Washington e Tel Aviv “faccia a faccia” con la loro vera natura: il fascismo


L’aggressione imperialistica della “coalizione di Epstein” contro la Repubblica Islamica dell’Iran ha accelerato in Occidente la transizione verso una nuova Architettura di potere, una società basata sulla paura e costruita seguendo il “modello” israeliano: un impero teocratico. Trump e Netanyahu, entrambi coinvolti negli “Epstein Files”, sono simili e differenti nel medesimo tempo: Netanyahu vorrebbe trasformare Israele in un “impero ebraico” interpretando il Talmud babilonese come un programma politico; Trump, aggredendo l’Iran, getterebbe le basi per la guerra economica contro la Repubblica Popolare Cinese ed i Paesi Brics. Entrambi declinano due religioni anacronistiche e totalitarie, il cristianesimo e l’ebraismo, come nucleo metafisico del totalitarismo del ventunesimo secolo: l’imperialismo cristiano-fascista.

I due dittatori, Trump e Netanyahu, hanno tentato di legittimare ideologicamente una sporca guerra d’aggressione imperialista utilizzando strumentalmente slogan come “Morte all’entità sionista”, pur sapendo perfettamente che gli sciiti non sono mai stati neanche sfiorati dall’idea di pogrom antiebraici (una prerogativa occidentale), ma hanno soltanto sempre sostenuto la legittima liberazione della Terra di Palestina dal sionismo 1. In questa prospettiva, Teheran condivide la linea sovietica del 1948 ovvero la creazione d’uno Stato binazionale arabo-israeliano, pluralista ed antirazzista. Washington e Tel Aviv, inizialmente un prodotto della “perfida Albione” (la Gran Bretagna) come spiegava Khomeini, condividono la medesima matrice ideologica: in nome dell’etnopolitica, hanno edificato uno Stato colono espellendo con la violenza gli abitanti autoctoni. I palestinesi sono come gli indiani Sioux dell’America del Nord, vittime eroiche e resistenti del cristiano-fascismo e del nazismo-sionista.

La religione ebraica e quella cristiana (protestante e calvinista e le loro derivazioni postmoderne), in questa congiuntura storica, rappresentano la matrice ideologica del totalitarismo. Lo scrittore e documentarista britannico, Cristopher Hale, ha rivelato che:

“A gennaio, a porte chiuse al Pentagono, il sottosegretario alla Guerra per le politiche Elbridge Colby convocò il cardinale Christophe Pierre — all’epoca ambasciatore di Papa Leone XIV negli Stati Uniti — e gli tenne una ramanzina.
L’America, dissero Colby e i suoi colleghi al cardinale, ha il potere militare per fare tutto ciò che vuole nel mondo. La Chiesa cattolica farebbe bene a schierarsi dalla sua parte.
Mentre gli animi si surriscaldavano, un funzionario statunitense ha tirato fuori un’arma del XIV secolo e ha invocato il Papato di Avignone, il periodo in cui la Corona francese usò la forza militare per piegare il vescovo di Roma al proprio volere.
Quella scena, rivelata questa settimana da Mattia Ferraresi in uno straordinario articolo giornalistico per The Free Press, potrebbe essere il momento più significativo nella lunga e intricata storia del rapporto tra la Repubblica americana e la Chiesa cattolica.”

All’interno di questo scenario, anche la Chiesa Cattolica (influenzata dal mondo puritano e dagli sproloqui dei “sionisti religiosi”) rischierebbe di diventare il Cavallo di Troia dell’imperialismo statunitense, un ruolo macabro già ricoperto in passato durante i pontificati di Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger.

L’entità sionista prosegue la propria campagna d’assassinii mirati degli scienziati iraniani: tutto ciò è immorale ed illegale nello stesso tempo, ma risulta in linea col pensiero israeliano ovvero “il diritto internazionale non si applica al popolo eletto”. Arrivati a questo punto, dal regime israeliano possiamo aspettarci qualsiasi nefandezza: la categoria “amico-nemico” sistematizzata dal filosofo del diritto Carl Schmitt, nella rilettura sionista, viene applicata su basi razziali rendendo il crimine legale nei confronti dei “non ebrei”. Israele è la dittatura post-moderna più pericolosa della storia e, nelle primissime ore del “cessate il fuoco” (8/04), ha già impunemente assassinato centinaia di libanesi. Questa valutazione, puramente giornalistica, mi permette di esprimere una valutazione politica di gran lunga più impegnativa: avendo consumato in modo premeditato un genocidio, Israele è uno “Stato genocida”.

Che cosa ci ha comunicato la Resistenza iraniana-sciita davanti alla vile Operazione “Furia di Epstein”, due nuove modalità d’intendere la guerra in quanto avvenimento multifattoriale – seguendo le dinamiche della “guerra ibrida” – e la resistenza come fattore oggettivamente complesso di tenuta territoriale? Leggiamo a riguardo l’analista strategico e studioso della complessità, Pier Luigi Fagan, secondo cui gli iraniani:

“…hanno senz’altro raccolto nel mondo più simpatia di quanto avevano prima (tanto quanta ne ha perso Israele e il mondo ebraico in generale), tra l’altro anche nel mondo musulmano sunnita (cosa che farà molto piacere ai vertici clericali sciiti), hanno resistito complessivamente molto bene, hanno mostrato capacità comunicative eccelse e tecnomilitari significative e soprattutto, hanno trasformato una libera via di navigazione (uno dei più classici “choke point”) ovvero Hormuz, in un casello in condominio con l’Oman (fatto significativo in termini di geopolitica degli spazi relativamente agli EAU e i loro progetti di nuovi terminali da portare nel Mar Arabico saltando Hormuz), che rifinanzierà la ricostruzione e darà loro nuovo peso geopolitico regionale. Hanno anche dato senso al nuovo gruppo STEP e mantenuto ottimi rapporti con i partner tradizionali (Russia, Cina) e con altri (Pakistan, India, Francia, Giappone etc,). Tutti da seguire saranno gli sviluppi di politica interna e la tenuta della strategia dell’Asse della Resistenza non tanto per volontà, quanto per possibilità concrete di finanziamento e supporto militare ora che dovranno prioritariamente ricostruire il Paese.” (articolo pubblicato sulla bacheca Facebook del Dott. Fagan)

L’Iran, colpendo vittoriosamente il complesso militare-industriale israeliano, si è di fatto riposizionato come la quarta potenza militare del pianeta, rilanciando il sogno di Ali Shariati: la decolonizzazione del Sud Globale, un modello di autosviluppo sostenuto nei primi anni successivi alla Rivoluzione dall’Imam Khomeini e sistematizzato, con ulteriori apporti teorici, da Mahmud Ahmadinejad ed Hugo Chavez.

La politica statunitense, come spiegò il sociologo marxista James Petras, dipende interamente dalla lobby sionista. Trump, reo d’aver stuprato una ragazzina e – per questa ragione – sotto ricatto da parte del Mossad, è il fantoccio di Netanyahu: due fascisti sociopatici.

La realtà, per quanto concerne le scienze politiche, è sotto i nostri occhi: gli Stati Uniti sono uno “Stato fascista”, in termini tecnici una “statocrazia”, mentre Israele continuando ad uccidere donne, anziani, uomini e bambini innocenti si configura come “entità genocida” avendo dismesso qualsiasi riferimento al costituzionalismo liberale (anche in rapporto al common law). Washington e Tel Aviv: due Paesi senza storia, etica e diritto.

https://www.voltairenet.org/article224159.html
Netanyahu ha accettato il nuovo piano Trump e si è scusato per l'attacco in  Qatar

Fonte foto: da Google

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