Hamas

Gli Usa e Israele hanno avuto un ruolo decisivo per l’ascesa di Hamas che non deve essere confusa con i gruppi jihadisti come Al-Qaeda o l’Isis. Si presenta come una costola dei Fratelli Musulmani e ad uno sguardo più attento rivela che si tratta di un’organizzazione islamista e fondamentalista con solide radici, ben piantate nel terreno del popolo palestinese, dove prevalentemente svolge la sua attività. Non ha una struttura centralizzata, ma è composta da un sistema di nuclei con una capacità forte di autonomia organizzativa. Per questa ragione ha dei rappresentanti e portavoce più che dei veri e propri leader. Nonostante adotti metodi terroristici non è un’organizzazione dedita solo alla lotta armata ma, a differenza di altri gruppi jihadisti, tramite il suo braccio politico, svolge un ruolo alla luce del sole nella complessa dialettica tra le diverse formazioni palestinesi. Queste sue caratteristiche sono totalmente rimosse dal mainstream.

Israele per anni non solo ha tollerato l’islamismo fondamentalista, ma ha incoraggiato e finanziato Hamas per indebolire prima l’Olp, in particolare la sua organizzazione dominante al-Fatah di Yasser Arafat, riconosciuta in molti paesi come espressione della lotta di resistenza del popolo palestinese, e successivamente l’Autorità palestinese. Hamas ha stretto rapporti con altre organizzazioni islamiste radicali, in particolare con i Fratelli Musulmani, soprattutto in Egitto. In Siria si è schierata apertamente con la “rivoluzione colorata” e con i tagliagole del Califfato dell’Isis macchiandosi di non pochi crimini. Insomma, stava sul fronte opposto rispetto all’Iran e a Hezbollah che invece hanno combattuto e stanno combattendo in Siria a sostegno di Bashar al-Asad. Dunque, non è vero che Hamas abbia buoni rapporti con l’Iran, al contrario i suoi rapporti sono stati ottimi nel passato con la Turchia e con l’Arabia Saudita (oggi non più, almeno con i sauditi), che hanno sostenuto lo schieramento di forze militari contrario ad al-Asad. Caso mai i rapporti dell’Iran con Hamas sono attualmente molto mediati da Hezbollah che successivamente, dopo la sconfitta dell’Isis, li ha ripresi solo per esclusive ragioni tattiche, in chiave antisraeliana. Ancora oggi il grande finanziatore di Hamas è il Qatar dove ha sede la rete televisiva satellitare Al Jazeera, notoriamente sostenitrice del radicalismo islamico. Ma il Qatar è anche un paese arabo legatissimo e alleato con gli Usa. Infine, pare che Hamas, come tutte le diverse formazioni palestinesi, riceva aiuti finanziari un po’ da tutti i paesi arabi, ma in particolare dall’Algeria. È interessante notare che l’Italia, che considera Hamas una organizzazione terroristica come l’Isis, compra però il gas dall’Algeria, un paese che finanzierebbe il terrorismo, invece che dalla Russia a costi quattro volte più bassi. Ipocrisia dell’Italia e della Ue! Come è evidente addirittura che più di un paese europeo ha inviato aiuti finanziari alla Palestina che spesso si sono frammentati in mille rivoli che hanno raggiunto le tante organizzazioni palestinesi e quindi non è da escludere che una parte di questi finanziamenti siano giunti anche ad Hamas.

Un capitolo a parte merita la questione delle armi. A Gaza, in un fazzoletto di terra dove vivono segregati come bestie in una prigione a cielo aperto circa 2 due milioni e 200 mila palestinesi, circolano molte, moltissime armi. La domanda è: da dove arrivano e come hanno fatto a raggiungere Gaza? Sulla risposta circolano molte ipotesi. Una sostiene che sono lotti destinati all’Ucraina. È un’ipotesi possibile, ma per ora non ci sono prove, e soprattutto nel conflitto scoppiato in questi giorni, almeno per ora, non si sono viste armi del tipo utilizzate in Ucraina. Dai video si può desumere l’utilizzo di molte armi leggere ma piuttosto vecchie, sicuramente non di ultima generazione Mi pare più probabile che siano armi afghane dove gli Usa, nel loro ritiro, hanno abbandonato un considerevole arsenale. Possono essere arrivate a Gaza via Turchia-Egitto o via Pakistan-Qatar, e da qui attraverso dei tunnel fino a Gaza. Possono anche provenire dalle zone di guerra in Siria (Califfato) o dall’Africa sahariana dove diversi paesi sono in guerra e dove operano diverse formazioni jihadiste. Comunque, si tratta – e questo è certo – di un traffico di armi, supportato dai Fratelli Mussulmani e forse con la complicità del governo egiziano che ha chiuso un occhio o forse tutti e due.

