La tragedia di Gela e il “femminicidio”

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Pochi giorni fa la tragedia di Gela dove una madre ha ucciso, sembra soffocandole, le due figliolette di sette e nove anni.

Non è la prima e non sarà l’ultima di simili tragedie, e non perché – ovviamente – le donne e le madri siano potenzialmente “cattive” per condizione ontologica (non lo sono gli uomini e i padri così come non lo sono le donne e le madri…), bensì semplicemente perché la violenza fa parte dell’umano, non è prerogativa dei maschi così come non lo è delle femmine.  Possiamo e dobbiamo lavorare a tutti i livelli, sociali, psicologici, culturali, affinchè la violenza sia quanto più possibile limitata, circoscritta, disinnescata, gestita, canalizzata entro confini “accettabili” o anche sublimata, come si suol dire, attraverso attività creative e/o agonistiche, ma dubito che riusciremo mai ad estirparla del tutto. E questo perché l’essere umano è un essere complesso, naturale e culturale nello stesso tempo, e questa complessità, piaccia o meno, comprende anche la violenza, che naturalmente può essere fisica o piscologica, agita in forme e modalità diverse, ma questo è un altro discorso che necessita di un’analisi ad hoc (anzi, di diverse analisi ad hoc…).

Insomma, gli umani non sono mai stati “buoni”, neanche in un fantomatico quanto utopico stato di natura preesistente alla nascita delle cosiddette “società civili”, ma neanche “cattivi”. Siamo quello che siamo nella nostra complessità. Dovremmo accettare questa nostra condizione, comunque non immutabile, sia chiaro, ma in costante seppur lenta evoluzione e trasformazione, ben sapendo però che alcune caratteristiche fanno parte del nostro codice genetico, della nostra particolare ontologia di esseri che – unici al mondo, in tal senso – sono appunto una miscela di natura e cultura, assolutamente non separabili. Sbagliano, dunque, gli “ontologisti”, i quali sostengono che nulla è trasformabile perché l’essere è eterno ed immutabile così come sbagliano i “culturalisti” per i quali tutto è invece plasmabile. Infatti, fin da quando i primi umanoidi sono scesi dagli alberi e si sono drizzati su due gambe (e forse anche prima), era contestualmente iniziato il processo “culturale”. Ma questo processo che pure ci ha portato ad una evoluzione strepitosa, non ha comunque potuto eliminare quelle caratteristiche di natura genetica-ontologica che ci rendono gli esseri che siamo.

Fatta questa necessaria premessa, alcune brevi considerazioni.

La violenza esiste tra i bambini e tra le bambine ma viene rimossa perché abbiamo la necessità di preservare l’archetipo della loro innocenza. Un errore, a mio parere anche molto grave, perché un problema non si risolve mai rimuovendolo ma solo affrontandolo.

Anche le donne, come è ovvio, agiscono in modo violento (così come gli uomini, anche se talvolta o più spesso in forme diverse), però anche e soprattutto in questo caso interviene il meccanismo della rimozione se non addirittura della negazione della loro capacità di agire in modo violento. Esistono correnti femministe, che di fatto hanno colonizzato l’immaginario collettivo, che sostengono che la “violenza è maschile” e che quando le donne agiscono in modo violento è perché hanno interiorizzato la mentalità e la cultura maschile e maschilista. Se così non fosse – questa la tesi (o il delirio, a seconda dei punti di vista) – le donne non agirebbero in modo violento perché la loro “specificità di genere” glielo impedirebbe (se questo non è sessismo, ditemi voi che cos’è…).

Detta così sembra appunto un delirio, anche al comune buon senso, e in effetti lo è, a mio parere. Eppure la logica che sottintende al fenomeno detto del “femminicidio” (cioè, etimologicamente parlando, genocidio del genere femminile che secondo la narrazione mediatica dominante sarebbe in corso) è proprio questa. I maschi uccidono le femmine, in primis perché la “violenza è maschile” (che poi questa violenza sia in modo preponderante indirizzata nei confronti di altri maschi pare essere un aspetto di cui ci si può serenamente disinteressare…) e in seconda battuta perché le riterrebbero oggetti di loro proprietà, dal momento che così sono stati allevati dalla società che sarebbe tuttora dominata dalla cultura patriarcale e maschilista.  A poco o nulla serve far rilevare che le donne uccise in ambito domestico sono circa lo 0,30 su 100.000 abitanti e che ogni anno, solo in Italia, centinaia di migliaia di persone si sposano, si fidanzano, allacciano una relazione e poi si mollano e che solo una percentuale infinitesimale di tutte queste separazioni finisce in tragedia, cioè con la moglie (o il marito) ammazzati.  A poco o nulla serve far rilevare che se il postulato che sta alla base del cosiddetto femminicidio” fosse corretto (cioè quello che sostiene che gli uomini considerano le donne come oggetti di loro proprietà), il numero delle donne uccise dai loro compagni dovrebbe essere ben superiore alle poche decine di unità, in relazione appunto alle centinaia di migliaia di separazioni (ufficiali o di fatto) che avvengono ogni anno. A poco o nulla serve far rilevare che circa la metà degli uomini (comunque un’infima e insignificante minoranza…) che uccide la loro compagna si toglie la vita a sua volta subito dopo aver commesso il fatto e che nessun negriero, tiranno o schiavista è stato mai visto suicidarsi dopo aver frustato a morte uno schiavo di “sua proprietà”.

Nulla da fare. Contro la potenza dell’ideologia, specie quando questa ha occupato le menti, cari amici e care amiche lettori e lettrici di questo giornale, la logica è disarmata, ha le armi spuntate; una cerbottana che spara palline di carta farebbe più male…

Anche quando la logica ci mette di fronte a stridenti contraddizioni.

Il plurifiglicidio commesso dalla madre di Gela è già stato derubricato da tutti i media come un atto dettato dalla depressione e da una condizione di sofferenza psicologica. Personalmente sono senz’altro d’accordo. Non vedo anzi alternative per la semplice ragione che soltanto una persona psicologicamente disturbata potrebbe arrivare a tanto. Ma a mio parere anche un uomo che uccide la propria compagna è in una condizione di grave sofferenza psicologica, né potrebbe essere altrimenti; o pensiamo che sia “normale” uccidere qualcuno/a?

Eppure i due atti delittuosi sono sistematicamente giudicati con due metri e due misure diverse. La madre che uccide il figlio lo fa perché è depressa, e se uccide il marito è perché questi la vessava e quindi in ultima analisi lo ha fatto per legittima difesa (anche se gli taglia gli attributi o gli dà fuoco mentre dorme). Se invece un uomo uccide la compagna lo fa perché comunque la considera un oggetto di sua proprietà e quindi è doppiamente colpevole perché – questa la tesi –  è soltanto un mero esecutore di un mandante che è il genere maschile nella sua totalità, con alle spalle la cultura patriarcale e maschilista, che ha armato la sua mano. Non si sfugge.

La domanda sorge spontanea: se questa è la logica, chi arma la mano delle madri assassine? Non è forse la stessa logica proprietaria (visto che i figli sono innanzitutto delle madri, come recita la narrazione femminista…) che armerebbe la mano omicida degli uomini nei confronti delle donne? Non sviluppa forse una madre un senso di possesso nei confronti del figlio che ha portato in grembo più di quanto un uomo non sviluppi un senso di possesso nei confronti della “propria” donna?

Ma quand’anche fosse (ed io penso che questa componente sia in effetti presente), sarebbe forse una ragione sufficiente per criminalizzare un intero genere, quello femminile nella circostanza, perché un numero infinitesimale di donne e di madri uccide i propri figli? Ovviamente no, e ci guardiamo bene dal farlo.

Il problema però è che un intero genere, quello maschile, è stato invece criminalizzato perché un numero infinitesimale di uomini uccide la propria moglie. Perché? A questa domanda ho personalmente già dato una risposta, mi limito a riproporla:  http://www.uominibeta.org/editoriali/chi-e-sordo-orbo-e-tace-campa-centanni-in-pace-e-nella-menzogna/

A ciò si aggiunga l’enfasi con cui una notizia viene gettata in pasto dai media all’opinione pubblica. A parti invertite, se un uomo uccidesse le proprie figliolette di sette e nove anni, si scatenerebbe una campagna mediatica/ideologica per ribadire che quell’atto di violenza è soltanto l’epifenomeno di una violenza ben più diffusa e generalizzata che è quella sistematicamente perpetrata dagli uomini nei confronti delle donne. Perché questa asimmetria di giudizio? Ancora una volta rinvio al link di cui sopra.

Concludendo, esistono tante forme di violenza, di cui la più grave, per ciò che mi riguarda, è senz’altro quella commessa sui minori, peraltro agita in misura maggiore dalle donne rispetto agli uomini. Non perché – ovviamente, è bene ribadirlo – più cattive” degli uomini, ma semplicemente perché rispetto a questi ultimi sono molto più a contatto con i minori sia in quanto madri sia perché svolgono molto più degli uomini mestieri a diretto contatto con i bambini e con gli adolescenti (operatrici di asili nido, maestre, insegnanti, baby sitter ecc.). E’ una ragione sufficiente per colpevolizzare l’intero genere femminile? Direi proprio di no.

