Il governo Meloni e l’assenza di alternativa

Ad oggi la Meloni sembra non aver sbagliato nessuna mossa, sia sul piano delle politiche economiche che su quello delle relazioni internazionali. E’ chiaro che questo“non sbagliare” è da contestualizzare e, soprattutto, non è da intendersi come condivisione, da parte di chi scrive, delle politiche della “melonieconomics” o anche della “meloniculture”.

La Meloni vince le elezioni al termine di un Governo tecnico sostenuto da tutte le forze politiche con la sola apparente opposizione  di Fratelli d’Italia che si è posizionato sulla riva del fiume aspettando che gli eventi scorressero. La Meloni dopo aver vinto le elezioni ha ribadito la sua fedeltà agli USA e alla stessa U.E. sul piano delle relazioni internazionali. Dopo la Polonia quello della Meloni è il Governo più filo atlantista dell’Europa e il più servile in assoluto verso gli Stati Uniti. Sul piano delle politiche sociali, per ammissione dello stesso Conte, al di là della propaganda, ha di fatto riconfermato il Reddito di Cittadinanza limitandosi a cambiare solo il nome; per quanto riguarda il sostegno ai salari attraverso la riduzione del cuneo fiscale metterà nelle tasche degli italiani con redditi lordi sotto i 35.000,00 euro qualche decina di euro in più ed ha fatto la medesima cosa a favore dei redditi medio alti con la riforma fiscale e la riduzione del numero delle aliquote. Per quanto riguarda il PNRR sta facendo decantare il problema nella consapevolezza che, per come è stato impostato dal Governo Draghi, non troverà mai modo di attuarsi e questo perché i soggetti attuatori, per primi i comuni, dopo anni di smantellamento della P.A. non hanno professionalità e risorse finanziarie da poter impiegare per redigere i progetti, per cui se alla fine una parte di quelle risorse dovessero essere restituite,  essendo una quota parte prestito da restituire, non potrà che far bene al bilancio pubblico.

Sul piano più strettamente della visione culturale Fratelli d’Italia si presenta per ciò che è, ossia una forza politica attenta all’ordine pubblico, conservatrice in materia di valori. La Meloni, che incarna gli stessi ideali del partito che rappresenta, sull’immigrazione ha spostato il problema sui tavoli UE  facendo finta di combattere i flussi immigratori dovuti agli sbarchi; opera occupando i posti di sottogoverno data la folta schiera di clientes ai quali garantire uno scranno sul quale sedersi.

Ultimo atto in ordine di tempo la riforma costituzionale. Vero colpo da maestro di una politica navigata: in merito al DDL Calderoli la Meloni, espressione di un partito a vocazione “nazionale”, si interpone tra i vari schieramenti politici tentando la carta della mediazione. Se da una parte potrà tenere a bada la Lega – non a caso i lavori relativi al DDL Calderoli al Senato hanno subito un rallentamento – dall’altra tenta di coinvolgere parte delle opposizioni per dividerne il fronte e presentarsi all’opinione pubblica come colei che ha tenuto unito il Paese ed ha evitato che l’antimeridionalismo della Lega straripasse mettendo a rischio l’unità del Paese. Sul piano culturale la destra al governo rappresentata da Meloni ha fatto proprio il concetto gramsciano di “egemonia” e, attraverso convegni, giornate di studi e occupazione degli spazi culturali, si appresta a ribaltare le categorie della post modernità e dell’individualismo attribuite ad una sinistra italiana ormai “americanizzata”.

