Omofobia, fascismo e “schifezze”

La premessa è che sono distante tanto dalla esaltazione della famiglia “arcobaleno”,  da tempo elevata dal “politically correct” dominante a luogo del progresso umano e della liberazione universale per definizione,  quanto da quella della famiglia “tradizionale”, considerata invece, sul versante opposto dai “neoconservatori”, come il luogo, sempre per definizione, dell’armonia naturale. Ma le cose sono sempre un po’ più complesse di come ci piacerebbe che fossero.

Personalmente penso che una famiglia possa essere formata non necessariamente da un marito, una moglie e dei figli (cioè quella cosiddetta tradizionale),  ma anche da nuclei più o meno larghi di persone, non necessariamente consanguinei o coniugati, da amici e amiche, figli e figlie adottati, parenti acquisiti e vai discorrendo. Sostanzialmente quindi delle comunità, fermo restando che i figli hanno un padre e una madre (che possono essere o non essere biologici) e comunque cresciuti anche all’interno di una dimensione familiare più ampia. Del resto è già accaduto in diversi contesti storici e culturali, anche nel nostro paese e in epoche relativamente recenti. Né si può escludere a priori (e perché si dovrebbe?…) che un bambino o una bambina possano essere adottati e cresciuti da una famiglia “allargata”, cioè da una comunità di persone. Questo è accaduto e accade tuttora in tanti paesi del mondo, anche se ciò è stato ed è dovuto a condizioni di necessità (sociali, economiche, guerre, malattie, scomparsa di parenti stretti o vicini ecc.) e non per una opzione ideologica. Tutte queste tipologie di famiglie hanno però visto la compresenza di uomini e di donne, quindi della soggettività maschile e di quella femminile. Non si sono mai date famiglie composte da soli uomini o da sole donne (gay, lesbiche o etero), a parte quelle, appunto per necessità e per condizioni oggettive  (cosiddette “ragazze madri”, vedove o vedovi con figli, fratelli o sorelle che hanno perso entrambi i genitori ecc.). La questione è stata posta solo di recente in ragione della rivendicazione, o meglio del desiderio (ricordiamo che non necessariamente un desiderio deve tradursi in diritto…), da parte delle coppie lgbt+ di adottare i figli.

Fermo restando che non è mia intenzione scatenare una guerra santa per impedire che si arrivi ad una legislazione che consenta alle persone lgbt+ di adottare figli, resto convinto che la crescita relativamente equilibrata di un bambino o di una bambina debba vedere la compresenza del maschile e del femminile. E credo che su questa delicatissima questione sia doveroso aprire un dibattito vero, cioè un confronto dialettico e non una rissa in cui ci si scomunica e ci si insulta vicendevolmente.

Trovo intollerabile e insopportabile, ad esempio, che i fautori della famiglia tradizionale, a mio parere ancora la maggioranza delle persone in questo paese, per il solo fatto di essere tali debbano essere bollati come omofobi, reazionari e fascisti. Conosco moltissime persone, sicuramente non omofobe e men che meno fasciste, che hanno questa posizione. Molte di esse sono cattoliche (che non è una colpa…) ma non necessariamente. Tutte omofobe e fasciste? Soltanto un imbecille può pensare una cosa simile. Ne dovrebbe conseguire, se tanto mi dà tanto e se il principio di identità e non contraddizione non è proprio acqua fresca, che tutto il variegato fronte liberal e radical più o meno di “sinistra” (nell’accezione corrente del termine, non a caso lo scrivo con la s minuscola) è popolato da imbecilli. Ma non voglio pensarlo perché non voglio cadere nella loro stessa trappola, anche perché non so se è preferibile essere omofobi e fascisti oppure idioti (bella lotta…).

