza.blogspot.com/2026/08/il-patrocinio-militare-pakistano-dei.html
Fonte foto: Internazionale (da Googlde)