Il decennale de L’Interferenza

In occasione del decennale della fondazione de L’Interferenza abbiamo deciso di organizzare una giornata di dibattito e riflessione politica per sabato 11 maggio 2024 a partire dalle ore 9,30 presso una sala del Centro Congressi Cavour sito a Roma in Via Cavour 50/A, a pochi metri dalla stazione Termini.

I lavori si svolgeranno in due sessioni. La mattina dalle ore 9,30 alle ore 13,30 si affronteranno i temi  di analisi politica e politica internazionale mentre dalle ore 15 alle ore 19 la discussione verterà sul tema dell’ideologia. L’evento è aperto a tutti e subito dopo lo svolgimento delle relazioni – come da programma –  si potrà intervenire e dare il proprio contributo.

Introduce e modera:

Fabrizio Marchi – fondatore e direttore de L’Interferenza

Intervengono (sessione mattutina, ore 9,30):

Alessandro Visalli:

La fine della modernità. Logiche della dipendenza e dei sistemi-mondo

La centralità militare, tecnologica e della formazione del capitale nell’Occidente collettivo ha avuto un inizio con l’aggiramento spagnolo del blocco turco e sta giungendo dopo cinque secoli a fine. La dipendenza dei capitali periferici, e l’intero sistema morale, ideologico e sociale che vi è stato costruito sopra (la stessa coppia Occidente/Oriente che lo organizza) è presentata davanti agli occhi del mondo e rigettata ogni giorno di più. Il Re è ormai nudo, per questo ruggisce di rabbia come si vede a Kiev come a Gaza. Come leggere la crisi terminale che vediamo con le lenti della teoria dei sistemi-mondo?

Giacomo Gabellini:

Gli artefici del multipolarismo:

Ormai da anni, le iniziative assunte soprattutto da Cina e Russia stanno conducendo ad una sostanziale ridefinizione degli assetti internazionali modellati dall’Occidente. Specialmente sotto il profilo economico e commerciale, il processo sembra declinarsi a un ritmo sempre più rapido senza che lo schieramento asserragliato dietro agli Stati Uniti riesca ad elaborare una credibile strategia di contrasto alla sfida epocale posta dalle forze revisioniste.

Pierluigi Fagan:

In che mondo siamo capitati?

Il mondo ha dilatato popolazione e Stati di tre volte in soli settanta anni, un inedito storico per quantità e qualità degli eventi. Fitta la rete delle reciproche interrelazioni tra sistemi e sottosistemi cresciuta già trenta anni prima della globalizzazione. Altrettanto forte la pressione che tutto ciò esercita sul contenitore Terra e di rimbalzo la sua pressione interna. Si dissolvono gli ordini semplificati post bellici, bi-uni-polari, assolvono ordini complessi multipolari. Il mondo si fa più difficile da leggere, interpretare, prevedere, governare ed anche l’azione politica locale ne risente avendo concetti, logiche e categorie da rivedere.

Stefano Zecchinelli:

USA, Israele e la dottrina della ‘’guerra eterna’’

Dopo l’11 settembre 2001, gli Stati Uniti hanno scatenato delle guerre di annichilimento contro il mondo ‘’non globalizzato’’. Rispetto al colonialismo tradizionale, ci troviamo davanti a delle guerre scatenate non per essere vinte, ma per gettare intere aree geografiche nel caos. Per l’imperialismo collettivo i nemici non sono più, soltanto, le classi lavoratrici e il socialismo, ma il concetto stesso di civiltà e di convivenza pacifica. La finalità di questa relazione è di contestualizzare la dottrina della ‘’guerra eterna’’, sistematizzata dal Pentagono, a partire dal progetto sionista-revisionista di costruzione del ‘’Grande Israele’’.

Subito dopo le relazioni si aprirà il dibattito.

Ore 13,30 – 15 Pausa pranzo

Sessione pomeridiana. Intervengono (ore 15):

Yousef Salman – Presidente della Comunità Palestinese di Roma e del Lazio e Delegato della Mezzaluna Rossa Palestinese in Italia.

A seguire, relazioni di:

Giacomo Rotoli:

Quale interlocutore, esiste un femminismo non organico al capitale? 

L’attuale contesto storico vede l’egemonia del femminismo liberale la cui ideologia si integra perfettamente con il modello neoliberale occidentale. Al di sotto di questa ampia coperta pseudo-ideologica agiscono ancora le due forme di femminismo duali l’una dell’altra – il femminismo della differenza e il femminismo queer – che però si integrano vicendevolmente rendendo difficile se non impossibile il dialogo con chiunque si ponga in una posizione critica nei confronti del sistema capitalista, elevato ormai da tempo ad una sorta di condizione ontologica e quindi non superabile. Nonostante il secondo sia quello maggiormente favorito dal capitale globale, il primo, ancora molto diffuso soprattutto in Italia, sta vivendo un suo revival, ma si tratta, nella sostanza, di due facce della stessa medaglia: il femminile concepito come migliore/superiore rispetto al maschile individuato come responsabile dell’oppressione delle donne e di altri “gruppi”, fin dall’inizio dei tempi. Al momento sembra mancare un vero interlocutore.

Antonio Martone:

“Il capitale cambia il ‘pelo moderno’ ma non il vizio”

Una riflessione, genealogica e fenomenologica insieme, del rapporto fra genere e strutture di potere dalla modernità ai suoi esiti attuali. Esaminando criticamente le posizioni oggi presenti nel dibattito pubblico, ci si oppone all’idea che le donne abbiano sacrificato la propria femminilità per avere successo nella società, imitando modelli maschili basati sulla competizione e sull’affermazione di sé. L’analisi parte dalla constatazione che il rapporto fra identità (di genere) e potere è intrinsecamente complesso e non può essere ridotto agli stereotipi diffusi dai media e dunque si sottolinea la necessità di adottare un approccio critico e multidimensionale al fine di comprendere le dinamiche storiche dei ruoli di genere, superando le narrazioni ideologiche mainstream ed esplorando prospettive trascurate dal pensiero dominante. Attraverso un excursus che spazia dalla psicoanalisi di Freud e Lacan fino alle teorie decostruttive di Deleuze, Guattari e Foucault, si evidenzia come il concetto tradizionale di castrazione paterna e la struttura edipica siano stati superati in un contesto, quale quello contemporaneo, nel quale il capitalismo ha assunto un ruolo predominante nella formazione delle identità attraverso la produzione di modelli, immagini e ideali che servono gli interessi del mercato. Infine, richiama la necessità di fornire elementi di consapevolezza critica per decostruire l’ideologia dominante che maschera l’asservimento come libertà, pagando il potere dei pochi con la sottomissione di tutti.

Subito dopo le relazioni si aprirà il dibattito.

Invitiamo tutti a partecipare e ad intervenire.

  l'interferenza -                                                                                            

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