Contraddicendomi (siamo tutti/e mediamente fallaci) vorrei però solo ricordare che i partiti “seri” della Sinistra (S maiuscola) di una volta, quella che non esiste più da tempo, il problema del rapporto con il mondo non comunista e non socialista, e in particolare con quello cattolico, se lo ponevano eccome, e non certo bollando quel mondo come una massa di bacchettoni, oscurantisti e vetero reazionari, se non altro per non regalare intere masse popolari alle destre…

Tornando alla questione, sintetizzando all’inverosimile e quindi banalizzando (ma non si può fare altrimenti), le persone lgbt+ sostengono che le polarità maschile e femminile (e quindi anche paterno e materno) non abbiano un fondamento biologico e siano dei costrutti culturali. In virtù di questa tesi (in realtà una interpretazione ideologica che non mi risulta abbia un fondamento scientifico, ma posso sempre sbagliarmi e sono sempre pronto laicamente a rivedere le mie posizioni) i sessi sarebbero di fatto indifferenziati. Ergo, chiunque, siano essi maschi, femmine, etero, lgbt+, possono adottare figli. Aggiungo che è assolutamente logico e coerente da parte loro sostenere questa tesi perché hanno necessità di una sorta di “teoria epistemologica”, di fondamento teorico, in grado di sorreggere la suddetta tesi e consentirgli di raggiungere l’obiettivo, cioè la possibilità di adottare figli.

A questo punto mi chiedo e vi chiedo. Se i sessi sono indifferenziati, se un bambino o una bambina possono essere allevati indifferentemente da una coppia di maschi (gay o etero) o di femmine (lesbiche o etero), perché non potrebbero essere cresciuti da un gruppo, che so di otto o dieci maschi (etero o gay, non cambia nulla) o di otto o dieci femmine (lesbiche o etero)? Badate che non vuole essere un iperbole ma un ragionamento concreto e coerente.

Ma io che invece, magari per ignoranza, credo nella differenza (che una volta mi hanno spiegato essere una ricchezza…) fra i sessi, mi chiedo: ma non è meglio che un bambino o una bambina vengano invece cresciuti/adottati da un gruppo composto sia da maschi che da femmine piuttosto che da soli maschi o da sole femmine? Ancora più banalmente: non è meglio crescere un bambino a proteine e a vitamine anziché solo con proteine o solo con vitamine? Il quesito diventa superfluo, naturalmente, se si ritiene che proteine e vitamine non abbiano una loro specificità. Per evitare ogni equivoco e soprattutto le speculazioni dei soliti noti, il problema non è, ovviamente, se una coppia lgbt+ sia o non sia “abile” a crescere figli. Ce ne saranno di migliori e di peggiori, di ottime e di pessime, né più e né meno delle coppie etero. La questione è quella cui ho appena fatto cenno sopra.

E’ una domanda che pongo e una riflessione che vorrei si aprisse, e nulla più. Porla significa essere omofobi, oscurantisti e fascisti?

Il neo presidente della Camera dei Deputati ha detto una volta in un comizio diventato ormai celebre perchè sparato su tutti i media che “il matrimonio è quello fra un papà e una mamma e tutto il resto sono schifezze”.  Oggi ci si scandalizza, giustamente – e sottolineo, giustamente – per questa affermazione squisitamente reazionaria, sessista e sciovinista – e però è ormai prassi corrente bollare come omofobo e fascista chiunque osi anche solo avanzare una sia pur pallida obiezione al postulato di cui sopra. A mio parere queste due posizioni sono speculari e di certo non aiutano ad aprire un vero e autentico dibattito sul tema.