Ma il dato più sorprendente, inquietante, è che l’intelligence israeliana di questi traffici a Gaza non si sia accorta di nulla. È stata colta di sorpresa? A questo proposito pare vera la notizia che i servizi segreti egiziani abbiano avvertito quelli israeliani che in Palestina si stava preparando qualcosa di grosso. Ma non sono stati ascoltati. Per negligenza? Per scelta? Israele ha concentrato le sue attenzioni sul Libano settentrionale, su Hezbollah, e in difesa dei coloni in Cisgiordania, mentre il pericolo è venuto da Gaza, dove non vola una mosca senza che gli israeliani vogliano. A oggi pare che siano stati lanciati da Hamas oltre 8.000/9.000 razzi. Sono veramente tanti! Mi pare poco credibile sostenere che l’intelligence israeliana non fosse in qualche misura informata. Ci sarebbero da fare tante ipotesi a proposito. Non le faccio. Ognuno è libero di far volare la sua fantasia.

Da queste prime informazioni, delle quali il mainstream assolutamente non rende conto, emerge un primo dato politico. Iran e Arabia Saudita non sono i direttori d’orchestra di questa operazione militare scatenata da Hamas nella quale non hanno alcun interesse proprio ora che hanno stabilito forti relazioni economiche e commerciali con la Cina e con l’India. Anche la tesi che l’operazione militare di Hamas avrebbe avuto come obiettivo quello di far saltare il processo di riavvicinamento tra Arabia Saudita e Israele pare poco credibile. La scelta di fondo la monarchia saudita già l’ha fatta: la ripresa dei rapporti diplomatici con la Siria e la fine della guerra in Yemen ne sono la conferma. Lo stesso vale per Hezbollah fortemente legato alla Russia (i cui miliziani pare siano addestrati dalla Wagner), alla Siria e all’Iran. Infine, mi pare di poter escludere anche la Russia che ha rapporti complessi ma non di rottura con Israele. Non va mai dimenticato che più del 30 per cento della popolazione israeliana è di origine russa, una comunità molto influente che ha forti legami con la madrepatria. Questa è la ragione, insieme a quella della lotta all’ideologia nazista, per cui Israele non ha mai inviato armi all’Ucraina, nonostante le pressioni avute dagli Usa. Non è dunque in questa area politica da ricercare il vertice del comando. Piuttosto si ripresenta un intreccio scellerato tra l’Occidente collettivo (prima di tutto angloamericano) e il terrorismo islamico mai del tutto spezzato, nonostante l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 e l’eliminazione di Bin Laden, che è bene rammentare era in Pakistan e non in Afghanistan, cosa che la Cia sapeva molto bene. Del resto, sono molti i miliziani dell’Isis, soprattutto ceceni, che combattono con i nazisti ucraini contro i russi. Paradossale contraddizione: il governo filonazista di Kiev si schiera nettamente con Israele e con l’estremista integralista di destra Netanyahu, mentre i miliziani dell’Isis, che combattono sotto la bandiera ucraina (come ha dichiarato il loro comandante ceceno), sono per Hamas. Questo è un capolavoro politico della Cia!

Un intreccio perverso tra Occidente e fondamentalismo islamico che non si è mai interrotto, lo vediamo operare ancora in numerosi paesi, soprattutto in Africa e in Asia dove alcune delle “rivoluzioni colorate”, promosse dall’Occidente collettivo, facevano leva proprio sull’islamismo radicale. Quindi il direttore di orchestra va ricercato tra le pieghe di questo diabolico intreccio e in paesi arabi, come il Qatar, che è stato più volte individuato come uno dei principali sovvenzionatori dei Fratelli Musulmani e di Hamas e che ospita sul suo territorio una base aerea utilizzata dall’aviazione britannica e da quella statunitense.