Dicevo prima che fra i bambini i rapporti sono spesso estremamente violenti, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Per questa ragione si devono criminalizzare i minori? Naturalmente no. A meno di non pensare che anche la violenza agita dai bambini (e dalle bambine) su altri bambini sia il risultato della cultura maschilista e patriarcale che hanno interiorizzato. Ma questo significherebbe dire che le madri non hanno nessun potere di condizionamento sui loro figli e sulle loro figlie, il che è naturalmente falso, privo di ogni fondamento e anche offensivo per le donne, a mio parere, che non sono mai state e men che meno sono oggi delle semplici fattrici, checchè ne dica la vulgata femminista…

E se invece provassimo ad affrontare il tema della violenza in modo laico, razionale e non ideologico, cominciando con l’accettare che l’essere umano è un essere complesso e che non sono possibili semplificazioni ideologiche e manichee, specie in tema di relazione fra i sessi? E’ così difficile?

No, non lo sarebbe, in linea teorica. Il problema è che se lo si facesse la narrazione femminista, ideologica e colpevolizzante a senso unico, si squaglierebbe. Con tutto ciò che ne consegue.

Cui prodest? Di sicuro non agli attuali “padroni (e padrone) del vapore” che vedono come il fumo negli occhi la teorica e potenziale riapertura del conflitto di classe ma sono ben felici di alimentare la guerra permanente fra i sessi.

Qualcuno/a ha cominciato a capirlo. Ancora troppo pochi/e.

 

 

 

22 commenti per “La tragedia di Gela e il “femminicidio”

  1. Roberto
    29 dicembre 2016 at 20:06

    Ottimo articolo, manca una considerazione, non è stato toccato l’aspetto “pena” e condanna a chi viene dichiarata non in grado di intendere…. Comunque sia è in mano al femminile, il potere di esercitare il diritto di vita o di morte, altro caso: l’aborto senza consultare il maschile. Dopo un periodo di cura psichiatrica uscirà dall’ospedale redenta, con un peso sulla coscienza comunque notevole, ma col condono di legge esattamente come colei che abortisce e non ha il dovere di informare il padre della scelta. La bilancia non ha due piatti uguali… E la battaglia dei diritti e dei doveri è lntana dall’essere tarata equamente.

  2. Rino DV
    29 dicembre 2016 at 21:49

    L’articolo non fa una grinza e va sottoscritto in toto.
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    Una stragista familiare minimo è depressa. Oppure era appena stata ABBANDONATA dal marito, come si vede in questo caso.
    http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_marzo_09/lecco-madre-uccide-suoi-tre-figli-li-ha-accoltellati-casa-595c17ae-a76b-11e3-bf4d-b6feeb905a15.shtml
    .
    Ma è cmq certo che una madre che ammazza i figli non è sana di mente.
    Su questo concordo. Noto però che un padre che fa lo stesso è invece sanissimo.
    Paga da sanissimo e il suo gesto viene usato contro tutti gli UU.
    Anche questo è certo.
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    La moglie che se ne va esercita e manifesta il diritto di sottrarsi ad una relazione insopportabile (o meglio: alle violenze padronali del maschio).
    Il marito che se ne va è una vile canaglia che “ABBANDONA” la moglie con gravi conseguenze.
    .
    La madre di Lecco è stata recentemente riconosciuta incapace di intendere e volere. Concordo.
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    Mi si indichi il caso simmetrico, avente per oggetto il padre stragista.
    Resto in attesa.
    .
    Resto anche in attesa, su questo terreno, di tutti coloro che giurarono e giurano di stare dalla parte della giustizia, della verità e dell’uguaglianza.
    .
    Ne ho conosciuti una legione.
    Dove sono, ora?
    .
    State attenti fratelli al Giudizio Finale.
    State attenti.
    .
    Perché qui si gioca un bel pezzo del vostro essere.
    Del vostro diritto di parlare, di giudicare, di esistere.

  3. Alessia
    17 febbraio 2017 at 3:25

    Da femminista “cattiva e misandra” sono d’accordo con l’articolo. Un appunto che però mina la base di molto di ciò che è stato scritto: il femminismo non dice assolutamente che l’uomo è per natura violento e cattivo, le femministe fanno semplicemente notare dati di fatto storici e culturali. Omettere che la maggior parte dei delitti nelle coppie sono perpetuati da mano maschile non è un atteggiamento egualitario (farlo notare non è sessista se si prova a darne spiegazioni obiettive (strascichi culturali dal passato)), così come negare che la base culturale sulla quale si basa il “delitto d’onore” (illegale solo dal 1981), il concetto del “matrimonio riparatore” e dello stupro come reato contro la morale e non contro la persona siano frutto di una mentalità fortemente sessista, contro le donne ovviamente. E che sicuramente hanno a che fare con la mentalità fortemente maschilista che c’è in Italia (se non direttamente, comunque per eredità). Negare la ragione di queste rivendicazioni femministe snobbandolo come “odio contro i maschi” lo trovo irrispettoso delle donne che hanno subito tutto questo e delle femministe che hanno lottato contro questa becera mentalità.
    Hai scritto:
    “A poco o nulla serve far rilevare che se il postulato che sta alla base del cosiddetto femminicidio” fosse corretto (cioè quello che sostiene che gli uomini considerano le donne come oggetti di loro proprietà), il numero delle donne uccise dai loro compagni dovrebbe essere ben superiore alle poche decine di unità,”

    “Poche decine” per me sono 20, 30, 40 massimo, non intorno al centinaio. Comunque sia il discorso non è il numero in sè, ma quanto più spesso succede che in una coppia, a uccidere, sia l’uomo e non la donna. Non per colpevolizzare l’uomo, ma per colpevolizzare quella mentalità che, come tu stesso tieni in considerazione, tende a considerare la donna come un oggetto di proprietà. E questo mi pare che venga ribadito sempre dalle femministe “brutte e cattive”. Quindi darne una spiegazione culturale, come fanno le femministe, è tutt’altro che sessista, oltre a essere la spiegazione più logica: non ci sarebbero così forti variazioni da paese a paese. Che spiegazione daresti a quest’ultimo dato di fatto, se non una spiegazione che ha a che fare con la cultura/mentalità del popolo in questione?

    Sono arrivata a questo tuo articolo dopo aver letto quello sul madamato di Montanelli che ho trovato molto interessante e scritto bene. In linea generale trovo che anche questo articolo sia scritto bene, peccato che non sia completamente credibile per colpa dell’immagine errata che dà del femminismo (quello del “le donne son più buone degli uomini per natura” non lo conosco. Sul discorso della violenza nella natura umana ne può parlare con maggiore autorità un antropologo e per questo ti rimando a un certo Jonathan Gottschall, che sostiene una maggiore aggressività (intesa non per forza in senso negativo) maschile e che forse potrebbe spiegare effettivamente una probabile maggior propensione alla violenza da parte degli uomini se questa aggressività non viene favorita in senso positivo (combattività) ma se viene favorita in senso negativo (“grazie” a certe mentalità, per esempio)).

    • Alessandro
      17 febbraio 2017 at 11:47

      Non è solo una questione di numeri, è soprattutto una questione di comunicazione a 360°. Il femminismo diffonde un’immagine del maschile come totalmente negativa, a meno che non si adegui ai suoi “diktat”, a meno che non si “femministizzi”.
      Il maschile è privilegio ieri e oggi, il maschile è violenza ieri e oggi. Che il maschile sia stato e sia anche progresso, pacifismo, amore e difesa delle donne, questo non viene mai comunicato esplicitamente, e sfido chiunque a trovare passaggi che smentiscano ciò che scrivo.
      Dall’altra parte veicola un messaggio del femminile come l’esatto opposto, con solo qualche critica alle donne che non si “allineano”. Siamo al manicheismo nudo e crudo, che è sempre una truffa.
      Poi ci possiamo raccontare quello che vogliamo, ma la realtà è questa.
      Di solito non mi piacciono né le donne né gli uomini, ma mi guardo bene dalle facili generalizzazioni.

      • Alessia
        17 febbraio 2017 at 12:38

        Certo, finché non porti esempi concreti, non fai nomi, non citi nessuno scritto è difficile andar contro quello che dici.

        “Che il maschile sia stato e sia anche progresso, pacifismo, amore e difesa delle donne, questo non viene mai comunicato esplicitamente”
        Veramente nei moltissimi libri che son stati scritti fin dagli albori delle lotte femminili quello che viene discusso è proprio il concetto d’amore per come viene inteso dalla società e per come viene vissuto nella vita di tutti i giorni. Sia i miei che i tuoi antenati non si sono sposati (e, soprattutto, non sono rimasti insieme vita natural durante) per amore.
        Logico che se devi lottare per il diritto allo studio, al lavoro salariato e a non essere considerata un essere a metà tra l’animale e l’essere umano, quello che ti preme non sarà certo di risaltare i lati positivi di chi ti opprime. Come dire che i neri nel lottare contro le leggi razziali hanmo la colpa di non aver mai esaltato le qualità dei popoli bianchi. O che i lavoratori, nel lottare contro condizioni di lavoro indegne, non hanno esaltato i lati positivi di chi gli dava la pagnotta.