Ritratto Della Famiglia Della Famiglia Allargata Del Ghana Fotografia  Editoriale - Immagine di giornaliere, famiglie: 43623171

Fomte foto: da Google

 

24 commenti per “Omofobia, fascismo e “schifezze”

  1. Giulio larosa
    20 Ottobre 2022 at 7:45

    La mia posizione è esattamente quella di marchi a cui chiedo un ulteriore sforzo dato che ha una capacità di elaborazione superlativa su queste questioni. Come ricostruire una società comunitaria e cioè simile alla grande famiglia africana o contadina in un contesto moderno e metropolitano? Questo progetto neofamiliare potrebbe essere la idea forza x sbarazzarsi delle scemenze liberali liberiste di oggi e di ieri

  2. lorenzo merlo
    20 Ottobre 2022 at 8:13

    Caro Fabrizio, tutto giusto. Penso però manchi la dimensione spirituale della natura. Una dimensione compromessa dal materialismo. Che il materialismo non ha strumenti per trattare se non per concludere con “ciarlatanate”.
    La potenza del legame di sé con la natura, i suoi cicli è identità e radice. Diversamente è alienazione, virtuosismo, spettacolo, nichilismo e ideologie.
    Si può fare tutto ma senza la consapevolezza della dimensione spirituale della natura ci si avvia in vicoli ciechi, che ci sopraffano. Vedi tecnologia, digitale, globalizzazione, progressismo, spettacolo.

    • Fabrizio Marchi
      20 Ottobre 2022 at 11:12

      Una dimensione che io non voglio negare e che ciascuno è libero di coltivare. Ci sono persone che credono legittimamente in un Dio trascendente, chi crede nella reincarnazione, e via discorrendo, non vedo perchè si debba negare di atribuire una valenza spirituale anche alla natura.
      Per quanto mi riguarda, io credo che la cesura netta fra natura e cultura sia un grave errore teoretico e interpretativo, perchè gli esseri umani sono esseri naturali e culturali nello stesso tempo, come ho scritto tante volte, e non può darsi l’essere umano senza il processo culturale (che fa parte della sua natura, cioè della sua condizione ontologica) che è parte della sua natura stessa. La “sinistra” culturalista” (ma vale per tutto il mondo laicista, liberale e neoliberale) separa nettamente il processo culturale dalla natura perchè deve sostenere la tesi che non esista nulla di naturale e che tutto sia culturale, quindi plasmabile a piacimento (mi chiedo a questo punto se intendano superare anche l’istinto sessuale ma magari con la tecnica ci arriveranno pure…), una sorta di ingegneria sociale e genetica, un sostanziale totalitarismo in erba e neanche tanto in erba visto che è in atto. Dall’altra parte, la destra “ontologista”, sostenitrice dell’immutabilità delle cose, si pone come forza oggettivamente consservatrice se non reazionaria perchè appunto dichiara l’impossibilità della trasformazione della realtà (sociale) come inevitabile portato del suo assunto ideologico (la società null’altro è se non la trasposizione sul piano politico e culturale della condizione ontologica e quindi immutabile dell’umanità). Sono entrambe due truffe ideologiche contro le quali bisogna battersi con forza.

    • Giulio Bonali
      20 Ottobre 2022 at 20:52

      Neanche per sogno!

      Esistono diversi materialismi, oltre che diversi spiritualismi, e molti di essi (quello marxiano particolarmente noto fra i tanti altri) hanno strumenti concettuali per trattare questa e tante altre questioni non meno bene (x lo -!) di qualsiasi idealismo!

      E che molto meglio di qualsiasi irrazionalismo spiritualistico comprendono la relazione fra natura e cultura e non cadono affatto in alcuna forma di alienazione, virtuosismo (-?- evidentemente in un qualche senso deteriore), spettacolo, nichilismo e ideologie!
      Nè cadono in alcun vicolo cieco globalistico né relativo a tecnologia disumana o male adoperata.

      Personalmente conosco qualche ciarlatano materialista, ovviamente, ma soprattutto molti spiritualisti.

      • Giulio Bonali
        20 Ottobre 2022 at 21:00

        Ovviamente questa mia risposta non era alla pacata argomentazione razionale di Fabrizio Marchi ma all’ anatema di Lorenzo Merlo (a scanso di equivoci).

