Il summit Putin-Trump, tenutosi in
Alaska, ha confermato quanto più volte abbiamo spiegato su “L’Interferenza”:
l’imperialismo non è in grado, quantomeno dalla sconfitta in Vietnam, di
vincere una “guerra convenzionale” basata sul controllo territoriale,
quindi l’unica opzione percorribile è la “guerra irregolare” o “guerra
cognitiva”. Questa disamina ci aiuta a comprendere il ruolo dell’informazione
nel XXI secolo. Incapaci di produrre analisi, i giornalisti alimentano la
costruzione dell’”uomo massa” (altrimenti definibile come “individuo
alienato-programmato”) centralizzata sul rigetto del pensiero critico e la
rimozione dell’ombra. La dottrina della “guerra eterna”, teorizzata dai
neoconservatori USA e dal sionismo-revisionista, esclude l’idea stessa
di cittadinanza: l’”uomo massa”, suddito rancoroso indottrinato al “non
concetto” di razze criminali, è il prodotto di una autentica
controrivoluzione globale.
Il presidente Trump, personaggio
inaffidabile che si lascia trasportare dallo “stato profondo”, secondo
l’analista strategico Andrew Korybko potrebbe cedere a queste richieste
avanzate da Mosca:
“Nell’ordine in cui sono stati
menzionati gli obiettivi di Putin, Trump probabilmente si aspetta che Zelensky
accetti di: ridurre le dimensioni delle sue forze armate dopo la fine del
conflitto; convincere la Rada a criminalizzare la glorificazione dei
collaboratori nazisti ucraini della seconda guerra mondiale e/o a revocare la
legislazione anti-russa; far loro rimuovere l’emendamento costituzionale del
2019 sulla richiesta di adesione alla NATO; e/o modificare la costituzione per
cedere più facilmente la terra senza dover prima tenere un referendum
pan-ucraino su questo tema.” 1
Una dinamica complessa che conferma la
Russia come prima potenza militare mondiale, indubbiamente per quanto concerne
la “guerra di terza generazione”, sancendo il ruolo basico dell’Eurasia
nella ricostruzione economica d’una porzione del mondo de-globalizzato.
La narco-dittatura di Kiev è, di fatto, politicamente bollita. Il governo russo
ha dimostrato d’essere estremamente coerente ed affidabile, dall’altra parte
l’Ue è un Cavallo di Troia dei neoconservatori. Bruxelles intende morire per il
governo ucraino-nazista ed il nuovo fascismo ebraico, un Super clan
necrotizzato che, con cinismo e nell’indifferenza, ha pianificato la
demolizione di una parte del pianeta. Nel complesso, dopo aver letto con
attenzione la pubblicistica prodotta dagli analisti russi, possiamo ritenere l’Operazione
Z come di fatto una rivoluzione anti-globalista. I media russi rimangono
coerenti, quelli europei risultano decotti: l’ODG, in Italia, risponde
allo slogan fascistoide “all’ordine scribacchini”.
Trump non è un “anti-globalista”,
quanto, piuttosto, è l’uomo prescelto dal Pentagono per gestire la sconfitta
strategica dell’imperialismo USA in Ucraina. L’Ue, più radicale lungo la via
tracciata da Leo Strauss, persegue “la distruzione per la distruzione”, “il
male per il male”. La “sinistra neoliberale” intende morire per gli
eredi di Stephan Bandera, uno dei più grandi organizzatori di pogrom antisemiti
del ventesimo secolo.
Qualunque sia l’esito dei colloqui,
l’Ue (un autentico piede di porco dei neoconservatori) riporterà
l’amministrazione Trump sulla via della guerra: Donald Trump, troppo vile,
narcisista e pavido. Come scrive il giornalista del World Socialist Web Site
(WSWS), testata d’orientamento marxista rivoluzionario, Alex
Lantier:
“Qualunque sia l’esito dei colloqui
odierni, non ci sarà una soluzione militare-diplomatica duratura alla guerra
tra NATO e Russia, che è intrinsecamente legata ai piani dell’imperialismo per
una guerra contro la crescente economia cinese, nonché alle guerre neocoloniali
in tutto il Medio Oriente. Questa guerra può essere risolta, e il pericolo di
una guerra mondiale potenzialmente catastrofica scongiurato, solo costruendo un
movimento internazionale, socialista e pacifista della classe operaia.” 2
Putin sa bene che Trump non è la soluzione
del problema, ma semplicemente un cambio di strategia da parte di Washington:
gestire il passaggio da un “impero lungo” ad un “impero corto”,
una maniera differente d’intendere il connubio fra globalizzazione ed
imperialismo. Dagli USA non arriverà, mai, nulla di buono.
https://www.wsws.org/es/articles/2025/08/16/d691-a16.html
Fonte foto: Avvenire (da Google)