        “Il femminismo diffonde un’immagine del maschile come totalmente negativa, a meno che non si adegui ai suoi “diktat”, a meno che non si “femministizzi”.”

        Puoi spiegare cosa intendi con questa frase? Cosa direbbe il femminismo secondo te, quali sarebbero i suoi “diktat” e cosa vuol dire “femministizzare”?

  4. Alessandro
    17 febbraio 2017 at 14:35

    “Certo, finché non porti esempi concreti, non fai nomi, non citi nessuno scritto è difficile andar contro quello che dici.”
    Questo vale anche per quanto sostieni tu. E’ l’esperienza quotidiana a portarmi a queste conclusioni. Come ho scritto in precedenza porta a supporto qualcosa che confuti le mie posizioni e ti darò ragione.
    L’amore maschile è, per esempio, quello che un padre spesso ha espresso o esprime per le proprie figlie, inteso come supporto totale, dedizione, sostegno e così via.
    Tu assimili la condizione femminile a quella dei neri che hanno subito la schiavitù. Sei completamente fuori strada. In ogni caso, sì, meglio chi unisce pur battendosi per i propri sacrosanti diritti, Martin Luther King, rispetto a chi divide, Malcom X.
    Vuol dire che il femminismo, con la sua vocazione autoritaria, accetta solo chi si conforma alle sue posizioni, altrimenti viene tacciato per maschilista o misogino.
    Adesso scappo perchè devo andare a guadagnarmi la pagnotta.

  5. Alessia
    18 febbraio 2017 at 12:20

    Alessandro, però se non hai un briciolo di base di storia del femminismo, non mi sai nemmeno mettere un link che rimandi a queste “lobby misandriche”, non contestualizzi quello che dici e non fai mezzo riferimento che sia mezzo e rispondi alla bimbo di terza elementare dicendo “anche tu”, non tenendo in considerazione e facendo finta di non aver letto il 90% di quello che ho scritto, difficile fare una conversazione.

    Hai scritto che è l’ “esperienza quotidiana” che ti porta a dire che il femminismo è cattivo e malevolo, ma la sciura Peppina che abita nella tua via non è femminismo, come non lo è la ragazzina che si sfoga per una storia finita male dicendo “gli uomini sono tutti katìvi”.
    Denigrare così superficialmente e mistificare un movimento che ha portato la donna a reagire alla sopraffazione millenaria maschile, che anche se amava “cortesemente” la donna la umiliava costantemente, per legge e per religione, a essere inferiore, avendo scritto di lei di tutto e di più senza che lei avesse diritto di contraddittorio, con leggi che le negavano la benché minima dignità umana negandole ogni minimo diritto umano, facendo di lei un oggetto che passa di padre in marito, senza alcun diritto, mi pare un comportamento eccessivo oltre che disonesto. Disprezzare un movimento che ha fatto sì che la donna reagisse al sempiterno movimento maschile che le ha sempre rubato la vita e la dignità, rubandole la storia e tutto ciò che si può negare a un essere umano, e questo per chiare leggi e regole scritte, suona come malafede.

    Ti dovrei mettere un link a caso su un discorso femminista-tipo che confuti all’istante quello che dici? Posso andare a caso, tanto qualunque discorso femminista confuta quello che dici. Io sono aperta al dialogo, ma se mi vedo rispondere “tanto è così e basta” c’è poco da discutere, trattandosi di pregiudizi e di convinzioni personali/passate a staffetta da maschilista a maschilista.

    http://www.ilpost.it/2014/09/24/emma-watson-femminismo/

    Questo è il link, ti copincollo qualche frase, sicura che leggerai comunque tutto l’articolo.

    «Più ho parlato di femminismo e più mi sono resa conto che troppo spesso battersi per i diritti delle donne era diventato sinonimo di odiare gli uomini. Se c’è una cosa che so con certezza è che questo deve finire. Per la cronaca, il femminismo per definizione è la convinzione che uomini e donne debbano avere pari diritti e opportunità: è la teoria dell’uguaglianza tra i sessi – politica, economica e sociale»

    Ma le mie ricerche più recenti mi hanno fatto scoprire che “femminismo” è diventata una parola impopolare. Le donne si rifiutano di identificarsi come femministe. A quanto pare sono considerata una di quelle donne le cui parole sono percepite come troppo forti, troppo aggressive contro gli uomini, persino non attraenti. Perché questa parola è diventata così scomoda?»

    La seconda precisazione riguarda invece la domanda posta da Emma Watson, su cui hanno lavorato anche molte teoriche ed esponenti del femminismo: quando si pronuncia la parola “femminismo”, si viene subito catturati in una serie di stereotipi che fanno in realtà riferimento al femminismo radicale di ambito statunitense che ha delle posizioni politiche in linea con la destra americana per quanto riguarda ad esempio i diritti transgender o la prostituzione, e che afferma che la causa dell’oppressione delle donne è una e ben precisa: gli uomini. Si tratta però solo di una parte del movimento, che è fortemente criticata all’interno del movimento stesso e che allo stesso tempo, nel senso comune, viene associata al pensiero femminista in generale. Emma Watson faceva dunque riferimento a questa operazione: a come certe posizioni radicali abbiano contribuito a rendere tutto il femminismo qualcosa che in realtà non è.

    • Alessandro
      18 febbraio 2017 at 15:20

      “Alessandro, però se non hai un briciolo di base di storia del femminismo, non mi sai nemmeno mettere un link che rimandi a queste “lobby misandriche”, non contestualizzi quello che dici e non fai mezzo riferimento che sia mezzo e rispondi alla bimbo di terza elementare dicendo “anche tu”, non tenendo in considerazione e facendo finta di non aver letto il 90% di quello che ho scritto, difficile fare una conversazione.”
      Mi sembri un po’ troppo aggressiva, forse è il caso che ti rilassi un po’. Mi accusi di non leggere quanto scrivi, invece a me pare che sei tu quella che non leggi con attenzione. Se rileggi il mio ultimo intervento ho scritto che ero di corsa perchè dovevo andare a guadagnarmi il pane quotidiano, di conseguenza non avevo certamente il tempo per dilungarmi nella risposta.
      “Hai scritto che è l’ “esperienza quotidiana” che ti porta a dire che il femminismo è cattivo e malevolo, ma la sciura Peppina che abita nella tua via non è femminismo, come non lo è la ragazzina che si sfoga per una storia finita male dicendo “gli uomini sono tutti katìvi”.”
      Guarda che nessuno ha mai sostenuto che la vicina di casa o la ragazzina che si sfoga rappresenti l’attuale femminismo, anzi. Ovviamente facevo riferimento agli scritti delle femministe storiche, delle teorizzatrici del movimento, pur al suo interno molto articolato, o alle loro interviste anche televisive. Da vecchio e assiduo lettore del quotidiano Il Manifesto so di cosa parlo. E a quella esperienza quotidiana principalmente facevo riferimento..
      “Denigrare così superficialmente e mistificare un movimento che ha portato la donna a reagire alla sopraffazione millenaria maschile, che anche se amava “cortesemente” la donna la umiliava costantemente, per legge e per religione, a essere inferiore, avendo scritto di lei di tutto e di più senza che lei avesse diritto di contraddittorio, con leggi che le negavano la benché minima dignità umana negandole ogni minimo diritto umano, facendo di lei un oggetto che passa di padre in marito, senza alcun diritto, mi pare un comportamento eccessivo oltre che disonesto. Disprezzare un movimento che ha fatto sì che la donna reagisse al sempiterno movimento maschile che le ha sempre rubato la vita e la dignità, rubandole la storia e tutto ciò che si può negare a un essere umano, e questo per chiare leggi e regole scritte, suona come malafede.”
      La tua visione del passato è completamente distorta. Tu consideri la donna come subordinata a prescindere, ma mi chiedo Elisabetta prima d’Inghilterra era subordinata a qualcuno in Inghilterra alla fine del 1500? Non poteva studiare? O ancora Cleopatra nell’antico Egitto? O ancora la regina Vittoria che guidava un impero vastissimo alla fine dell’Ottocento?
      Mi fermo qui,ma potrei allungare l’elenco a dismisura. La società umana è sempre stata divisa in un classe minoritaria di privilegiati e in una di subordinati, dai patrizi ai plebei, fino ai padroni capitalisti e ai proletari e la donna si è trovata talvolta da una parte, talvolta dall’altra. Ti faccio una domanda: in piena epoca feudale chi era più subordinato Matilde di Canossa o il servo della gleba che lavorava alle sue dipendenze?
      Sul fatto che il femminismo abbia avuto un ruolo importante nell’emancipazione della donna, non ci piove, ma lo ha fatto, come scrivevo, proponendo una visione manichea della storia e del rapporto tra i sessi. E in ogni caso se la donna ha ottenuto nel nostro Occidente la sacrosanta parità, questo non è solamente merito del femminismo ma anche di uomini come me che femministi non si dichiarano, ma che da uomini di sinistra operano contro qualsiasi discriminazione di sesso, di razza e così via.
      Tu porti a supporto questa Watson, ma io non faccio riferimento alla sciura vicina o alla ragazzina rancorosa, come tu scrivi, o alla giovane attrice che si svegli una mattina e si dichiara femminista, faccio riferimento a scritti di femministe, di teorizzatrici del movimento.
      Scritto questo, lascio la parola ad altri che vogliano offrire un contributo alla discussione e ti porgo i miei migliori saluti.

