L’intervento di Trump in Venezuela non afferma solo la
nuova dottrina Monroe ma lancia un monito a ogni paese del continente: o vi
alleate con gli Usa obbedendo ai comandi yankee o non avrete scampo e vita
facile, anzi la vostra sopravvivenza è a rischio. Il diktat viene lanciato a
tutti i paesi che guardano con simpatia ai Brics, disponibili a commerciare in
yuan o con altra moneta che non sia il dollaro rifiutando le imposizioni delle
multinazionali statunitensi. Da tempo numerosi paesi sono in rapporti
commerciali con la Cina tanto da ipotizzare che la cosiddetta Via della Seta si
sia spinta anche nel continente latino-americano.
I silenzi di Lula non sono solo frutto di imbarazzo ma
nascono dalla consapevolezza di essere tra i possibili bersagli di Trump, dal
Brasile passono accordi commerciali e investimenti della Cina che da tempo
mantiene stretti rapporti con il Celac, la Comunità degli Stati Americani e dei
Caraibi che include una trentina di paesi con una popolazione che supera 600
milioni di unità. E gli Usa vogliono prendere il posto della Cina
accaparrandosi tutti gli scambi commerciali esistenti. In questi anni la Cina
ha messo a disposizione tecnologie e linee di credito in yuan (!), la banca dei
Brics è presente in tutto il continente americano, la presenza cinese risale a
quasi 30 anni fa, hanno investito 200 miliardi di dollari in infrastrutture allacciando
rapporti con la Colombia che, non casualmente, è un altro paese nell’occhio del
ciclone.
Un faraonico porto con capitali e tecnologie avanzate
cinesi è stato costruito in Perù, gli investimenti cinesi sono molteplici e
variegati, per fare due soli esempi la Cina è divenuta il partner commerciale
privilegiato per la soia brasiliana e tra i più importanti per la carne, per il
mais e la frutta cilena.
Negli ultimi 30 anni la Cina è divenuta il partner
commerciale privilegiato per buona parte dei paesi latino-americani, ci sono tanti
accordi di interscambio, eppure la Tigre asiatica ha affrontato molti rischi
finanziari derivanti dalle continue minacce statunitensi e dalla instabilità
dell’area, i generosi, ma interessati, prestiti cinesi sono serviti a tanti
paesi per affrancarsi dalla sudditanza rispetto agli Usa, per costruire nuove
vie commerciali e ricevere aiuti tecnologici importanti. Questo fa paura a
Trump e lo porta a rievocare la dottrina Monroe, nulla si muova nel continente
americano contro il volere Usa, nel frattempo si comprende come l’iniziativa
cinese sia andata avanti nel corso del tempo con due obiettivi ambiziosi: ridimensionare
il dollaro, favorire gli scambi commerciali in yuan. Inoltre hanno concluso
importanti accordi con paesi del continente americano in vari campi che vanno
dall’industria all’agricoltura, dalle infrastrutture allo sfruttamento delle
materie prime senza dimenticare l’ energia. E in 20 anni l’interscambio è
passato da 12 a circa 500 miliardi di dollari.
L’intervento di Trump in Venezuela a inizio 2026 ha come
obiettivo l’accaparramento e il controllo di tutte le riserve di gas e di
petrolio di quel paese, un intervento militare tuttavia mira anche a lanciare
un monito a tutta l’area, a destabilizzare altri paesi, fino alla caduta di
Cuba che dipende dai generosi aiuti di alcuni paesi, tra i quali appunto il
Venezuela. L’intervento Usa tuttavia va ben oltre Maduro, rimette al centro il dollaro
come moneta di riferimento per ogni attività commerciale ed economica nel
continente latino-americano con il chiaro intento di ricacciare gli
investimenti cinesi che hanno allontanato tanti paesi da Washington (e per
farlo hanno bisogno di scatenare continue tensioni dimostrando che la presenza
di imprese asiatiche rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale ed internazionale).
Con troppa supponenza è stato affrontato il documento
strategico della Casa Bianca. I paesi che decidono di investire negli Usa, di
acquistare titoli di stato sono quelli maggiormente graditi, sia sufficiente
vedere gli investimenti del Giappone pari a 550 miliardi di dollari in tutti i
settori strategici o l’Arabia Saudita e la Corea del Sud.
Gli aiuti (interessati) statunitensi a paesi in crisi
hanno sempre merci di scambio a dir poco onerose, tra qualche anno se ne
renderanno conto gli argentini che hanno votato Milei, quando la dipendenza
strutturale dalla finanza e dall’economia americana diventerà palese come la sistematica
sottrazione delle risorse del sottosuolo e delle ricchezze del paese da parte
delle multinazionali statunitensi.
Nel frattempo, gli Usa presentano dati di crescita più
bassi delle previsioni, l’indebitamento pubblico ha raggiunto 38 miliardi di
dollari, 15 volte l’intero PIL italiano, pari al 124% del PIL. Senza la
centralità e il dominio del dollaro la tenuta dell’egemonia Usa è quindi a
rischio, per questo nasce il nuovo protagonismo militare statunitense. I tassi
di interesse sulle carte di credito sono divenuti elevati come mai accaduto
nella storia, oggi si attestano attorno al 21 per cento, superiori a quelli del
2008. Le famiglie statunitensi si vanno indebitando in maniera crescente, per
questo Trump è intervenuto cercando di imporre la forte riduzione dei tassi di
interesse guadagnando parte del consenso nel frattempo perduto.
Le pressioni di Trump, la politica imperialista,
l’avere stracciato accordi e convenzioni internazionali, gli interventi
militari scatenati in varie parti del Globo hanno raggiunto i loro obiettivi:
ricevere finanziamenti da vari paesi, miliardi di dollari dai paesi del Golfo
che temono le rivolte popolari e l’influenza di Hamas in casa loro.
Tuttavia, gli interventi militari Usa potrebbero avere
effetti opposti a quelli sperati, ad esempio non pacificare i paesi ma
alimentare piuttosto rivolte al loro interno. Nel frattempo il capitale a
sostegno di Trump ottiene quello di cui necessita: colossali ordinazioni alle
aziende belliche Usa tra piattaforme tecnologiche, sistemi bellici, tecnologie
duali e il variegato mondo dei servizi connesso.
Chi non accetta di dissanguarsi per favorire gli Usa
(investimenti diretti e indiretti) diventa stato canaglia e subisce dazi
elevati o viene accusato di ogni nefandezza, colpito da embarghi fino alla
capitolazione.
Abbiamo appena spiegato, in termini fin troppo semplicistici, il nuovo ordine mondiale, nel frattempo la Ue ha davanti a sé una sola strada da percorrere, ossia quella di seguire l’esempio statunitense, armarsi con le ordinazioni agli Usa, digitalizzare i paesi e dipendere dal greggio e del gas americano che acquisterà a caro prezzo, senza dubbio assai più di quello russo.
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