L’operazione statunitense in Venezuela, Absolute Resolve, si colloca in perfetta continuità con la
storia politica degli USA: aggressioni imperialiste, rapimenti, pirateria
internazionale e narco-terrorismo a stelle e strisce. Donald Trump non ha
inventato il fascismo nord-americano (discorso analogo per Netanyahu ed il
fascismo sionista), ma ne è semplicemente un interprete.
L’obiettivo nord-americano, in Iran e
Venezuela, è quello di costringere governi democraticamente eletti a cambiare
la propria linea politica (sostanzialmente a sottomettersi all’unilateralismo
USA) dopo aver sperimentato sulla propria pelle la violenza endemica di Washington.
Ciò nonostante, subito dopo il piratesco rapimento del presidente Maduro il
quale – correttamente – si è proclamato “prigioniero politico” la
presidentessa Delcy Rodriguez, figlia d’un militante comunista torturato a
morte dalla CIA, ha denunciato la natura sionista dell’operazione
militare: “I governi di tutto il mondo sono
semplicemente scioccati dal fatto che sia la Repubblica Bolivariana del
Venezuela a essere vittima e oggetto di un attacco di questa natura, che ha
senza dubbio una connotazione sionista” 1. Gli Stati Uniti, nella non consapevolezza (il più delle volte dovuta
alla mancanza di formazione deontologica o malafede) del giornalismo lubrificato,
hanno applicato la dottrina Luttwak, sistematizzata in “Strategia del colpo
di stato. Manuale pratico” (1968), un testo di “guerra politica” che
in Europa aprì la “strategia della tensione”. L’Operazione Gladio
non è mai terminata, al contrario lo “stato profondo” USA l’ha
globalizzata.
Il fascista Donald Trump
agisce come un boss di Cosa Nostra, ed i suoi sequestri somigliano a
quelli organizzati da Totò Riina col consenso di CIA e Mossad.
Chiarito ciò, la dottrina Trump ricalca la “teoria del pazzo” (o “teoria
del folle”) propria dell’amministrazione Nixon: è una condotta
delinquenziale di politica estera che mira a spaventare gli Stati “non
allineati” convincendoli che li si potrebbe aggredire provocando delle
conseguenze spropositate, ovvero folli. Il linguista Noam Chomsky, a riguardo,
ha riportato un documento ufficiale USA, il rapporto STRATCOM:
“È importante che “i pianificatori non siano
troppo razionali nel determinare […] quali siano gli obiettivi che contano di
più per l’oppositore”, che vanno comunque tutti colpiti. “Non è bene
dare di noi stessi un’immagine troppo razionale o imperturbabile”.
“Il fatto che gli USA possano diventare irrazionali e vendicativi, nel
caso che i loro interessi vitali siano attaccati, dovrebbe far parte
dell’immagine che diamo in quanto nazione.” È “giovevole” per la
nostra condotta strategica che “alcuni elementi possano sembrare fuori
controllo”.”
(Noam Chomsky, 2000)
Gli Stati Uniti hanno classificato, nella politica
culturale-ideologica della CIA, gli Stati indipendenti come “stati
canaglia” per scongiurare il “pericolo del buon esempio”. Un Paese
socialista (o Stato sociale-dinamico) avrebbe potuto scatenare un effetto
domino, spingendo i governi di centro-sinistra nelle aree periferiche ad
abbandonare l’egemonismo nord-americano. Hugo Chavez, amico personale di
Chomsky, denunciò espressamente la dottrina USA presso le Nazioni Unite svelando
al mondo la pericolosità del fascismo nord-americano. Il 23 settembre 2010, il
presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si fece portabandiera dei “senza
scarpe” e dei popoli oppressi, denunciando presso le Nazioni Uniti
l’operazione “falsa bandiera” dell’11 settembre 2001: Tel Aviv, l’11/9,
è stata protagonista di una operazione di terrorismo internazionale senza
precedenti nella storia?
La sceneggiata teatrale di Trump e della neoliberale “vendi-patria”
Machado configura, per dirla con Chomsky, un caso di “umanitarismo
militare”: l’ideologia inter-classista dei diritti umani (cosa ben
diversa dai Diritti dell’Uomo, fra cui la libertà dallo sfruttamento coloniale)
come Cavallo di Troia dell’imperialismo. Gli Stati Uniti e l’entità sionista hanno
teorizzato la distruzione di una porzione del pianeta, rilanciando nel
ventunesimo secolo la dottrina nazista degli “spazi vitali”.
Trump-Putin-Xi: l’impossibilità di una visione del
mondo condivisa
L’analista militare russo Andrei Martyanov ha divulgato una cartina geografica che dovrebbe rappresentare la spartizione del mondo concordata dai tre presidenti: Trump, Putin e Xi. Un accordo, di fatto, irrealizzabile.