  6. Alessia
    18 febbraio 2017 at 20:13

    Quindi ti riferivi all’esperienza quotidiana del leggere il Manifesto? O alla frequentazione di ambienti femministi? Puoi essere più preciso (se vuoi/puoi ovviamente)?

    “Ti faccio una domanda: in piena epoca feudale chi era più subordinato Matilde di Canossa o il servo della gleba che lavorava alle sue dipendenze?”

    Logico che una donna ricca se la passasse meglio di un servo della gleba. Ma solo ed esclusivamente perchè si trovava in una condizione sociale privilegiata. Se il servo della gleba fosse stato nella sua condizione avrebbe avuto molti più diritti di lei, se lei fosse stata nella condizione sociale del servo della gleba sarebbe stata la serva della gleba del servo della gleba, oltre che una sua proprietà. Le differenze si vedono a parità di condizione. La donna ricca che poteva permettersi di studiare, non poteva andare oltre alle nozioni base, non aveva accesso alle materie di carattere scientifico, non poteva pubblicare e non poteva una caterva di cose che avrebbe potuto fare se fosse nata maschio a parità di condizione.
    Il servo della gleba non era neanche il gradino più basso della società: lo era sua moglie. Il terzo stato del terzo stato è da sempre la donna, non l’ uomo. Negare che storicamente la donna ha sempre avuto un trattamento enormemente deprezzato e ridotto a cosa/oggetto/proprietà/non-essere umano è negazionismo puro. Contrapporre la regina allo schiavo per negare la condizione di sfavore della donna nella storia del mondo lo trovo disonesto ai massimi livelli, è come se al problema dei bambini che muoiono di fame in africa si contrapponessero i bambini che muoiono di malattie incurabili in occidente, o come se al figlio del principe di galles si contrapponesse il bambino che ha la possibilità di andare a scuola nel brasile delle favelas. Prova a fare casomai la contrapposizione tra re e regina, tra schiavo e schiava, tra cittadino e noncittadina (il “non” davanti proprio perchè donna): è lì che noti le differenze di trattamento/possibilità tra donna e uomo nella storia del mondo, storia che ci trasciniamo ancora oggi e che provoca nostalgia mista a risentimento nei maschilisti di oggi che sentono di aver perso il privilegio/potere perduto, sperando in un suo ritorno e denigrando quel movimento che ha distrutto questo schifo (almeno, nei paesi occidentali. Delitto d’onore, matrimonio riparatore, esclusione allo studio e alla soddisfazione nel lavoro sono ancora negati alle donne in quanto donne (quindi non solo per condizione sociale) nella maggior parte del mondo).

    Buona serata anche a te, io non chiedo rinforzi e aspetto ancora una risposta, magari con esempi reali e concreti di femministe “megere” che additano gli uomini in quanto uomini come degli assassini, da Fabrizio Marchi. Io ero rimasta alle femministe che additano la cultura maschilista, non gli uomini, per la palese maggioranza del numero di delitti compiuti per mano maschile sulle donne.

    • Fabrizio Marchi
      19 febbraio 2017 at 0:52

      Cara Alessia, ho troppe cose da leggere, da studiare e da scrivere, oltre a sopraggiunti impegni di lavoro, e sono costretto a razionalizzare energie e tempo. Se dovessi rispondere colpo su colpo tutte le volte che vengo tirato in ballo dovrei passare gran parte della giornata davanti al pc solo per ribattere a tutti quelli che mi tirano per la giacca. E capisci da sola che non è oggettivamente possibile e neanche produttivo.
      Nel caso specifico, peraltro, siamo talmente distanti che non avrebbe alcun senso interloquire. Se ti rispondessi punto per punto si aprirebbe un dibattito infinito, un botta e risposta senza fine che potrebbe in linea teorica andare avanti per anni, tutti i giorni. Non ho il tempo né francamente la voglia.
      Inoltre, come ho già detto spesso, credo nella democrazia come necessità di tollerarsi reciprocamente ma non di portare l’altro/a alle proprie ragioni. Credo sinceramente poco nel dialogo e nella maieutica socratica, sono un po’ pessimista da questo punto di vista. E penso, soprattutto, che su un tema come questo ciò che conta veramente è la capacità di ciascuno di compiere un percorso personale che lo/a porti ad affrancarsi dalla verità ufficiale (che è la narrazione femminista, oggi ideologia dominante).
      Mi limito a dirti che, a parti invertite, su un sito femminista, se qualcuno di noi avesse portato avanti le proprie ragioni con lo stesso civile atteggiamento che tu stessa hai usato in questo spazio, sarebbe stato aggredito, molto probabilmente insultato e anche allontanato in malo modo, ma questo è un altro discorso ancora.
      Può darsi (ma non credo perché conoscendoli penso che abbiano fatto le mie stesse considerazioni altrimenti ti avrebbero già risposto) che qualche altro amico ti risponderà. Ma non io. In ogni caso, se vuoi approfondire puoi visitare il sito http://www.uominibeta.org e http://www.altrosenso.info e anche questo stesso giornale dove abbiamo pubblicato diversi articoli in tema.
      Chissà, può darsi che fra una ventina di anni, se ancora sarò in vita, ci saranno le condizioni per un confronto che abbia un senso. Oggi, per ciò che mi riguarda, quelle condizioni non ci sono.
      Nel frattempo ti faccio tanti auguri e spero soprattutto che tu possa aprire quello spiraglio necessario per poter vedere.
      Un caro saluto.

      • Alessia
        19 febbraio 2017 at 2:47

        Grazie per la risposta Fabrizio Marchi, soprattutto tenendo conto che il tuo tempo è oro e sei troppo impegnato per rispondere. Permettimi di dubitare del fatto che un uomo sarebbe stato bannato da un sito/blog femminista se avesse usato i miei toni.
        Ho dato un’occhiata al sito degli Uomini Beta e ancora non ho trovato risposta alla mia domanda, alla mia curiosità più che altro. Dov’è che le femministe direbbero che l’uomo è più brutto e cattivo della donna per natura?
        Ad esempio, sempre in un tuo articolo fai notare ciò che ha detto una certa Andrea Leadsom, politica CONSERVATRICE americana, che nulla ha a che fare col femminismo. Questa donna sostiene che gli uomini è meglio che se ne stiano lontani dai bambini, in quanto molto probabilmente pedofili. Una frase da Donald Trump versione donna. D’accordissimo sull’insensatezza di una frase del genere. Il problema è che ne parli come se fosse un qualcosa di attribuibile al femminismo, quando il femminismo dice l’esatto opposto, cioè che i padri dovrebbero essere molto più presenti nella vita dei figli, che non dovrebbe essere delegato tutto alla madre e che bisognerebbe favorire la presenza maschile negli asili e nelle scuole primarie. Però quando lo dicono le femministe sono accusate di voler ribaltare i ruoli naturali, se invece lo dice una conservatrice come Andrea Leadsom viene accusata di essere femminista.
        Per la cronaca, Andrea Leadsom ha anche detto di essere più valida di Theresa May in quanto mamma. Di femminismo qui non ne vedo neanche un briciolo, mentre di conservatorismo alla “ruoli che impone madre natura” invece ne vedo un bel po’.
        Non a caso la nostra eroina ci tiene a dire di non essere femminista, facendo l’occhiolino alla campagna “I’m not feminist because…”.

        “I’m not a feminist because I’m not anti-men, I just see people as people. I’m never happy to see women written out of the picture . . . but feminism is a term that’s been used to abuse men so I don’t identify with it.”

        “If Leadsom thinks being feminist means being anti-man, I wonder if she understands feminism,” one commenter said.

        E il commenter ha ragione, infatti è il tipico dubbio che viene quando si sente dichiarare qualcuno, soprattutto qualcuna, di essere contro il femminismo.
        La Leadsom timorosa degli uomini in ruoli di cura non solo non è femminista, ma è proprio anti-femminista. Una conservatrice antifemminista.
        Ottimo esempio per andar contro il femminismo.