        • Fabrizio Marchi
          20 Ottobre 2022 at 21:42

          Penso però che Lorenzo non si riferisse al materialismo marxista ma ad un materialismo volgare, non filosofico, quello imperante oggi, il materialismo del nichilismo, del feticismo della merce, della crematistica, del nulla, dei deliri ideologici del politicametne corretto che arriva a sostenere che non esistano dei fondamenti naturali (pensiamo appunto all’oggetto dell’articolo…), ad un relativismo assoluto portato alle estreme conseguenze, e quindi al nichilismo, e quindi in ultima analisi al pensiero reazionario e soprattutto alla prassi reazionaria. Perchè una cosa è certa, lo sbocco fisiologico e inevitabile del relativismo assoluto e poi del nichilismo (che ne è la diretta conseguenza) sono le ideologie reazionarie e fasciste. Su questo non c’è dubbio e aveva ragione il vecchio Lukacs.

          • 23 Ottobre 2022 at 20:18

            Certamente il fondo ideologico neoliberista è reazionario e fascista, perché volto a difendere privilegi.
            Ma c’è anche un percorso “parallelo”, evidenziato da Del Noce, che inizia col fascismo storico, conservatore solo in apparenza per sfociare nel nichilismo affarista della sinistra al caviale post-sessantottina.
            L’ibrido tecnocratico di capitalismo e comunismo anticipato da Huxley e in via di compimento con il WEF di Davos.
            Un comunismo, beninteso, depurato di qualsiasi istanza politica e ridotto all’edonismo di un Club Mediterranée, in cui non lo Stato ma il capitale possiede i mezzi di produzione e il cittadino è ridotto a semplice consumatore.
            Ne parlò, inavvertito, Galbraith che vagheggiava apertamente un socialismo delle multinazionali

        • Giulio Bonali
          21 Ottobre 2022 at 9:42

          Spero che intendesse questo con la locuzione “Penso però manchi la dimensione spirituale della natura [che a mio parere non esiste proprio: la natura per me é esclusivamente materiale]. Una dimensione compromessa dal materialismo [senza altre precisazioni questo in lingua italiana significa precisamente ed inequivocabilmente: “materialismo in generale, cioé il materialismo tutto in ogni sua declinazione o variante”, e non “solo certi determinati materialismi più o meno “volgari”, N.d.R]. Che il materialismo [idem come sopra, N.d.R] non ha strumenti per trattare se non per concludere con “ciarlatanerie”.

          Bisogna avere rispetto per chi la pensa diversamente e non etichettarlo caricaturalmente e falsamente facendo indebitamente e falsamente di ogni erba un fascio in maniera denigratoria.
          Che altrimenti ha il sacrosanto diritto di offendersi e di incazzarsi.

          Circa “la dimensione spirituale della natura”, anche se personalmente non sono monista materialista (ma io rispetto chi lo é, io non lo offendo dipingendolo caricaturalmente come necessariamente un becero nichilista reazionario contro l’ evidenza solare dei fatti! Io) penso che la natura (che -ripeto- per me non esaurisce la totalità del reale) sia unicamente materiale, cioé costituita esclusivamente da massa ed energia (ovviamente in divenire in certe determinate maniere e non indistintamente, non in maniera “amorfa”, cosa per me banalissima che é di moda chiamare “informazione”, seminando confusione, come se si trattasse di un’ altra cosa più o meno “misteriosa” in aggiunta alla materia naturale stessa in quanto massa/energia); materia con la quale secondo me non interferisce miracolisticamente (preter- o sopra- -naturalmente) alcun ente od evento non materiale (e non: che non esistano realmente anche enti ed eventi non materiali ma mentali).
          Da dualista quale sono credo che, oltre alla cartesiana res extensa, esista realmente anche la res cogitans, che secondo me con la materia non é identificabile, ad essa non é riducibile, da essa non emerge, ad essa non sopravviene (ammesso e non concesso da parte mia che queste ultime due parole abbiano un qualche significato). ma che il corso degli eventi materiali segua sue inderogabili modalità senza interferenze causali da parte di alcunché di “spirituale” ovvero non-materiale non-naturale.