Ma gli Usa e i loro alleati puntano il dito accusatore contro l’Iran, soprattutto oggi che hanno nei fatti perso la guerra in Ucraina. Appare chiaro che tentino disperatamente di aprire un nuovo fronte per avere una rivincita. E il Medio Oriente è l’area geografica ideale con l’ingresso nel Brics+ di paesi come l’Iran, l’Arabia Saudita e l’Egitto. Tutto ciò è stato possibile con la fine della guerra nello Yemen, con la ripresa dei rapporti diplomatici tra Siria e Arabia Saudita e tra quest’ultima e l’Iran. La forte presenza della Cina, come grande potenza economica in Medio Oriente, preoccupa non poco gli angloamericani che hanno da quasi due secoli trasformato questa regione in una polveriera per tutelare i loro interessi.

Questo è il contesto geopolitico e in questo quadro l’organizzazione politica e militare di Hamas si è mossa con grande spregiudicatezza, cinismo e qualche voltafaccia. Quindi non ho nessuna simpatia per Hamas, sia chiaro. Il punto in discussione non è questo. Occorre partire da un’altra riflessione, da un’altra ottica. Quando giustamente si afferma che Israele adotta pratiche criminali e terroristiche credo che nessuno sostenga che il popolo israeliano è criminale e terrorista. È un popolo prigioniero della politica esercitata da una serie di governi che si sono succeduti negli anni e che hanno imposto un sistema di dominazione e oppressione nei confronti dei palestinesi culminato con un regime di apartheid. È stato praticato (dall’alto) un violento terrorismo di Stato. D’altra parte, quando si sostiene che Hamas è una organizzazione terroristica (dal basso) nessuna mente sensata di certo crede che tutto il popolo palestinese sia terrorista. Ma dopo 75 anni di crudeli vessazioni, di intollerabile segregazione, di condizioni disumane di vita, di violenze inaudite, i palestinesi hanno accumulato una rabbia tale che non poteva, prima o poi, non esplodere anche tragicamente. La violenza genera violenza.

La politica dell’Olp, della Autorità Nazionale Palestinese e di organizzazioni palestinesi non violente non hanno dato nessun risultato politico significativo. In parte per loro responsabilità, ma soprattutto perché i governi israeliani che in questi anni si sono succeduti hanno spinto per la radicalizzazione dello scontro, favorendo una reazione violenta dei palestinesi alla loro violenza di Stato. Israele in questi anni non ha costruito una politica estera tesa a normalizzare i rapporti con il mondo arabo. Ha affidato la sua sicurezza alle armi, sempre più aggressive e sofisticate, e alla protezione degli Usa. È l’unico paese al mondo che riesce a bombardare contemporaneamente tra nazioni: Palestina, Libano e Siria.

Per dar vita a questa spirale di violenza Israele ha avuto come sponda proprio Hamas, avvalendosi della complicità degli Usa (in questo è stata particolarmente pesante la presidenza di Trump) e dei suoi alleati occidentali. Basta rammentare che quasi tutta l’Europa, Italia compresa, non ha mai riconosciuto lo Stato palestinese. E ovviamente, infine, hanno pesato le forti divisioni nel mondo arabo, tra Iran e Arabia Saudita, in primo luogo, e la guerra in Siria e nello Yemen. Allora è evidente che tanta rabbia e violenza accumulata nel corso degli anni oggi è esplosa – ecco il punto – con il sostegno a una organizzazione come Hamas. L’Autorità Nazionale Palestinese è delegittimata (si dovrebbero anche segnalare fenomeni di corruzione nel suo ambito). Va inoltre evidenziato che da quasi una ventina di anni in Palestina non si vota per rinnovare l’Autorità proprio per non consegnarla ad Hamas. Gli accordi di Oslo e le risoluzioni delle NU sono carta straccia. Cosa resta ai palestinesi se non sostenere Hamas? Dire che sono delusi dalla politica dell’Autorità Nazionale Palestinese è un eufemismo. Non è un caso che tutte le organizzazioni politiche e militari palestinesi si siano schierate a fianco dell’operazione militare condotta e diretta da Hamas. Per ultima persino al-Fatah, pur con qualche timidezza. Verrebbe da dire che come sempre “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Prima era Hamas che dava una sponda a Israele, oggi è l’Autorità Nazionale Palestinese che svolge questo ruolo. Ma tutti devono fare i conti con un popolo, quello palestinese, che politicamente oggi si muove con tanta rabbia e dietro la rabbia c’è sempre la violenza. Questo vuol forse dire che tutto il popolo è formato da incalliti terroristi e criminali? Ecco perché, a prescindere e al di là di Hamas che interpreta i sentimenti di un intero popolo, la lotta palestinese va sostenuta con determinazione. Pure Israele deve oggi fare i conti con questa drammatica realtà. È la grande sconfitta, la disfatta di Netanyahu!

