Il capitalismo con il suo servidorame
affronta in questo ottobre 2026 le proteste di studenti, agricoltori,
trasportatori e operai con la repressione. Si risponde alle proteste con misure
militari e con la moltiplicazione dei reati. Milano è presidiata da militari.
Inizialmente il Governo ha proposto i militari con funzione di polizia e questo
avrebbe comportato la possibilità di trasferire nelle caserme militari i
facinorosi o coloro che sono ritenuti violenti. Nelle caserme militari nessuno
vi può accedere. Un provvedimento da “dittatura in stile Pinochet”.
Il Presidente della Repubblica è
intervenuto per espungere dalla legge la funzione di polizia dei militari
perché chiaramente incostituzionale. Il fatto che sia possibile per uno stato
democratico integrato nella democraticissima Europa proporre simili
provvedimenti è il sintomo della declinante democrazia in oligarchia
autoritaria.
Il primo elemento che emerge dagli
scontri che si sono verificati in questi giorni è il clima di violenza che
sostanzia l’intero sistema in cui da decenni siamo gettati. I diritti dei
lavoratori sono stati erosi al punto che viviamo in un clima di ansia e di ricatti.
Nel pubblico, e ancor più nel privato, la verticalizzazione della “catena di
comando” ha favorito un clima di tensione, competizione e solitudine. Si
guadagna poco, il licenziamento è ricatto implicito onnipresente e il futuro si
è ristretto alla sopravvivenza nel presente.
L’abolizione dell’articolo 18 dello
Statuto dei lavoratori è stato il giro di boa che ha decretato la divisione
gerarchica tra padroni e dipendenti, questi ultimi ormai “servi timorosi” di
perdere con il lavoro la casa e gli affetti. La speranza nel futuro
semplicemente non c’è e si lotta e si lavora per l’immediato. Il lavoro è stato
declassato ad attività di sopravvivenza e di dolorosa alienazione. Il lavoro non è fonte di creatività ma di sola
umiliante sofferenza. La povertà avanza e il futuro pensionistico si presenta
sempre più distante nel tempo e più magro e quest’anno il coefficiente di
rivalutazione del montante pensionistico è stato ulteriormente tagliato. I
lavoratori dopo decenni tornano a far sentire la loro presenza e a non credere
più nella “modernizzazione” presentata come la “soluzione liberista” che
avrebbe dovuto portare al “benessere”.
Il re (capitalismo) finalmente è
nudo. Gli spin doctor hanno insegnato a tanti a credere nella “modernizzazione”
che, ormai, è svelata nella sua verità, infatti essa significa solo “sfruttamento,
povertà e violenza e atomistica della disperazione”. La “modernizzazione” è tra
di noi, in Grecia il Parlamento nel 2025 ha approvato una legge che consente ai
lavoratori di avere contemporaneamente due contratti di lavoro. Se sei povero e
lavori, questa è la logica, ti concediamo di lavorare sempre di più e di
trasformarti in un “animale da lavoro”. La giornata lavorativa in Grecia è stata
estesa fino a 13 ore, ma in modo “libero”.
Un lavoratore che aspira ad un lavoro
stabile e pagato dignitosamente per sposarsi o progettare la sua esistenza è
valutato “nostalgico e non adeguato a livello psicologico e formativo alle
possibilità che offre la globalizzazione e la precarietà lavorativa, “affettiva
ed erotica”, per cui è “lui” il problema. Dove c’è povertà, c’è la colpa che si
espia con la marginalità sociale.
Il sistema lavora per distruggere e
sopprimere l’essere umano e fondare un nuovo tipo antropologico nichilista e
passivo che si limita solo a consumare nel presente le briciole che i capitalisti
fanno cadere dalle loro tavole macchiate dal sangue e dal sudore dei nuovi
sudditi. I diritti individuali sono il narcotico che il capitalismo finanziario
elargisce per compensare la deriva che conduce verso la miseria materiale e
spirituale. Diritto all’eutanasia e al suicidio assistito sono gli “ultimi doni”
che il liberismo offre ai lavoratori soli, poveri e senza servizi sociali. Non
è difficile dedurre che essi sono, in una realtà dominata dalla corrente fredda
della competizione, la risposta che il sistema dà a coloro che soffrono senza
alternativa. La cultura della morte è speculare alla pratica della precarietà
lavorativa, affettiva e abitativa. Vivere, o meglio sopravvivere, senza
progettualità, senza stabilità lavorativa e con affitti sempre più vertiginosi
è esperienza di morte, mentre si è in vita.
Per natura l’essere umano è
progettualità nella comunità, e invece si nega la natura umana per sostituirla
con una “natura seconda” funzionale ai bisogni delle classi dirigenti e
disfunzionale agli interessi delle classi subalterne e a ogni essere umano.
Ovunque il lavoratore è intimamente sconfitto e le nuove generazioni addestrate
alla competizione e al culto della merce e dell’edonismo acefalo sono costrette
ad ascoltare e ingurgitare messaggi violenti che invitano alla competizione,
all’esaltazione del vincente, mentre allo sconfitto e all’infelice si offre la
resilienza, ovvero subisci e torna più forte e violento di prima nella lotta
contro i tuoi pari e, se non ci riesci, come natura vuole, subisce e taci.