  3. ndr60
    20 Ottobre 2022 at 12:28

    Se all’epoca dei collettivi femministi degli anni ’70 due lesbiche avessero espresso l’idea di sposarsi, sarebbero state subissate da lazzi e pernacchie: comprensibile, visto che il matrimonio era (ed è) un’istituzione borghese e il matrimonio gay ne è (o sarebbe, o potrebbe essere?) una grottesca parodia.
    Il percorso del femminismo nei successivi 50 anni è stato la metafora della sinistra in generale: un graduale, inesorabile adeguamento al pensiero liberale da una parte, e dall’altra a una trasformazione della rivendicazione dei diritti sociali in diritti individuali sconfinanti in desideri sempre più distaccati dalla realtà delle cose, persino dalla natura (il transumanesimo aspira a ciò).
    Concordo con Fabrizio Marchi che occorra trovare un equilibrio tra natura e cultura: un compito assai gravoso, se l’elaborazione di entrambi i concetti viene demandata a istituzioni private e con interessi assai poco trasparenti.

    • Fabrizio Marchi
      20 Ottobre 2022 at 12:49

      Sottoscrivo parola per parola

      • Giulio Bonali
        20 Ottobre 2022 at 20:54

        Anch’ io!

  4. lorenzo merlo
    20 Ottobre 2022 at 12:57

    Foucault divceva che la verità è nel discorso. Bateson che nelle relazioni prende corpo una mente. Lo spirituale ha come sinonimo l’immanente. Non è qualcosa a cui credere o meno, non si avvia con un atto di fede. Chi osserva le forze sottili che stanno nascoste sotto le forme dei nostri comportamenti, compie un’osservazione spirituale. Dunque lo spirito della natura può essere visto o meno. E così la sua potenza e significato. In questo ha sede l’identità dell’uomo che certa cultura ha minato. La sua solidità. La parabola della Torre di Babele è solo un raccontino di chi vedeva lo spirito delle cose. Ora ci siamo in cima mentre vediamo la virtualità della sua base.

  5. gino
    22 Ottobre 2022 at 0:01

    scrive fabrizio: “le persone lgbt+ sostengono che le polarità maschile e femminile (e quindi anche paterno e materno) non abbiano un fondamento biologico e siano dei costrutti culturali”.
    sicuro che in italia/europa/occidente questa sia la posizione unanime, o almeno maggioritaria, del popolo lgbt?
    qua in brasile non é AFFATTO cosí (e ne conosco a decine di lgbt, pure della mia famiglia allargata brasiliana) e questo nonostante il paese sia molto “avanti” rispetto a voi (da molti anni abbiamo il matrimonio e l´adozione lgbt, peraltro nella realtá esercitati di rado).
    cioé qui la maggioranza dei gay ti dice “io sono al 100% Maschio e mi piacciono i maschi”.
    e hanno pure il massimo rispetto e amore per la famiglia “tradizionale” (che qui cosí tradizionale non é mai stata ma lasciamo perdere).

    in summa, delle 3 grandi branche del politicamente corretto (che qui vengono chiamate “identitarie”), quella lgbt é la meno problematica: sono tantissimi, sono generalmente rispettati e hanno uguali diritti. e anzi sono piú numerosi proprio al sud, dove la popolazione é piú bianca, benestante e di destra. e non sparano cazzate tipo “ideologia gender”.

    la branca “razza” é problematica e secondo me dovrebbe esserlo ancor di piú. ma purtroppo qui ci sono gruppetti che iniziano a sparare cazzate teoriche tese ad auto-promuoversi suprematisticamente. se a qualcuno interessa me lo chieda che gli spiego cosa intendo.

    la branca “femminismo” invece… é un disastro come in occidente. suprematismo conclamato a go-go. tutti schiavetti delle donne, a sx, al centro e a dx.
    con la conseguenza (per me dolorosa) che l´attivitá sessuale si é ridotta ai minimi termini: il femminismo é la continuazione del discorso cristiano ma molto piú efficiente, é riuscito a distruggere la sessualitá in pochi decenni dove il cristianesimo aveva fallito in 500 anni.

