Brasile: Lula ha sconfitto la “guerra ibrida” di Trump e Netanyahu


Nell’America centrale e del Sud la vittoria elettorale di Lula, unita alla contrarietà delle Nazioni Unite davanti all’embargo che sta strangolando Cuba, ha scatenato l’ira dell’amministrazione Trump: Rubio e la lobby della destra israeliana, minacciano (utilizzando, fra l’altro, una retorica mafiosa) di riattivare la Gladio sudamericana figlia dell’Operazione Condor. Una politica piratesca che la “sinistra di classe” considera di fatto fascista.

Attraverso lo strumento elettorale i brasiliani hanno sconfitto ciò che giustamente l’analista strategico Pepe Escobar ha definito la madre di tutte le guerre: la “guerra ibrida” che, utilizzando la manipolazione psicologica su larga scala, mira alla conquista delle menti umane definendo la dissonanza cognitiva dell’”uomo massa”.

Il laburista Lula (in realtà un socialdemocratico moderato) non ha semplicemente sconfitto l’oligarca fascistoide, in economia sostenitore dello “stato minimo” senza regolamentazione statale, Flavio Bolsonaro, ma “una coalizione potente e tossica” (cit. Escobar) messa in campo dalla “Dottrina Donroe”, il tecno-feudalesimo della Silicon Valley ed il sistema di Manipolazione del gruppo Meta. L’entità sionista, la quale sta penetrando in America Latina attraverso gli Accordi di Isacco, ha perso un alleato strategico: la dinastia Bolsonaro, il cui destino criminale è fortemente intrecciato con le scorribande del Mossad in Sudamerica. Vergognosamente munito di passaporto italiano il neo-sionista Bolsonaro, sotto processo per riciclaggio ed evasione fiscale, è fuggito negli Stati Uniti.

Lula, un laburista interno alla dialettica dei BRICS ed organico al capitalismo di matrice keynesiana, ha contrastato abilmente lo strapotere delle Big Tech. Escobar c’ha spiegato la sua strategia vincente.

“Lula ha ampliato i propri margini dove era forte – nel Nordest – e ha ridotto le perdite nel ricco Sud-Est. La campagna di Lula ha messo in atto una seria autocorrezione: invece di concentrarsi sul passato – i risultati concreti del suo governo – ha iniziato a parlare della realtà attuale e drammatica: l’economia familiare; gli enormi livelli di indebitamento; il costo della vita; gli stipendi; e ha persino avanzato proposte concrete per i prossimi quattro anni. La campagna di mobilitazione digitale è stata qualcosa da non perdere – completa di un’arma letale scatenata su WhatsApp: il canale “Lula’s Army”, che è passato da circa 50.000 follower a ben 10 milioni in meno di tre settimane: una vera e propria fanteria digitale. Il Brasile è una delle nazioni più connesse del pianeta. Guidata dal neoeletto deputato André Janones, la campagna ha dimostrato come Lula abbia battuto l’egemone tecno-feudale Meta al suo stesso gioco: la strategia sarà studiata negli annali delle scienze politiche per generazioni.” 1

La sconfitta delle Big Tech “sarà studiata negli annali delle scienze politiche per generazioni” e neutralizza la violenza anarcoide delle multinazionali statunitensi, anglosassoni e sioniste, ma non cancella la violenza nazistoide dei gruppi paramilitari; l’America Latina ha bisogno, analizzando la questione in termini marxisti, di una “Operazione Militare Speciale Z” contro il trumpismo, una linea coerente e rivoluzionaria come unico strumento realmente efficace per sradicare ciò che i cubani chiamano la “restaurazione conservatrice”.