Guerra orizzontale, dunque, in modo che nulla cambi.
Il sottofondo è segnato dalle guerre
e dall’industria delle armi che favoriscono i produttori di morte e innalzano i
prezzi dell’energia. Il saccheggio dei popoli è senza limiti. In un clima di
tal genere non era difficile prevedere il verificarsi di manifestazioni e
violenze in Italia e in Europa. Ciò che manca alle proteste è una reale
progettualità. I manifestanti chiedono provvedimenti specifici per alleviare le
sofferenze inaudite che un potere sempre più autoritario e sempre meno
autorevole causa agli ultimi e ai lavoratori dipendenti. Se lavori e sei povero
e sfruttato il lavoratore è colpevole, questo messaggio è ormai palese e la
borghesia finanziaria lo ha sollecitato e introdotto massicciamente. Il
lavoratore vale meno di niente, è sostituibile con i migranti o con
l’intelligenza artificiale. Chiedere a un sistema simile di autocorreggersi è
davvero ingenuo. Le concessioni saranno solo anodini per continuare a
consolidare il liberismo senza frontiere e senza limiti e per introdurre nelle
scuole e nei luoghi di lavoro l’esercizio quotidiano per produrre in serie il nuovo
tipo antropologico. Con le campagne in
nome dei diritti individuali l’individualismo, il narcisismo, il culto del
vincente e l’esaltazione satanica della merce sono introdotti e servono per i
consumi e per dividere i subalterni.
Protestare senza una progettualità
globale difficilmente condurrà a qualche risultato reale e duraturo. La sinistra
parlamentare tace, è parte integrante del sistema, in fondo ha precarizzato il
lavoro, ha cancellato l’articolo 18 e ha trasformato la scuola e la sanità in
“aziende”. Dinanzi a una tale condizione di scollamento tra la realtà e la
rappresentanza e con le dinamiche geopolitiche in corso le manifestazioni
necessitano di evolversi in progetto politico. La progettualità politica è
impegno quotidiano e costruzione, dal basso, dell’alternativa. Le manifestazioni
hanno svelato il malessere che cova nella pancia dell’ordine liberista con le
sue contraddizioni, ma non sono, credo, l’alternativa. I ragazzi, le ragazze e
i lavoratori dovrebbero fondare reti stabili di discussione e di elaborazione
per pensare la progettualità politica e trasformarla in rappresentanza
politica, in modo da costruire prospettive per il futuro che al momento sembra spettrale.
Le urla e i saccheggi non partoriscono il nuovo, ma sono solo sintomi del
“male” che scorre carsicamente ogni giorno. Isolare i saccheggiatori potrebbe
essere utile all’economia generale delle manifestazioni. Solo la protesta
impegnata e quotidiana può riaprire il futuro, pertanto la rabbia è da
sublimare nella prassi politica. Nessun saccheggio migliorerà la condizione dei
lavoratori e dei più giovani.
Le rivoluzioni giovanili del 1968 e
del 1977 avevano un sostrato di formazione politica che al momento manca ai
contestatari e c’è il timore che il gesto violento possa essere il compensativo
all’organizzazione e alla progettualità che manca. I manifestanti sono soli
anche da un punto di vista ideologico, in quanto il liberismo ha consumato con
le risorse energetiche anche la prospettiva comunista, pertanto molti dei
contestatari conoscono solo l’attuale sistema e, per loro, è difficile pensare grammatiche
sociali e politiche alternative.
Ancora una volta la democrazia, governo del popolo e per il popolo, è posta in discussione dai potentati economici e dalla politica ad essi asservita, pertanto è necessario difenderla e custodirla con la progettualità e senza inutili e irrazionali violenze che rischiano di essere usate per denigrare le ragioni del malessere che attanaglia decine di milioni di lavoratori e di giovani. A questi ultimi si offre solo social, inglese e migrazione. Forse il primo passo da fare per essere rivoluzionari è tornare nelle comunità stabilmente, difenderle dall’omologazione con i diritti sociali e con la cura politica e solidale. Trasgredire il liberismo, oggi, significa ritornare ad “essere umani e radicarsi senza chiusure” nelle comunità per difenderle dalla precarietà lavorativa e abitativa e per riaffermare spazi di comunità in cui discutere, informarsi e riconoscersi nel comune destino e nella lotta al nemico, ovvero il capitalismo nichilista e spietato che vuole trasformarci in bestie da soma o in animali in gabbia da combattimento senza pensiero e senza passione per la giustizia. Bisogna tornare a studiare per capire il presente e riprogettarlo. Tutto questo non è più rimandabile, perché senza idee e senza la corretta decodifica del presente non si elaborano prospettive, ma si resta incardinati in un presente che non passa. Quello che oggi ci tormenta non chiamarlo fascismo, ma riconoscerlo per quello che è: capitalismo finanziario con tratti autoritari. Senza tale riconoscimento nulla può iniziare e nulla è possibile.
Fonte foto: https://tg24.sky.it/cronaca/2026/10/24/proteste-cortei-oggi-24-ottobre-manifestazioni-news (da Google)