Siria: terroristi e criminali jihadisti stranieri, designati membri del governo nella “nuova Siria”. Tra questi l’albanese Abu Qatada al-Albani
Ecco i risultati della sporca guerra, durata 14 anni, contro il popolo siriano. Le nuove autorità jihadiste siriane hanno nominato anche combattenti stranieri, tra cui un noto criminale albanese, ad alte posizioni nelle forze armate del paese: Abdul Jashari, un combattente di etnia albanese noto anche come Abu Qatada al-Albani, che è stato nominato colonnello. Jashari è il leader dello spietato gruppo jihadista albanese Xhemati Alban, dichiarato terrorista dal Tesoro degli Stati Uniti nel 2016. Su un totale di quasi 50 ruoli militari di comando, annunciati dal Ministero della Difesa delle autorità occupanti di Damasco, almeno sei sono andati a combattenti jihadisti stranieri.
Migliaia di terroristi
islamici stranieri hanno combattuto per la distruzione della Repubblica Araba siriana, dall’inizio della
guerra contro il governo baathista siriano; una parte dei combattenti stranieri
hanno formato propri gruppi armati, mentre altri si sono uniti a formazioni
consolidate come l’ISIS, Al Nusra, al Qaeda.
Negli ultimi anni la gran parte di questi si sono uniti all’HTS (Hay’at Tahrir al-Sham) di Al Jolani, che, dopo aver
rinnegato i loro legami con l’ISIS e Al Qaeda, sono divenuti paladini degli
interessi stranieri in Siria e
trasformati in “liberatori”.
I nuovi reggenti
del paese, hanno provveduto che i combattenti jihadisti stranieri e le loro
famiglie abbiano la cittadinanza siriana e possano rimanere nel paese grazie al
loro contributo alla lotta contro il “regime” precedente. Così il ministero
della Difesa occupante ha annunciato 49 nomine di comando del nuovo esercito,
che includono i leader di tutte le fazioni armate combattenti.
Tra questi il comandante
degli jihadisti uiguri cinesi, Abdulaziz
Dawood Khudaberdi, noto anche come Zahid,
comandante della milizia del Partito
Islamico Turco (TIP) cinese in Siria,
nominato generale di brigata. Così come altri due comandanti uiguri, Mawlan Tarsoun Abdussamad e Abdulsalam
Yasin Ahmad, hanno ricevuto il grado di colonnello. Così come il
combattente turco Omar Mohammed Jaftashi,
divenuto generale, il quale, noto come “Muhtar Turki”, ha ricordato France24, in passato ha
pubblicato video di decapitazioni e ha ricoperto ruoli di
comando in combattimento, non solo sotto al-Qaeda,
ma anche sotto al-Nusra, ISIS e infine
nell’ HTS. C’è poi il giordano Abdul Rahman
Hussein al-Khatib diventato generale di brigata. conosciuto
anche per essere stato
coinvolto nella pratica barbara delle decapitazioni mentre lavorava per al-Qaeda.
Tra questi Abdul Samrez Jashari, conosciuto con
il nome di battaglia di Abu Qatada al-Albani, è un militante
albanese leader di Xhemati Alban
(Gruppo Albanese),
un gruppo armato islamista salafita composto da militanti di Albania, Kosovo e della Macedonia,
alleato di Hay’at Tahrir
al-Sham,
operante nella guerra
siriana.
Fino al 2017, Jashari e Xhemati Alban
erano parte del predecessore di HTS,
il Fronte al-Nusra affiliato ad al-Qaeda. Dopo la caduta del governo di Assad e l’istituzione del governo di transizione siriano, Jashari è stato promosso al grado di colonnello nel nuovo esercito siriano, nonostante che
lo stesso Jashari, avesse una taglia
come terrorista dal Dipartimento
del Tesoro degli Stati Uniti dal 2016, per le sue attività
criminali.
Non c’è molto da stupirsi se abbiamo
conoscenza che il nuovo capo dell’intelligence siriana, Anas Khattab, è indicato come terrorista dal 2014, designato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite,
ai sensi della Risoluzione 2161 per la sua affiliazione ad al-Qaeda e al-Nusra.
Anche la nuova responsabile dell’Ufficio per gli Affari Femminili in Siria,
Aisha al-Dibs, è una nomina
inquietante. Non solo propone la sharia e l’attivazione della divisione tra i sessi negli enti pubblici,
nelle scuole e all’università, nei luoghi pubblici e la sharia come
abbigliamento più consono alle donne siriane, ma ha anche presentato la “rivoluzione siriana” del dicembre 2024,
come una “jihad”, così come
aveva sempre, PRIMA, invocato la distruzione di Israele e definito i funzionari americani “assassini” e
“criminali”, condannati all’Inferno. Ora è una figura limpida e
costruttiva, di una “nuova e libera” Siria,
oltre che ossequiente amica e alleata di Israele
e Stati Uniti, come garanti della
“rivoluzione siriana” contro il “regime” miscredente della RAS.
