Trump “mette a stecchetto” l’UE


La politica di Donald Trump ha configurato il fallimento totale degli Alt Media: incapaci di analizzare il conflitto di classe e la geopolitica globale, hanno riletto il trumpismo come “ribellione” contro lo “stato profondo”. Una disamina fuorviante. Dall’altra parte, la “sinistra invertebrata” (per dirla con lo storico marxista Perry Anderson) per qualche tempo ha ricondotto l’autoritarismo neoliberale del presidente USA ad una psicopatologia mentale. La letteratura criminologica, a riguardo, offre spunti importanti nell’inchiesta giornalistica di John Ronson “Psicopatici al potere” 1. Gli psicopatici hanno tutte le caratteristiche per arrivare ai vertici d’una banca d’affari, d’una multinazionale oppure del governo tecnocratico USA, ma perché non estendere questa analisi ai Clinton e al demente senile Biden? La “sinistra sintetica” presenta le medesime caratteristiche, in termini di criminologia clinica, della destra aziendale. Il trumpismo, definito anni addietro da chi scrive “carta sporca del deep state”, ridefinisce una modalità precisa dell’esercizio del potere imperialista USA, lo strozzino più rispettato del pianeta.

Donald Trump “mette a stecchetto l’UE”

L’incontro fra Donald Trump ed il vertice della piramide europeista (in realtà bisognerebbe scrivere “piramide eurocratica”) ha sancito la sottomissione del polo imperiale europeo al trumpismo economico in materia di dazi commerciali; dal lato militare, il Pentagono supervisionerà, un po’ come una sorta “Big Brother” anglosassone, la guerra d’aggressione neocoloniale russofoba delegata alla classe dirigente europea. Incapace di sistematizzare le proprie logiche di potere, in modo indipendente dall’americanizzazione del mondo, la borghesia europea è cerebralmente morta; un autentico aborto dell’americanismo imperialista.

Il prezzo della “guerra ibrida” euro-atlantica verrà rigettato sul “proletariato lavoratore” europeo, ciononostante la Federazione Russa avrebbe continuato a configurare la chiave per l’indipendenza energetica della “vecchia” Europa. Come ha osservato l’analista strategico Manlio Dinucci, la Nato ha messo in atto la “catena di montaggio” della guerra contro la Russia. Leggiamo: “Gli Alleati europei riceveranno le armi statunitensi acquistate e le trasferiranno all’Ucraina, fornendole tutta l’assistenza operativa sul campo. Nel quadro di un piano stabilito dalla NATO sarà creata una rete di infrastrutture – porti, aeroporti, ponti ferroviari, tunnel e altri corridoi di trasporto – che saranno adattati per il passaggio rapido di equipaggiamenti militari pesanti e di grandi dimensioni. A tale scopo la Commissione Europea ha identificato oltre 500 punti critici infrastrutturali che necessitano di lavori di potenziamento per sostenere la mobilità militare.” 2

Il continente europeo, nella geografia del Pentagono, si è trasformato in un avamposto logistico della Nato: povero, deindustrializzato e soprattutto privo di democrazia reale. Il pensiero di Trump, uno psicolabile capace di cambiare opinione su tutto nel giro di poche settimane, ruota attorno al paradigma “il potere funziona”: proiettando la dottrina “del matto”, messa a punto da Henry Kissinger ai tempi dell’amministrazione Nixon, nel XXI secolo il presidente USA ritiene che un potere mattoide ed intransigente terrorizzi gli “alleati” al punto da convincerli della immutabilità del mondo unipolare. Donald Trump non ha alleati, ma soltanto malcapitati da ricattare coi suoi sbalzi umorali.

