Il fenomeno degli Incel e la teoria Red pill

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

In questo articolo farò una breve recensione del libro di Marco Crepaldi e tenterò qualche riflessione per un approccio alle tematiche ivi esposte.

Dico subito che il libro mi sembra interessante e utile. Rappresenta un buon viatico per comprendere le tematiche in oggetto ed è soprattutto molto ricco di riferimenti a studi e ricerche in controtendenza rispetto alla misandria generale, offrendo lo spunto per approfondimenti su vari aspetti della questione maschile. Tutto bene, quindi? No, ma andiamo con ordine.

Si inizia da fatti di cronaca nera con protagonisti alcuni incel e una breve storia sulla formazione del termine. L’autore contesta l’interpretazione semplicistica che descrive il fenomeno  come “terrorista” inserito nelle tendenze irrazionali e malate della contemporaneità e l’inquadra come elemento fondamentale del malessere della condizione maschile. D’altronde è proprio alla condizione difficile vissuta dagli uomini nella società contemporanea che Crepaldi si sta dedicando da anni a partire dal fenomeno degli hikikomori[1].

In più parti del testo è sottolineata la rilevanza numerica del fenomeno e la gravità del problema in termine di sofferenza, con il pericolo che sfoci in comportamenti antisociali, patologici e autodistruttivi.

Incel ovvero “celibe involontario” è colui che non riesce, pur desiderandolo, ad avere una vita sessuale ed affettiva soddisfacente. Il non essere o il non percepirsi come attraenti determina una svalutazione di sè e una perdita della propria autostima.

È bene ribadire che non si tratta semplicemente della mancanza di rapporti sessuali perché molti incel ricorrono alle prostitute e poi “non fare sesso”, pur essendo oggettivamente un sacrificio, non necessariamente genera sentimenti depressivi (ad esempio, i preti cattolici vi rinunziano volontariamente ma non per questo si sentono dei reietti…). Invece, nel caso degli incel, anche persone di grande spessore dal punto intellettuale ed umano non riescono ad autostimarsi. Questo aspetto non viene sufficientemente affrontato nel testo, rimandando il tutto a generici “stereotipi di genere”.

Gli incel analizzati sono alcuni casi che Crepaldi ha conosciuto in terapia ma soprattutto i gruppi che si trovano nei social.

Questi ultimi, essendo gruppi, elaborano una loro cultura (o subcultura) ed un loro gergo particolare e quindi, uscendo dalla semplice descrizione di un dato di fatto, l’essere cioè un celibe involontario, abbiamo un soggetto collettivo con determinate caratteristiche socio-culturali. Osservando il fenomeno si individuano alcune tematiche ricorrenti: 1) mercato sessuale, ovvero l’interpretazione delle dinamiche di selezione sessuale secondo la legge della domanda e dell’offerta. 2) la natura tendenzialmente immorale della donna 3) le donne sono attratte dai tipi mascolini (aggressivi, virili, muscolosi) e chi non possiede queste caratteristiche è tagliato fuori. Chi nasce incel muore incel 4) le donne predominano sui maschi grazie al loro potere sessuale 5) odio contro le donne e gli uomini che hanno successo. (cfr. pp 20-21)

Gli incel entrano in contatto con altre figure come i MGTOW, ovvero maschi che scelgono volontariamente di non aver niente a che fare con le femmine, dedicandosi ad interessi altri. È chiaro che un incel che diviene MGTOW è nel segno del “fare di necessità virtù”.

C’è invece chi non demorde e si confronta con l’arte del “rimorchio”. Stiamo parlando dei pick up artist, che credono di accaparrarsi le femmine più attraenti attraverso sapienti tecniche di seduzione. Di questo aspetto mi sembra importante sottolineare il proliferare di coach della seduzione che vendono corsi online, sfruttando solitudine e sofferenza. Se il mercato dell’illusione si è accorto degli incel, è segno della rilevanza del problema.

Veniamo ora al rapporto incel/cultura red pill che dà il titolo al libro. Per lo studio della red pill , Crepaldi si rivolge soprattutto al sito “il redpillatore. org”. Fatta la dovuta premessa che i due fenomeni sono separati,  è evidente che l’”ideologia” red pill è quella che più si addice alla condizione dell’incel.

Gli aspetti salienti sono l’individuazione delle caratteristiche che renderebbero gli uomini più attraenti ovvero l’aspetto esteriore, la posizione economica e lo status. Mentre per le donne avrebbe importanza, pressoché esclusivamente, solo l’aspetto esteriore.

Un secondo elemento è la discrepanza tra la domanda (maschile) e l’offerta (femminile).

La situazione determina donne che ipergamano, ovvero accettano solo uomini con un coefficiente attrattivo superiore al loro, uomini che ipogamano, ovvero si accontentano di donne molto inferiori come coefficiente attrattivo o rimangono totalmente esclusi. Ci troveremo, anche qui, di fronte al principio di Pareto con l’80% di donne che si accoppiano al 20% di uomini.

Questa analisi riceve una sostanziale conferma dai vari studi che Crepaldi produce  e dall’osservazione dei vari siti di incontri e da siti quali Only fans. Il problema sta nell’interpretazione che i vari “redpillati” ne danno.

 

La società immobile e deumanizzata della Red pill

Innanzitutto, rapporti completamente deumanizzati, nessuno spazio ai sentimenti e poi, grazie ad un approccio rozzamente connotato da “riduzionismo biologico e determinismo genetico”, si proclama l’impossibile cambiamento della situazione.

Saremmo tutti agiti da istinti ancestrali connessi alla nostra natura. Le donne cercherebbero un uomo forte, alto e muscoloso perché, fin dalla notte dei tempi, cercano protezione per loro e per la prole.

Ne dovremmo dedurre che un uomo che somiglia a Mike Tyson dovrebbe essere più attraente di uno che somiglia a Kim Rossi Stuart, il che mi sembra poco probabile.

Secondo varie ricerche le donne sarebbero attratte anche da uomini violenti prevaricatori (p. 45 e sgg., p. 90 ). Questo elemento contrasta ancor di più con la supposta ricerca di protezione, visto che un siffatto uomo si caccerebbe sempre più in situazioni di pericolo e potrebbe rivolgere la propria aggressività anche contro la partner e la prole.

Vero è che le donne sono attratte dal reddito alto e dallo status sociale ma ciò è più chiaramente connesso alla ricerca del “buon partito” associato al poter vivere comodamente. Mero calcolo razionale, insomma.

Sul fronte maschile le cose vanno ancora peggio. Gli uomini sono attratti dalle belle donne perché più sane di quelle brutte e quindi garanti di una prole più sana. Meno male che nel pleistocene non c’era red pill altrimenti ci saremmo estinti prima ancora di evolverci.

Su poligamia e monogamia la situazione è ancora più confusa. Sempre secondo la red pill, le donne tenderebbero alla monogamia.

Sta di fatto, però, che,  rivolgendosi in tante agli stessi uomini, finiscono per infilarsi in relazioni poligame. Se veramente tendessero alla monogamia, si accontenterebbero di un uomo bruttino ma in esclusiva.

