In Venezuela, il movimento “Chavista” è in un momento difficilissimo e delicato, alcuni analisti lo hanno definito un “bivio storico”, di fronte a una scelta tra accettare o resistere alle pressioni e imposizioni statunitensi sul paese. Tra le forze popolari più legate alla rivoluzione chavista, i “Colecctivos” con il loro forte radicamento e riconoscimento nelle aree più povere e operaie del paese, rappresentano politicamente, socialmente e militarmente, una delle parti che, a seconda di come si porrà sul campo, potrebbe essere decisiva per la prospettiva venezuelana e non solo.
I media li chiamano teppisti
armati e criminali, seppure santi non lo sono di certo, il senatore degli Stati
Uniti Marco Rubio ha richiesto che vengano inseriti nella lista dei terroristi,
ma chi sono i colectivos del Venezuela?
Demonizzati dai media internazionali e
presi di mira dall’opposizione, i colectivos
sono un simbolo di disprezzo da parte degli oppositori del chavismo e del presidente Nicolas
Maduro. Sono regolarmente ritratti nei media come bande armate e l’ultimo
bastione del sostegno al bolivarismo
e a Maduro. Ma la realtà dei colectivos è molto diversa, molto più
complessa…e interessante.
Tutti gli analisti e studiosi
latinoamericani e non solo, sanno che la leadership chavista sta affrontando una dura e difficile scelta: accettare la pressione
e la coercizione
degli Stati Uniti sulle decisioni
economiche e politiche interne o resistere? Entrambi i percorsi rischiano
conflitti di varia gravità, con conseguenze di ampio respiro per la futura
stabilità del paese.
Conosciuti come i “cavalieri
d’acciaio” sulle loro moto e come i più duri difensori della Rivoluzione
Bolivariana del Venezuela, i colectivos sono di
fatto milizie paramilitari radicate negli strati più poveri della società
venezuelana. I suoi componenti provengono dai barrios delle grandi città e sono notoriamente disposti a tutto. Queste forze para militari,
spesso al limite o oltre la legalità istituzionale, sommate agli orientamenti
che prevarranno all’interno delle Forze
armate bolivariane, dove la radice antimperialista e patriottica del Chavismo è ancora particolarmente rilevante,
sono un connubio che, sommato ai sentimenti popolari di milioni di venezuelani
potrebbe definire la prospettiva del futuro del paese.
Le dichiarazioni di Trump e le imposizioni che sta
disponendo alla attuale dirigenza governativa, che indicano che gli USA starebbero di fatto intaccando la sovranità
del Venezuela, sono percepite
all’interno degli ambienti chavisti
più radicali, come un imperialismo apertamente palese e un’umiliazione pubblica
intenzionale. Mentre i fratelli Rodríguez,
come espressione istituzionale di transizione, cercano di gestire questa fase e contenere le imposizioni, per
preservare una minima stabilità e la sopravvivenza, le espressioni militari
della linea dura, negli ambiti indicati prima, potrebbero essere, in divenire,
molto meno inclini a farlo.
In ogni caso il sequestro e rapimento
del presidente Maduro, è vissuto in
queste forze, come un arrogante atto di assoggettamento, e si tratterà di
vedere se questo costo politico resterà accettato, restando allineati con la leadership
civile e politica di transizione, o se verrà recepita come una capitolazione alle
richieste di Washington.
Se questo affronto percepito, si
tradurrà in rottura, dipenderà anche da come qualsiasi potenziale
riallineamento di Rodríguez andrà a minacciare
o preservare gli interessi economici e di controllo dei militari.
In questo scenario, il Venezuela potrebbe precipitare in anni
di instabilità, gestita con un potere di fatto condiviso, con vari attori tra
cui sicuramente elementi dell’opposizione, tra quelli meno corrotti o malvisti.
I colectivos
sono strutturati organizzativamente e operativamente sul modello delle Brigate
di Intervento Rapido cubane e della forza
paramilitare civile iraniana Basij. Si ritiene che, quando nel 2009, Mohammad Reza Naqdi,
l’allora ministro della Difesa iraniano, che sarebbe poi diventato il
comandante dei Basij, visitò il
presidente Hugo Chavez a Caracas, fu concordato il programma di
addestramento e inquadramento paramilitare regolato delle varie milizie
presenti nel paese, fino a quel momento presenti in modo dispersivo. Da quel
momento dispongono di armi moderne,
motociclette, apparecchiature di comunicazione, sistemi di sorveglianza e
persino carri armati che furono forniti da Chávez,
nell’ambito della ristrutturazione di questi collettivi territoriali, ricevendo finanziamenti statali,
moto e armi, utilizzate spesso con la funzione
di forze di controllo sociale all’interno dei quartieri popolari o dei barrios delle grandi città. Fu allora che Chávez
li definì “il braccio armato della rivoluzione bolivariana“.