Fonte: Rete Voltaire
L’analista strategico libanese-messicano Alfredo
Jalife-Rahme, su la Rete Voltaire, ne ha dato una rilettura condivisa
dal presidente del canale Thierry Meyssan. Leggiamo:
“1 – La sfera d’influenza di Trump si estende
dalla Groenlandia al confine antartico, con o senza annessioni, comprendendo
America Latina e Caraibi (rappresentati dalla CELAC – Comunità degli Stati
Latinoamericani e Caraibici). Sorprendente è l’assorbimento dell’Islanda e di
alcuni Paesi dell’Africa occidentale (Mauritania, Senegal, Sierra Leone e
Liberia).
2 – La sfera d’influenza di Putin
comprenderebbe tutta l’Europa, incluso il Regno Unito, gran parte del
Nordafrica, nonché la Turchia, il Caucaso, il Sahel africano e le isole
norvegesi settentrionali (Svalbard). Essa traccia una linea di demarcazione con
la parte cinese, di cui fanno parte l’Egitto e i Paesi del mediterraneo
orientale (Siria, Libano e così via).
3 – La sfera d’influenza di Xi Jinping
comprende Mongolia, Corea del Nord, Corea del Sud, Giappone, Filippine,
l’intero Sud-Est asiatico, Australia, Nuova Zelanda, il subcontinente indiano
(con India e Pakistan), Iran, gran parte del Kazakistan, l’Asia centrale, la
penisola arabica e la maggior parte dell’Africa.” 2
Ci sono almeno due aspetti che decostruiscono
la disamina di Jalife-Rahmee Meyssan: (1) l’Operazione Militare
Speciale Z è funzionale alla defascistizzazione dell’Ucraina,
assumendo dei connotati di fatto antimperialisti e conferendo nuova agibilità
politica alle organizzazioni rivoluzionarie; (2) la Cina, riannettendo
Taiwan in conformità al diritto internazionale, eliminerebbe dallo scacchiere
geopolitico uno “stato vassallo” di Washington, dal dopoguerra la prima
base operativa della Lega Anti-Comunista Mondiale (definita dallo stesso
Meyssan una “internazionale del crimine”). Così facendo, Russia e Cina
promuovono una visione del mondo condivisa dalla sinistra di classe nella
prospettiva della transizione al mondo multipolare: es. l’analisi critica del “capitalismo
dei disastri” sistematizzata da Naomi Klein.
Leggiamo Andrew Korybko, analista
russo-statunitense il quale collabora costantemente con Russia Today e,
periodicamente, i suoi articoli vengono ripresi dalla testata cinese Global Times:
“Realisticamente parlando, se l’agenda è
costringere l’Iran a sottomettersi agli Stati Uniti come ha appena fatto il
Venezuela ma senza un intervento diretto, allora l’armamento di attori non
statali addestrati (insorti, ribelli, terroristi, ecc.) è lo strumento più
efficace.
Possono anche essere forniti di sistemi di
comunicazione clandestini, intelligence e altre forme di supporto logistico per
causare il massimo caos nella destabilizzazione dell’Iran e nell’avanzamento
dell’obiettivo della subordinazione del regime.
Sebbene agli Stati Uniti non piaccia
l’organizzazione di governo iraniana, il precedente venezuelano dimostra che
possono tollerare elementi controllabili (“pragmatici”) come Delcy Rodriguez,
quindi il cambio di regime non è necessariamente l’obiettivo immediato.
Ciò che probabilmente è più importante dal
punto di vista degli Stati Uniti è modificare il regime, o
costringere certi cambiamenti politici senza sostituire l’intero governo e i
suoi apparati di governo, poiché la subordinazione del regime termina come
spiegato.” 3
La spartizione tripolare del mondo è
di fatto irrealizzabile, almeno rapportandoci alla cartina pubblicata da
Martyanov. Dall’altra parte, Korybko sottovaluta le capacità della Rivoluzione
bolivariana di resistere ai ricatti delinquenziali di Washington e Tel Aviv:
Donald Trump non riuscirà a dividere il chavismo.
Gli Stati Uniti e il regime israeliano non
interverranno in Iran, perché incapaci di vincere una “guerra convenzionale”
basata sul controllo territoriale contro un esercito specializzato nelle
tecniche di guerriglia (Qasem Soleimani è stato un attento studioso dei testi
militari di Ernesto Guevara e Ho Chi Minh): pirateria, terrorismo e ricatti, la
“guerra irregolare” di Donald Trump è una reinterpretazione statunitense
del fascismo hitleriano.
https://www.voltairenet.org/article223495.html
https://www.voltairenet.org/article223501.html