        http://m.huffpost.com/uk/entry/uk_5780f9eee4b074297db31b28

        • Fabrizio Marchi
          19 febbraio 2017 at 11:41

          “Grazie per la risposta Fabrizio Marchi, soprattutto tenendo conto che il tuo tempo è oro e sei troppo impegnato per rispondere”. (Alessia)
          Con questo atteggiamento sarcastico e fintamente amichevole, Alessia, ti poni di fatto come una troll e allora dovrei pensare che tu non sia in buona fede…Tanto più che ti ho risposto perché tu mi avevi tirato in ballo altrimenti, come tu stessa avevi già notato, avevo lasciato cadere il tutto, proprio perché credo che non ci siano margini per un confronto produttivo, data la distanza siderale fra le nostre posizioni. Del resto, può realisticamente un comunista convincere un ultra liberista o un fascista a diventare marxista? Può un tifoso della Lazio convincere uno della Roma a diventare laziale? Ovviamente no, in entrambi i casi ci si deve solo accettare reciprocamente e laicamente nella legittima diversità onde convivere in modo relativamente pacifico evitando di scannarsi.
          Come ripeto, ho scritto e abbiamo scritto migliaia di articoli (e anche libri) su questo tema, di cui alcuni di noi si occupano da una quindicina di anni e forse più. Abbiamo decostruito la narrazione femminista fin nei suoi angoli più remoti e, con il tempo, abbiamo elaborato una nostra interpretazione della storia della relazione fra i sessi, alternativa a quella femminista. Di fatto quel racconto maschile che fino ad oggi nessuno aveva mai prodotto. Ed è proprio la totale assenza di quel racconto, di quel punto di vista alternativo alla sola ideologia oggi ufficialmente ammessa e riconosciuta (cioè quella femminista), una delle cause dello stato di grave sofferenza (nonostante le apparenze) in cui versa oggi la relazione fra i sessi. Come qualsiasi contesto sociale non potrà mai crescere in assenza di dialettica, cioè di polarità in relazione dialettica fra loro (una delle ragioni per cui, ad esempio, è crollato il “socialismo reale”…), così non si potrà mai addivenire ad una crescita reale nei rapporti fra i sessi nel momento in cui esiste ed è riconosciuto un solo racconto, una sola versione dei fatti e della storia, e tutto ciò che non si uniforma a quella versione viene disconosciuto, denigrato e bollato nei modi che sappiamo (negazionisti, reazionari, fascisti, sessisti, misogini, maschilisti ecc.).
          Ora, tornando a noi, avendo letto i tuoi commenti, ritengo che non ci siano, allo stato, i margini per un confronto produttivo. Tutto qui. Del resto, se il postulato è che la condizione del genere femminile DA SEMPRE nella sua totalità è paragonabile a quella degli schiavi neri (o di qualsiasi altro schiavo) e che il presupposto per potersi confrontare è l’accettazione acritica del suddetto postulato, che margini di confronto possono realisticamente esserci? E’ ovvio che la discussione è chiusa a priori perché qualsiasi argomento critico (seppur provvisto di una logica stringente) si possa portare si infrangerebbe contro un muro ideologico già eretto e impossibile da abbattere con le armi della logica e della dialettica. E infatti la strada per incrinarlo non è quella del muro contro muro ma di un paziente lavoro su di un altro piano che è quello psicologico, in particolare sugli uomini (ma anche sulle donne).
          Non devi quindi interpretare il mio atteggiamento come una chiusura. Anzi, penso che proprio il mio rifiuto a confrontarmi con te potrebbe (forse…) paradossalmente favorire l’aprirsi di una falla nel tuo modo di percepire e interpretare le cose.
          La cosa migliore che posso proporti è quella di approfondire le nostre tesi, sia visitando i siti che già ti ho segnalato (compreso questo giornale) sia i libri che abbiamo scritto. Ti segnalo, oltre al mio che è un pamphlet, un libello da “battaglia” (Le donne: una rivoluzione mai nata”, Mimesis Edizioni http://www.uominibeta.org/libri/le-donne-una-rivoluzione-mai-nata/), soprattutto quello di Rino Della Vecchia (da non perdere..) dal titolo “Questa metà della terra”. Questo è il link http://altrosenso.files.wordpress.com/2009/10/qmdtsei1a.pdf
          Ti consiglio di leggertelo tutto, perché una lettura fondamentale, assolutamente da non perdere. Di fatto quel racconto alternativo a cui facevo cenno prima.
          Fra spero non molto uscirà anche un mio nuovo libro in cui, fra le altre cose, approfondisco molto questa tematica.
          Ci risentiamo se è quando avrai letto tutto il materiale segnalato.
          Nel frattempo, come antipasto, ti suggerisco la lettura dei seguenti articoli:
          http://www.uominibeta.org/articoli/nuovo-racconto-maschile/
          http://www.uominibeta.org/editoriali/lemergere-storico-della-qm/
          https://www.linterferenza.info/contributi/alla-scuola-del-titanic/
          https://www.linterferenza.info/attpol/femminicidio-e-violenza-di-genere-a-chi-giova-lideologia-femminista/
          http://www.uominibeta.org/home2/movimento-degli-uomini-beta/
          https://www.linterferenza.info/editoriali/io-che-non-sputo-su-hegel-su-marx-e-neanche-sul-genere-maschile/
          https://www.linterferenza.info/attpol/chi-opprime-chi-neoliberalismo-femminismo-e-oppressione/
          http://www.uominibeta.org/editoriali/perche-la-qm-non-puo-essere-di-destra/

          • Alessia
            19 febbraio 2017 at 17:13

            Il mio tono è stato sarcastico proprio perchè mi hai dato una risposta-non risposta. È vero che i nostri punti di vista sono completamente opposti, ma io ho fatto una domanda semplice, ho chiesto un nome, un riferimento (possibilmente italiano e contemporaneo) di una femminista, di una corrente femminista che sostiene che gli uomini siano più cattivi delle donne per natura.
            Tra l’altro ho anche commentato un articolo che hai scritto su uomini beta, a proposito di un’antifemminista ma non l’hai calcolato. Secondo me è doveroso e importante che un antifemminista, in un sito antifemminista, nel riportare una frase così grave detta da una donna, specifichi che si tratta di una conservatrice antifemminista e non di una femminista (che non avrebbe mai detto una cosa del genere).
            La storia purtroppo è vero che è stattta a senso unico, ma non certo per colpa delle femministe. Dire che la storia sia stata scritta dalle donne per accusare gli uomini di qualcosa e far passare le donne come delle vittime è una barzelletta.
            Probabilmente leggerò le letture che hai citato anche se l’ultima cosa che vorrei fare è finanziarvi, ma sono veramente curiosa di come accusate le femministe di aver stravolto la storia. Io ho già citato nel commento ad Alessandro delle letture di persone che in quella realtà ci hanno vissuto, potrei ricordarti delle donne messe al rogo perchè chiedevano pari diritti e di mille altre cose, ma è giusto anche effettivamente leggere cosa hai da dire in quei libri oltre a ciò che scrivi sul sito di Uomini Beta che trovo poco chiaro nelle sue posizioni.
            Il tuo articolo sul madamato l’ho apprezzato veramente, anche molte cose che hai scritto in questo, non ero sarcastica, ma non concordo assolutamente sulle colpe che dai al femminismo in toto. Sono per il dialogo e accetto le posizioni contrarie o le critiche, ma spesso mi pare di leggere un palese conservatorismo tra le righe che cerca di nascondersi ma non ci riesce bene. Non parlo di te personalmente ma di molti uomini maschilisti. Mi pare accusino le femministe del fatto che loro siano nostalgici degli anni 30.
            Qua comunque passo e chiudo perchè, come hai già scritto tu, potremmo andare avanti all’infinito. Se leggerò quel che hai consigliato mi rifarò viva, nel frattempo ho già letto qualche articolo su Uomini Beta, e mi pare che il cavallo di battaglia che usi contro il femminismo siano le condizioni di lavoro pessime in cui sono costretti molti uomini e, sinceramente, accusare il femminismo di non essere abbastanza attento a queste problematiche mi pare assurdo, primo, perchè le prime battaglie femministe son state fatte in fabbrica, secondo, perchè il femminismo ha sempre messo in discussione il sistema capitalistico e le condizioni a cui sono costretti lavoratori e lavoratrici.

            PS: che il mio “(…) postulato è che la condizione del genere femminile DA SEMPRE nella sua totalità è paragonabile a quella degli schiavi neri (o di qualsiasi altro schiavo)” non l’ho scritto (se pensate di sì, riportate per favore dove l’avrei scritto). Che la condizione del genere femminile da sempre nella sua totalità è paragonabile a quella degli schiavi neri non l’ho scritto da nessuna parte. Ho fatto un paragone con la lotta dei neri contro il razzismo oltre che con la lotta della classe operaia contro il padrone. Ma non ho assolutamebte detto che la condizione femminile è paragonabile da sempre in toto con la condizione dei neri, dato che è ovvio che sono due cose completamente diverse.

            Se accettate un consiglio, non erichettate ogni cosa che dice una donna (il mondo è grande, se ne troveranno sempre di donne che dicono stupidate) come “femminista”. Se dovete criticare le femministe, fatelo criticando la femminista in questione, non una Andrea Leadsom di ieri o di oggi che col femminismo non solo non c’entra niente ma non ha neanche niente in comune.