In molti ambiti i colectivos esercitano anche un
importante e capillare controllo territoriale e collaborano ad una gestione
sociale dei quartieri, dove vivono milioni di venezuelani, accusati dalle
opposizioni di essere l’ala armata del regime. Maduro li ha spesso citati e indicati come baluardo bolivariano, affermando pubblicamente,
anche poco prima di essere rapito e sequestrato, di essere un “loro grande sostenitore”.
Qualunque cosa accadrà, ciò che molti
sottolineano, è che il potere che queste milizie hanno accumulato è tale, che
sono diventati un attore chiave sulla attuale e futura complessa scacchiera del
Venezuela, una realtà con cui qualsiasi futuro governo centrale avrà
bisogno di negoziare e cercare accordi, che potrà generare anche nuovi
potenziali riassetti del panorama istituzionale, sociale e di controllo, non
solo legale, del territorio, con tutte le sfide che questo genererà.
I colectivos hanno una genesi legata ad
anni molto lontana nel tempo. Molti dei suoi leader e militanti più anziani sono
stati già dentro i processi guerriglieri rivoluzionari del Venezuela degli anni ’60, e sono poi riemersi durante la presidenza
di Hugo Chavez, dopo che Chávez aveva formato le sue principali
organizzazioni: i circoli bolivariani.
Inizialmente
essi sono emersi come iniziative su basi comunitarie allineate con il progetto chavista e socialista: promuovendo attività
culturali, educative e sociali nelle aree più emarginate, lavorando a vari
programmi per sradicare la povertà, fornire istruzione di base con progetti di
doposcuola, assistenza sanitaria, eventi
sportivi e programmi di riabilitazione dalla droga, nei barrios dove i loro militanti vivono e
sono radicati. In molte realtà dichiarano pubblicamente di garantire sicurezza
sociale agli abitanti, combattendo la
criminalità organizzata e anche giustiziando spacciatori, sabotatori e trafficanti
di droga.
Definendosi come difensori
della Rivoluzione Bolivariana, hanno gradatamente
preso poiil controllo politico e
sociale dei quartieri chiave, spesso agendo a fianco della polizia e della Guardia Nazionale, contro le azioni
sovversive dell’opposizione fascista.
Negli
anni si sono formati dozzine di colectivos
nel paese, l’anno scorso si indicavano in oltre cento, con vari raggruppamenti al
loro interno. Nel 2018, InSight Crime
ha monitorato e computato, nel solo Barrios 23 de Enero di Caracas, 46 gruppi. E’ stato calcolato che essi
sono presenti e operano in 16 stati
venezuelani, controllando circa il 10%
delle città venezuelane.
La
maggior parte dei Colectivos ha
sempre ricevuto finanziamenti governativi, spesso attraverso esponenti politici
a loro legati. Ad esempio quando un Colectivo
gestisce un servizio ufficiale di guardia del corpo o garantisce sevizi di
protezioni di edifici, mentre altri gestiscono casinò e varie piccole imprese.
I gruppi sono anche noti per servizi di sicurezza presso miniere d’oro sia
ufficiali che illegali in tutto il paese.
I
colectivos non hanno una omogeneità
ideologica profonda, ma i due principali cardini delle loro convinzioni sono il
bolivarianesimo, un insieme di
principi patriottici e socialisti, che si basano sulle figure di Simon Bolivar e di Chavez e sul chavismo, la
concezione e progettualità socialista varata da Hugo Chavez.
Alcuni membri delle agenzie di
intelligence del Venezuela, tra cui
la Direzione generale del
controspionaggio militare e il Servizio
di intelligence bolivariano, sono anche membri di colectivos. In questo
modo, i colectivos sono e agiscono di
fatto, come una forza paramilitare non ufficiale, per il governo chavista. Va detto che in alcune
situazioni, loro esponenti sono anche stati legati a traffici di armi e forme
di illegalità di massa.
