Cara Concita, non è bene insegnare alle donne ad odiare gli uomini


Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Cara Concita, in un articolo pubblicato sul Corriere il tre novembre lei afferma che l’educazione affettiva vada insegnata nelle scuole. Fin qui sarei anche d’accordo con lei, se non fosse che nel prosieguo dell’articolo effettua alcuni esempi rispetto a ciò che vorrebbe insegnare, si cimenta in alcune ricostruzioni di fatti di cronaca, che mi fanno dubitare della reale natura di quello che vorrebbe insegnare che – a dispetto dei suoi stessi proclami – non è il rispetto del prossimo, l’idea che il genere umano sia sostanzialmente unitario, ma qualcosa di peggio, anche se non meglio definito (o forse lo è fin troppo). Attraverso i suoi stessi esempi infatti lei afferma che la maggior parte delle adolescenti italiane non scelgano in autonomia come vestirsi, ma che ciò avvenga attraverso una imposizione dei loro fidanzati. A me non risulta affatto che le cose stiano così, cara Concita: basta dare un’occhiata a qualsiasi piattaforma social, alle dating app, praticamente a ogni aspetto della vita pubblica per assistere a una continua esaltazione della propria immagine posta in essere dalle donne, anche giovanissime. E al tempo stesso è possibile rilevare una continua denigrazione degli uomini, in ragione delle caratteristiche fisiche,  perché non sono abbastanza popolari, perché non hanno abbastanza soldi o semplicemente perché sono ragazzi o uomini “normali”. E questo non lo fanno solamente le donne che appartengono al mondo dello spettacolo o delle istituzioni (il cui sport preferito sembra ormai diffondere odio contro l’intero genere maschile), ma lo fanno le ragazze o le donne più comuni, di ogni età. Le più belle sono tra l’altro pienamente consapevoli di essere viste come delle divinità da parte degli uomini, di avere un potere enorme, di essere praticamente inarrivabili. Tutto questo secondo lei sarebbe espressione di una sottomissione delle donne al “potere maschile”? Agli uomini? Queste sarebbero le donne che non hanno neanche la possibilità di scegliere autonomamente come vestirsi? Le sue affermazioni mi sembrano reali quanto gli unicorni, cara Concita; smentite dai fatti.

Lei afferma che la realtà non è quella sostenuta dal ministro Valditara, che “la realtà è la realtà e che è stupido negarla”. Io sono d’accordo con lei, ma aggiungo che uno dei sintomi dell’irrealtà è l’incapacità di riconoscere la propria stupidità: Omero, Shakespeare, Kant, Marx, Svevo, Pirandello (che lei vorrebbe gettare nel dimenticatoio), sono molto più importanti, al fine di comprendere la realtà, rispetto alla sociologia femminista. Rivolgersi a un falso reale (i dogmi femministi trasformati in “educazione affettiva”) provenendo da un altro falso reale – ovvero la fabbrica degli idoli prodotta dai media e di cui lei è una fervente sostenitrice – significa non avere (più) alcuno strumento da contrapporre all’irreale; è questo quello che lei desidera per le future generazioni? Gli studenti prima avevano la realtà da contrapporre alle “fiabe”; ma cosa avranno quando ogni agenzia mediatica, di formazione e comunicativa sarà appiattita sulla stessa narrazione, che verrà imposta senza alcuna possibilità di una mediazione democratica, libera, civile e razionale?

Lei poi afferma che una donna è stata uccisa “da un tizio” con decine di coltellate, poiché l’uomo, nonostante un provvedimento restrittivo, si sarebbe sbarazzato del braccialetto elettronico e sarebbe tornato nella casa della donna; e che attraverso la sua educazione affettiva questo si sarebbe potuto evitare. I fatti della vicenda di cronaca a cui fa riferimento non sono quelli che lei ha rappresentato: il ”tizio” infatti (dedito all’uso di sostanze stupefacenti e con diversi precedenti) dopo il provvedimento, aveva acquistato una casa in un comune diverso da quello di residenza della donna, la quale si è sbarazzata del dispositivo che permette  al braccialetto elettronico di svolgere la sua funzione (occultandolo nel garage della madre) e che avrebbe lasciato il proprio comune per andare a vivere nella abitazione dell’uomo. Inoltre, cara Concita, erano entrambi brasiliani: in che modo quindi una educazione affettiva propugnata nelle scuole elementari e medie italiane, o nei licei italiani, avrebbe condizionato la condotta di persone che la scuola italiana non l’hanno mai frequentata?

Lei poi afferma che i “femminicidi”, rispetto ai tempi di sua madre, sono aumentati. Anche questa è una menzogna e un esempio di un falso idolo: non esiste una definizione del termine femminicidio che non sia affetta da gravi vizi ideologici, gli omicidi sono in costante calo da anni e, per quanto riguarda quelli in cui la vittima è di sesso femminile, l’Italia è uno dei paesi con il tasso più basso in Europa e nel mondo.

