La
vittoria dell’Iran contro l’”imperialismo pedo-satanista” occidentale
apre a nuovi scenari geopolitici: adesso, una parte importante dei Paesi “non
allineati” sa che Washington non può più vincere una guerra territoriale,
avendo realizzato il fallimento della dottrina militare riformata negli anni
’80. Citando Mao “l’imperialismo è una tigre di carta”.
Il
fallimento dei colloqui di Islamabad (10/04/2026), che gli Stati Uniti hanno
affrontato da potenza sconfitta, configura un evento storico e (geo)politico
dalle proporzioni abnormi: gli Stati Uniti d’America non rappresentano più una
super-potenza militare, non essendo riusciti a vincere – quantomeno dal 1945 –
una guerra territoriale ovvero un conflitto che valorizzi le capacità umane
come l’abnegazione, l’ingegno ed il coraggio.
La
disamina dell’ex presidente del Council on Foreign Relations degli Stati
Uniti, Richard N. Haass, svela la debolezza strutturale di un impero entrato
nella fase, per dirla con l’economista marxista Ernest Mandel, “tardo-capitalista”:
“L’Iran ha vinto dal punto di vista strategico nella guerra di USA e
Israele”. L’analista statunitense ha ribadito, nel corso di un intervento, che
“Il controllo della Repubblica Islamica dell’Iran sullo Stretto di Hormuz
annulla le pressioni economiche contro questo Paese”, precisando come “L’Iran
ha acquisito la consapevolezza di avere un grande controllo sullo Stretto di
Hormuz e un ritorno alla situazione iniziale non è più possibile. Di
conseguenza, ci troviamo in una posizione peggiore rispetto a 5 o 6 settimane
fa. Non dobbiamo agire contro l’Iran, ma dobbiamo agire con questo Paese”. Da
conoscitore delle strategie militari post-moderne, Haass ha aggiunto: “America
e Israele sono stati sconfitti di fronte all’Iran dal punto di vista strategico”
1.
Un
altro grande analista nord-americano, John Mearsheimer,
ritiene che Donald Trump debba arrendersi davanti alla Resistenza iraniana, un
Paese che, da imperiale, con la Rivoluzione del 1978-’79 ha consolidato uno
spirito rivoluzionario. Per Mearsheimer “La delegazione americana, guidata
dal vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, è arrivata a Islamabad per i
colloqui con un senso di sconfitta inflitta dall’Iran”, aggiungendo che “I
negoziati tra l’Iran e l’America non hanno portato a risultati perché
Washington, nel perseguire i propri obiettivi a lungo termine, non era disposta
ad accettare la totale vittoria diplomatica di Teheran” (Ibidem). Teheran,
la Patria di Gesù, il Mahdi e del profeta Zoroastro (come amava sottolineare
l’ex presidente Ahmadinejad), respingendo la “coalizione di Epstein”, ha
ridefinito gli equilibri geostrategici: l’impero statunitense d’Occidente,
secondo alcuni giornalisti “imperialismo pedo-satanista”, è una “tigre
di carta” privo d’una visione complessiva sul ruolo geoeconomico di
Washington nel nuovo mondo multipolare.
L’Iran ha vinto la guerra controllando, con estrema
intelligenza, il ciclo decisionale dell’aggressore: Teheran nel corso del
conflitto è sempre stata proattiva, togliendo con le proprie linee di “guerra
asimmetrica” l’iniziativa all’esercito nord-americano. La dottrina militare
statunitense, riformata dopo la sconfitta della guerra in Vietnam, si è
rivelata nuovamente inadeguata dinanzi ad uno Stato difensore atipico nella
declinazione della “guerra partigiana” come dottrina di Stato.
L’Iran non ha soltanto vinto la guerra “a mani basse”,
ma ha anche dettato i tempi, il ritmo e gli obiettivi della de-escalation
dimostrando di sapersi riposizionare – come ha evidenziato l’analista militare
Scott Ritter – come potenza economica globale emergente 2. Tel Aviv
prima ha perso il senso della politica e, subito dopo, la percezione dei
processi storici e della loro necessaria contestualizzazione: l’entità sionista
è il paese della “Grande Bugia”, ragion per cui Israele non ha mai contemplato
la politica estera, il cuore pulsante di un autentico Stato nazionale. Le
scienze politiche parlano chiaro: Israele non è, e non sarà mai, uno “Stato
nazionale” perché ne mancano, in termini giuridici, i requisiti
fondamentali.
Donald Trump è un uomo violento, un fascista sociopatico il
quale ha mancato – da autentico ignorante in storia contemporanea e militare –
i suoi obiettivi strategici. Leggiamo la disamina del “Partito del Lavoro
dell’Iran” (Toufan) d’orientamento maoista:
“Trump e i suoi alleati si sono
vantati di poter annientare le capacità militari dell’Iran attraverso i
bombardamenti e rovesciare il regime in pochi giorni. Ha minacciato che,
anziché perseguire un accordo politico, avrebbe usato la forza militare per
impossessarsi del materiale nucleare iraniano e costringere il Paese alla
sottomissione. Eppure, anche in questo ambito, ha inanellato un fiasco storico,
rivelando i limiti delle sue minacce e la vacuità delle sue spacconate.” 3
La sconfitta dell’ imperialismo israeliano e
statunitense avrà delle conseguenze strutturali: è di queste ore la notizia della
sospensione dell’accordo di cooperazione fra l’Italia ed il regime sionista,
mentre la lobby puritana USA è appena entrata in rotta di collisione col
Vaticano. Domande: la vittoria iraniana-sciita porterà i governi europei ad
allentare i legami d’intelligence col deep state
statunitense-israeliano? Giorgia Meloni (come ha minacciato il filosionista
Paolo Mieli ed il fascio-sionista Edward Luttwak) rischierebbe,
realmente, di fare la fine di Bettino Craxi? Dare delle risposte nel breve
periodo sarebbe, quantomeno, un azzardo tipicamente giornalistico.
L’Iran ha vinto la guerra, ma nelle cronache
rivoluzionarie abbiamo un grande assente: il proletariato iraniano, la classe
operaia del Paese a cui, prima ancora dell’élite militare, si deve questa
straordinaria vittoria del campo antimperialista. Israele, dall’altra parte, si
è riconfermata (come scrissi qualche anno fa) la “luce per i neofascisti nel
mondo”.
https://parstoday.ir/it/news/world-i364956-mearsheimer_blocco_usa_dello_stretto_di_hormuz_soffoca_l’economia_mondiale_trump_non_ha_scelta_si_arrenda_analista_russo_senza_precedenti_washington_negozia_con_una_potenza_che_non_%C3%A8_riuscita_a_sconfiggere
https://www.sollevazione.it/2026/04/la-sconfitta-degli-stati-uniti-di-partito-del-lavoro-delliran-toufan.html
Fonte foto: AGI (da Google)