Oppure come il nuovo ministro degli
Esteri siriano, Asaad Hassan al-Shibani
(in precedenza noto come Zaid al-Attar),
che era un comandante di al-Qaeda e al-Nusra, ma che oggi è
ossequiato e onorato come esponente di un nuovo potereche ha spazzato via, quelle sordide tradizioni decennali di Resistenza ai piani degli interessi
stranieri in quel paese, che ora non esistono più. E la Siria oggi è di tutti tranne che dei siriani.
Lo scenario è abbastanza inquietante, e
sarebbe curioso ora, chiedere cosa ne pensano, tutti quelli che, in questi anni
hanno sostenuto, operato, lavorato per la caduta della Siria indipendente, sovrana, combattente di prima linea contro
tutte le forme di jihadismo e radicalismo fanatico. Soprattutto sempre al
fianco del popolo palestinese e di tutte le forze resistenti al sionismo e
all’egemonismo occidentale unipolarista, pur con tutti i suoi limiti e
contraddizioni, non certo tenui o marginali. Oggi il risultato è questo, ma
tanto lo pagano solo i siriani che vivono là…
Chi
è Abu Qatada Albani, il jihadista
albanese nel governo siriano, pur essendo indicato come terrorista dagli USA. Originario di Skopje, ha guidato il gruppo jihadista salafita “Xhemati Alban“, composto
principalmente da albanesi provenienti dal Kosovo,
dalla Macedonia del Nord e dall’Albania. È
considerato uno stretto consigliere di Abu
Muhammad al-Julani, comandante in capo di Tahrir al-Sham e ora anche presidente della Siria. Albani ha dichiarato
il suo impegno per convincere Damasco
a riconoscere il Kosovo, ma critica
sia Pristina che Tirana per non aver fatto ancora abbastanza in tal senso. In
un’intervista televisiva, ha anche dichiarato che i suoi combattenti sono
pronti, nel caso in cui la Serbia attaccasse
il Kosovo. Sostiene di aver
combattuto sui campi di battaglia del Medio
Oriente, principalmente in Siria,
negli ultimi 12 anni. L’unità “Xhemati
Alban“, afferma, è stata fondata nel 2012, ed è stata attiva in tutte
le principali battaglie nella Siria
nord-occidentale: ” I nostri combattenti
albanesi hanno svolto un ruolo importante, non solo sul campo, ma anche nella
pianificazione e nel coordinamento delle operazioni…“.
Tra il 2019 e il 2020 è stato membro del
comitato di riconciliazione con i Guardiani
della Religione. La sua ultima apparizione pubblica risale all’aprile 2022,
quando al-Jashari pubblicò un
discorso e poi un video in cui parlava dell’impatto della guerra della Russia con l’Ucraina e di come questa potesse rappresentare una nuova
opportunità per i terroristi di operare, in un nuovo scenario.
Nell’estate del
2018, il gruppo ha pubblicato un video intitolato “Cecchini albanesi dalla Siria“, in cui provava la loro
partecipazione sul campo di battaglia siriano. Il video, della durata di 33
minuti, è stato presto rimosso da Internet ma, in seguito, “France Soir” ha pubblicato un
articolo approfondito sull’unità.
Secondo quanto
riportato, erano operativi in una delle più forti roccaforti islamiste, quella
di Idlib, combattendo come parte del
gruppo jihadista Hay’at Tahrir al-Sham
(HTS). Le stesse fonti affermano che
Abu Qatada Albani era diventato rapidamente il leader del Fronte Al Nusra, cosa che ha portato
alla sua inclusione nella lista nera del Dipartimento
del Tesoro degli Stati Uniti e all’accusa di terrorismo. Così come HTS inserito nella lista delle
organizzazioni terroristiche di Washington
nel 2018, e per la cattura del suo leader, Al
Jolani, ora “presidente della nuova
Siria, ” era stata posta una ricompensa di 10 milioni di dollari, oggi
cancellata, per il servizio reso.
I media francesi
sostengono che a un certo punto questa unità contava al suo apice circa 500
combattenti, provenienti per lo più dal Kosovo
e dalla Macedonia del Nord, la
maggioranza già combattenti dell’UCK
in Kosovo.
Il 22 febbraio 2019, diverse unità jihadiste e varie
milizie operanti in Siria rilasciarono
una dichiarazione congiunta di “Sostegno
e lealtà a Tahrir al-Sham”. Nell’elenco delle otto fazioni islamiste,
il “Battaglione albanese” era
al quarto posto, con Abu Qatada Albani
che lo firmò come “responsabile
dell’Accademia militare Tahrir al-Sham“. I siti web specializzati in questioni
militari, come “GreyDinamics”, che si
occupano anche delle unità jihadiste in Medio
Oriente, sostengono che le attività del “gruppo albanese” in Siria, sono finanziate principalmente
grazie a una unità da loro fondata, chiamata “Albanian Tactics”, che si occupa di addestramento tattico su
contratto, per gli altri gruppi jihadisti della regione.
