La
recensione di Costanzo Preve al libro “La forza della ragione”
di Oriana Fallaci svela il provincialismo italiano e la cultura
editoriale fedele fino al parossismo al “politicamente corretto”.
Nel tempo della religione dell’odio Oriana Fallaci svela la verità
celata, l’odio, che si vorrebbe edulcorare con le “belle parole
dell’inclusione”. Costanzo Preve dichiara la sua simpatia per la
scrittrice, in quanto col suo parossismo rende evidente la qualità
culturale del nostro tempo. L’omologazione e il conformismo non
sono innocue presenze, ma tossine organizzate in modo capzioso che
spargono il seme dell’odio verso i dissenzienti e le culture altre.
Nella scrittrice si tocca a piene mani ciò che normalmente è
offuscato dal buonismo ringhioso della cultura ufficiale, ovvero un
odio impari verso ciò che è “altro”. L’odio acceca e non
permette di cogliere le differenze; l’odio rende astratto ed eguale
ciò che invece è profondamente complesso e differenziato. Sembra
dirci Costanzo Preve che il semplicismo è il figlio dell’odio e
individuare la sua genesi e la sua presenza è il primo passo verso
la libertà e la sprovincializzazione culturale:
“Non appena penso
alle facce ripugnanti di Bush e di Condoleeza Rice, subito penso ai
poeti Frost e Lee Masters, agli scrittori su cui mi sono formato, ai
piaceri della lingua inglese, agli uomini ed alle donne americane che
ho conosciuto, e l’odio cade immediatamente. Invece Oriana Fallaci
è puro odio: odia l’Islam (in cui non fa differenza fra arabi,
turchi, persiani, Averroè e Bin Laden) in modo rotondo, sferico,
indifferenziato. In un certo senso la invidio. Ci provo, ma non
riesco proprio ad odiare così. E’ forse per questo (anzi, ne sono
convinto, proprio per questo) che Oriana Fallaci è oggi fra i
provvisori vincenti, ed io fra i provvisori perdenti. Per vincere
bisogna odiare. Oriana Fallaci odia, ed odia in modo talmente puro da
essere quasi ammirevole (e prego di essere preso alla lettera)1.
Paranoia e
libera stupidaggine sono parte delle dinamiche dell’odio. Chi odia
si sente perseguitato da ciò che odia e che in realtà è il parto
della sua prospettiva a-dialettizzata, per cui la ragione si
inabissa nell’irrazionale producendo la “libera stupidaggine” .
Quest’ultima è il segno più evidente della crisi della mediazione
della ragione:
“Essa suscita
invece in me una specie di attonita meraviglia. Ed anche, devo dirlo,
una silenziosa ammirazione. Non conosco infatti nessuno che sia
riuscito a portare tanto in alto, ed a tali alti livelli di
espressione letteraria, due caratteristiche presenti in tutti i
saggisti (e dunque anche ovviamente in chi scrive, che certo non può
chiamarsene integralmente fuori), e cioè la Paranoia e la “Libera
Stupidaggine” (o coglionata che dir si voglia)2”.
La verità si svela nel paradosso, la scrittrice si sente perseguitata ma in realtà è parte del sistema. Ella è parte integrante del potere culturale e militare, la si potrebbe definire gramscianamente “organica” alle strutture ideologiche e istituzionali del potere. La verità ama la maschera, ma la smisuratezza di talune posizioni della Fallaci fa cadere con estrema semplicità la maschera. Si sente una perseguitata dal potere, ma in realtà è accolta negli ambienti che contano e riceve il pubblico consenso editoriale. L’inversione della realtà ancora una volga gioca a favore dei lettori e degli anonimi signori della cultura che scorgono nella contraddizione la verità del nostro tempo storico nel quale si può essere organici al potere e nel contempo dichiararsi perseguitati e incompresi da esso:
“Oriana Fallaci vive
nel centro dell’impero, ha dietro gigantesche potenze economiche,
politiche e commerciali, vende tonnellate di libri, è adulata dai
recensori entusiasti (prima fra tutti, la sionista fanatica Fiamma
Nirenstein), ed è a tutti gli effetti un bardo del potere militare
imperiale. Ebbene, questa paranoica, se mai questo termine ha avuto
un senso, si finge un povero eretico bruciato vivo. Mai inversione
della realtà fu più palese. E’ anche interessante la lettera
sprezzante che Oriana Fallaci manda alla brigatista rossa Nadia
Desdemona Lioce (pp.184-188). La Lioce esprime una cultura politica
che ha tutta la mia condanna e disapprovazione (fra l’anticapitalismo
e la decisione solitaria di uccidere a freddo due esperti di diritto
del lavoro, eretti a simbolo astratto del nuovo lavoro interinale,
precario e flessibile, ci stanno almeno dieci passaggi logici, di cui
almeno otto o nove sbagliati3)”.
Il
florilegio delle libere stupidaggini è multiforme, esso si orienta
verso i musulmani, poiché non sono protetti dal sistema, in un certo
qual modo anche la “libera stupidaggine” ha la sua interna
razionalità curvata sul calcolo:
“Oggi il
Politicamente Corretto protegge, sia pure in modo imperfetto, le
donne, i neri e gli ebrei. Non protegge, invece, i musulmani, insieme
ad altre categorie (come ad esempio i resistenti iracheni). Oriana
Fallaci spinge la Libera Stupidaggine a livelli veramente artistici.