    • Giulio Bonali
      22 Ottobre 2022 at 14:45

      Accidenti, non saprei se ridere o se piangere (alla mia età veneranda “ho già dato”, come si suol dire, e anche “avuto” con soddisfazione, e non ho più rilevanti esigenze sessuali da soddisfare, anche perché da epicureo -se volete vi spiego- non faccio uso di viagra e affini; se così non fosse certamente piangerei).

      • gino
        23 Ottobre 2022 at 16:58

        giulio,
        io a 58 anni qualche esigenza ancora ce l´ho (meno di prima certo) e non uso pilloline.
        ma amici italiani qui abitanti al di sopra dei 50 anni le usano tutti. e so di brasilani che le usano pure a 30 anni, per fare la “grande prestazione”… i brasiliani hanno una visione temporale delle cose che termina a fra mezz´ora 🙂

        • Giulio Bonali
          24 Ottobre 2022 at 8:13

          Io, da medico, ho visto perfino, qui in Italia, diciottenni normalissimi e sani (fino a quando, se continueranno ad abusare di farmaci?) che sono stati male per avere usato in eccesso, il viagra per raggiungere chissà quali fantomatiche “supersoddisfazioni erotiche”.
          Lo ritengo una evidente manifestazione di stupido (e pericoloso per la salute: come minimo a fare così si rischia di diventare semiimpotenti e dipendenti dalla stimolazione farmacologica per avere rapporti sessuali a trent’ anni; se non altro di peggio!) irrazionalismo che metto in relazione all’ “avanzato stato i putrefazione oggettiva” del capitalismo in assenza di una soggettiva coscienza di classe minimamente adeguata alla bisogna da parte del proletariato suo potenziale becchino (già nel Manifesto del 1848 Marx ed Engels erano consapevoli che (purtroppo) la realizzazione rivoluzionaria di superiori rapporti di produzione non é fatalisticamente l’ unico esito possibile di ogni storico ciclo della lotta di classe, esistendo anche la possibilità alternativa della “rovina comune delle classi in lotta”).

          Per parte mia, che ho 70 anni e da tre o quattro avverto una netta, fisiologica riduzione della libido, mi sono sempre comportato da epicureo cercando il piacere come soddisfazione dei desideri (realizzabili; e l’ autocontrollo e il dominio razionale dei desideri irrealizzabili); a parte qualsiasi considerazione sulla ridicolaggine di pretendere di fare quello che non é consono alla propria età, poiché il dolore (in generale: dispiacere, infelicità) é l’ insoddisfazione dei desideri, non vedo perché dovrei artificialmente procurarmi o fortemente aumentarmi desideri che naturalmente non ho (più) od ho di scarsa intensità, che poi per essere felice devo soddisfare in condizioni che sono difficilmente realizzabili per motivi motivi anagrafici e a quel che vedo oggi anche purtroppo per cause anche “socioculturali”.
          Meglio cercare il piacere e la felicità derivante dalla soddisfazione di altri desideri ed aspirazioni naturalmente confacenti all’ età.
          Come dice anche la saggezza popolare (almeno prima dell’ attuale degrado), “ogni cosa a suo tempo”.

          • gino
            25 Ottobre 2022 at 0:31

            giulio,
            concordo al 101%.
            e giá scrissi la stessa cosa (che non useró mai pilloline perché é assurdo ricrearsi artificialmente cose che non esistono piú naturalmente… qui ci sarebbe da dire sulla dicotomia natura/cultura ma lasciamo perdere) in un racconto (mi dilletto a scrivere racconti) di 20 anni fa che descriveva una conversazione amor-sociologica con una mia amante che sospettava prendessi pilloline.

