Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Non passa anno in cui non nasca un partito comunista, frutto di qualche scissione da organizzazioni politiche a loro volta decimate, il 2026 è iniziato con l’ennesimo ectoplasma che ogni giorno ci offre qualche lezione di storia, di vita e di politica di cui faremmo volentieri a meno.
Trattasi di organizzazioni, si fa per dire, nelle quali ci sono più capi che militanti, avulsi da ogni radicamento sociale, sindacale e politico, fondamentalmente vigliacchi e che evitano di spendersi su posizioni scomode. E tutti indistintamente tronfi di vuota e inconcludente retorica.
Non faremo di ogni erba un fascio ma resta insopprimibile il senso di nausea derivante da qualche lezioncella impartita via social senza avere alcuna idea sulla crisi dell’auto, sul ricorso al militarismo, sulla deriva securitaria e repressiva in corso nelle scuole, nell’università, nei luoghi di lavoro.
Perchè una buona parte dei novelli soloni ci ricorda che il partito è rivoluzionario ma poi quando si tratta di organizzare e partecipare a un blocco stradale, a un picchetto, a un corteo non organizzato spesso hanno impegni più importanti ai quali assegnare la precedenza.
E non mancano centri studi nei quali non si studia, non si analizzano documenti, nei quali ci si accontenta di scopiazzare qualche testo sacro.
Una buona parte dei novelli partiti comunisti non ha preso parola e ancor meno si è mossa per contrastare il pacchetto sicurezza, la delocalizzazione di una azienda o la costruzione di una inutile grande opera. Al momento di mettere in pratica azioni che traducano in fatti il conflitto tanto auspicato sono fulminati sulla via di Damasco, chiamati a impegni superiori.
E alcuni di questi novelli rivoluzionari da lustri non frequentano i luoghi di lavoro, una facoltà universitaria o una scuola pur avendo già pronte ricette per operai, studenti e dominati.
Poi ci sono gli internazionalisti per i quali la solidarietà con i popoli oppressi si traduce nella frequentazione delle ambasciate dove sovente battono cassa o si fanno accreditare a congressi (i viaggi gratis sono una antica consuetudine della politica borghese) dove raccontano storie fantastiche sul loro radicamento sociale.
Chi ha avuto la pazienza di leggermi fino ad ora si sarà fatto una idea del profondo disgusto che questo ceto politico da barzelletta provoca nello scrivente, potremmo scrivere tomi corposi sulla loro democrazia reale, sui continui voltafaccia per giustificare le continue arrampicate verso qualche vetta o presunta tale.
Costituire un partito rispondendo a una manciata di militanti, tra i quali spiccano opportunismi locali della peggior specie, è la via profetica per tornare protagonisti, peccato che i riflettori si accendano in una stanzetta di poche anime presentata invece come teatro strapieno.
Fonte foto: La Città Futura (da Google)