Un’altra ricerca mostra che le donne sono più attratte dagli uomini già impegnati in relazioni monogame, le famose “rovina famiglie” (cfr. p. 71).

Faccio presente che le considerazioni critiche esposte in questo paragrafo sono del sottoscritto, Crepaldi si limita a presentare le tesi della red pill e a confrontarle con  ricerche scientifiche.

 

Che fare?

È chiaro che per noi attivisti il primo nemico è la passività, poiché, credendo di poter migliorare il mondo, non possiamo accettarne una visione statica e inamovibile.

Nella fattispecie, da comunisti, non possiamo nemmeno accettare le visioni misogine e rancorose nei confronti delle donne, essendo il nostro primo obiettivo la ricomposizione di classe. Infatti, così facendo, cadremmo nel trappolone femminista della falsa contrapposizione uomo vs donna.

Per quanto riguarda la passività in ambito individuale, concordo in toto con Crepaldi che, forse anche per carità di patria, propone agli incel di rivolgersi ad uno psicologo o a uno psichiatra. La psicologia, pur essendo una scienza (molto) imperfetta, è l’unico modo razionale per affrontare il disagio psichico. Naturalmente, per prima cosa bisogna riconoscerlo come tale e questo è proprio quello che i gruppi incel contestano.

Molto interessante quando si parla di blocchi psichici che, originati da svariate cause ed esperienze, portano molti incel a rifiutare un rapporto anche quando ne avrebbero la possibilità.

Parimenti interessante quando si parla degli effetti dell’uso massiccio della pornografia in assenza di rapporti sessuali concreti. Facendo l’amore solo con la fantasia, le partner non possono essere che fantastiche e il confronto con la realtà diviene sempre più difficile.

Accettare i propri limiti è il primo passo per affrontare la vita.

Qui vorrei aggiungere una riflessione data dalla mia esperienza come insegnante in una scuola superiore. Molto spesso incontro ragazzi (maschi) che si chiudono, non studiano, abbandonano la scuola. È proprio affrontare la realtà ciò che vogliono evitare, confrontarsi con un mondo che sentono ostile ed onnipotente.

Da un punto di vista politico, credo che la nostra battaglia contro la misandria e per i diritti degli uomini, che vengono calpestati a vari livelli, sia utile anche per gli incel.

Più nello specifico è chiaro che la forte asimmetria tra domanda maschile e offerta femminile sia la causa principale del fenomeno. Per contrastare ciò è necessaria una battaglia culturale che tenda a sradicare comportamenti inveterati passati senza soluzione di continuità dalla tradizione ai giorni nostri.

Su questo fronte siamo già presenti ma vorrei sottolineare l’ottimo lavoro che sta facendo, sui social e nella rete in generale, il “gentiluomo dissacrante”[2]. Divertente ed istruttivo il “vademecum antizerbino”[3] diffuso, tra l’altro, anche dal redpillatore, segno che anche da quelle parti, ci si rende conto che si può e si deve fare qualcosa e non accettare la situazione come inamovibile.

Si tratta di cancellare tutti quei comportamenti che un tempo venivano considerati di galanteria ed erano il corredo comportamentale di un vero “cavaliere”.

Oggi, però, con la svalutazione della figura maschile, il cavaliere è divenuto “servo della gleba” (nell’accezione di Elio e le storie tese). Ci riferiamo al cedere il posto, pagare le cene, subissare di complimenti, ecc. insomma tutto ciò che andava sotto la denominazione di corteggiamento.

Circa la possibilità di incidere sul gap di selettività tra i generi, cito l’esperimento riportato a pag. 75: usando lo  “speed dating  “ , gli studiosi hanno notato che, quando erano le donne a essere sedute al tavolo e gli uomini a ruotare, la selettività delle donne tendeva ad aumentare mentre, quando erano gli uomini quelli in posizione d’attesa (condizione di maggior potere) e le donne a dover correre da un tavolo all’altro (condizione di minor potere), ecco che il gap tra i due generi si riduceva sensibilmente, fino addirittura a scomparire”.

 

Brutte “sorprese”.

La prima è quando gli MRA vengono definiti “cosiddetti difensori dei diritti degli uomini” (p. 34). Essendo io un moderatore del gruppo face book “Diritti Uomini MRA Italia – Gruppo di supporto[4] , mi sento chiamato in causa. Cosiddetti, perché? Viste le discriminazioni che subiscono gli uomini e che il testo ha di nuovo ben documentato, mi sembra più che legittimo che ci sia qualcuno che si impegni a contrastarle.

L’altra brutta sorpresa è quando si parla in termini negativi della teoria della società bi sessista secondo la quale “uomini e donne hanno sempre avuto il medesimo livello di discriminazione socioculturale […] semplicemente ognuno aveva il proprio ruolo sociale […] A godere dei benefici era, invece, una ristretta cerchia di ricchi e potenti, composta da membri di entrambi i generi” (p. 63)  Non credo che bisogna essere necessariamente marxisti per rendersi conto che ci sono classi subalterne e classi dominanti ed entrambe composte da uomini e donne.

Veniamo alla questione dei ruoli di genere. La società patriarcale (mi sta bene chiamarla così) dava all’uomo oneri ed onori, gli  riconosceva un ruolo centrale e dominante ma gli imponeva di mantenere la famiglia, di accollarsi i lavori più duri, di andare in guerra, ecc.[5].

La donna non usciva mai completamente da una condizione di minorità e, come la prole, doveva essere protetta e accudita.

Tutto ciò fa orrore e sappiamo in pratica tutte le angherie che, specialmente in contesti degradati, il padre padrone poteva perpetrare.

La società patriarcale muore, in Italia, definitivamente con il nuovo “diritto di famiglia” negli anni ’70 del secolo scorso.

Qualche parola sul concetto di emancipazione. Emanciparsi vuol dire divenire compiutamente adulti con tutti i diritti e i doveri che ciò comporta. Tuttavia sui diritti delle donne si è sempre pronti a reclamarli mentre sui doveri si glissa.

Per esempio, il fatto che le donne vadano in pensione prima è completamente nella cultura patriarcale ma nessuna femminista si è mai sognato di contestarlo. Le donne sono sempre più deresponsabilizzate, quando commettono dei reati vengono condannate a pene mediamente inferiori a quelle degli uomini, se commettono infanticidi si invocano sempre ragioni psicologiche o psichiatriche (la depressione post parto), l’opinione pubblica non considera gravi molestie e violenze compiute da alcune donne contro gli uomini. Non la chiamerei emancipazione.

Purtroppo, Crepaldi non vuole abbandonare lo schema dominante secondo il quale vivremmo ancora nel patriarcato, le donne sarebbero ancora subalterne e la sofferenza maschile è data dai tradizionali ruoli di genere dei quali si deve liberare.

Da qui (per Crepaldi) lo scindere il femminismo “buono” (che reclamerebbe la parità vera) da quello misandrico. Ora, è vero che ci sono tante donne che si ritengono femministe e condividono le nostre tesi ma il femminismo ufficiale, quello che è divenuto parte dell’odierna ideologia dominante[6] , è misandria pura. Non mi pare che dalle bocche di Boldrini, Valente, Murgia & Co. sia mai uscita una parola in difesa dei padri separati o per l’apertura anche gli uomini dei centri antiviolenza.

