USA e Israele contro la Repubblica bolivariana del Venezuela


Il giornalista antimperialista Julian Assange, attraverso una recente denuncia presentata ai danni della Fondazione Nobel, ha ribadito che il cosiddetto Premio Nobel è uno “strumento di guerra” funzionale ad esportare la dottrina USA della “guerra eterna”. Un sistema di potere, sistematizzato dagli anglosassoni, che configura nel rapporto USA-sionismo il vertice della piramide capitalista mondiale.

L’estremista di destra venezuelana Maria Corina Machado, dopo aver conseguito il Nobel, ha elogiato il governo israeliano-fascista, una dittatura rea di aver consumato un genocidio a Gaza estendendo la “guerra perpetua” alla Repubblica Islamica dell’Iran. Un nuovo modo d’intendere le guerre, sistematizzato dai neoconservatori, che non contempla vincitori o vinti: il complesso militare-industriale USA, di cui fa parte la lobby sionista, intende gettare intere aree geografiche nel caos distruggendo le infrastrutture statuali dei singoli Paesi, dal “Medioriente allargato” alla distruzione del Bacino dei Caraibi. Gli Stati Uniti e l’entità sionista hanno pianificato la distruzione di una porzione del pianeta.

In Venezuela nel 2019, il golpe del neoliberista Guaido era eterodiretto dal Mossad: questo è ciò che emerge dalle registrazioni dell’intelligence venezuelana 1. Nel 2015, TeleSur dimostrò come le manifestazioni anti-chaviste fossero inquadrate dai servizi segreti israeliani, non a caso i cortei erano guidati da agenti stranieri che comunicavano fra di loro in lingua ebraica. Nel 2017, contattai la giornalista Ivana Cardinale la quale, molto gentilmente, proprio su L’Interferenza rispose alle mie domande confermando la cooperazione di lunga data della CIA con il Mossad in America Latina:

“Il Mossad è presente in America Latina da molto tempo. Indaga. È il guardiano dei proprietari di miniere d’oro, diamanti e pietre preziose in tutto il mondo, e in Sud America ce n’è parecchio, oltre allo spionaggio, all’addestramento e ad altre attività. Non hanno perdonato al Venezuela l’espulsione dei loro diplomatici e la maledizione dello stato sionista omicida.” 2

In quella circostanza, le aree urbane di Caracas occupate dai terroristi anti-chavisti si erano riempite di scritte in lingua ebraica: “io sono qui”, una minaccia funzionale alla proiezione geopolitica dell’imperialismo israeliano. Ha ragione Ivana Cardinale: Israele è uno “stato sionista omicida”, reo d’aver consumato un infanticidio. Il capitalismo transnazionale, sconfitto militarmente in Ucraina dalla Operazione Militare Speciale Z, si abbatte oggi in America Latina: Donald Trump è un manutengolo di Netanyahu, il dittatore post-moderno più pericoloso del pianeta che, indottrinato al Talmud babilonese, si ostina a dividere il mondo in aristocrazia e servitù.

L’operazione prende il nome di “Accordi di Isacco” e mira a sostituire i governi di centro-sinistra sudamericani con “regimi clienti” di Tel Aviv. Scrive l’analista strategico Freddie Ponton:

L’opposizione a Israele non è più trattata come una posizione politica, ma come prova di estremismo o antisemitismo. Sionismo ed ebraismo vengono deliberatamente confusi, consentendo di riformulare le critiche alla politica dello Stato israeliano come odio. Questa narrazione fornisce la giustificazione morale per l’isolamento, le sanzioni e, potenzialmente, il Cambio di Regime.

In questo contesto si inserisce María Corina Machado, la figura dell’opposizione venezuelana più calorosamente accolta dalle reti politiche israeliane e statunitensi. L’allineamento di Machado con Israele non è retorico o recente. Nel 2020, il suo partito, Vente Venezuela, ha firmato un accordo formale di cooperazione interpartitica con il Likud, il partito al governo in Israele, guidato da Benjamin Netanyahu. L’accordo impegnava entrambe le parti a condividere valori politici, cooperazione strategica e allineamento ideologico.” 3

Non è un caso che la Machado abbia aperto agli investitori stranieri contro la pianificazione economica (un po’ come Al Jolani in Siria): anglosassoni, ma anche la grande borghesia ebraica. Una disamina importante che trova conferma nelle dichiarazioni dello studioso iraniano Mohammad Ali Shabani, il quale ha sapientemente tracciato un filo nero fra la lobby sionista e l’estrema destra fascistoide venezuelana con l’intento di spezzare l’indipendenza energetica del Sud Globale: “La lobby pro-Israele sta sostenendo un cambio di regime in Venezuela come trampolino di lancio per una guerra contro l’Iran. Non è certo una novità né una sorpresa. Ma è preoccupante che l’argomentazione sia essenzialmente quella secondo cui la distruzione degli impianti petroliferi del Medio Oriente non avrebbe ripercussioni sull’America”. Uno studio, ampiamente confermato, che trasforma il sionismo in un grande problema non soltanto per la Palestina, ma per il mondo intero.

La guerra sporca di Israele è un attacco frontale all’eredità politica di Chavez ed Ahmadinejad: l’indipendenza e la sovranità dei popoli contro l’arroganza dell’imperialismo USA. Donald Trump, davanti allo strapotere di Netanyahu, diventa un uomo pavido che teme perfino la sua ombra.

https://www.voltairenet.org/article206904.html

Fonte foto: FarodiRoma (da Google)

1 commento per “USA e Israele contro la Repubblica bolivariana del Venezuela

  1. Fabrizio
    25 Dicembre 2025 at 0:39

    A fronte di quella che è evidentemente un’azione protratta della mafia sionista volta a modellare il mondo secondo un progetto ben definito (dalla Groenlandia, al Medio Oriente al Sud America, essendo praticamente tutto l’occidente già conquistato), mi chiedo se esiste un vero asse Russia, Cina, Iran, Venezuela, Nord Corea che abbia ben chiaro di dover agire coordinato ed in maniera proattiva… reagire semplicemente e singolarmente a qualche manovra (come quella Ucraina) non è più sufficiente. Necessita avere un piano alternativo e procedere all’attuazione se si vuole evitare che il globo intero finisca in mano a questi demoni.

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