    • Vespasia
      31 Ottobre 2022 at 18:12

      @Gino Avendole chiesto la gentilezza di voler elaborare il punto 3 del suo commento a un altro articolo del professor Marchi e venendo ora a leggere il suo commento a questo altro pezzo, le chiedo anche qui la stessa cosa: vorrebbe ampliare il discorso sul suprematismo nei piccoli gruppi?
      Grazie se vorrà rispondere.

      • gino
        2 Novembre 2022 at 1:51

        vespasia, un esempio.
        mesi fa un tizio ubriaco tentó di rubare birre in un chiosco in spiaggia a rio de janeiro. il tizio era “nero” (in realtá mulatto ma lasciamo perdere). 3 dipendenti del chiosco tentarono di fermarlo, quello insisteva, collutazione, lo ammazzarono a bastonate.
        scoppió un putiferio, cortei del “movimento nero”, sui siti di sx “i neri come sempre vittime dei bianchi!”… oggi tutto é filmato da telecamere di sicurezza ma non pubblicavano il video. ovviamente io lo sapevo il perché: quando il video uscí fuori evidenzió che gli assassini erano piú neri della vittima.
        eppure niente da fare, continuó a essere “colpa dei bianchi”.
        questo é suprematismo: un gruppo DEVE essere migliore per forza, per natura, piú buono, incapace di negativitá.
        e per me ogni forma di suprematismo é ESTREMA DESTRA.
        col femminismo questo atteggiamento infame é spudorato e palese da decenni. si sta sviluppando anche in altri gruppi.

        p.s. secondo me ste cose spingono molta gente nelle braccia dell´estrema destra politica.

  6. 23 Ottobre 2022 at 0:31

    Articolo come sempre interessante che riporta al dimenticato principio di realtà e non contraddizione.
    La cifra del nostro tempo sono utopie costruite a tavolino che cercano di forzare la natura, con esiti antiumani disastrosi.
    Oggi l’idea di progresso non si applica alle tecnologie che devono servire l’uomo e il suo ambiente naturale, ma all’uomo stesso considerato una macchina meno efficiente che per di più sciopera. L’alienazione individuata da Marx non si limita più alle classi popolari, ma lambisce le oligarchie capitaliste, le cui scelte avvengono in funzione delle loro stesse tecnologie in nome del profitto speculativo.
    I cd. matrimoni arcobaleno servono a sterilizzare una popolazione ritenuta in eccesso, per proteggere la classe al potere dalle conseguenze di bolle speculative che potrebbero insidiare i suoi privilegi.
    Di grande rilevanza anche le osservazioni sulla famiglia allargata: la cd. famiglia nucleare è una recente invenzione borghese, la vera famiglia “naturale” è quella composta da nonni, zii e cugini che è impossibile riprodurre in sempre più disumani contesti urbani.
    Diversa è la questione (sempre in nome di utopie, talora vecchie di secoli) del falansterio o della “paternità multipla”. Teoria quest’ultima collegata, come documentato sul mio forum, a pubblicazioni femministe e arcobaleno.
    Diceva Proudhon che la famiglia andava abolita perché costava troppo. L’esperimento del falansterio (la cd. “paternità di Stato”) fu seriamente considerato ma neppure tentato nei Paesi socialisti, perché ci si rese conto che li avrebbe portati al disastro. Oggi però la sinistra al caviale di corta memoria storica, vedasi la nota regista, sostiene che i figli appartengono allo Stato prima che ai genitori (ammesso e non concesso che i figli possano essere proprietà di qualcuno).
    Oggi persino i rari Paesi che hanno tentato quella via, l’hanno abbandonata in favore della famiglia naturale, al punto da avere dormitori nelle università per coppie sposate con figli.
    La paternità multipla è l’ultimo avamposto della follia femminista-arcobaleno: figli generati in totale promiscuità al di fuori da ogni legame di coppia e allevati grazie al contributo economico di un numero imprecisato di “padri”.
    Il mantenimento di gruppo, sogno delle femministe per cui la paternità sarebbe una costruzione sociale. Si veda qui:

    https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/414w4QzZKeL._SX312_BO1,204,203,200_.jpg