 

[1] https://www.linterferenza.info/contributi/fenomeno-hikikomori-lautoreclusione-nella-societa-capitalista/

[2] https://ilgalantuomodissacrante.wordpress.com/?fbclid=IwAR1Kts_WCw6YvOO0-LB-TBuA-UAmdESGslT9qsDTddmf4ISeJwGtqwAZ3sA

[3] https://www.ilredpillatore.org/2020/01/vademecum-antizerbino.html

[4] https://www.facebook.com/groups/1641442025869340

[5] Una riflessione sull’uomo “privilegiato” ed “oppressore” nella società patriarcale https://www.linterferenza.info/cultura/contromano-f-marchi-quel-nonno-oppressore-spalava-carbone/

[6] https://www.linterferenza.info/attpol/politicamente-corretto-lattuale-oppio-dei-popoli/

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20 commenti per “Il fenomeno degli Incel e la teoria Red pill

  1. Rita Fadda
    20 Gennaio 2023 at 13:32

    Esaustivo e utile articolo, grazie Re ato Rapino.
    Rita Fadda presidente Lega Uomini Vittime di Violenza

  2. Morando
    20 Gennaio 2023 at 18:42

    Buonasera.

    Il tema è interessante e mi viene da condividere qualche riflessione critica, nella speranza magari che questo sviluppi ulterioriormente l’analisi e porti ad una maggiore comprensione del fenomeno.

    Premessa doverosa: non ho letto il Crepaldi, quindi mi baserò su quanto leggo in questo articolo. Concordo con le conclusioni di Rapino nel paragrafo Brutte “sorprese”, ma non su altre cose.
    Mi scuso inoltre in anticipo se a volte le mie parole a volte saranno imprecise, difettandomi una conoscenza profonda dell’argomento.

    Innanzitutto, mi pare che la cornice interpretativa\teorica che più si attaglia all’essere incel sia la blackpill, e non già la redpill (nonostante, e questo è interessante e significativo, anche portatori del’ideologia redpill, come il citato Redpillatore, nell’ultimo periodo stiano mostrando una sempre maggiore attenzione, nei loro messaggi ed articoli, all’aspetto estetico ed al suo gran peso nelle dinamiche relazionali).
    Questo perché, se si parte dall’assunto che la condizione dell’incel sia quella dell’uomo che non riesce, indipendemente dall’impegno profuso ma solo a causa del proprio aspetto fisico, a realizzarsi nella sfera sessuale e sentimentale come desiderebbe, che questi due aspetti non siano necessariamente disgiunti, e che inoltre la sola componente “meccanica” del sesso possa ben essere soddisfatta previo pagamento, allora la soddisfazione del bisogno relazionale non può essere quella proposta dalla teoria redpill, che legge la relazione uomo-donna esclusivamente come rapporto sinallagmatico, indipendentemente dalle condizioni materiali dell’uomo che alla relazione accede.
    Sul punto, la redpill infatti afferma che la donna è sempre e comunque, con una buona dose di proiezione, incapace di amare in modo disinteressato (basta citarne il postulato che suona più o meno “una donna non sarà mai tua, è solo il tuo turno”, per il quale, una volta venuta meno l’uilità che l’uomo porta nella relazione, la donna procederà inevitabilmente a scartarlo per qualcosa di meglio).
    La realtà, a saperla vedere, è che le donne sono capacissime di amare.
    Si osservi, a mero titolo esemplificativo, il prodotto dell’industria cinematografica statunitense che ha come titolo Titantic, storia d’amore scritta esattamente per un pubblico femminile, nel quale la protagnista è amata in modo totalizzante dal suo uomo, tanto che egli arriva a sacrificare la propria vita per lei.
    Potrei fare una digressione qui per dare maggiore contezza di quanto sia significativo questo esempio appena portato, ma dirò brevemente che, poiché l’uomo non è soltanto culturalmente, e storicamente, determinato, ma ha nel proprio essere anche una componente naturale universale ed astorica, le narrazioni e gli elementi tecnici delle stesse, come in Titanic, possono sollecitare forti risposte emotive proprio perché vanno ad interessare parti slegate dal tempo e dalle condizioni culturali (non dico che la ricezione di un atto comunicativo escluda la cooperazione interpretativa ed il patrimonio personale del ricevente, ovviamente).
    Quindi, se la relazione nata sulla base di due degli elementi della triade LMS, Money e Status, è di tipo transattivo, su cosa si basa la relazione genuina?
    Il criterio è allora di tipo estetico (che è praticamente l’unica cosa che conta, nell’ideologia blackpill), dove un aspetto gradevole (cosa banalmente vera) può aprire al desiderio genuino.
    E la “disabilità” estetica è proprio quello che caratterizza l’essere incel, come detto in precedenza.

    Ora arrivo ad alcune osservazioni riferite all’articolo.
    Leggo: “Saremmo tutti agiti da istinti ancestrali connessi alla nostra natura. Le donne cercherebbero un uomo forte, alto e muscoloso […] Ne dovremmo dedurre che un uomo che somiglia a Mike Tyson dovrebbe essere più attraente di uno che somiglia a Kim Rossi Stuart, il che mi sembra poco probabile.”
    Qui l’autore, ma bisognerebbe vedere cosa ha riportato il Crepaldi, sbaglia.
    Le premesse sono incomplete, infatti, perché prese dall’ideologia redpill.
    Le donne non sono infatti attratte semplicisticamente da forza/altezza/tonicità muscolare, ma soprattutto da altezza e gradevolezza del viso (canthal tilt positivo, simmetria, zigomi, mandibola).
    Perciò un Tyson è decisamente meno desiderato di un Rossi Stuart.
    Leggo ancora: “Secondo varie ricerche le donne sarebbero attratte anche da uomini violenti prevaricatori […] Questo elemento contrasta ancor di più con la supposta ricerca di protezione, visto che un siffatto uomo […] potrebbe rivolgere la propria aggressività anche contro la partner e la prole”.
    Questo è invece un errore di Rapino, in quanto pare che presupponga le donne si sentano attratte, e di conseguenza cerchino di legarsi ad un uomo, seguendo un dettame logico (ragionando quindi dei possibili pericoli in futuro del suo comportamento), quando invece diversi quadri teorici, con parole diverse, e anche scarti di significato, come coazione a ripetere, modelli operativi interni, convinzioni copionali, per tacere della teoria dell’attaccamento, dicono il contrario.
    Ed infatti l’uomo che rivolge “la propria aggressività anche contro la partner e la prole” è proprio quello cosa che accade spesso, perché le donne scelgono di legarsi sistematicamente a questo tipo di uomini nonostante la loro manifesta violenza.
    Non ha poi alcun senso la battuta sul pleistocene, in quanto gli uomini sono attratti dalle donne più belle e giovani all’interno di un determinato gruppo storicamente concretizzato, e questo valeva allora come oggi.
    Non concordo infine con l’approccio paternalistico e patologgizzante del Crepaldi, quando “propone agli incel di rivolgersi ad uno psicologo o a uno psichiatra. La psicologia, pur essendo una scienza (molto) imperfetta, è l’unico modo razionale per affrontare il disagio psichico”.
    Il disagio psichico esiste, ma quell dell’incel è, per definizione, e come purtroppo il dato di realtà ci conferma, una condizione che si subisce in modo passivo, indipendemente dalla volontà del soggetto disabile estetico.
    Dire che molti incel rifiutano un rapporto anche quando ne avrebbero la possibilità è aver frainteso completamente il fenomeno, confondendo le cause con gli effetti.
    Il decalogo antizerbino ha per un uomo scartato a priori più o meno la stessa utilità di un cacciavite per un pesce. Manca del tutto il problema.
    Esistono uomini che, per problematiche mentali, non sono in grado di trovare soddisfazione emotiva e sessuale, ma, per quanto essi insistano a chiamarsi così, non sono incel puri.