  7. Alessandro
    19 febbraio 2017 at 1:38

    Conosci “Il Manifesto”? Se lo conosci sai di cosa parlo. Là scrivono o hanno scritto le più importanti femministe italiane, da Rossanda, a Castellina, a Menapace, a Dominijanni, fino a Rangeri, ecc.ecc., insomma quelle che rappresentano l’ambiente femminista italiano al massimo livello. Ed è un quotidiano che dava e dà spazio anche a numerose rappresentanti del femminismo internazionale.
    Non l’ho mai frequentato, ma per conoscere non necessariamente si deve frequentare un ambiente, è sufficiente leggere, informarsi.
    Per il resto stai un po’ troppo rigirando le carte in tavola e così non è che ci si possa intendere. Adesso scrivi che la discriminazione la si misura a parità di condizione sociale, ma prima scrivevi che la donna, senza distinzioni, non aveva dignità, che era un oggetto, la equiparavi allo schiavo e così via. Adesso sei d’accordo che c’erano numerose donne che erano delle privilegiate rispetto a numerosi uomini che erano a loro subalterni. Ne consegue che non è affatto vero che la donna era sempre sottomessa all’uomo, ma anzi non solo lo precedeva talvolta nella scala sociale, ossia aveva più diritti, ma anzi spesso disponeva della vita di migliaia, se non di milioni di uomini, che al suo cospetto erano degli “oggetti”, per usare una tua espressione.
    Inoltre che cosa vuol dire il confronto tra re e regina, tra schiavo e schiava,tra cittadino e non cittadina? La regina Vittoria ha rappresentato a lungo il massimo potere politico sul pianeta e i re andavano a renderle omaggio.Gli schiavi maschi potevano anche essere trattati peggio delle schiave. Le regine avevano precettori privati che insegnavano loro ciò che desideravano. E poi non è affatto vero che tutte le donne non studiassero o non potessero pubblicare libri perchè ci furono, per esempio, numerose donne scrittrici e poetesse nel Rinascimento e nei secoli successivi, in epoche in cui la maggior parte degli uomini erano totalmente analfabeti. Con questo non voglio affermare che non ci fossero forme di discriminazione sessista, purtroppo spesso veicolate dalla Chiesa, ma con questo a sostenere che tutte le donne fossero nelle condizioni di cui tu parli, ce ne passa.
    Nessun rinforzo, semplicemente abbiamo posizioni diverse, e quando la discussione è un muro contro muro, allora forse è meglio concluderla. Non ho tutto questo tempo da dedicare a confronti infiniti. Se poi qualcun altro se la sente di proseguirla, prego.
    Ti lascio l’ultima parola per cavalleria 🙂

  8. Alessia
    19 febbraio 2017 at 16:27

    No, Alessandro, continuo a non essere d’accordo e credo proprio che le carte in tavola le stia rigirando tu. Continui a far paragoni tra donne di potere e schiavi, ma continui a non voler tener conto che quelle donne erano comunque limitate nei loro poteri proprio in quanto donne. La regina Vittoria è stata la regina Vittoria proprio perchè ormai la monarchia era costituzionale e non era lei a fare le leggi. Certo, ha avuto un’influenza simbolica enorme, ma il Primo Ministro era e poteva essere solo un uomo. Lei era circondata da uomini di potere che dettavano legge. Era UNA SOLA donna circondata esclusivamente da uomini che avevano veramente Il potere decisionale. Nessuna donna poteva avere mezzo del potere che aveva l’ultimo degli uomini. È abbastanza leggere un economista/filosofo inglese di quel periodo se ti stanno antipatiche le femministe, un nome a caso John Stuart Mill. Oltretutto il periodo vittoriano è famoso per aver accentuato e definito rigidamente il ruolo maschile e quello femminile, dando alle donne ben poca libertà di scelta di vita oltre che nessun diritto in quanto cittadinae.
    Lo schiavo veniva trattato da bestia, ma anche l’ultimo degli schiavi, per legge, poteva nalmenare sua moglie e la moglie era considerata un essere inferiore di sua proprietà. Questi sono dati storici innegabili, in ogni era e popolo sono stati chiamati con nomi diversi, promulgate in maniere diverse, ma di fatto la donna è sempre stata paragonata, sia a livello scientifico che legale, come un essere inferiore, e in base a questo con meno diritti degli uomini. Quelle che potevano pubblicare (romanzi, ovviamente) lo facevano dietro pseudonimo maschile o dopo aver superato, per fortuna e conoscenze giuste, forti resistenze. Per farti un’idea è abbastanza leggere cosa scrive proprio una donna che ha avuto la fortuna di poter scrivere, ad esempio Virginia Woolf, per farti un esempio. Ma a qualsiasi livello, anche per quel che riguarda gli studi scientifici, quanto le donne avessero molte meno possibilità rispetto agli uomini è evidente dal numero di università che nell’intero continente europeo “accettavano” donne, sempre comunque previa maggior difficoltà di accesso. È innegabile che la donna abbia sempre avuto minori diritti in quanto donna, dire il contrario è proprio negare l’evidenza. Ciò non toglie che anche gli schiavi non facessero la bella vita, logico. L’uomo libero era un cittadino, la moglie dell’uomo libero non era niente. Ma qui dovrei fare un trattato di storiografia per un dato di fatto storico più che ovvio.

    • Fabrizio Marchi
      20 febbraio 2017 at 8:17

      “Lo schiavo veniva trattato da bestia, ma anche l’ultimo degli schiavi, per legge, poteva malmenare sua moglie e la moglie era considerata un essere inferiore di sua proprietà. Questi sono dati storici innegabili…”. (Alessia)
      Leggo solo ora questo commento di Alessia. Mi ero ripromesso di non intervenire ma c’è un limite a tutto. Soprattutto quando si prendono i soliti luoghi comuni e li si elevano a “dati storici innegabili”.
      Siamo di fronte ad una manipolazione della storia che non ha forse precedenti. La verità è che la condizione della grande maggioranza degli uomini è sempre stata di gran lunga peggiore rispetto a quella della totalità delle donne. Soprattutto negli anelli più bassi della catena sociale. E più si scende in basso nella catena, e peggio è ed è sempre stato, a partire quindi dagli schiavi.
      Nessuna schiava è mai stata incatenata al remo di una galera (si viveva non più di sei mesi, incatenati ad un remo, si mangiava e si defecava rimanendo incatenati al remo, finchè si moriva di stenti, frustate e malattie e si veniva gettati in mare). Nelle miniere e nelle cave (in condizioni terribili, anche in questo caso si viveva solo pochi mesi e o un paio di anni al massimo, se si era “fortunati” o “sfortunati”, a seconda dei punti di vista…) lavoravano solo schiavi maschi. Nelle arene a scannarsi l’un l’altro per divertire il pubblico (maschile e femminile) c’erano solo schiavi maschi, e via discorrendo. Le schiave femmine, anche allora, erano adibite ai lavori domestici e di cura o tutt’al più a sollazzare gli appetiti sessuali dei patrizi, attività peraltro a cui erano adibiti anche gli schiavi maschi con cui si dilettavano le aristocratiche. Dovrebbe essere superfluo (ma non lo è…) ricordare che a scannarsi vicendevolmente in guerra erano ovviamente mandati solo gli uomini. E dovrebbe essere superfluo anche ricordare che delle donne tenevano in schiavitù altre donne (oltre che uomini).
      Questa divisione sessuale del lavoro, dovuta a ragioni oggettive di carattere fisico, biologico e ambientale (e non ad una discriminazione sessista nei confronti delle donne), ha visto (nel corso di tutta la storia) la grande maggioranza degli uomini vivere in condizioni sicuramente molto peggiori rispetto alla grande maggioranza delle donne. E codesta divisione del lavoro, che ha caratterizzato l’intera storia dell’umanità, è stata semplicemente rimossa, occultata. Perché altrimenti l’impalcatura ideologica femminista si sarebbe già squagliata come neve al sole, dal momento che bisognerebbe ammettere una verità elementare ed imbarazzante, cioè (quella che è stata appena detta) che in tutte le epoche, la grande maggioranza degli uomini ha vissuto condizioni complessivamente (molto) peggiori rispetto alla grande maggioranza, se non la totalità, delle donne. La qual cosa significa che, anche ammettendo (ed in effetti in larga parte è stato così) che i vari contesti sociali e storici siano stati a trazione e ad egemonia pubblica (e sottolineo pubblica) maschile, bisognerebbe ammettere che questa egemonia maschile (di cui godevano i frutti una infima minoranza di uomini e anche di donne rispetto alla totalità) garantiva e metteva al riparo tutte le donne, di qualsiasi ceto sociale, dall’ultima schiava fino all’aristocratica, dai pericoli, dal lavoro massacrante, dallo sfruttamento disumano (cioè la condizione normale di quasi tutti gli uomini per millenni) e dagli aspetti più gravosi dell’esistenza (che da sempre si sono sobbarcati gli uomini), ivi compreso quello di sacrificare la propria vita in qualsiasi circostanza. https://www.linterferenza.info/contributi/alla-scuola-del-titanic/
      Anche quindi ammettendo che le donne per millenni non abbiano avuto nessun peso nella storia e nessuna capacità di condizionamento sulla realtà (cosa ovviamente in cui io non credo affatto e anzi credo addirittura il contrario, cioè che abbiano avuto un enorme potere di condizionamento sugli uomini e quindi sulla realtà…), è evidente che è questa rimozione di cui sopra che fa sì che chiunque possa alzarsi la mattina, sparare corbellerie e ripetere luoghi comuni triti e ritriti sulla condizione delle donne (e degli uomini).
      Mi fermo, ma potrei continuare all’infinito e confermo che non ho nessuna intenzione di continuare la querelle perché, come ho già detto, non ci sono i presupposti minimi per un confronto costruttivo. Però è anche vero che non si può tollerare che nel proprio spazio vengano dette certe cose senza una sia pur minima replica.
      P.S. Dire che sono “dati storici innegabili” significa implicitamente (ma anche esplicitamente) dire che chi li confuta è un “negazionista”. Quindi non uno che ha una opinione diversa o critica dello stesso fatto ma appunto un “negazionista”, né più e né meno di quelli che negano l’Olocausto ebraico.
      Questo conferma quello che già sapevamo e cioè che se si parte da un tale presupposto è oggettivamente impossibile allacciare un dialogo, perché non esistono le condizioni. Il dialogo presuppone il riconoscimento reciproco e ovviamente anche il riconoscimento della dignità delle opinioni dell’altro. Cosa che in questo caso non c’è nel momento in cui colui che pone una osservazione critica viene bollato come “negazionista”, cioè come colui che nega l’evidenza dei fatti. Superfluo sottolineare che il termine “negazionista” ha assunto da sempre una connotazione negativa, per non dire spregevole. Il negazionista è colui che nega appunto verità inoppugnabili, quali la schiavitù, l’Olocausto, il genocidio degli indios ecc. anche se in effetti viene riferito prevalentemente ai negazionisti dell’Olocausto, considerato al vertice della gerarchia delle nefandezze storiche, appunto il “Male Assoluto”.

