Insegnanti: fannulloni, missionari o professionisti?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Ogni tanto si riaffaccia la teoria dell’insegnamento come una “vocazione”. A fasi alterne riemerge l’antica disputa tra chi reputa gli insegnanti una sorta di “fannulloni” ed una categoria privilegiata, e chi li concepisce come “missionari”. Due estremi antinomici, ma entrambi non rendono giustizia a noi docenti. Per cui c’è chi ha l’ardire di ipotizzare ulteriori incrementi dell’orario di servizio, a parità di retribuzione salariale. Sorvolo sul fatto (da molti ignorato) che un notevole carico di lavoro e di studio è già sopportato ogni giorno da qualsiasi insegnante scrupoloso, nei tempi extra-scolastici ed in forma gratuita. Mi riferisco agli adempimenti individuali aggiuntivi e volontari,  un lavoro che si presenta oltre l’orario di lezione, necessario e funzionale all’attività didattica quotidiana: preparazione delle lezioni e correzione dei compiti, compilazione dei registri ed altri documenti burocratici, cartacei e digitali, e via discorrendo. Mi preme evidenziare un aspetto essenziale della professione docente, vilipesa da campagne ideologiche infamanti. In base alla mia memoria ed alle mie esperienze professionali, ho avuto modo di riscontrare come nella scuola italiana prevalga una corrente di pensiero e di prassi clericaleggiante: è una visione quasi religiosa che, con malcelata ipocrisia, concepisce la funzione pedagogica nei termini di una “missione”. In base ad una simile congettura, i docenti dovrebbero lavorare di più, animati da una “vocazione”, offrendo  prestazioni di lavoro a titolo gratuito. Ma quale strana e bizzarra visione, inerente solo agli insegnanti, bensì non, ad esempio, ai presidi o ai bidelli. Pardon, dirigenti e collaboratori scolastici. Idem per gli avvocati, i notai, o i medici, e tutti gli altri professionisti. Insomma, a tutti i lavoratori del comparto sia pubblico che privato, tranne gli insegnanti, le ore eccedenti (gli straordinari) vengono retribuite in modo decente. Gli unici ad essere offesi, bistrattati e derisi sono proprio i “missionari” della scuola, che per altri sarebbero dei “lavativi privilegiati”. Ebbene, si mettano d’accordo tra di loro: sono missionari o nullafacenti? Né l’uno, né l’altro. Molto più laicamente, dovremmo essere qualificati come professionisti, da onorare e retribuire in quanto tali, cioè in termini più dignitosi!

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Fonte foto: pinterest.com (da Google)

1 commento per “Insegnanti: fannulloni, missionari o professionisti?

  1. Filippo
    20 Settembre 2019 at 16:27

    Aggiungo a quanto detto anche il fatto che per anni, ogni anno, migliaia di insegnanti devono scoprire al momento delle convocazioni dove lavoreranno e quante ore lavoreranno, dovendosi costruire l’orario praticamente in diretta, sperando ovviamente di aver fatto la scelta giusta.
    Una situazione francamente agghiacciante

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