La testata online L’Interferenza ha intervistato l’ambasciatore iraniano a Roma, Sua Eccellenza Mohammad Reza Sabouri, per quanto concerne l’aggressione imperialista condotta da USA e Israele contro la Repubblica Islamica dell’Iran, un Paese sovrano che attraverso la propria Rivoluzione sostiene, oramai da decenni, la causa palestinese.
(Intervista a cura di Stefano Zecchinelli)
1. Quali obiettivi geopolitici
persegue la cosiddetta “coalizione Epstein” con l’attacco alla Repubblica
Islamica dell’Iran?
La Repubblica Islamica
dell’Iran, nella fase attuale, si trova esposta a un’azione che, dal punto di
vista del diritto internazionale, rientra chiaramente nella categoria di
“aggressione” secondo la Carta delle Nazioni Unite e costituisce una violazione
del principio del divieto dell’uso della forza. Tale azione, compiuta da due
potenze dotate di armi nucleari, non solo è priva di legittimità giuridica, ma
presenta anche, sotto il profilo umano, elementi che nel diritto internazionale
umanitario rientrano nelle categorie di “crimini di guerra” e “crimini contro
l’umanità”.
Nascondersi dietro generiche
etichette geopolitiche per giustificare un simile comportamento è, più che
un’analisi, un tentativo di normalizzare la violenza strutturale. Le prove sul
campo e i modelli di selezione degli obiettivi mostrano segnali concreti di un
intento volto a provocare distruzioni diffuse e mirate contro infrastrutture
vitali e civili iraniane; una questione che, nel linguaggio giuridico, richiama il concetto di “intento specifico” nell’ambito
della Convenzione sulla prevenzione del genocidio.
In questo contesto, ciò che
sta accadendo non può essere ridotto a semplici dinamiche di competizione
geopolitica; deve piuttosto essere interpretato come un segnale preoccupante di
un ritorno a una situazione in cui la forza sostituisce il diritto.
2. Ritiene che il genocidio
compiuto dai sionisti israeliani contro i palestinesi a Gaza, legato
all’ideologia dell’eccezionalismo razzista israeliano, sia connesso
all’aggressione contro l’Iran?
Il silenzio mortale dei sedicenti
difensori occidentali dei diritti umani di fronte al massacro brutale di oltre
80.000 civili indifesi a Gaza, perpetrato attraverso la macchina militare
statunitense, ha fatto sì che questi criminali oggi continuino le stesse
pratiche senza alcun timore. I sionisti, infatti, ritengono di poter commettere
qualsiasi crimine restando comunque impuniti.
In realtà, questa guerra
ingiusta e arbitraria condotta dal regime israeliano e dagli Stati Uniti contro
il popolo iraniano è una diretta conseguenza del silenzio di fronte alle
precedenti manifestazioni di illegalità e crimini nei territori palestinesi
occupati, in Libano e altrove. Organizzazioni come Amnesty International e
Human Rights Watch hanno ripetutamente avvertito delle gravi violazioni dei
diritti dei civili. L’indifferenza e il silenzio di fronte alle ingiustizie non
porteranno mai sicurezza e pace, ma piuttosto maggiore insicurezza e violazioni
ancora più estese dei diritti. L’Iran ha dimostrato che si opporrà fermamente a
ogni forma di oppressione e aggressione contro gli esseri umani, senza
eccezioni.
3. Anni fa, il sociologo James
Petras pubblicò il libro “Stati Uniti: padroni o servitori del sionismo?”.
Ritiene che Israele controlli gli Stati Uniti tramite le cosiddette lobby
sioniste, oppure che Washington utilizzi Tel Aviv per perseguire le proprie
ambizioni geopolitiche in Medio Oriente?
Il regime israeliano, come una
sorta di “tumore”, è da decenni una fonte di instabilità in Medio Oriente. La
storia contemporanea della regione può essere descritta come la storia delle
aggressioni israeliane contro i Paesi circostanti. Questo regime, fin dalla sua
nascita, ha attaccato quasi tutti i Paesi della regione.
