Gli USA stanno procedendo a tappe
veloci e forzate verso la Cina. La Lunga Marcia del capitalimo USA morente ha
il chiaro obiettivo di soffocare l’economia cinese. La guerra tra Ucraina e Russia è un chiaro e
tattico approssimarsi alla Cina; l’attacco al Venezuela è la neutralizzazione
della riserva di petrolio potenzialmente immensa dello stato sudamericano da
cui la Cina già attingeva; l’Iran esporta l’80% del petrolio in Cina e anche le
minacce alla Groelandia sono parte di una strategia di allungamento geografico
dell’area di influenza diretta USA per contenere la potenza cinese che ormai
domina in Africa e in Asia. La Cina con la sua popolazione di 1,5 miliardi
necessita di materie prime per lo sviluppo e per la soddisfazione dei bisogni
primari dei cinesi. La strategia USA è
di tagliare l’approvvigionamento energetico al fine di indebolire l’economia e
la politica internazionale cinese. La Cina tace e formalmente non è intervenuta
in nessuna crisi. Sicuramente si vuole evitare un conflitto diretto (e
nucleare) tanto più che la Cina può importare materie prime anche dall’Africa
meridionale, ciò non toglie che il silenzio cinese dev’essere pensato. In media
lo si giustifica facendo appello alla diversità culturale e al fatto che la
Cina non ha mai aggredito ma è stata oggetto di guerre. L’attacco USA è rivolto
in modo indiretto allo stato che regge i BRICS in quanto né è la potenza reale
e, nel contempo, ne vorrebbe comprimere il suo sviluppo mediante una manovra da
boa costrittore, ovvero per soffocamento mediante spire sempre più strette per
poi divorare la vittima; si vuole sbaragliare e disarticolare la potenza cinese
e il multipolarismo. Il capitalismo nella sua fase imperiale non ha limite e ha
solo appetiti. Forse lo scopo del boa costrittore USA è spingere Russia e Iran
verso la disintegrazione etnica, come fu per la Jugoslavia, e usare il caos
finale per l’ultima zampata alla Cina. In questo contesto la Cina tace, aspetta
e attende e probabilmente già sostiene l’Iran a livello tecnologico in modo
simile alla Russia. D’altra parte l’Iran con la bomba atomica non conviene
neanche alla Cina, in quanto porterebbe ad una corsa all’atomica in un’area
geopolitica in perenne tensione.
La memoria delle Guerre dell’Oppio e della spartizione che ne seguì non è stata certo dimenticata dai cinesi. Siciramente l’intervento diretto cinese oltre che in sé pericoloso potrebbe con i suoi effetti far emergere le contraddizioni etniche e sociali sopite dalla gestione del Partito Comunista, ciò malgrado la Cina presto dovrà intervenire, secondo modalità cinesi, prima che gli USA si rafforzino in modo smisurato. Il Celeste Impero attende l’evolversi della politica internazionale per assumere una posizione condivisa, tanto più che l’Europa, questa volta, procede in ordine sparso e persino il governo italiano pare prendere le distanze dalla politica banditesca degli USA. Siamo dinanzi ad una situazione fluida in cui, forse, attendere, significa cogliere per i cinesi l’occasione per ridefinire le alleanze. In questo gioco al massacro, e non in senso metaforico, gli USA rischiano un palese isolamento culturale e politico e questo, a lungo andare, potrebbe favorire la Cina.