Tres Raíces e Frente 5 de Marzo vengono indicati
come fortemente legati alle Forze di
sicurezza del Venezuela. Tres Raíces
è anche “uno dei più armati“,
con membri pubblici che lavorano nel SEBIN (Intelligence), nel DGCIM (controspionaggio militare), nelle
FAES (Forza d’azione speciale della
polizia) o nella Milicia Nacional
Bolivariana.
Sono
decisivi ad indirizzare i voti nelle elezioni locali per candidati specifici.
Ad esempio, il sindaco di Caracas Carmen
Meléndez risulta avere stretti contatti con il Colectivos Tres Raíces nel quartiere 23 de Enero, che ha fatto campagna elettorale per lei, portandola
alla vittoria nella capitale.
Anche l’ex
sindaco della capitale
Juan Barreto, aveva avuto il sostegno attivo del colectivos
“Tupamaros”, ripagandolo dopo la sua
elezione con la nomina di un leader del gruppo come vice direttore della
sicurezza pubblica della città
Con Maduro sequestrato e un nuovo governo chavista transitorio, i colectivos
sono la forza sociale e militare non istituzionale, più vicina al cuore del
potere del paese. Sono ben armati e possiedono una varietà di
armi, molte delle quali ostentano nelle manifestazioni e sui social media.
Oltre a fucili come FAL, AK e AR-15,
hanno anche altre armi da fuoco come fucili da caccia, pistole, così come gas
lacrimogeni e granate. I gruppi ottengono queste armi attraverso fondi forniti
dal governo, sul mercato nero, o dal lavoro di sicurezza per i funzionari
governativi. Inoltre non è raro vederli apertamente brandire e portare armi da
fuoco per le strade dei barrios, nonostante
portare armi da fuoco sia illegale e punibile fino a 20 anni in Venezuela. Sono ben addestrati e
mantengono stretti legami con elementi radicali nel campo del potere. Nel 2008, è stato rivelato che diversi Colectivos erano in stretto contatto con le FARC e non solo, e avevano ricevuto una formazione da loro.
Questo li
rende una forza potente le cui scelte potrebbero plasmare il futuro incerto del
paese. Lo
scorso anno, il governo sosteneva che oltre un milione di venezuelani, sono
vicini o influenzati dai colectivos.
Le milizie
più potenti e importanti sono Tupamaros, La Piedrita,
Tres Raices, Frente Francisco de Miranda, Alexis Vive, Coordinadora
Simón Bolívar e Ciudad
Socialista Frente 5 de Marzo.
Dopo
il rapimento del presidente Maduro,
molti esponenti pubblici e militari dei colectivos,
intervistati o consultati hanno espresso, senza fare annunci eclatanti,
dichiarazioni sibilline e molto caute su cosa faranno.
Il
loro immediato e massiccio dispiegamento nei giorni successivi, ha inteso
dimostrare che non sono semplici attivisti della comunità, ma una forza
paramilitare con relativa autonomia, in grado di influenzare anche la
lotta interna per la linea futura del PSUV.
La loro presenza dispiegata per le strade, di fronte a una anomala
assenza di personale militare dopo gli attacchi degli Stati Uniti,
deve essere intesa come una dimostrazione di forza ed un messaggio subliminale.
La
minaccia che rappresentano è stata evidente nell’allarme di sicurezza emesso
dall’ambasciata americana in Venezuela (operante
da Bogotá) il 10-11 gennaio 2026. In
una dichiarazione di livello quattro,
Washington ha esortato tutti i
cittadini statunitensi a non recarsi nel paese e lasciare immediatamente il Venezuela se ci fossero, fino a
nuove indicazioni. L’avvertimento citava esplicitamente i colectivos affermando: “Ci sono rapporti di gruppi di milizie
armate, noti come collettivi, che pattugliano le strade e perquisiscono
i veicoli in cerca di cittadini degli Stati Uniti o sostenitori
dell’opposizione“.
Nel tentacolare quartiere di Caracas del 23 de Enero, Oca, una giovane ma molto conosciuta
appartenente a Tres Raices,
intervistata sotto un murale raffigurante il leader venezuelano Hugo Chavez, ha espresso il sentimento
più radicato e profondo degli abitanti del barrios:
“…Chavez e la sua eredità hanno trasformato questo quartiere. Una volta
sommerso di criminalità e droga, 23 de Enero ora percepisce possibilità di opportunità
e di sviluppo…Sentiamo di avere un impegno per Chavez in tutto ciò che
facciamo, con un senso di dignità nostra…quello che è successo il 3 gennaio è
stato un rapimento. Ci sentiamo come se nostra madre e nostro padre ci fossero
stati portati via, Maduro e Flores sono come i genitori della mia generazione e
noi li rivogliamo indietro costi quel che costi…”, ha detto Oca con orgoglio.