    • Alessandro
      20 febbraio 2017 at 11:04

      Quella che sta rigirando le carte sei tu e basta leggere quanto hai scritto fino a ora. Tu scrivi che la donna era sempre sottoposta al volere di un uomo. Ti ho fatto l’esempio di tante donne nella storia che non erano subordinate a nessun uomo, dalla feudataria Matilde di Canossa che è stata una donna molto influente per i suoi tempi, e come lei in Europa ce ne sono state altre, fino a regine di varie epoche storiche, almeno qui in Europa. Entro i limiti che i tempi consentivano a tutti, uomini e donne, potevano studiare, pubblicare i propri libri, viaggiare, governare, avere amanti, senza che un uomo le potesse imporre nulla. Certo se iniziava a bestemmiare in pubblico allora avrebbe avuto le sue rogne, ma questo valeva per tutti a prescindere. Questo confuta quanto tu scrivi.
      E’ assolutamente possibile anche pensare che addirittura all’interno della famiglia patriarcale ci fossero eccezioni alla regola, ossia che la donna avesse in mano le redini della famiglia, ossia tra pari avesse più potere decisionale. Forse se pensiamo anche ai nostri nonni potremmo già avere conferme in tal senso.
      Tu continui a proporre una lettura di genere, femminista, della storia, che non ammette eccezioni, mentre io te ne contrappongo una di classe, che invece, dati alla mano, ritiene che vi siano e numerose. E’ chiaro che è un muro contro muro. Tu parli di verità assolute, ma le tue verità assolute non sono riportate in nessun libro di storia e nessuna seria storiografa ha mai scritto che tutte le donne fossero sottomesse sempre e ovunque a un uomo. Non è un caso che si stia cercando di mettere mano ai libri scolastici per introdurre queste “verità” che sono solamente frutto di una visione ideologizzata della storia.Per te essere donna ti poneva sempre e dovunque in una condizione d’inferiorità rispetto a un uomo, ma non tieni conto che una donna poteva rivestire l’incarico più elevato all’interno che so io del proprio feudo, stato, impero e questo le consentiva di essere svincolata da qualsiasi controllo maschile all’interno di quell’ambito.
      I vincoli culturali, di costume, ecc., non esistevano solo per le donne, esistevano per tutti. Nessun era libero di esprimersi e di essere se stesso. Fino alla metà del secolo scorso questo sarebbe costato carissimo a uomini e donne .
      Fermo restando che in epoche dove la forza fisica e la capacità d’imporsi attraverso l’azione, anche brutale, spesso determinava il successo socio-economico, le donne erano molto spesso relegate a un ruolo domestico, ma ciò non toglie che vi fossero situazioni diverse e che la donna benestante potesse, per esempio non contraendo matrimonio, o rivestendo incarichi politici di vertice, avere quella libertà, quel benessere economico, quel potere decisionale, che milioni di uomini si sognavano e senza doverne rendere conto a nessun uomo, entro i limiti ovviamente che i tempi imponevano, a tutti.
      Scritto questo, davvero è tempo di salutarci.

  9. Eutropius
    20 febbraio 2017 at 19:12

    “Questi sono dati storici innegabili”.
    Gia` solo di fronte a una bestialita` del genere una persona dotata di un minimo di raziocinio dovrebbe abbandonare il confronto; al “Deus vult” non si replica. Dati storici innegabili? Ma dove? Ma quando? Solo perche` ce li propinano in ogni salsa a pranzo, cena, colazione, in ogni notiziucola di ogni ordine e grado, sono essi veri?
    Eccerto, e` sempre vero cio` che CONVIENE.
    Mi viene da ridere.
    Questa tizia viene qui a trollare, e dietro una apparente abilita` argomentativa che e` solo capziosita` e faziosita`; essa disturba e ostruisce. Questo non e` altro che ostruzionismo mascherato da argomentazione.
    Io inviterei la tizia, qui, ad andarsi a rileggere davvero Uomini Beta: anche quando non si riportano “dati”, e se ne riportano molti, invece, le argomentazioni sono difficili da smontare.
    Direte che parlo con la pancia -forse.
    Ma onestamente sentirsi dire, sentirsi propinare per l`ennesima volta le solite dabbenaggini di parte da una tizia che si permette di dire certe cose solo perche ha il vento in poppa -e pretende di essere una oppressa – fa stare male. Soprattutto quando, come si scriveva altrove su UB e su l`Interferenza, chi scrive espone la propria esperienza in cui racconta storie personali. Storie personali in cui si narra di maltrattamenti bestiali subiti da donne, e accolti al momento della denuncia alla comunita` come deliri vittimistici.
    Alessi,a io torno a dirti: che genere oppressore e` quello che si fa massacrare in massa nei luoghi di lavoro e campi di battaglia da MILLENNI? Non avremmo dovuto mandarci voi a farvi scannare o a bruciare come torce? Accidenti, Alessia, che padroni geniali che siamo noi fallocratici, eh! Dei veri geni della politica. Cosi` machiavellici e bizantini da farci squartare al posto delle nostre miserevoli schiave.
    E soprattutto, tu che citi DATI UFFICIALI -e son sicuro che quando invece non ti convengono corri a nasconderli, tipo, che so, quelli su la mortalita` del Titanic- sarebbe interessante riflettessi – e NON lo farai -sulla natura della raccolta, dei dati. Certo, sento che sto sprecando il fiato, ma mi esprimo comunque; leggi…quando tua madre ti asfalta, da bambino, il cranio, ogni volta che ti azzardi a ribellarti alla autorita` assurda e immeritata (perche` era davvero una incapace e violenta, al tempo) autorita` tirannica che esercita con ogni sorta di violenze FISICHE e verbali su tutta una famiglia -incontrastata; e quando vedi che ogni volta che provi a chiedere aiuto, a differenza di quanto capita alle femminucce che fan la stessa cosa, vieni deriso ed emarginato; quando vedi che il tuo caso non e`affatto isolato, che ce ne sono molti anche solo attorno a te, ma sono tutti prigionieri di una sorta di gabbia di gomma; ecco allora che cominci a riflettere sulla ufficialita` dei dati. Soprattutto se fra uno schiaffone gratuito e l`altro ogni notizia che leggi o ascolti ti parla di oppressione maschile nei confronti delle donne.
    Da che mondo e` mondo, se i dati non convengono, NON SI RACCOLGONO. Hai voglia a fare statistiche.
    Vorresti dirmi, Alessia, che non viviamo in una civilta` dove sotto una notizia inerente un “femminicidio” (termine assurdo e idiota, ma va beh) si leggono quasi solo commenti tipo “castratelo”, “uomo bastardo”, eccetera, mentre invece se una moglie ammazza il marito la si osanna e comprende (Specie se aveva torto marcio)? del resto, basta che essa dichiari, senza uno straccio di prova, che lui “era maltrattante”, et voila`: tana libera tutti. Due mesi di lavori sociali. E non e` forse vero che di fronte alla pletora di infanticidi, simpatico primato femminile con numeri bulgari, e` tutta una gara a dichiarare che “poveretta, era depressa”, ” eh, ma il marito l`ha lasciata”, e altre oscenita` del genere? E avresti il coraggio di dire, Alessia, che TU sei una oppressa, che TUTTI i maschi che hai attorno nella loro maggioranza sono dei privilegiati? Ma come ti viene? Ma con che coraggio? Con che faccia? Io sarei l`oppressore di mia madre, di quella che mi faceva gli interrogatori tipo Gestapo e mi prendeva a nocche sulla bocca per una mezza parolaccia? Per aver giocato al dottore con una compagnetta (e certo, me lo sono meritato, no? Uno stupratore in erba…). Io sarei l`oppressore della tizia che quasi mi fa ammazzare dal fidanzato drogato solo perche` lei ci provo` – pesantemente – e poi si fece venire gli scrupoli quando io, irretito, provai a baciarla? Ma da quale pianeta vieni? Ma hai davvero il coraggio di definirti oppressa, TU? E hai davvero il coraggio di sostenere, storicamente, quanto detto – cioe` che nella storia le donne sono sempre state oppresse e gli uomini le hanno dominate? Capisco che lo dicono ovunque, `sto aborto, ma da quando in qua mainstream e` sinonimo di veritiero per se? Quante donne sono morte a Stalingrado? Quante a Canne? E non provare a dire che la guerra e` maschile: quanti uomini sono stati mandati a crepare da mano femminile, tu che ci racconti che le donne di potere, si, povere, esistevano, ma in fondo erano sempre subalterne? Ma subalterne a che? Messalina, Poppea, Teodora -e parliamo di millenni fa – erano subalterne a chi? FORMALMENTE subalterne; FORSE; ma comandavano, erano loro al vertice; anche se la legge formalmente diceva di no. Vuoi che ti dica cosa me ne faccio dell`aspetto formale? Conteranno di piu` i dati reali, si o no? E tu che dici, i Britanni comandati da Budicca, i Palmireni comandati dalla regina di Palmira, i soldati della regina Vittoria potevano qualcosa, forse? Tu racconti che “bisogna guardare le cose a parita` di condizioni”. Ma cosa racconti? Ma cosa dici? Ma non ti rendi conto che stai solo correndo a darti ragione? Che vuoi avere ragione per forza? Io la oppressione la devo vedere solo in orizzontale per capirla? Ma da quando in qua? La solita becera assurdita`: sai come si chiama? APEX FALLACY. Siccome al vertice c`e` una maggioranza – formale – di uomini, allora ecco che gli uomini sono i padroni del mondo. E sottolineo: formale. E, detto, per inciso: come se la vita vissuta confermasse realmente le tesi puramente ideologiche che sostieni. E come se a le donne, TUTTE, sessualmente e non solo, il potere e la dominanza spiacesero; TU, Alessia, andresti piu` volentieri a cena con un disoccupato imbranato, o con un manager, magari “de sinistra” e (dichiarato) femminista? E poi, dimmi un po`, Alessia: io ti opprimo? Presumo che nella scala sociale io e te siamo piu` o meno alla stessa altezza; tu pensi che io ora possa venire a casa tua e importi un rapporto sessuale con annesso lavaggio dei panni e preparazione della cena SENZA PAGARLA CARA? E tu pensi che anche nel medioevo un qualsiasi maschio potesse andare a stuprare in giro senza ritrovarsi preso a forconate dal vicinato? E pensi forse che siano bruciate solo streghe sui roghi? Strano: erano soprattutto eretici. Ma quando si viene a citare Giordano Bruno e Jan Hus, nessuno si ricorda che gli eretici arrostiti erano quasi solo MASCHI. Non ne convieni? E certo che no.
    Quello che non conviene, non lo si ascolta neanche, cara Alessia. E tu non stai affatto derogando alla regola.
    Dici che il mio intervento e` di pancia? Puo` essere. Vorrei ben vedere. Ma se vuoi trovare dati e argomentazioni, fatti un giro su Uomini Beta; ma uno serio. E vedrai che dati, numeri, circostanziati, ne trovi. Solo che a quel punto, opererai un`operazione furbetta e capziosa: “eh, ma UB e` di parte…eh, ma il sito Violenza donne e` di parte…eh, ma il sito Avoiceformen e` di parte…non sono attendibili!”. Mi sbaglio?

