Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Titolo di uno dei film più belli e noti di Charlie Chaplin. Film muto del 1931, scritto, prodotto, diretto e interpretato da Chaplin. Le luci della città raccontano con struggente dolcezza la storia di una giovane fioraia cieca che, grazie all’aiuto finanziario del protagonista, ritrova la vista. Il film termina con l’episodio della fioraia che riconosce il suo benefattore tramite una stretta di mano. La mano che, da cieca, aveva avuto modo di sentire e apprezzare come strumento di bontà nei suoi confronti.
A causa del pretesto commerciale del natale prossimo le nostre città sono
inondate di luci. Luci artificiali che si vorrebbero festive, gioiose e spensierate.
Si propongono di compensare così le innumerevoli tenebre che sembrano invece prosperare
poco lontano. Le luci delle nostre città appaiono false e poco credibili
perchè, invece di illuminare, accecano gli occhi, le parole e financo una festa
così innnocente come quella natalizia. Si tratta di luminarie che, in realtà,
tradiscono la luce.
Fanno parte dello spettacolo che, come su un palcoscenico, accendono e
attirano l’attenzione su ciò che si vuole sottolineare. Le cose vere e
autentiche occorrono però altrove, all’ombra, al buio, nelle trincee che da
troppe parti si stanno scavando tra un cimitero e l’altro. Sono, invece di
assordanti luci, silenzi gravidi di sofferenze, umiliazioni, paure e file
interminabili di sfollati che, protetti dalle tenebre, tentano di scavalcare i
fili spinati delle frontiere. Le luci delle citta nascondono, complici, le
tenebre.
Chi, come chi scrive, ha avuto il privilegio di vivere per alcuni anni in
Africa Occidentale, ricorderà i tagli all’elettricità o i black out improvvisi specie
nella stagione calda dell’anno. Nel buio delle capitali e delle città si
sentiva con nitidezza la musica prodotta dai generatori di corrente. Di varie
dimensioni e per tutte le borse creavano un’atmosfera quasi magica e fatalmente
interrotta dal grIdo di gioia dei bambini quando la corrente era ripristinata.
Da quelle parti le luci della città erano povere e vere.
Luci di città beffarde, ingannatrici, eccessive, arroganti e fuorvianti
rispetto al mondo e alla verità dell’avvenimento che le luci vorrebbero mistificare.
In città sarebbe meglio instaurare l’oscurità, la penombra, il coprifuoco non
appena tramonta il sole e fino all’aurora del primo giorno della settimana.
Affinchè si possa meglio udire il grido … ’sentinella quanto resta della
notte’, perchè poi ‘arriva il mattino e
poi ancora la notte’, risponderebbe la sentinella. Il buio sarebbe più sincero.
Con che diritto e come osare mettere le illuminazioni più sfrontate nelle
città quando si fa la propaganda delle guerre e muoiono, lontano dalle luci, i
migliori tra loro. Cercatori di utopie, fabbricatori di sogni, disegnatori di nuovi
sentieri, funamboli di frontiere inventate, minatori di parole libere e poeti
dalle nude mani fioriscono solo nella notte. Bisognerà spegnere le luci superfue
e lasciar brillare le stelle per quanti nasceranno quella notte. Tutti
sentiranno allora il canto del mattino.
Mauro Armanino, Casarza, dicembre 2025