Insurrezioni

Si assiste, in questi anni, a un’insurrezione di quelle popolazioni mai liberate dal cappio del colonialismo e dell’imperialismo occidentale. Essa è sicuramente confusa e non necessariamente equivalente tra i diversi popoli, ma dal Sudamerica fino al Medioriente appare viva. Non so quanto incida l’organizzazione dei Brics in questa rinnovata fase storica, nella quale emerge in tutta la sua potenza la fine dell’egemonia statunitense, economica e militare. Gran parte del mondo non ci sta più e prova a modificare equilibri ormai compromessi. Anche se non è assolutamente detto che quei paesi guida nel contrapporsi alla nostra presunta supremazia perseguano tutti gli stessi interessi.
In questo quadro internazionale esplode la più clamorosa delle contraddizioni nel nostro modo di pensare. La persecuzione del popolo palestinese per troppo tempo è stata nascosta, avvilita e minimizzata e oggi quel popolo riprende in mano la forza del proprio destino. Si riapre, contemporaneamente, un’altra questione dirimente: se dunque una popolazione costretta a vivere in un lager a cielo aperto abbia la legittimità di utilizzare le armi per la propria sollevazione. Anche le considerazioni su questo specifico aspetto potrebbero rovesciare i presupposti della mentalità neoliberale e della prassi imperialista dell’Occidente. Quando da tempo si identificano le “democrazie” con quei paesi nei quali si tutelano apertamente gli interessi di profitto delle multinazionali private.
Detto questo so cosa ci aspetterà nei prossimi giorni. La reazione israeliana sarà durissima e sferrerà uno duro colpo a ipotesi di buon senso e i nostri giornali, la nostra informazione daranno un’ulteriore prova di malafede prezzolata al servizio di Washington.
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