    Allora che fare con questi uomini? Certamente la ricostruzione della società sotto il segno della parola del limite lacaniana, che non vuole essere ovviamente un ritorno al passato, ma il superamento dell’attuale civiltà del godimento illimitato.
    E questo però non è detto che risolva il problema incel.

    Spero di aver dato un buon contributo alla questione, per niente facile da risolvere, che affligge molti uomini.

    Cordialità.

  3. Paolo
    20 Gennaio 2023 at 23:01

    Nell’estendersi del fenomeno Incel tra i giovani maschi la condizione di debolezza psicologica andrebbe vista come un effetto di cause sociali che determinano una perdita di posizione competitiva verso le coetanee. Queste cause sociali sembrano principalmente di ordine demografico, culturale ed economico.

    Demograficamente i giovani sono pochi e sempre di meno. Ma, visto che culturalmente la barriera relazionale tra le fasce di età è caduta soprattutto tra uomini più maturi e donne giovani, e molto meno il contrario, le poche donne giovani hanno fortemente aumentato il potere di selezione tra una platea maschile molto aumentata, mentre gli uomini giovani se lo ritrovano fortemente diminuito dal far parte di una platea molto più vasta di uomini tra i quali le coetanee volendo possono scegliere i partner.

    Il potere di selezione è poi ancora più dimuito per i giovani uomini che non nascono in una famiglia benestante, vista la maggiore difficoltà di “farsi una posizione” con le proprie forze in un’epoca di precariato per tutti i giovani, ma dove la mercatizzazione della bellezza femminile ne fa una risorsa da scambiare per un buon stile di vita e di consumo.

    Un basso potere di selezione porta facilmente all’alternativa tra fare di necessità virtù – imbarcandosi in relazioni non attrattive – o accettare la condizione di Incel.

  4. Pailo
    21 Gennaio 2023 at 9:29

    “Ne dovremmo dedurre che un uomo che somiglia a Mike Tyson dovrebbe essere più attraente di uno che somiglia a Kim Rossi Stuart, il che mi sembra poco probabile.”Le sembra bene. Infatti la Redpill non dice alcuna fesseria del genere. Il primo elemento di attrazione sono le ossa cranio facciali, che Rossi Stuart ha più belle di quelle di Tyson. Dopo viene l’altezza mentre la struttura fisica è solo al terzo posto. Il motivo è che ossa e altezza sono indicatori genetici non modificabili. Tra l’altro Money è Status valgono molto meno di Look. Chiunque abbia una vaga conoscenza della Redpill sa queste cose. Sta abbaiando all’albero sbagliato.

  5. gino
    23 Gennaio 2023 at 11:32

    1) gli incel sono spesso purtroppo persone che, oltre a non avere donne, non hanno manco rapporti sociali in generale dal vivo. quindi vivono nel mondo mediatico. quindi sviluppano idee deducendole solo da quel mondo, che peró é minoritario. quindi sviluppano idee sbagliate sul mondo maggioritario che peró li aiutano narcoticamente a giustificare/accettare la loro condizione.
    a volte sono persone che, vittime di gravi traumi passati, sono terrorizzate dai rapporti e quindi la solitudine li tranquillizza.

    1) tutti, redattore, crepaldi, commentatori, incel, redpillatori e chi piú ne ha piú ne metta, commettete lo stesso errore “etnologico”: generalizzare, e addirittura considerare naturali/genetiche, caratteristiche che (forse) sono diffuse solo qui ed ora. solo piccoli esempi (vivo in brasile, per chi non lo sappia):
    – al brasiliano maschio fregancazzo dell´estetica femminile
    – alla brasiliana femmina fregancazzo dell´estetica, muscolatura, altezza, ossa facciali ecc. maschili. e anche l´interesse economico é solo uno dei tanti parametri. e, aggiungo, anche questo culturale, in quanto assente in societá indigene a carattere matrilineare e poco attivo in societá anche “civilizzate” ma che risentono ancora molto delle origini indigene (com´é il brasile meticcio e di classe medio-bassa).

    3) aggiungo un parametro, di cui nessuno parla, che conta molto nella scelta dei maschi da parte delle femmine (sane): la capacitá del maschio di farle godere a letto, capacitá che é molto variabile

  6. gino
    23 Gennaio 2023 at 12:28

    aggiungo.
    nel brasile maggioritario a cui ho accennato, non esistono incel. puoi essere mostruoso, obeso, amputato, sordomutocieco, nano, malatissimo fisica e psichicamente, poverissimo, analfabeta… avrai partners e figli.
    non solo, non esistono manco timidoni, introversi, solitari, emarginati, bullizzati, traumatizzati.
    ho 2 vicini di casa, poverissimi e con 2 moncherini al posto delle gambe causa polio, fratello e sorella: hanno figli e partners normodotati.
    ho conosciuto tizi analfabeti, poveri e brutti con 56 figli avuti da 20 donne, senza contare i “centri” ottenuti senza procreazioni (molti di piú).
    scrissi ste cose in un paio di commenti su redpill (prima di abbandonarlo perché sono irrecuperabili) e sti incell IMPAZZIRONO di rabbia e mi presero a parolacce.
    la malattia che é in loro si difende, deve distruggere ogni possibilitá di alternativa che potrebbe portare alla sua morte (della malattia) e salvezza dell´individuo.

  7. Francesco
    24 Gennaio 2023 at 1:26

    Qualche opinione e una domanda.

    Domanda: che sono redpill e blackpill?

    Opinioni: la parte buona dell’articolo mi sembra che consista nell’evitare un tono giudicante negativo (a la “white trash”) di chi rientra nel fenomeno e lo valuti per la malattia sociale che è. Però quando incontro riflessioni sulle difficoltà in genere dei rapporti tra sessi mi imbatto spesso in discorsi su “domanda e offerta”. Questo mi sembra cercare di combattere il fuoco conil fuoco perchè è evidente che le difficoltà attuali, al netto di maggiori o minori difficoltà personali, sono legate all’alienante distorisione antropologica del capitalismo-liberismo, quindi non è ragionando sullo stesso metro mercantilista che si può trovare una soluzione. La visione biologica se trattata riduzionisticamente, poi, fraintende del tutto il problema non riconoscendo le dimensioni affettive, psicologiche, culturali, in ultima istanza spirituali (con buona pace di chi ha l’itterizia sentendo il termine) che attraversano le questioni dei rapporti sentimentali e sessuali in aggiunta e in relazione dialettica con quelli biologici. In breve, il problema lo si affronta, per me, rifiutando l’antropologia alienata e riduzionista del capitalismo e del liberalismo e ricercandone una fondata su altre basi.