È interessante notare che
inizialmente Israele ha avviato conflitti con i Paesi arabi, per poi cercare di
ridurre il conflitto arabo-israeliano a un conflitto con l’Iran, perseguendo i
propri obiettivi attraverso iniziative come gli Accordi di Abramo. Negli anni,
il sostegno incondizionato degli Stati Uniti alle aggressioni e ai crimini di
guerra di questo regime è continuato. In altre parole, l’uso di armi
statunitensi da parte dei sionisti per uccidere civili è diventato una
strategia centrale degli Stati Uniti in Medio Oriente.
4. I “file Epstein” forniscono
prove dell’influenza delle lobby israeliane sulla politica statunitense e
rivelano anche il volto morale decadente della società occidentale. Qual è la
sua opinione?
Il caso Jeffrey Epstein, al di
là dei suoi aspetti criminali, indica a livello simbolico crisi più profonde
nelle strutture di potere e nei valori morali delle società occidentali. Questo
caso, insieme ad altri sviluppi, mette in luce il divario tra i valori
dichiarati e la realtà pratica.
La recente aggressione contro
l’Iran rappresenta solo la punta dell’iceberg di una realtà molto più ampia,
che nasconde tragedie ben più gravi, tra cui la normalizzazione delle più gravi
violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario, nonché la crescente
audacia nel commettere atrocità in un clima di totale impunità. Il caso Epstein
è solo la punta di questo iceberg.
È triste constatare che
l’Occidente, un tempo erede di pensatori come Hannah Arendt, John Rawls ed
Immanuel Kant, sia oggi associato a scandali come quello di Epstein.
5. Quali sono le relazioni tra
Iran e Repubblica Popolare Cinese, in particolare sul piano politico, economico
e militare?
Negli ultimi anni, le
relazioni tra Iran e Cina sono state elevate a un livello strategico e si sono
sviluppate in vari ambiti, dall’economia all’energia fino alla cooperazione
politica. Tali relazioni possono essere analizzate nel contesto della
transizione del sistema internazionale verso un ordine multipolare, in cui le
potenze non occidentali svolgono un ruolo crescente.
Abbiamo sempre avuto relazioni
amichevoli e strategiche con la Cina, e queste stanno rapidamente rafforzandosi
in tutti i settori. Eventi bellici come questi evidenziano ulteriormente
l’importanza di tali relazioni. In un mondo dominato dalla “legge della
giungla”, nessuno è al sicuro dall’aggressione. Se un tempo le potenze
occidentali proponevano all’Oriente l’ideale kantiano di pace, oggi assistiamo
all’applicazione di logiche machiavelliche. In un mondo multipolare in
transizione, alleanze forti come quelle tra Iran, Russia e Cina possono
contribuire alla stabilità e alla sicurezza globale.
6. Come valuta il ruolo dei
media in Italia e in Europa?
Nelle teorie democratiche, i
media sono considerati il “quarto potere” e custodi della verità. Tuttavia,
nella pratica, esiste un divario tra questo ideale e il funzionamento di alcuni
media mainstream. Al contrario, i media indipendenti e il giornalismo
investigativo possono ancora svolgere un ruolo fondamentale nel chiarire
l’opinione pubblica.
In Paesi come l’Italia e altri
Stati europei, questo momento potrebbe rappresentare un punto di svolta per
ridefinire la responsabilità dei media: un ritorno a principi come
imparzialità, accuratezza e impegno verso la verità. In definitiva, ciò che
conta è mantenere una coscienza mediatica vigile di fronte alla sofferenza
umana ed evitare la normalizzazione della violenza.
Gli iraniani, come popolo con una lunga storia e una ricca civiltà, hanno sempre dimostrato di desiderare pace e stabilità; tuttavia, in base ai principi riconosciuti del diritto internazionale, incluso il diritto alla legittima difesa, difenderanno se stessi contro qualsiasi aggressione—una difesa radicata nella loro storia, identità e volontà collettiva.