Non condivido pertanto due tendenze che si manifestano nell’ambito del sostegno alla lotta eroica dei palestinesi. La prima di condanna di Hamas come organizzazione terroristica, prendendone le distanze, illudendosi così di poter tornare alla politica di al-Fatah di Yasser Arafat. Quella politica purtroppo non esiste più, è definitivamente morta quando una sera del 1995 Rabin è stato assassinato da un giovane studente di estrema destra. Da allora si sono succedute solo guerre e violenza. La seconda tendenza – anche questa illusoria – è credere che attorno ad Hamas si possano coagulare tante forze arabe per sconfiggere lo Stato di Israele. Non è così e nella lunga premessa geopolitica ho tentato di spiegarlo. E non è così perché, a prescindere delle gravi insufficienze dell’esercito israeliano, Israele non è una “tigre di carta”. È l’unica potenza in Medio Oriente che dispone dell’arma nucleare. Credo circa una novantina di bombe atomiche. La teoria dell’uso dell’arma nucleare se vi è una minaccia esistenziale della nazione non vale solo per i russi o per gli americani, ma anche per Israele. La possibilità di sconfiggere Israele non esiste, non sta né in cielo né in terra. L’unica via possibile è dunque quella di imporre il negoziato, del riconoscimento del diritto di esistere sia del popolo israeliano sia di quello palestinese.

Non so per quali fini e scopi strategici Hamas abbia intrapreso questa guerra, che certamente porta altro dolore e morte ai palestinesi. Non mi pare che abbia obiettivi militari o territoriali. Non ha un apparato economico e militare così potente in grado di poterli perseguire. Hamas lo sa bene. Ma è anche vero che l’operazione di guerra di Hamas ha riproposto con forza a tutto il mondo la questione del dramma palestinese. L’ha nuovamente internazionalizzata. Ciò faceva parte della sua strategia? È stato solo un risultato provvidenziale? Forse a queste domande non avremo mai delle risposte certe. Occorre però guardare sempre entrambi i corni della dialettica. Hamas ha commesso efferati crimini? Vero! Ma non più di quelli immensi commessi in tantissimi anni dallo Stato israeliano, da uno Stato terroristico. Allora, da un punto di vista politico, occorre cogliere in questa tragica congiuntura l’occasione per rilanciare una prospettiva di pace. In politica, purtroppo, non serve dare giudizi morali o etici, ma approfittare invece, con una buona dose di cinismo, delle opportunità che si presentano. In questa prospettiva ritengo equilibrata e di buon senso la posizione di Mosca e di Pechino, su cui si è attestata tutta la Lega araba, Iran, Arabia Saudita ed Egitto compresi, e pure la Turchia. Posizione che ripropone l’attuazione delle risoluzioni Onu e il rilancio degli accordi di Oslo. Mi pare evidente che tale politica non può essere lasciata nelle mani di Netanyahu o solo in quelle di Abu Mazen. Dunque, mi pare del tutto scontato, piaccia o non piaccia, che i principali attori di questo rilancio di un nuovo negoziato saranno le grandi potenze: Usa, Russia e Cina. Come può piacere o non piacere – a me non piace – che si possa pensare ad un nuovo negoziato che marginalizzi Hamas o il governo israeliano, a patto però che non sia espressione dell’estrema destra di Netanyahu. E tutto ciò deve essere fatto senza moralismi, senza porsi la questione etica se in questi due soggetti regionali vi siano personalità che si sono macchiate di crimini e di terrorismo.