Ciò che ha colpito nelle elezioni brasiliane del 2026 – sottolinea l’analista marxista Ben Norton – è la totale divergenza ideologica dei due candidati, che configurano progettualità politiche agli antipodi: Lula è un riformista keynesiano, sostenitore del Sud Globale e del ripristino del diritto internazionale in Asia occidentale; Bolsonaro un prodotto del neo-sionismo e dell’Alt Right, asservito a Trump, Netanyahu e al Super clan necrotizzato dei neocons, il loro esecutore in America Latina è Marco – in realtà “Narco” per i suoi legami col narcotraffico – Rubio. Lula avrebbe meritato il Premio Nobel per la Pace; Bolsonaro la galera.

Ben Norton ha evidenziato il legame di Bolsonaro con la lobby della destra israeliana:

“A gennaio, Flávio Bolsonaro si è recato in Israele, dove ha incontrato il leader del regime Benjamin Netanyahu, nei cui confronti pende un mandato d’arresto della Corte penale internazionale, che lo accusa di aver commesso crimini contro l’umanità ai danni del popolo palestinese a Gaza.

Il legame di Flávio Bolsonaro con Israele è così stretto che, in occasione del lancio della sua campagna presidenziale in Brasile nel luglio 2026, Netanyahu è apparso in un videomessaggio proiettato su un maxischermo alle sue spalle.

Durante il viaggio in Israele a gennaio, Flávio e suo fratello Eduardo si sono recati in Cisgiordania insieme a coloni israeliani; secondo il diritto internazionale, tale territorio è palestinese, ma è illegalmente occupato da Israele da decenni.

In quell’occasione, Flávio Bolsonaro ha dichiarato di sostenere l’annessione della Cisgiordania da parte di Israele. Si è persino fatto fotografare accanto a una mappa che mostrava Israele intento a colonizzare l’intera Palestina storica, inclusi la Cisgiordania e Gaza.” 2

Lula non è un eroe antimperialista come Nasrallah, ma certamente è un socialdemocratico coraggioso che nel Sud Globale configura un importante argine geopolitico all’imperialismo israeliano. La lobby sionista, definita dal sociologo marxista James Petras “Zionist Power”, ha riattivato la Gladio sudamericana: gruppi paramilitari, narcotrafficanti, spie e politici prezzolati; la “Dottrina Donroe”, “neo-monronismo” sempre citando Petras, delinea una novità storica sovrapponendo gli interessi della borghesia israeliana al nazionalismo imperialista USA.

Il New York Times ha rivelato le mire predatorie di Trump sulle “terre rare” brasiliane; Lula, dall’altra parte, consoliderà i legami commerciali con la Cina accelerando la transizione economica al multipolarismo. Non è ancora socialismo, ma modernizzazione, inter-classismo ed antimperialismo “soft”.

Ha ragione Pepe Escobar: “Flávio, un guscio vuoto, avrà anche perso le elezioni. Ma la macchina infernale che lo sostiene non si arrenderà mai.” (Ibidem) Lula è un argine geopolitico, ma – come tante volte ci spiegò James Petras – l’imperialismo in Sudamerica si combatte con le politiche radicali di Chavez: nazionalizzazioni e la creazione di un esercito moderno per contrastare l’interventismo “yankee”. Non ci sono alternative: socialdemocrazia radicale (il sogno rivoluzionario di Guevara, Allende e Chavez) o tecno-fascismo (la distopia orwelliana di Bush, Clinton, Trump e Netanyahu).

https://comedonchisciotte.org/i-brasiliani-sconfiggono-la-madre-di-tutte-le-guerre-ibride/
https://geopoliticaleconomy.com/2026/10/28/lulas-election-brazil-brics-palestine-us-israel/?fbclid=IwY2xjawVRL5tleHRuA2FlbQIxMQBwZG9mAXNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR96U-yfDszdMWwxqZdWG6Z1xMoq79_EZKF6bVDa8dD4ACv4txr6Gg27VNoV7w_aem_Y7u_DaHuJ6GGWR_T5BweVg
Brasile: la rivincita di Lula | ISPI

Fonte foto: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/brasile-la-rivincita-di-lula-249847 (da Google)

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