    • Alessia
      21 febbraio 2017 at 13:03

      PS Eutropius: se leggi meglio i miei interventi puoi notare che ho letto Uomini Beta e vi ho fatto notare che avete dimenticato un piccolo fettaglio nel riportare una notizia riguardante Andrea Leadsom, specificatamente antifemminista e conservatrice.

      Ma veramente non pensavo fosse andata avanti la discussione.
      Fate una petizione per eliminare dalla storia (tranquilli che sui libri scolastici è a malapena accennata quando va bene) la condizione femminile nella storia in quanto sarebbe tutta una castroneria creata ad arte dalle femministe, affermando che le donne dopotutto facevano una vita migliore o pari a quella degli uomini e la loro inferiorità a livello sociale e di diritti era solo una questione prettamente formale, quasi di cornice, mentre nella realtà potevano fare esattamente quel che poteva fare un uomo, a parte la guerra e il lavoro nelle miniere (quindi alla fine andava loro pure un po’ meglio).
      Se è vero è giusto che venga finalmente fuori questa verità.

  10. Alessia
    21 febbraio 2017 at 12:49

    Ah quindi è andata avanti la discussione, e con toni infervorati. Quante castronerie che ho detto… la donna, non faticava manco pegnente e i pochi diritti che le venivano negati erano il prezzo da pagare per campare sulle spalle degli unici veri lavoratori e schiavi del mondo: gli uomini. Che culo che abbiamo avuto.
    Ma chi è che mette in dubbio la situazione disumana delle categorie sociali più basse? Le femministe? Gli storici manipolati dalle femministe? La lobby rettialiano-femminista?
    Quindi voi dite che le donne rispetto agli uomimi se la sono passata bene, o perlomeno meglio, che non lavoravano in condizioni disumane e che il fatto che fossero equiparate a degli animali che non avevano scelta di vita anche qualora fossero nate in condizioni sociali più elevate siano dettagli che assicuravano loro di non lavorare nelle miniere (cosa falsa dato che, seppur facessero lavori fisicamente meno pesanti per ovvie caratteristiche fisiche, lavoravano nelle miniere pure da incinte e venivano preferite perchè costavano “meno di un cavallo”). Quando si parla di casi eccezionali di donne che avevano un qualche potere (comunque escluse da altri proprio perchè donne) le paragonate agli uomini schiavi, dicendo che se la passavano molto meglio di loro. Cioè, il massimo dell’obiettività.
    Per come parlate voi sembra che l’uomo lavorava duro mentre la donna faceva la calzetta. Che il non accesso allo studio, o il fatto di poter essere ammazzate per adulterio, di poter essere violentate per diritto maschile, di essere considerate non-umani, di non aver voce in capitolo sulla propria vita in quanto donna e non per condizione sociale, siano dettagli, o semplicemente il prezzo da pagare per fare la bella vita sulle spalle degli uomini.

    Siti manipolati dalle femministe:
    http://www.sguardosulmedioevo.org/2012/03/la-condizione-della-donna-nel-medioevo.html?m=1

    http://www.mondadorieducation.it/risorse/media/secondaria_secondo/greco/enciclopedia_antico/lemmi/condizione_femminile.html

    http://www.storiain.net/storia/1789-le-speranze-deluse-delle-femministe-francesi/

    http://www.storiain.net/storia/sono-caduta-su-un-coltello-piccola-storia-della-violenza-sulle-donne/

    Un giorno faranno il vostro stesso discorso i pronipoti degli integralisti islamici (si spera), additando le pronipoti di manipolazione della storia del loro paese, trascrivendo le storie dei poveri Ahmed che lavoravano duro per mantenere le Jasmine che al massimo dovevano mettersi il velo per andare al mercato alla faccia loro.

    Adiós

    • Fabrizio Marchi
      21 febbraio 2017 at 22:35

      Ecco, appunto, “Adios” Alessia, è la cosa migliore, la tua ultima seguela di luoghi comuni avrebbe ammazzato anche un elefante…
      Salutiamoci così, senza rancore, e tanti auguri. Se continuassimo perderemmo solo tempo…

  11. Eutropius
    22 febbraio 2017 at 20:50

    Alessia, quanto scrivi, insistendo speciosamente sui TUOI argomenti e FOTTENDOTENE di quelli altrui, mostra una cosa, una sola: a te te ne frega solo delle sofferenze tue e del tuo genere, ammesso e non concesso che siano quelle che pretendi tu – che pretendete voi; di quelle dell` altro, assolutamente no. Ci mancherebbe. Molto, molto semplicemente, andando a stringere, sei UN NEMICO. Un nemico politico: so che sembra una boutade, una frase forte, ad effetto, da fanatico: ma e`la concreta, dura realta` dei fatti. E` col nemico che si tiene questo contegno: tenere il punto, attaccare, retrocedere, ignorare l`argomentazione: serve solo vincere. E ovviamente mai considerare le sofferenze del nemico: finiresti per pagarla cara.
    Ovviamente, come ogni nemico politico, ti trinceri dietro capziosita` e faziosita`, e spandi a piene mani anche l`ipocrisia di chi dichiara di far parte del partito “dell`amore”, quello delle donne (io direi “delle ddonneh”, ci sta meglio…) proprio nel momento stesso in cui fa guerra, guerra politica: ipocritamente, machiavellicamente. Ma sei scoperta, Alessia; sei nuda: non per i cretini, la maggioranza, che vengon a osannare certo le tue tesi mainstream e sedicenti rivoluzionarie. Lo sei per noi: il tuo nemico; quello che ti sei scelta tu, che vi siete scelte voi, quello con cui avete iniziato una guerra; e la portate avanti. E non aspettarti che, almeno noi, ci facciamo bombardare. Rispondiamo e combattiamo. E lo vedremo alla fine della storia chi avra` avuto ragione. Per ora concordo con Fabrizio: col nemico si attua il silenzio radio, al limite si prova a intercettarlo, ma certo non ci si comunica; e specie se e` un nemico che ha attaccato per primo. Ciao, Alessia…buona fortuna, diciamo cosi`.

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