Non appena era arrivata la notizia che
Maduro e sua moglie Cilia Flores erano stati portati negli Stati Uniti, molti gruppi di queste
forze sono scesi in piazza in moto, mostrandosi persino armati di fucili
d’assalto, stabilendo posti di blocco e pattugliando i quartieri e sorvegliato
il quartier generale Chavista.
Valentín Santana, capo di La
Piedrita, ha diffuso un video minaccioso: “…Hanno tradito il nostro presidente Nicolás Maduro, ma la storia li farà pagare…restiamo in
attesa degli sviluppi, ma tutti devono sapere che chi tradisce o aggredisce il
nostro popolo finirà in sacchi neri…chiamiamo il popolo a restare all’erta,
pronti alla difesa della patria…Non hanno idea di cosa hanno scatenato”.
Diversi dei colectivos più forti del paese occupano il quartiere 23 de Enero, a pochi isolati dal palazzo
presidenziale. Molti si sono unificati nel Fronte Collettivo Sergio Rodríguez,
tra cui La Piedrita e Tres Raíces.
Gruppi come le Squadre della Pace
(Cuadrillas de Paz, Cupaz), un gruppo favorito da Maduro, controllano anche le aree chiave intorno a Caracas e nelle
principali città del Venezuela e
potrebbero anche svolgere un ruolo nel rimpasto di potere in corso.
Nei loro primi giorni di potere, i
fratelli Rodríguez hanno rispettato
le richieste dell’amministrazione Trump,
ammettendo di essere sotto pressione da Washington
per smantellare le componenti più radicali, violente e armate del paese.
La Piedrita è nata
il 26 dicembre 1985, creata da Valentín
Santana e Carlos Ramírez. Sul suo sito web, il gruppo spiega che il suo lavoro
dal basso è “ispirato dal bene
collettivo” per risolvere problemi relativi alla sicurezza, alla
cultura, allo sport, alla società e all’economia. I suoi membri mescolano
elementi religiosi, come la Vergine Maria
e Gesù Cristo, con Chavez e Bolivar,
in questo modo attirano varie tipologie di militanti popolari. E’ considerato uno dei due gruppi più
violenti e pericolosi del paese.
Santana,
che ha esperienza militare, l’ha usata per infondere un senso di disciplina e
una forte struttura verticale all’interno del gruppo, ha dichiarato che La Piedrita è “…disposto a difendere la Rivoluzione Bolivariana “a tutti i costi”.
Ad oggi, Santana ha tre mandati di
arresto a suo nome. Nonostante ciò, appare spesso in pubblico ed è stato
intervistato dai media internazionali. In un video sul suo feed Twitter, si mostra mentre abbraccia alti funzionari
governativi, tra cui il generale Fabio
Zavarse Pabón, il comandante di
tutta la Guardia Nazionale Bolivariana
(Guardia Nacional Bolivariana – GNB), recentemente sanzionato dagli Stati Uniti.
Una delle figure e dirigente più amata dalle
popolazioni dei barrios è stata Lina
Ron.
«Con
Chávez tutto, senza Chávez, proiettili a guidarci» era il motto di Lina Ron, fondatrice dei collettivi in Venezuela e figura tra le più radicali e
dure del panorama venezuelano.
Quando morì, vittima di un infarto all’età di 51 anni nel
marzo 2011, Chávez la pianse
pubblicamente con queste parole: “Onore
e gloria a Lina Ron. Rimarrà per sempre nei cuori del popolo. La compagna Lina
Ron è morta. Era una vera soldatessa del popolo! Una rivoluzionaria a tutto
tondo. Una spada affilata e una fiamma viva della
rivoluzione bolivariana socialista popolare. Con la partenza di Lina Ron la
spada si affila di più e la fiamma cresce di più. Seguiamo il suo esempio!”. Nel 2009, Lina
guidò un gruppo del suo colectivos e attaccarono
la sede dell’emittente televisiva privata Globovisión,
lanciarono molotov, lacrimogeni e devastarono la sede, indicandola come un
“obiettivo rivoluzionario“.
