Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Naturali non sono le frontiere, gli eserciti, le armi, le migrazioni, le politiche di aggiustamento strutturale, i bombardamenti chirurgici, le guerre e le religioni. Nulla di tutto ciò è naturale. Le democrazie, le dittature, i colpi di stato e le elezioni presidenziali. Non sono naturali le classi sociali, la schiavitù, il mondo tracciato e colorato da stati che danno l’impressione di perennità. La storia non è naturale e neppure la scienza, i mezzi di comunicazione o di trasporto. Neppure le amicizie, se vogliamo, sono naturali, dovute o frutto di affinità elettive. Naturale non è neppure la vita considerata la facilità con cui passa, si trasforma e si racconta. Ha ragione Bertold Brecht, drammaturgo, regista, scrittore e poeta tedesco che introduce così lo scritto ‘L’eccezione e la regola’, nel 1930. In un’epoca in cui l’ingiustizia e i venti di guerra sembrano tornare a sedurre i ‘signori del mondo’ e i loro sudditi, queste parole assumono una valenza profetica.
…Di nulla sia detto: “è
naturale” in questi tempi di sanguinoso smarrimento
Continua così l’introduzione
all’opera citata di Brecht. Di nulla sia detto ‘ è naturale’ di quanto accade
nel mondo. Non c’è nulla di naturale a Castelvolturno e alle migliaia di
migranti di varie provenienze che abitano spesso in case abbandonate sotto lo
sguardo vigile della mafia. Nulla di naturale nella ‘rotta balcanica’ che
sfocia a Trieste nella Piazza della Libertà rivisitata come Piazza del Mondo o
dei Popoli. Nulla di naturale nella marcia silenziosa nella stessa città la
notte scorsa a ricordo dei 4 rifugiati deceduti in queste ultime settimane in
città e nella regione. Nulla di naturale nel viaggio impossibile che accompagna
di dolore afgani, pakistani, bengalesi, nepalesi, siriani, egiziani e sudanesi
in questa bella città di frontiera. Ditemi cosa c’è di naturale nelle parole
prese in prestito da qualche parte e che usiamo per stuprare il reale e
dirottare altrove lo sguardo. Non è affatto naturale pulire, curare, fasciare i
piedi dei migranti martoriati dalle gratuite violenze perpetrate alle
frontiere. Così come mai è stata naturale la fame che oggi ancora è la peggior
guerra quotidiana.
… ordinato disordine,
pianificato arbitrio, disumana umanità….
Esempio sono i campi di detenzione sparsi in tutta Europa, ed esportati
altrove, a esplicitare l’ordinato disordine e la disumana umanità resa
possibile con l’ignavia e la complicità degli spettatori del naufragio della
cilviltà. Muri, reticolati, sensori, controlli delle impronte e facciali sono
assieme ai documenti quanto di meno naturale ci sia nel mondo. Esattamente come
gli stati, la sovranità e la proprietà della terra quando si trasforma in
assoluto. Pericoloso, dunque, affermare che il corpo è nostro, per farne ciò
che meglio ci pare e poi negare che la terra, la casa, il futuro sia invece di
tutti e per tutti. Eppure la vita ci insegna che tutto è precario, provvisorio,
relativo e, per così dire, imprestatoci. Siamo giusto occasionali stranieri
residenti che dovrebbero prendersi cura gli uni degli altri per il breve lasso
di tempo che chiamiamo vita. I 116 morti annegati al largo della Libia, alla
vigilia di natale di quest’anno, non fanno che gridare in silenzio il
tradimento delle leggi del mare.
…cosi che nulla valga come cosa immutabile…
Ancora la saggezza di Bertold Brecht apre un varco inestimabile nella
pretesa espressa dalla torre di Babele che, nel noto mito biblico, appare come
il vano ed effimero tentativo di darsi un nome che raggiunga il cielo.
Immutabile come un esercito, una lingua e un pensiero unico, scelta imperiale
di tutti i tempi, che trasformerebbe il mondo in una raffinata dittatura. Come
i militari al potere nel Sahel centrale dove anche quest’anno ci sono stati
oltre diecimila contadini uccisi dai gruppi armati. Costanti come le carestie
annuali e gli oltre 4 milioni di sfollati. L’unica cosa che si rivendichi davvero
come immutabile sarà la deliberata diserzione dal sistema dominante.
Mauro Armanino, Genova, dicembre 2025
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