Siamo in questo terribile tunnel da cui dobbiamo uscire al più presto. Si deve trovare uno sbocco ad una situazione che la politica dei governi israeliani ha deliberatamente scelto di far incancrenire. Gli Usa devono scegliere: o alimentare una guerra devastante in Medio Oriente e rompere quei residui legami che ancora hanno con alcuni paesi arabi, o trascinare Israele, pur continuando a tutelarla, in un negoziato di pace. Anche Hamas deve scegliere: o sedersi a un tavolo e negoziare da protagonista, o rischiare l’isolamento politico totale e assistere all’annientamento di un popolo che dice di difendere. Pure Israele deve scegliere: o iniziare una sanguinosa operazione militare di terra a Gaza, o tentare la via impervia del negoziato. Porre sotto assedio Gaza, togliendo luce, gas, acqua, medicinali e generi di prima necessità, è un crimine di guerra, non è un bell’inizio. Ma occorre anche vedere il rovescio della medaglia: forse l’assedio di Gaza è un modo attraverso il quale Netanyahu e il governo di solidarietà nazionale ritardano una operazione militare di terra dalla quale sanno che non è più possibile tornare indietro in quanto sarà versato da entrambi le parti un fiume di sangue. Tra l’altro Hezbollah ha fatto sapere che è pronto a entrare in guerra se Israele condurrà una operazione militare di terra a Gaza. Credo che in questo spiraglio, se la mia analisi non è errata, possa infilarsi e avere spazio la diplomazia nei prossimi giorni. Anche la presenza di tante navi e portaerei Usa nella zona va interpretata. Certo sono lì per tutelare Israele, per premere su Hezbollah, ma anche forse per “consigliare” al governo israeliano di non determinare una escalation. Chissà, magari mi illudo, ma questa ipotesi non è da escludere. Qualsiasi passo falso può aprire un confronto diretto tra Usa e Russia (con la Cina a seguire). E a questo punto quello che si è evitato in due anni di guerra in Ucraina può esplodere tragicamente in Medio Oriente. Tutti ne devono essere consapevoli.

Ultima osservazione. In questa situazione risulta totalmente assente l’Ue. Ha rinunciato a svolgere un ruolo di mediazione in Medio Oriente. È totalmente appiattita sugli Usa e su Israele. Dopo aver rotto i ponti con la Russia intende forse scavare un fossato col mondo arabo e giocarsi quei pochi residui di rapporti che ancora ha? Oltre al danno politico ed economico l’Europa rischia molto sul versante della sicurezza. Non è da escludere una ripresa del terrorismo islamico soprattutto se le cose si dovessero mettere male per i palestinesi. Le cancellerie europee stanno giocando con il fuoco portando l’Europa in un inarrestabile declino. Craxi e Andreotti, quando a Sigonella mostrarono un atteggiamento comprensivo nei confronti dei palestinesi che avevano compiuto delitti atroci, erano coscienti della posta in gioco. Non era solo in discussione uno straccio di sovranità dell’Italia, ma anche la politica da svolgere nel Mediterraneo, in cui sulla sponda opposta al nostro meridione si affacciano solo paesi arabi.

La via maestra pertanto è la ripresa di negoziati di pace tra palestinesi e israeliani. Non so oggi se la proposta di due popoli, due Stati sia praticabile. Ma un negoziato vero serve anche per dare una soluzione a una proposta restata troppo a lungo sulla carta. Oggi la situazione in Medio Oriente è profondamente cambiata rispetto al tempo degli accordi di Oslo. Nel frattempo, lo Stato di Israele si è indebolito risentendo dell’indebolimento Usa su scala mondiale. Le forze e i paesi che vogliono dare una soluzione tenendo conto dei diritti dei palestinesi sono dunque molto più forti rispetto a ieri e tutti sanno che occorre fare i conti anche con Hamas. Non è un caso che sebbene molti ritengano inammissibile che Hamas, in quanto organizzazione terrorista, sieda ad un tavolo di trattative, nelle dichiarazioni russe o cinesi diplomaticamente non ci sono esplicite parole di condanna per Hamas, ma solo il forte richiamo a entrambe le parti a non usare la violenza sulle popolazioni civili. Sia Israele che gli Usa sono consapevoli del mutamento della situazione. Ue non pervenuta, come se non avesse una sua voce da far ascoltare.

Che cos'è Hamas? | ISPI

 

Fonte foto: ISPI (da Google)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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