Per quell’azione fu arrestata e trascorse due mesi in carcere. Chavez la definì incontrollabile e
allora lei dichiarò con il suo tipico fervore: «Il mio comandante mi ha richiamata all’ordine e io ho obbedito senza
esitazioni. Eccomi qui, più rivoluzionaria e chavista che mai». Fu poi
anche fondatrice e
leader di un piccolo partito di sinistra, l’Unione
popolare venezuelana (UPV), che in seguito si è unì al Partito Socialista di Chavez.
Colectivos I Tupamaros
Uno dei gruppi più militanti e attivi
nelle mobilitazioni di piazza. Tra i più politicizzati, si definisce un
movimento rivoluzionario e organizzazione politica marxista-leninista, che ha
preso il nome dal gruppo guerrigliero uruguaiano. Le sue origini risalgono al
1979, ma il loro peso è cresciuto esponenzialmente sotto Chavez.
Colectivo del Movimento Rivoluzionario Carapaica
Affermano di
considerarsi militanti rivoluzionari e di supportare la visione del “piano socialista di sviluppo economico e sociale
bolivariano”. Il loro leader è il “Comandante Murachi“. Il loro armamento comprende carabine M4 e fucili FAL. La loro prima azione risale al novembre 2002, quando
attaccarono due veicoli blindati della Polizia
Metropolitana in risposta all’assoluzione degli ufficiali militari
coinvolti nel “Carmonazo“,
il tentato colpo di stato contro Chávez.
Sono considerati uno dei due colectivos più pericolosi e agguerriti.
3 Raices Foundation
La 3
Raices Foundation è un’organizzazione di azione sociale della comunità,
focalizzata sulla gestione del potere popolare, al fine di rafforzare il lavoro
educativo, culturale, agro-produttivo e tutto ciò che ha a che fare con le
aziende di proprietà sociale. La ragion d’essere della Fondazione è quella di contribuire alla trasformazione del nuovo
uomo e della nuova donna, basata su principi socialisti e rivoluzionari, al
fine di consolidare l’uguaglianza sociale. Si concentra sull’addestramento dei
giovani a discostarsi dalla piaga delle droghe, stabilendo una lotta frontale
contro gli spacciatori che sono il loro nemico naturale, tutto questo va per
rafforzare lo sviluppo della Quinta
Repubblica bolivariana. Si fonda su una formazione guevarista determinata da Estudio,
Trabajo e Risal in quell’ordine di idee. Con un’impronta politica
marcatamente socialista, come riporta il suo documento costituente.
Jonsy
Serrano è uno dei leader della 3
Raices Foundation del quartiere 23 de
Enero, tiene dibattiti sul tema del governo che sta negoziando con gli Stati Uniti dopo decenni di scontro
totale, per valutare una posizione comune. In una intervista Serrano, responsabile della
comunicazione del gruppo, ha spiegato che gli incontri sono come una sorta di
“catarsi” per i chavisti frustrati dagli eventi accaduti.
“C’è tanta rabbia e disorientamento, sentiamo
che le nostre mani sono legate…Ad un certo punto, un compagno generale
rivoluzionario è venuto e ha distribuito armi. Ma la domanda è stata: cosa ne
avremmo fatto…Con Maduro rapito, è per ora necessario mantenere la calma. Ma
questo non significa che la situazione sia appianata o smorzata. Non vogliamo
la violenza, ma siamo preparati alla guerra. Qui ci sono combattenti disposti a
difendere la rivoluzione e la patria. Sappiamo cosa faremo e dove dobbiamo
andare, se sarà necessario…”, ha detto Serrano
nella sede in una stanza piena di cimeli chavisti, tra cui una statua di Chavez e una figura di Maduro come i supereroi.
La Coordinadora
Simón Bolívar opera a Caracas
e si autoproclama uno dei primi colectivos
fondati. La nascita si fa risalire al 1989,
quando si verificò il Caracazo. In
questo contesto, diversi giovani del settore 23 Enero di Caracas fondarono l’Assemblea
per la Vita per affrontare i molteplici problemi attraverso la
partecipazione della comunità. Più tardi, costruirono la Brigata di Solidarietà con il Pueblo” Antonio José de Sucre”.
Infine nel 1993 formò la Coordinadora
Cultural Simon Bolivar che nel corso degli anni divenne semplicemente Coordinadora Simon Bolivar.
