L’asse Baku-Tel Aviv ridefinisce i legami di Israele con gli stati fantoccio e le dittature filo-occidentali


Dietro i provvedimenti liberticidi dell’autocrazia azera, provvedimenti che colpiscono la popolazione a maggioranza sciita, si nascondono nuove manovre militari da parte di Israele e Stati Uniti: Israele, rea d’aver pianificato la distruzione d’una porzione del pianeta, vuole estendere la guerra alla Federazione Russa.

Il governo dell’Azerbaijan, Stato marionetta di Israele, ha esteso il divieto di portare il velo dalle scuole agli ospedali, attentando alla libertà religiosa di migliaia di studentesse e lavoratrici; un provvedimento liberticida, emesso in un Paese dove la maggioranza della popolazione (circa il 90%) è musulmana sciita ed il cui governo è stretto alleato di Israele. L’odio islamofobico, contrariamente alla strumentalizzazione dell’Islam “made in USA” dell’amministrazione Clinton-Obama, è l’ideologia dominante degli odierni governi occidentali: il neoconservatorismo repubblicano ed il revisionismo ebraico hanno scatenato, anche nelle aree periferiche, un’ondata di razzismo senza precedenti nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici di fede islamica.

Come ha segnalato la Prof.ssa Hanieh Tarkian “Altra interessante coincidenza: c’è una brigata di azeribaigiani (Heydaryun) che ha combattuto in Siria contro i terroristi, insieme a Hzb e Iran, ovviamente sono persone religiose. Sicuramente l’Azerbaigian teme che il sentimento religioso di lotta contra l’ingiustizia di questo gruppo possa diffondersi”, a dimostrazione di come l’islamofobia sia l’ideologia dell’odierno “capitalismo parassitario”, un Super clan parassitario, in Occidente.

La complicità azero-israeliana nel massacro della popolazione armena

Israele, regime infanticida reo d’aver pianificato lo sterminio dei palestinesi di Gaza, è un’entità guerrafondaia che disconosce alcuni grandi massacri della storia contemporanea: la pulizia etnica della Palestina, l’Operazione Condor condotta dagli Stati Uniti contro gli indios dell’America Latina ed il genocidio armeno, consumato dall’impero ottomano morente. Recenti inchieste giornalistiche hanno documentato il legame di Baku col complesso militare-industriale israeliano reo d’estendere la propria egemonia nel Caucaso, una proiezione imperiale che ridefinisce il ruolo della “Fortezza Israele”: la ricostruzione dell’antico impero assiro, in quanto “popolo conquistatore”, proiettato anacronisticamente nel ventunesimo secolo.

Secondo l’Agenzia Informazione Internazionale Sacro Corano:

“Secondo i dati del Sipri (Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma), nel periodo 2017-2019, Israele è stato il primo fornitore straniero di armi all’Azerbaijan, per un volume di 375 milioni di dollari, che includono droni, missili, radar, artiglieria, barche e equipaggiamenti di intelligence, che secondo l’opposizione azera sono anche usati per spiare i rivali di Aliyev e i dissidenti azeri. Alcune delle tecnologie militari israeliane, in particolare droni e proiettili di artiglieria, sono state usate dall’esercito azero contro le truppe armene. Negli ultimi giorni è partito per Israele un “ponte aereo” di velivoli da carico del ministero della Difesa azero. Secondo le applicazioni radar di volo, gli aerei da carico si sono fermati alla base aerea di Ovda nel sud di Israele prima di partire per l’Azerbaijan.