    (Poi detta tutta, ossa del cranio, ma de che? A me piace ciò che piace e in genere nessuna di queste presunte spiegazioni “scientifiche” ne rendono conto; l’immagine estetica di una cultura è anche zeitgeist ideologico, mi piace perchè è da sfigato non riconoscere quel modello come desiderabile, ma c’è la libertà di staccarvisi per cercare ciò che effettivamente piace)

    Su questo, il commento di gino: conoscendo un po’ Cuba capisco in parte il suo discorso sul Brasile, in cui appunto, essendo un paese di grande complessità elementi di un’antropologia differente coesistono con elementi di quella capitalista e ciò si riflette sui rapporti interpersonali. Però ciò deriva dalla storia specifica del Brasile, è naturale che andare a proporre come soluzione la situazione di un contesto altro non ha senso; ovviamente chi è malato, anche psicologicamente e socialmente, può tendere ad un circolo vizioso mentale, ma “in Brasile è diverso” è una non soluzione, se non per turismo sessuale-maritale; anche per chi se lo può permettere, non proprio una soluzione al problema dell’alienazione dei rapporti sotto il capitalismo, anzi una sua estensione (continuo a non sapere che è redpill; ha a che vedere con Matrix?).

    Il commento di Morango non l’ho capito.

    • gino
      25 Gennaio 2023 at 10:52

      francesco,
      ovviamente mica propongo “il brasile” come soluzione a breve termine. ho parlato di “possibilitá di alternativa” nel senso di far conoscere alla gente che c´é, c´é stato e ci sará qualcosa di diverso fuori dalla “caverna platoniana”.
      é un inizio necessario: destrutturare la falsa necessitá naturale-genetica di certi fenomeni inizia a erodere la malattia e le reazioni violente che ricevetti sono un chiaro segno di questo.
      su una cosa non concordo con te: purtroppo la dinamica “di mercato” esiste (é il motivo di base dello strapotere femminil-femminista) e io ho smesso da decenni di pensare e agire in base a una realtá fantasmatica basata sul “moralismo socialista”.
      nonmintendo un mercato monetario, intendo offerta-domanda di sesso-amore… anzi é piú esatto parlare di discrepanza fra le 2 domande/offerte reciproche.

      comunque sono discorsi inutili, credo che internet abbia definitivamente distrutto i rapporti sociali, sesso compreso, e la cosa é irreversibile.

      • Francesco
        25 Gennaio 2023 at 17:24

        Uhm, riprovo senza errori di battitura e mancata rilettura:

        Capisco. Si, si è imposta una mentalità mercantilista diffusa (ma quello che contestavo è il darla per “naturalmente” scontata come fanno certi circoli. Relazioni su basi diverse sono possibili) e certamente internet fa la parte del leone; discordo solo sul fatalismo. Molte cose nella storia appaiono definitive, poi ricomincia un’altro giro di ruota per motivi imprevisti. Io ritengo che, non nascondendosi il disastro, valga comunque la pena di gettare semi per un possibile futuro.

    • Morando
      26 Gennaio 2023 at 0:34

      Mi scuso per l’ermeticità, vado a spiegarmi meglio: gli incel si daranno pure risposte sbagliate, anche sbagliatissime, ma almeno qualche domanda se la fanno (essendovi costretti).
      A ben vedere, la loro inemendabile colpa, alla fin fine, è quella di aver dimostrato, con la loro semplice esistenza, che il re è nudo, che roba del tipo “rapporti sentimentali e sessuali in aggiunta e in relazione dialettica con quelli biologici” e “La visione biologica se trattata riduzionisticamente, poi, fraintende del tutto il problema non riconoscendo le dimensioni affettive, psicologiche, culturali, in ultima istanza spirituali” suona molto bene, per carità, ma la realtà se ne sbatte altamente e continua a dimostrarci che l’aspetto fisico è l’elemento in assoluto più importante nella formazione delle coppie a breve e lungo termine, e che per quanto una persona possa essere bella spiritualmente, se il suo corpo è sotto una certa soglia estetica è perfettamente possibile, se non probabile, che non troverà amore.
      Poi ognuno se la racconta come vuole, con parole più o meno ornate.
      Ed è per questo che è molto più rassicurante e semplice patologgizzare gli incel e filosofare: andare contro le proprie credenze centrali provoca sofferenza e attiva meccanismi di difesa.