Nel 1924, con la stesura del documento “Le prospettive d’una evoluzione mondiale”, Trotsky, con la consueta capacità d’analisi, delineò il futuro dell’Europa sotto il tallone d’acciaio nord-americano:

“Che cosa vuole il capitale americano? A cosa tende? Esso cerca, si dice, la stabilità. Vuole ristabilire il mercato europeo nel suo interesse, vuole restituire all’Europa la sua capacità di acquisto. In che modo? Con quali limitazioni? In realtà, il capitale americano non può volersi creare un concorrente nell’Europa. Esso non può ammettere che l’Inghilterra e, a maggior ragione, la Germania e la Francia recuperino i loro mercati mondiali, perché esso stesso vi sta stretto, poiché esporta prodotti ed esporta se stesso. Esso mira al dominio del mondo, vuole instaurare la supremazia dell’America sul nostro pianeta. Che cosa deve fare verso l’Europa? Deve pacificarla, dice. Come? Sotto la sua egemonia. Che cosa significa? Che esso deve permettere all’Europa di risollevarsi, ma entro limiti ben determinati, accordarle settori determinati, ristretti del mercato mondiale. Il capitale americano ora comanda ai diplomatici. Si prepara a comandare anche alle banche e ai trusts europei, a tutta la borghesia europea. A questo tende. Assegnerà ai finanzieri e agli industriali europei determinati settori del mercato. Regolerà le loro attività. In una parola, vuole ridurre l’Europa capitalistica al proprio servizio; in altre parole, indicarle quante tonnellate, litri o chilogrammi di questa o quell’altra materia ha il diritto di comprare o di vendere. Già nelle tesi per il terzo congresso dell’Internazionale comunista, scrivemmo che l’Europa è balcanizzata. Questa balcanizzazione oggi continua. Gli Stati balcanici hanno sempre avuto dei protettori, nella persona della Russia zarista o dell’Austria-Ungheria, che imponevano il cambiamento della loro politica, dei loro governanti, o addirittura delle loro dinastie (Serbia). Attualmente, l’Europa si trova in una situazione analoga nei confronti degli Stati Uniti e, in parte, della Gran Bretagna. Man mano che si svilupperanno i loro antagonismi, i governi europei andranno a cercare aiuto e protezione a Washington e a Londra; il cambiamento dei partiti e dei governi sarà determinato, in ultima analisi, dalla volontà del capitale americano, che indicherà all’Europa quanto deve bere e mangiare … Il razionamento, lo sappiamo per esperienza, non è mai troppo piacevole. Ora, la razione strettamente limitata che stabiliranno gli americani per i popoli europei verrà applicata anche alle classi dominanti non solo della Germania e della Francia, ma anche della Gran Bretagna. L’Inghilterra deve considerare questa eventualità. Ma attualmente, dicono, l’America sta con l’Inghilterra; si è formato un blocco anglosassone, esiste un capitale anglosassone, una politica anglosassone; il principale antagonismo del mondo è quello che divide l’America e il Giappone. Parlare in questo modo, significa dimostrare la propria incomprensione della situazione. L’antagonismo fondamentale del mondo è l’antagonismo angloamericano. È ciò che il futuro dimostrerà sempre più chiaramente.” 3

Una Europa codarda ed incapace di configurare delle relazioni geopolitiche indipendenti (a parte le parentesi di Charles De Gaulle e Aldo Moro), che ha demonizzato attraverso il giornalismo lubrificato la sinistra di classe. L’attuale “sinistra” (come la destra) è una appendice neocoloniale anglosassone.

La Nato rimane una minaccia esistenziale per la Federazione Russa (come ha confermato il segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Shoigu), Donald Trump ha semplicemente cambiato la pelle del serpente statunitense: da gendarme a strozzino.

https://www.codiceedizioni.it/libri/psicopatici-al-potere-jon-ronson/
https://www.globalresearch.ca/come-gli-usa-dominano-leuropa/5895457
https://www.marxists.org/italiano/trotsky/1924/evoluzione.htm
January 21, 2020, Davos, Switzerland : President DONALD TRUMP meets with the President of the European Commission URSULA VON DER LEYEN during the 50th Annual World Economic Forum meeting Tuesday, Jan. 21, 2020, at the Davos Congress Centre in Davos (Credit Image: © Shealah Craighead/White House via ZUMA Wire/ZUMAPRESS.com

Fonte foto: da Google

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