Servirebbe sì una educazione affettiva, cara Concita, ma al fine di evitare che il fanatismo possa accecare la coscienza delle persone al punto tale da spingerle a distorcere la storia e la cronaca,  ad evitare che nelle menti delle giovani donne venga istillato odio contro gli uomini e negli uomini odio contro se stessi. Perché una Concita è un male sopportabile, trenta milioni, no.

Fonte foto: Corriere della Sera (da Google)

4 commenti per “Cara Concita, non è bene insegnare alle donne ad odiare gli uomini

  1. Enza
    5 Novembre 2025 at 8:28

    Quando si tenta di farsi guide della realtà, il fallimento è assicurato. Spiegare perché sarebbe pretenzioso e sciocco. Ho l’impressione che non solo la De Gregorio che campa di ciò che dice e scrive , ma tantissimi( sia pubblicamente che non) pecchino continuamente di presunzione e di semplicismi riduttivi. La tendenza a concionare senza visioni articolate e complesse di qualsiasi cosa, oggi ha una facilitazione, perlopiù deleteria, senza precedenti grazie alle tribune social. Miliardi di palchetti, considerando gli utenti che ne fanno uso. Poi ci sono i canali dell’informazione sotto padrone i cui giornalisti non possono che dire e scrivere ciò che piace al re.
    Bisogna vedere chi li legge e chi ci crede. Ritengo, a prescindere dalle stupidità delle narrazioni ” misantrope”, che siano in pochi, ma molto pochi. Questo per evidenziare che la De Gregorio non fa testo. Sì, è pur vero, che lei è nelle truppe degli assoldati per raccontarci come va il mondo, ma , al netto della stragrande maggioranza dei disinteressati, penso che la cosiddetta opinione pubblica sia un concetto ormai vacillante, almeno per quanto riguarda l’idea che si ha di essa. Non esiste più ? No. Ma non ha le connotazioni che le si attribuiscono. Primum, non si beve tutto come si illudono i cantori del potere costituito, magari senza sottili strumenti critici, ma dubbiosa sí, specie dopo la somministrazione forzata dei vaccini a seguito dell’esperimento sociale Covid. Insomma sfugge alle usuali catalogazioni per ragioni molpteplici. Si veda, per favore, quali numeri fanno impennare l’audience televisiva ( siamo poco meno di 60 milioni di italiani ed è un motivo di grande soddisfazione se quattro milioni si sintonizzano su questo o quel programma) . Non parliamo poi dei lettori del Corriere o di Repubblica : io mammeta e tu.
    Riguardo alle affermazioni della De Gregorio sulla necessità dell’educazione all’affettività nelle scuole, cadono le braccia. Banalissime e ignoranti. Già perché la giornalista ignora che essa è un obiettivo trasversale a tutte le materie di studio. Cosa crede che si persegua insegnando arte, letteratura, storia, filosofia, matematica , lingue, ecc. ? Solo conoscenze, competenze, capacità ?
    Beh, se lo pensa, se non sa, allora meglio che stia zitta. Le visioni univoche e superficiali, in generale, nuocciono gravemente alla coscienza critica, al libero pensiero, al pluralismo, al rispetto altrui.

  2. Giulio larosa
    6 Novembre 2025 at 6:44

    Dobbiamo assumere un un’atteggiamento più sprezzante verso chi vive riccamente alle ns spalle e lo fa occupandosi a tempo perso di stupidaggini prive di qualsiasi interesse e utilità. La signora è quella demente incapace che urlava ai 4 venti dati statistici che dimostravano che ROSA è meglio e le società con donne ai vertici avevano ottimi risultati di impresa al contrario di quelli dove c erano maschi. Con queste scemenze razziste ed altre analoghe bugie ha provocato un buco nero di 120 milioni all unità che dirigeva. Questa valanga di soldi è stata ripagata a ns spese e a lei non hanno tolto nemmeno un centesimo. Per 170mila euro il mio amico ha perso la casa messa all asta e svenduta e ancora sta pagando cifre enormi per sopravvivere. la risposta a Conchita non è cara conchita ma ridai i soldi che hai sperperato zitta e vendi casa e svuota i conti e paga rate di debiti come gli altri lavorando seriamente se vuoi avere voce in capitolo altrimenti silenzio. la conchita se avesse avuto una srl o una ditta individuale era agli arresti x bancarotta fraudolenta non dimentichiamo!

  3. Piero
    6 Novembre 2025 at 11:37

    La saggezza della società patriarcale diceva che “due donne e un’oca fan mercato”.

    Oggi, con riferimento alle note femministe che minacciano dai social, si potrà dire “tre donne e un social fanno mercato”

  4. pino
    7 Novembre 2025 at 23:33

    educazione affettiva come materia scolastica ? Se avevo qualche dubbio la signora in questione me li ha dissipati tutti poiche non credo che se avesse studiato la materia cio le avrebbe impedito di campare di propaganda

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