      • Fabrizio Marchi
        26 Gennaio 2023 at 16:14

        La questione è molto complessa, ovviamente, forse e senza il forse più complessa di altre. Come ho scritto ormai una infinità di volte, gli esseri umani sono esseri naturali e culturali nello stesso tempo, e questa è la loro specificità, ciò che li distingue da tutte le altre forme di vita animali sul pianeta. E fin da quando siamo scesi dagli alberi e ci siamo drizzati su due gambe e forse anche prima, è inziato il processo culturale. Quindi i due aspetti marciano assieme e non sono separabili. Alla luce di ciò sarebbe quindi sbagliato, a mio parere, dare una risposta univoca a questa questione. Non c’è dubbio che oggi l’estetica – parlo ora per gli uomini e solo in parte per le donne per le quali l’essere attraenti fisicamente è sempre stato un fattore fondamentale anche se non il solo – per ovvie ragioni conti molto di più e sia un fattore determinante rispetto ad epoche passate, senza neanche andare troppo indietro nel tempo. Per millenni il disporre di una notevole forza fisica – che significava una molto maggiore capacità rispetto ad un uomo fisicamente più debole di garantire protezione e sussistenza – è stato un fattore determinante, certamente più dell’aspetto estetico. E, ovviamente, anche la posizione sociale, lo status, e questo (lo status) vale ancora oggi, anzi, forse ancor più di una volta, anche se per ragioni in parte diverse dal passato. Oggi l’aspetto estetico conta molto di più, come dicevo, ed è anche superfluo spiegare il perchè. Nel momento in cui la forza fisica è diventata praticamente irrilevante nel garantire sicurezza, sussistenza e anche status, è ovvio che i due fattori determinanti restano gli altri due, cioè l’aspetto fisico e la posizione sociale. Entrambi sono importanti, anche perchè nella società capitalista attuale dove tutto è merce e capitale, è ovvio che anche e forse soprattutto il fattore estetico diventa un capitale che può essere investito nè pù e nè meno di come si investe in denaro o in beni immobili e quant’altto. Molto raramente infatti troverete donne molto atraenti e in gran numero a lavorare negli uffici postale mentre ne troverete moltissime occupate nell’ambito della moda, del cinema, della televisione, della pubblicità, della comunicazione ecc. In qust’ultimo caso questo vale in parte anche per gli uomini ma in misura senz’altro minore rispetto alle donne.
        Lo status sociale, a mio parere – e qui divergo, naturalmente, dagli incel – resta ancora il capitale più potente rispetto all’aspetto estetico, per via della famosa asimmetria che esiste fra i sessi da questo punto di vista e di cui abbiamo parlato anche in questo caso molte volte. Una bella donna normale (cioè non una diva del cinema ma una bella donna come ce ne sono molte) ha un peso specifico enormemente superiore a qualsiasi uomo, anche di bell’aspetto, e può fare sesso quando vuole con chi vuole, anche ovviamente con uomini molto attraenti e per di più scegliendo con chi accompagnarsi. Una possibilità che solo pochissimi uomini hanno, divi del cinema o della televisione, rockstar, calciatori affermati (comunque personaggi dello spettacolo) oppure grandi capitalisti, industriali ad un certo livello ecc. Una bella donna, quindi, può fare sesso come, quando e con chi vuole, in qualsiasi momento, e può farlo con uomini altrettanto se non ancora più attraenti di lei. In parole ancora più povere, la bellezza maschile per lei viene relativamente a perdere (spesso del tutto) di importanza perchè può averla come e quando vuole; è una elemntare legge di economia politica applicata alla sfera della sessualità. Viceversa, non avrà la stessa facilità nell’accompagnarsi e ancor più nel mettersi insieme con un uomo molto affermato socialmente, e quindi sarà quest’ultimo, per le stesse ragioni di economia politica, a rappresentare l’oggetto del desiderio. Perchè per lei sarà facilissimo scegliere un uomo attraente ma un signor nessuno, come ce ne sono molti, ma sarà infinitamente più difficile arrivare ad un uomo molto affermato che, ovviametne, ha un peso specifico come minino uguale se non superiore, e a volte molto superiore al suo. E questo è un meccanismo che si ripropone anche ai gradi medio, medio bassi e bassi della società anche se in misura relativamente minore. In giovane età l’aspetto estetico è sicuramente fondamentale, sia ai piani alti che a quelli bassi della scala sociale, ma man mano che si va avanti con l’età, al giovanotto bello ma un pò troppo “giocherellone” oppure “senza arte nè parte”, come si suol dire, o peggio ancora se collocato nel basso della scala sociale, magari disoccupato o precario cronico, si preferirà certamente l’uomo “solido” o più solido, comunque posizionato, tanto poi c’è sempre il tempo e lo spazio per “svagarsi”.
        So (perchè mi sono confrontato con alcuni di loro) che su questo aspetto la vediamo in modo diverso dagli incel, ma ciò è dovuto alla condizione che vivono e quindi posso capirli. Ciascuno di noi è in grado di capire meglio ciò che conosce e vive sulla propria pelle.
        Ciò detto, onde evitare equivoci e fraintendimenti (gli avvoltoi che svolazzano sono sempre in agguato…), anche gli uomini nella scelta delle donne hanno i loro condizionamenti, ma ciò non toglie che nella sfera sessuale siano, nella loro grande maggioranza (in virtù di quel minore perso specifico) in una posizione di subordinazione nei confronti delle donne (lasciamo stare i fanfaroni pseudo machisti che si fregiano di essere dei conquistatori, molto spesso sono proprio quelli che stanno col cappello in mano, più di altri, anche se lo camuffano bene) e questa asimmetria (dovuta a ragioni biologiche) comporta tutta una serie innumerevoli di conseguenze nelle quali non posso entrare perchè dovrei scrivere un altro libro. Ed è proprio su questa asimmetria che il sistema capitalista ci inzuppa il pane, come un topo nel formaggio…Ma anche su questo mi sono espresso più e più volte, olrte al fatto che è un tema che ho affrontato in tanti articoli e anche nel mio libro “Contromano”.

        • Francesco
          26 Gennaio 2023 at 19:01

          Avevo fatto una risposta a gino ma non è apparsa. In sostanza diceva sono d’accordo che le cose stanno largamente così ma non concordo sul fatalismo; molte volte si dà per scontata e irrisolvibile una situazione storica poi qualcosa di imprevisto rimette in moto la giostra; si può almeno provare a seminare qualcosa, con persone affini, se si ha la sorte di trovarle.

          Riguardo il discorso di Morando e Fabrizio, dirò la mia posizione: sì ogni poco incontro qualcuno che c’è l’ha con il filosofare, in questo caso morando. Allora morando ti dico questo, se questo filosofare è inutile e tutto si riduce a roba da bestie, beh, allora la situazione va bene e vinca il più forte-adatto. E nn ci possiamo lamentare se siamo la parte perdente. Se invece siamo esseri dialettici, quello che fabrizio chiama “culturali” e io “spirituali” (il che include anche l’essere culturali e storici, sia chiaro) allora c’è una base per riconoscere come stanno le cose (fenomenologia) e cercare di cambiarle (praxis) su basi razionali (metafisica, etica); senza illusioni sulla difficoltà. E’ tutto qui, mi pare lo abbia detto Bravo qualche volta, ma comunque lo dico io: se riconosciamo che siamo esseri biologici e storici ma non ci riduciamo a questo, riconosciamo che abbiamo almeno in potenza delle possibilità di sviluppo “culturali” o “spirituali” che sia, allora c’è base per parlare e agire, altrimenti, se la riduzione a biologia o storicismo bruto sono “la verità” ti dico subito, solo chi vince ha diritti.

          Quindi una cosa è una anche brutale analisi fenomenologica della situazione, un’altra è condividerne (con capitalismo e liberismo) i presupposti antropologici e,in ultima analisi, metafisici; se lo si fa, niente lamentele, il capitalismo ha “ragione” perchè allora è quella l’unica ragione. Naturalmente io ritengo che vi siano basi razionali per un’altra antropologia e metafisica, è il punto su cui mi sono distaccato da tutta la mia passata militanza “a sinistra” (non per passare da una parrocchia all’altra opposta, sia chiaro); però se il punto è solo che “me la diano” in questo stesso modello di darwinismo sociale a punti attrattività-status, no non mi interessa, perchè la dimensione di realizzazione personale non può nè deve limitarsi a quello. E come dice gino, con cui su questo concordo, di esempi più sani, anche se certo non perfetti, ce ne sono.

          Altrimenti, se queste sono solo “belle parole”, il tuo è solo il guaito dei perdenti. Cerca di capire che non è un attacco personale (peraltro ora non sono tra i “vincenti”, quindi….), ma la chiarificazione di un punto per me imprescindibile: se la visione del mondo capitalista è fondamentalmente vera, lasciare le parole di giustizia e ingiustizia e lanciarsi in una lotta fondamentalmente senza senso. Se, razionalmente, si può pensare che a livello fondamentale essa non sia vera (senza negare gli elementi che l’hanno resa possibile), allora c’è base per pensare e agire altrimenti. Io sono pigro, uno sforzo senza basi e senza senso non lo faccio.