Mentre il 60% dell’approvvigionamento di armi dell’Azerbaigian proviene da Israele, l’Azerbaijan fornisce il 40% del petrolio che raggiunge Israele attraverso l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan. Questo oleodotto, che inizia in Azerbaigian e termina in Turchia, trasporta 1,2 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa l’1% della produzione petrolifera mondiale, ed è uno dei pochissimi interessi strategici che accomunano Israele e la Turchia. In più, secondo fonti straniere, nell’ambito della loro alleanza militare, l’Azerbaijan permette a Israele di raccogliere informazioni sul vicino Iran e, in passato, aveva permesso di utilizzare il suo territorio come base israeliana per effettuare attacchi all’Iran. Di fronte a questi fatti il governo israeliano non rilascia dichiarazioni sull’attuale conflitto caucasico, ma in realtà Israele è uno dei protagonisti oscuri.” 1

Il rapporto fra Tel Aviv e Baku ridefinisce, più che una cooperazione strategica, la sudditanza azera alla proiezione neocoloniale dell’entità sionista. Armando fino ai denti l’Azerbaijan, Israele accelera il nuovo genocidio armeno definendo questa popolazione martire “popolo di scarto”, mentre a Kiev sovvenziona una “banda di drogati e neonazisti”; appare più che evidente come l’entità sionista stia preparando una “guerra irregolare” (quindi una “guerra ibrida”) contro la Federazione Russa.

La dottrina periferica ed i legami di Israele con le dittature

La dottrina periferica, formulata negli anni ’60 da Ben Gurion, permetteva al regime sionista di raggirare la legittima ostilità araba, derivante dalla Nakba (1948), attraverso una serie di alleanze nell’area periferica coi Paesi non arabi: la Turchia “neo-kemalista”, l’Iran imperiale dello Shah Reza Pahlavi e l’Etiopia del megalomane Hailé Selassié, più le minoranze curde e maronite. La Rivoluzione filo-sovietica di Menghistu in Etiopia (1974) e la Rivolta sciita in Iran (1979), decostruirono il perno della dottrina di Ben Gurion.

Scrive l’analista strategico André Chamy:

“La Rivoluzione del 1979 ha ribaltato il perno centrale di questo dispositivo. L’Iran è passato dallo status di alleato periferico a quello di organizzatore di una coalizione di accerchiamento, e la dottrina dell’Asse della Resistenza nell’arco di quattro decenni ha metodicamente ricostruito ciò che la dottrina periferica aveva cercato di prevenire. La particolarità di questa ricostruzione è che non era di natura statale, ma sub-statale: si basava su attori armati insediati in Stati deboli o falliti, il che la rendeva al tempo stesso meno costosa per Teheran e molto più difficile da trattare con i classici mezzi della dissuasione interstatale.” 2

Tutto ciò, unito all’eroismo delle guerriglie sciita (Iran, Libano e Yemen) e palestinese, ha vanificato la dottrina militare israeliana del “taglio dell’erba”, rendendo vane le periodiche operazioni militari dell’IDF. Col passare degli anni, l’esercito regolare israeliano si è involuto in un esercito di guarnigione, trasformando Tel Aviv in un regime militarmente bollito.

Israele è un regime pericolosissimo, definito dal sociologo Alessandro Orsini “Stato nazista” e dallo storico Norman G. Finkelstein “Stato pazzo”. Disaminando le recenti alleanze di Tel Aviv – dal regime albanese di Edi Rama, alle dittature africane in Nigeria, Uganda e Somaliland, fino all’autocrazia azera – tutto lascerebbe pensare ad un rilancio della dottrina della periferia.

Israele non ha costruito con Baku un’alleanza (tattica o strategica), quanto un rapporto gerarchico: la borghesia israeliana, attraverso l’autocrazia azera (o le dittature neoliberali in Africa), veicola l’islamofobia, l’ideologia dell’imperialismo del ventunesimo secolo.

https://iqna.ir/it/news/3485558/israele-l%E2%80%99oscuro-protagonista-del-conflitto-azero-armeno-azerbaijan-usa-missili-israeliani-lora-contro-l%E2%80%99armenia
https://www.voltairenet.org/article224967.html
PM Netanyahu Meets with Azerbaijan President Ilham Aliyev Prime Minister's  Office

Fonte foto: https://euro-sd.com/2022/12/articles/28443/the-turkey-azerbaijan-israel-axis-pragmatic-as-ever/ (da Google)

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