A qualche mese di distanza dall’insediamento del governo Meloni ormai il quadro appare abbastanza chiaro. Ciò che non è affatto chiaro o quanto meno stenta ad emergere è la proposta politica alternativa delle opposizioni. Dopo il risultato elettorale in molti si aspettavano che il M5S facesse una scelta politica in chiave socialdemocratica e che si organizzasse sul territorio. Ad oggi non ha fatto l’una e per quanto riguarda l’altra continua ad essere un soggetto politico “liquido” che stenta a vivere persino in rete. Il M5S ha perso la sua iniziale carica “eversiva” e nel contempo appare incapace di una scelta realmente riformista. Il PD, dopo l’exploit nei sondaggi dovuto all’elezione della Schlein, di fatto continua ad essere incapace di definire la propria identità. Tanto il M5S quanto lo stesso PD non riescono ad uscire fuori dalla narrazione post moderna rappresentata dalle rivendicazioni delle minoranze etniche, sessuali, religiose, culturali o estetiche; sono entrambe le forze politiche impantanate nella fluidità o se si preferisce nella liquidità funzionale al capitalismo neoliberale. Tanto il PD quanto il M5S appaiono sempre di più incapaci di rappresentare le masse escluse dalla globalizzazione. Che sia questo il dato politico lo confermano, per quanto siano da prendere con la dovuta cautela, i sondaggi, i quali danno ancora in crescita Fratelli d’Italia, anche se di poco, mentre il dato del M5S e quello del PD sono sostanzialmente stabili.

Le opposizioni dovrebbero riuscire a scaldare il cuore degli esclusi, che non sono una minoranza. La crescita dell’astensionismo, che interessa non solo le elezioni politiche ma anche quelle amministrative, prova proprio come il singolo cittadino si senta lontano dalla politica perché questa è incapace di coglierne e rappresentarne il disagio. Di fronte a questo quadro pensare che per essere alternativi alla destra bisogna rincorrere il “centro” è roba di un’altra epoca storica. Il voto di centro, moderato, ha coinciso con valori culturali specifici per molti versi tradizionali; valori questi ben rappresentati non solo dalla DC ma anche dallo stesso PCI, non a caso i due elettorati sommati, negli anni ‘70, superavano quasi i tre quarti dei votanti con percentuali di partecipazione al voto che superavano il 90% degli aventi diritto. Oggi non esiste più un voto moderato e di centro. La società stessa non esiste, siamo in presenza di minoranze in competizione tra di loro e tra queste minoranze quelle che controllano la finanza e i media sono le uniche in grado di organizzare il consenso e quindi capaci di esprimere il ceto politico tanto di governo quanto di opposizione. Oggi la società è allo stesso tempo liquida e radicalizzata. Le rivendicazioni delle minoranze sono radicali e traggono origine dalla liquefazione delle strutture tradizionali: famiglia, partiti, sindacati ecc. ecc.  Di fronte a questo contesto, mentre la destra al governo si pone come obiettivo quello di “solidificare” la società liquida, le forze di opposizione continuano invece ad assecondare la fluidità, la liquidità, l’individualismo che altro non sono che la logica del mercato con effetti devastanti sul piano delle politiche economiche e sociali.

Le opposizioni, tanto il M5S quanto il PD, finiscono con l’assecondare la precarietà dell’esistenza che, invece, viene sempre di più rifiutata dalle masse escluse dalla globalizzazione. Che sia così lo prova il fatto che trovano più spazio di rappresentanza politica minoranze sessuali e immigrati che i milioni di italiani massacrati dalla crisi economica dovuta al riposizionamento del capitalismo nostrano in ambito internazionale. Tanto la “melonieconoimcs” quanto la “meloniculture” non sono certamente la soluzi ma, al pari delle pseudo opposizioni, sono il problema, con l’aggravante che queste ultime non sono in grado di costruire una visione alternativa e credibile di società.

Effetto primarie e Schlein sul Pd, i Dem guadagno 2 punti e a farne le  spese sono i 5 Stelle: in calo Meloni - Il Riformista

Fonte foto: Il Riformista (da Google)

1 commento per “Il governo Meloni e l’assenza di alternativa

  1. RENATO GARGIULO
    15 maggio 2023 at 18:35

    Nell’articolo manca del tutto la caratterizzazione degli schieramenti politici italiani relativamente al problema della sostenibilità e della transizione ecologica. Avendo oscurato questa problematica i partiti appaiono indistinti. “In una notte buia tutte le vacche sono nere”.

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