          • Morando
            26 Gennaio 2023 at 20:50

            Buonasera.
            Leggo e scrivo da cellulare, e non riesco a seguire bene tutto il tuo discorso a causa dei continui a capo.
            Ovviamente il filosofare è prassi fondamentale e imprescindibile.
            Leggi il mio commento qui sotto (o credo che sia qui sotto), troverai il motivo della mia critica e la visione più completa.
            Il capitale non ha ragione, ha solo creato le condizioni che dimostrano quanto la parte biologica sia più importante di quella culturale, limitatamente a quel fatto umano che è la creazione delle relazioni genuine uomo-donna.
            Poi uno può accettarlo o meno, dico solo questo.
            Sull’esempio del Brasile evito di esprimermi, si scadrebbe nella polemica inutile: bisogna prima arrivare al consenso intorno a cosa sia l’incel e quale sia il motivo della sua sofferenza (e cosa sia una relazione genuina e soddisfacente, e cosa non lo sia).

  8. Morando
    26 Gennaio 2023 at 19:03

    Innanzitutto, grazie per la risposta.
    Prima faccio una premessa, per dare un senso alla mia precedente risposta.
    Se le scienze naturali non hanno l’onere di dover riflettere sul loro stesso statuto, un filosofo non può esimersi dall’essere cosciente delle operazioni che compie, quando interpreta un fenomeno. E quindi non può esimersi da un monitoraggio metacognitivo e dal capire se gli strumenti metodologici che adotta per descrivere la realtà rispondano in primis a un proprio bisogno di acquietare la tensione tra il proprio desiderio (quale che esso sia) e la realtà dell’altro da sé.
    Ora, veniamo agli incel.
    Certamente la storia ci insegna che le condizioni materiali hanno influito sulla creazione ed il mantenimento delle relazioni.
    Se oggi viviamo l’epoca dove l’asimmetria è a favore delle donne, basti ricordarsi che tra il tardo antico e l’alto medioevo essa era a favore degli uomini.
    Il problema, però, per me, è altro.
    L’esistenza stessa degli incel è rivoluzionaria non già perché smaschera la narrazione dell’egemonia capitalista, che schiera il femminismo, e il suo vittimismo, in prima fila, ma perché travolge la convinzione che l’amore sia slegato da componenti su cui sostanzialmente non si ha alcun controllo, e che non tutti possano accedere ad esso.
    Tu osservi, giustamente, quanto le componenti della teoria LMS pesino nella relazione.
    Per me bisogna fare un passo indietro.
    M ed S potranno essere anche più importanti, ma possono dare accesso ad una relazione genuina?
    No, si tratterà sempre di relazione transattive, sinallagmatiche.
    Le relazioni genuine, quelle che danno l’accesso all’amore, nascono dal movimento armonico delle dimensioni emotiva e di attrazione estetica.
    La sofferenza dell’incel nasce proprio dalla percezione, più o meno involontaria, che l’unico fattore valido in quest’ottica l’aspetto fisico. Esso quindi non è la risorsa più importante: è l’unica risorsa spendibile.
    Ed ora passiamo all’analisi di ciò che ha fatto il capitale.
    Esso, non potendo accettare strutture veritative alternative (religione e filosofia) ed i limiti che esse portano (ogni struttura ha un’etica), le ha combattute e quasi distrutte, nell’occidente odierno. Della scienza ha fatto serva.
    Questo ha fatto sì che la tendenza generale, pressoché universale, all’interno della specie umana, di ricercare relazioni genuine, nate dal movimento armonico delle dimensioni emotiva ed estetica, si trovi a concretizzarsi nelle seguenti condizioni:
    1) in occidente, le condizioni materiali permettono alle donne di svincolarsi dalla necessità di prendere marito 2) la furia capitalista ha distrutto tutti limiti, o cerca di farlo, che incontra nella mercificazione del mercificabile: segnatamente, anche i limiti morali e sociali alla libertà sessuale, che sfocia nel libertinaggio.
    Ed il risultato qual è? Che le donne, ora libere di selezionare, con il loro agire, dimostrano quanto la dimensione biologica, ed il desiderio di procacciarsi un partner attraente, sia più importante di quella culturale, limitatamente al particolare fatto umano che è il formarsi delle relazioni di natura genuina.
    La questione, quindi, per me è più ontologica.
    E non riesco a trovarvi soluzione.

  9. renato
    28 Gennaio 2023 at 14:19

    GRAZIE

    A Rita Fadda Torrrenova per la stima che mi ha espresso e che è da me ampiamente corrisposta nei suoi confronti. Grazie a tutti gli intervenuti perché hanno raccolto il mio invito a dire la loro su queste tematiche fondamentali. Nella nostra società misandrica, infatti, due sono le categorie più colpite, i padri separati e gli incel.

    O NATURA …

    Mi sembra che Morando mi attribuisca le opinioni che invece critico.
    Incel/redpill & Co. si trovano a dover giustificare un atteggiamento rinunciatario, autocommiserante e deresponsabilizzante.
    Per far ciò devono dare la colpa alla natura matrigna.
    Si sono fatti un film preistorico dove le donne cercano l’uomo forte e muscoloso perché deve proteggere lei e la prole e gli uomini scelgono le belle perché ci sarebbe una relazione tra bellezza e sanità.
    Anche se siamo usciti dall’età della pietra queste regole varrebbero anche oggi perché dettate dalla natura e non dalla cultura. Regole totalmente infondate, che cozzano con il buon senso e ricerche scientifiche. Da qui l’esempio Tyson/kim Rossi Stuart. Che poi la bellezza abbia una qualche relazione con la sanità è cosa talmente scema che non merita nemmeno una replica.

    ROBA DA PAZZI?

    No, il campo principale d’intervento dello psicologo è proprio quello di affrontare le relazioni “tossiche” tra società e individuo. In ambito anti/psichiatrico ci fu un tempo in cui si metteva in dubbio persino il concetto stesso di “malattia mentale”, ma questo non escludeva un intervento sull’”antipaziente”, anzi.
    Morando inquadra gli incel in una categoria della disabilità, denominandoli “disabili estetici”. Mi sta bene. Sono 30 anni con lavoro con la disabilità di ogni tipo e mi sento a mio agio. Molti sono i disabili che si rivolgono allo psicologo per affrontare il loro disagio emotivo dovuto all’esclusione sociale che si vivono. Tutto ciò può anche riguardare gli incel.

    ALLA RISCOSSA

    Una volta riacquistata fiducia in se stessi, migliorata la propria autostima, scongiurate derive depressive grazie ad un buon professionista, i nostri disabili di tutti i tipi possono intervenire attivamente con un’azione culturale/politica per creare una società più inclusiva.
    Circa gli incel, basta fare un po’ di aritmetica per capire che la forte asimmetria tra selettività femminile e maschile stia alla base del fenomeno.
    Per contrastare ciò è necessaria una battaglia culturale che tenda a sradicare comportamenti inveterati che sono passati indenni dalla tradizione ai giorni nostri.
    Su questo fronte siamo tutti già presenti ma vorrei sottolineare l’ottimo lavoro che sta facendo, sui social e nella rete in generale, il “galantuomo dissacrante”. Divertente ed istruttivo il “vademecum antizerbino” diffuso, tra l’altro, anche dal redpillatore, segno che anche da quelle parti, ci si rende conto che si può e si deve fare qualcosa e non accettare la situazione come inamovibile.
    Si tratta di cancellare tutti quei comportamenti che un tempo venivano considerati di galanteria ed erano il corredo comportamentale di un vero “cavaliere”.
    Oggi, però, con la svalutazione della figura maschile, il cavaliere è divenuto “servo della gleba” (nell’accezione di Elio e le storie tese).
    Naturalmente nell’ottica di migliorare, almeno parzialmente, la situazione qui ed ora senza attendere “il sol dell’avvenire”.