Questo, insieme
ai saccheggi, rapimenti e rapine, ha permesso a “Xhemati Alban” di posizionarsi come fornitore di formazione di
alta qualità utilizzando le sue attrezzature più moderne, che sono tutte di
provenienza da paesi occidentali.
Il
primo tiratore scelto visibile, include un osservatore con un binocolo e,
accanto a lui, un fucile d’assalto AK-74M con vernice mimetica e mirino ottico.
Gli snipers dispongono di fucili Dragunov SVD e AK-74M.
I Balcani,
con i paesi caucasici, con afgani, con uiguri cinesi, oltre alle varie fazioni
radicalizzate di paesi arabi, sono stati tra le maggiori regioni di
reclutamento di combattenti stranieri, che si sono uniti in questi anni alle
fila delle milizie combattenti jihadiste e in Iraq prima. Tra i paesi balcanici, un gran numero di combattenti
stranieri provengono dal Kosovo e
dall’Albania. Secondo un rapporto
dell’aprile 2018 del Western Balkans
Extremism Research Forum, un progetto di ricerca finanziato dal governo
britannico che esamina a radicalizzazione e l’estremismo violento nei Balcani occidentali, centinaia di
cittadini albanesi si sono recati in Siria
e Iraq per unirsi principalmente alle fila dello Stato Islamico, a Jabhat
al-Nusra, affiliato ad Al-Qaeda,
recentemente ribattezzato Hay’at Tahrir
al-Sham (HTS). Xhemati Alban è una “Katiba”
(unità di combattimento) composta da combattenti di etnia albanese che ha
operato nella provincia siriana di Idlib e
nei suoi dintorni. Il sito web ufficiale dell’unità descrive Xhemati Alban come una “formazione jihadista composta da persone
albanesi provenienti da Kosovo, Albania, Macedonia e Valle del Presevo (territorio
nella Serbia meridionale popolato prevalentemente da albanesi), la cui causa è combattere sulla via di Allah“.
Xhemati
Alban
pubblicava frequentemente video di propaganda che enfatizzavano le capacità di
addestramento tecnico dei suoi membri, la loro capacità di produzione di armi e
la loro preparazione al combattimento. Oltre ai fucili di precisione, l’unità possiede un arsenale consistente, che include
piattaforme d’arma moderne come l’AKS-74
e l’AK-74. Spesso equipaggiano queste armi con silenziatori artigianali,
modernizzano le ottiche e applicano spray mimetici per la squadra di cecchini.
La notorietà del gruppo è legata alla
letale squadra di cecchini, che si presenta spesso con immagini di fucili Mosin Nagant modernizzati. Questi fucili
subiscono spesso modifiche, tra cui la sostituzione delle canne con canne per
mitragliatrici multiuso (GPMG).
Questa modifica ne migliora la precisione rispetto alle canne, probabilmente
obsolete e antiquate, originariamente equipaggiate con i fucili. L’ulteriore
personalizzazione delle canne filettate dei fucili con vari accessori consente
al gruppo di montare silenziatori e spegni fiamma. Questo potenziamento aumenta
la già nota letalità del gruppo, consentendogli di condurre operazioni segrete
e colpire senza essere individuati o emessi suoni.
Su Telegram sono attivi decine di canali in
lingua albanese, con migliaia di follower per lo più allineati alla propaganda
di HTS.
Nell’ultimo
video ufficiale di al Jashari
intitolato “Gates of Lies”
(Porte delle bugie), alla fine di ottobre 2022, critica molti media
albanesi, macedoni, kosovari e serbi che, secondo lui diffondono informazioni
false o sono subordinati alle politiche di vari paesi in merito alla lotta
armata salafita, accusandoli di usare impropriamente il termine
“terrorismo”. Nelle sue parole traspaiono velate minacce, secondo
cui, a seconda degli sviluppi nelle aree d’origine, potrebbe portarlo a
decidere di tornare a operare nei Balcani,
o in Ucraina, per combattere come
fatto in Siria.
Secondo M. Drecun, Presidente della Commissione
per la Difesa e gli Affari Interni dell’Assemblea Serba: “…la rete di islamisti radicali in Kosovo e
Metohija si è notevolmente ampliata negli ultimi anni, con stime attuali tra i
5.000 e i 6.000 membri. È continuo il reclutamento di nuovi membri basato su
una interpretazione radicale dell’Islam. Sono soprattutto i giovani a essere
cercati…”, ha dichiarato Drecun
al portale KosovoOnline.
Fonti:
Reuters. Kosovonline, almakos, France24, France Soir. Grey Dynamics”,
RFE/RL, Western Balkans Extremism Research Forum, GTFAFF, New Delhi Times,
ThrNational, GreyDynamics.
A cura di Enrico Vigna, SOSSiria/CIVG