Colectivos
Alexis Vive
Questo collettivo si è formato dopo il tentato colpo di
stato del 2002 e la morte di Alexis
González Revette, membro del Comitato di Coordinamento Simón Bolívar. Tra le sue azioni armate più note si annoverano gli attacchi alla sede di Fedecámaras, la più grande associazione
imprenditoriale del paese.
Un giornalista del settimanale
socialista indiano Janata, è andato a
intervistarli e ha incontrato nel barrio
23 de Enero a Caracas, uno dei suoi comandanti, Cucaracho, che così si è espresso: ‘…Siamo in una guerra e l’obiettivo principale di questa offensiva sono
i movimenti popolari, i colectivos. Questo non è un caso: sanno che i
colectivos sono il loro principale ostacolo e il 23 de Enero è la punta
dell’iceberg…Considerano i colectivos come simili ai gruppi di insorti in Medio
Oriente che hanno resistito all’invasione. Ecco perché ci demonizzano. Ci
vedono come una barriera, come un’ultima linea di difesa, ma non conoscono la
nostra realtà…Viviamo nella comunità, partecipiamo alla vita comune,
frequentiamo assemblee, studiamo e cerchiamo modi per produrre cibo per
affrontare la crisi. Ma siamo consapevoli di essere in guerra. Non contro
l’opposizione perché l’opposizione non esiste, il nostro nemico vero è
l’imperialismo. Attaccano i colectivos perché siamo disposti a difendere il
nostro modello. I colectivos sono organizzati con l’obiettivo di approfondire
la Rivoluzione Bolivariana attraverso l’organizzazione popolare e la creazione
dello stato comunale. Siamo fortemente convinti che questa sia la strada
corretta da seguire: un governo del popolo basato sulla democrazia
partecipativa. Risolveremo i nostri problemi all’interno della rivoluzione.
Siamo chavisti e non tradiremo Chavez. Ora ci sono persone che affermano di
essere chavisti, ma che stanno uccidendo il chavismo. Ci sono persone che si
sono infiltrate nelle istituzioni statali e che lavorano contro di noi. Il
popolo chiede che la rivoluzione si sviluppi. Vogliono che i burocrati vengano
cacciati una volta per tutte; che la terra sia data ai contadini e alle
fabbriche per essere presa in carico dagli operai. Vogliamo una
radicalizzazione della rivoluzione. Vogliamo tutto il potere al popolo: questo
è ciò che cerchiamo. Ma ora il nostro problema è con i gringos. Una volta
risolto questo problema, affronteremo i nostri problemi interni”, ha dichiarato
Cucaracho.
Alexis
Vive è stato determinante nella creazione del comunas di Panal 2021. Le
“comunas“ sono unità territoriali locali vitali per il
modello di autogoverno popolare promosso dal governo venezuelano, esse sono rivolte
alla gestione diretta delle risorse e al ‘socialismo
territoriale’. Sostenute dal Ministero
del Potere Popolare per le Comunas e i Movimenti Sociali, queste strutture
operano in varie zone delle città, come pilastri di trasformazione sociale.
Furono promosse da Chavez, le comunas sono poi diventate la principale
forma di organizzazione della comunità democratica in tutto il paese.
“L’idea
delle comunas è quella di portare forme di potere popolare verso il basso.
disperdere il potere”, spiega Cucaracho,
“…in modo che il popolo sia quello che
prende le decisioni. Il nostro ruolo è quello di formare quadri e insegnare
alle persone la visione strategica della comunas. Ma siamo proprio come tutti
gli altri della comunità: ci uniamo alle stesse code di tutti gli altri,
aiutiamo gli anziani, siamo parte della comunità”.
Il Grande
Polo Patriottico, fu creato nel 2011 e composto da 28 Consigli Patriottici Settoriali, conta
oltre 11.000 collettivi e movimenti
sociali per un totale di 36.000 persone
militanti.
Mentre il governo e i suoi sostenitori affermano che è un
blocco politico e di militanza civile e sociale, l’opposizione accusa che, in
realtà, sia un paravento di attività paramilitari e copertura dei colectivos ed abbia attività di
controllo politico paramilitare e organizzazione di scontro con le forze
dell’opposizione.
Fonti: Telesur, Albaciudad,, Cubadebate, Granma, ChinaDaily,
Noticias24, Al Jazeera, Janata
AVN (AgenciaVenezuelanaNoticias), Prensapcv,
Envanguardia, Orinocosubversive , Insightcrime
A cura di Enrico Vigna, IniziativaMondoMultipolare/CIVG – 26 aprile 2026