A mio avviso il punto più sublime è a p. 245, in cui Oriana
Fallaci, scrive letteralmente “.. i musulmani di solito si
accoppiano con i travestiti brasiliani, brutti sudicioni“. Ho letto
capolavori di flussi di coscienza antisemiti ed antiebraici, come ad
esempio Bagatelle per un massacro di Céline. Ma neppure Céline si
sarebbe potuto inventare per gli ebrei una cosa del genere4”.
In Oriana
Fallaci si svela il provincialismo dell’italiano medio che “non
conosce e giudica”. Tale provincialismo è pericoloso, e questo è
l’unico dato che interessa a Costanzo Preve e a noi tutti, in
quanto esso vive nelle istituzioni e forma generazioni di analfabeti
del cuore e della mente. Il provincialismo corrode le energie
creative e chiude le menti in un’angusta prigione non riconosciuta:
“Mi è capitato
nella vita di studiare all’estero in un ambiente veramente
cosmopolitico, e poi di insegnare storia e filosofia in licei
italiani per trentacinque anni. Ho letto anch’io il manuale di
storia medio ed ho conosciuto anch’io il collega insegnante medio.
Abissi di provincialismo e di ignoranza, a volte irritanti, sempre
pittoreschi. Gente che non sapeva nemmeno del genocidio degli armeni
del 1915 (e che comunque non avrebbe mai saputo situare l’Armenia
sulla carta geografica), gente che ignorava l’espulsione di un
milione e mezzo di greci nel 1922 dall’Asia Minore (è come se,
fatte le proporzioni demografiche, avessero espulso venti milioni di
italiani), e soprattutto gente che non aveva la minima idea di come
le “frontiere maledette” del Medio Oriente fossero state
disegnate sulla carta da cialtroni colonialisti che avevano studiato
ad Oxford ed alla Sorbona. E non sto parlando di studenti pigri che
si tiravano le palline di carta. Sto parlando di estensori di
manuali, di colleghi laureati, abilitati e sindacalizzati. Oriana
Fallaci appartiene a questo stesso ambiente di cialtronismo
provinciale, e nessun alloggio a Manhattan potrà tirarla fuori dal
suo ambiente naturale, impregnato di sottocultura plebea5”.
Ed ecco il
“peccato più grave” che Costanzo Preve imputa alla cultura
italiana di successo, essa è occidentalista senza universalismo.
Respinge la conoscenza di sé e dell’altro e si rifugia in una
marea di giudizi preconfezionati e mai dialettizzati dai quali non
danzano mai le “stelle della creazione”. Senza ponti e dialogo la
cultura si ossifica fino al “requiem” di se stessa:
“ In sostanza,
Oriana Fallaci identifica il cristianesimo con l’Occidente e la sua
è una vera e propria religione dell’Occidentalismo. Ma il suo
occidentalismo è un occidentalismo senza dialogo interculturale, ed
è dunque un occidentalismo senza universalismo. L’Occidente
cristiano di Oriana Fallaci è Pietro l’Eremita che chiama alla
crociata i cavalieri (o il loro equivalente post-moderno, e cioè i
paladini delle multinazionali). In proposito, farò tre tipi di
osservazioni. Prima però, dirò qualcosa del mio modo personale di
vedere la questione. Per dirla in breve, io verrei subito
classificato “ateo” nel chiacchiericcio identitario italiano,
perché certo non credo nel Dio cui le dita grassocce ed inanellate
d’oro del cardinale napoletano Giordano fa fare il miracolo di
S.Gennaro, con la presenza istituzionale e nazionalpopolare di
Bassolino e della Russo Jervolino. Di un Dio così non so proprio
cosa farmene, e viva gli dei di Epicuro. Sono invece d’accordo con
Hegel, per cui la religione non è solo un sentimento, ma è anche in
un certo modo conoscenza della realtà, anche se ovviamente da
“decifrare”6”.
Decifrare
l’enigma Fallaci fu per Costanzo Preve uno dei modi possibili per
disarticolare e denunciare il provincialismo che lo costrinse a
vivere ai margini e in un marginalità creativa, poiché egli preferì
il lavoro dello spirito con cui fendere il priovincialismo italiano,
piuttosto che adeguarsi al suo “rigor
mortis” dal quale non può che nascere solo
odio. Ora che entrambi non ci sono più, sta a noi nel rispetto delle
esperienze di ciascun pensare i processi di emancipazione dalle
strettoie del provincialismo dal quale possono gemmare “guerre
preventive e dolorose atomistiche della solitudine”. Impera la
globalizzazione, ma il provincialismo continua a radicarsi in nuove
forme e formule nella cultura italiana e occidentale. La radice prima
del male è la logica competitiva e belluina del modo di produzione
capitalistico che divide i competitori in “alleanze lobbistiche”
perennemente in guerra per la conquista di spazi di
visibilità/plusvalore. Il clima culturale continua ad essere
“provinciale”, in quanto il capitalismo fiorisce nela menzogna e
nella divisione in modo da occultare la verità nel vespaio dei
conflitti orizzontali. La cultura si sprovincializza solo nello
smascheramento di tali dinamiche e, di questo, dobbiamo prendere
atto.
1Costanzo
Preve, Letteratura di guerra [Testo tratto da Rosso XXI]
2
Ibidem
3
Ibidem
4
Ibidem
5
Ibidem
6
Ibidem
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