    SI PUO’ FARE

    Essendo noi tutti, chi più chi meno, dei rivoluzionari, dobbiamo presupporre che ciò che è modificabile sia molto di più dell’immodificabile.
    Circa la possibilità di incidere sul gap di selettività tra i generi, cito l’esperimento riportato a pag. 75: usando lo “speed dating “ , gli studiosi hanno notato che, quando erano le donne a essere sedute al tavolo e gli uomini a ruotare, la selettività delle donne tendeva ad aumentare mentre, quando erano gli uomini quelli in posizione d’attesa (condizione di maggior potere) e le donne a dover correre da un tavolo all’altro (condizione di minor potere), ecco che il gap tra i due generi si riduceva sensibilmente, fino addirittura a scomparire”.
    A questo aggiungo l’interessante “Brasile senza incel”, segnalataci da Gino, che meriterebbe uno studio dedicato.

    • Morando
      29 Gennaio 2023 at 9:47

      Buongiorno.

      Per amor di precisione, e visto che mi pare questa che la testata intende analizzare i fenomeni sociali per proporre soluzioni, torno sulla questione.
      È fondamentale, infatti, se proprio si vuole trovare una risposta, in primis avere chiaro di cosa stiamo parlando.

      Sull’esempio Tyson/kim Rossi Stuart, come altri commentatori ti hanno fatto notare, nessuno, nella comunità Red/BlackPill, si racconta una sciocchezza del genere.
      I casi sono quindi due:

      1) o Crepaldi ha riportato informazioni risalenti e comunque parziali, dandoti un quadro errato, perciò ne trai l’errata conclusione che ci sia un illogico meccanismo di difesa per il quale Tyson dovrebbe risultare più attraente di Rossi Stuart – cosa che io penso sia accaduta;

      2) o tu non hai capito (ma non credo) che le donne non sono attratte semplicisticamente da forza/altezza/tonicità muscolare, ma soprattutto da altezza e gradevolezza del viso (canthal tilt positivo, simmetria, zigomi, mandibola, ecc…).

      Questo al di là dei meccanismi di difesa che gli incel mettono o meno in atto.

      Per ciò che concerne il percorso psicoterapico, invece, sono il primo a pensare che questi uomini facciano meglio a farsi aiutare, per loro stessi, che a rimanere ad abbrutirsi ed abbandonarsi all’odio nei forum nefandi dove si riuniscono.
      Ma il percorso deve essere fatto per aiutarli ad accettare serenamente che le loro possibilità sono altre e di cercare una propria soddisfazione al di fuori di una relazione, non di patologgizzare la loro condizione e colpevolizzarli, partendo dall’assunto falso (che spesso è un meccanismo di difesa) che tutti possano accedere a relazioni genuine ed essere amati per quello che si è (e che vuol dire?).
      Agire quindi nello spazio del possibile, non dell’impossibile, cosa che genererebbe altra sofferenza e meccanismi disfunzionali di adattamento.
      Come si dice, giustamente, ad un paziente paraplegico che non sarà mai un centometrista, si dirà con sincerità ad un incel che non tutti possono avere tutto.
      Che poi un’azione rivoluzionaria, volta a superare l’attuale assetto, richieda anche la partecipazione dell’uomo-incel, per me è fuori di dubbio, perché la distruzione dei limiti morali posti ai legami uomo-donna operata dal capitale, e ciò che ne consegue, aggrava la loro situazione.
      Infine, my two cents sul Brasile, rapidamente.
      Evitiamo, per favore, di fare come Gino, che, nell’incapacità, absit iniuria verbis, di analizzare un fenomeno, traduce le sue limitate osservazioni in prassi sociale, ignorando anche una banalissima osservazione diacronica, che facilmente lo avrebbe portato a interrogarsi, invece di sentirsi padrone di verità: negli anni ’50, in Italia, c’erano molti meno uomini impossibilitati ad accedere ad una relazione. Ma perché?
      Forse perché l’asimmetria del potere di autodeterminazione economica costringeva le donne a sposarsi per sopravvivere? E quindi a sposare uomini esteticamente (ma anche altro) inadeguati a soddisfare i loro bisogni?
      E ci ricordiamo cosa è successo dopo l’introduzione del divorzio e l’aumentare delle disponibilità economiche in capo alle donne?
      In Brasile, che ci viene sbandierato come la negazione delle teorie incel (tutt’altro, è più probabile che ne sia una conferma, visto che molti incel propongono l’agghiacciante soluzione di privare le donne del potere di autoedeterminazione economico, al fine di costringerle a legarsi agli uomini) come funzionano le cose?
      La questione quindi meriterebbe un’analisi quantitativa seria, se dati ci sono, un consenso intorno alla definizione di attrattiva, un concenso intorno alla definizione di relazione genuina e di amore.
      Cose che francamente sono troppo impegnative.

      • gino
        29 Gennaio 2023 at 16:27

        morando,
        non sai nulla del brasile (e probabilmente di culture diverse da quella occidentale in generale), io ci bazzico da 33 anni e ci vivo da 24. quindi stai zitto che é meglio!
        ad esempio non sai che qui il 99% delle donne lavora, é indipendente economicamente e molte non hanno un marito/compagno. le coppie si sciolgono con estrema facilitá, quasi nessuno si sposa legalmente (solo i fondamentalisti protestanti). la struttura familiare é agli antipodi di quella “tradizionale” italiana de na vorta con la donna a casa a spolverare i tappeti!!!

        • Morando
          29 Gennaio 2023 at 23:11

          Gino, Gino, Gino, il 99% l’hai cacciato dalla tombola?
          QED, non hai idea di cosa si sta parlando l.
          Scusa ma preferisco non sprecare il mio tempo. Non avrai altre risposte.

          PS: bastano 30 secondi di ricerche online per smentirti.

  10. Scherzilla
    8 Aprile 2023 at 21:41

    Le critiche mosse alla redpill sono assolutamente superficiali, dimostrano scarsa profondità di riflessione sull argomento. Il resto di ciò che è scritto su altri argomenti è molto condivisibile

  11. Uomoriservato
    23 Luglio 2024 at 20:07

    Io sono sposato e redpillato.
    Mia moglie non lavora e non vuole neppure fare sesso con me. Sono poco attraente, da sempre. In effetti le uniche donne decenti che posso avere ora, sono le prostitute. E non cerco delle modelle ma scusatemi con le obese e le donne troppo anziane e brutte non mi piace. Ho già provato in passato. Io sono magro tendente all’esile.
    Per quella che è la mia esperienza, dico agli uomini che piuttosto che rischiare di dover pagare e non fare sesso, è meglio evitare le relazioni a lungo termine con le donne, specialmente matrimonio e convivenza.
    MGTOW

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