    Questo libro ha molto seguito anche in certi contesti LGBT, in cui si vagheggia di figli adottati o “fabbricati” neppure da coppie, ma da gruppi omosessuali di 4 persone o più.
    Senza mettere in discussione il rispetto delle persone e delle loro scelte private, è necessario chiedersi se tali modelli sociali siano sostenibili e, incidentalmente, se possano in qualsiasi modo considerarsi espressione di un pensiero di sinistra.
    Personalmente li reputo la realizzazione del liberalismo consumista e la compiuta reificazione dell’essere umano (ordinato e fabbricato come una merce), avviata ai tempi del “riflusso” che, andando a vedere i giornali dell’epoca, iniziò proprio con tali questioni

  7. mastro
    24 Ottobre 2022 at 16:06

    Il capitalismo assoluto non promuove più l’ideal-tipo del “buon padre di famiglia” come faceva il capitalismo dialettico, ma l’ideal-tipo del “libertino tecnofinanziario”. Che a qualsiasi età, anche senile, si fa più donne possibili, ma tutte giovani e belle, sul “modello Briatore, usando soldi da spendere e tecnica farmaceutica come mezzi per raggiungere lo scopo.
    Il femminismo, anti-capitalistico nella fase dialettica, nella fase assoluta è stato assunto dal capitalismo per distruggere la vecchia figura del “buon padre di famiglia”, sia borghese che proletario, e spingere sia uomini che donne al libertinaggio tecnofinanziario.

  8. Vespasia
    31 Ottobre 2022 at 19:22

    Gentile professor Marchi, innanzi tutto è stato molto interessante poter leggere tra i commenti alcune riflessioni intorno a natura/cultura e al materialismo. Seguo da poco questo blog: se lei ha già scritto in merito a questi due temi, sicuramente li recupererò col tempo andando all’indietro nella cronologia del sito; in caso contrario, le chiedo se vorrà valutare, in futuro, l’evenienza di esprimersi di più su questi argomenti.
    Circa le sue osservazioni, sottopongo a lei e ad altri lettori che hanno commentato alcune domande e considerazioni, premettendo che questo mio intervento non è in polemica ma vuol solo chiedere approfondimento. Inoltre, le mie competenze storiche e filosofiche sono in più punti lacunose, per cui mi dispiace se qua e là dirò cose inesatte o ovvie.
    1) Mi risulta, ma non ne ho certezza, che in tempi passati i bambini fossero cresciuti, in occidente almeno, dalle donne; solo da una certa età in poi avveniva una netta divisione fra i sessi, per cui le figlie restavano nell’ambito femminile e i figli seguivano il padre ed i maschi di famiglia per apprendere il mestiere, quale esso fosse. Le famiglie erano, allora, più larghe ed eterogenee delle nostre, dato che supportavano strutture sociali diverse in un mondo assai differente anche per produzione e stili di vita. lei pensa che, nonostante ciò, allora i bambini avessero entrambi i modelli (uomo/donna)? Io non ne ho molta certezza.
    2) Circa il passo che inizia con “le persone lgbt+ sostengono…” e termina “Aggiungo che è assolutamente logico e coerente… ecc.”, anche se mi ritengo una persona di vedute aperte sul tema, non posso non rilevare una certa contraddizione su cui chiedo una sua opinione: se le polarità non sono legate alla biologia, perché ci sono persone che, nate M o F, non riconoscendosi come tali, ossia rifiutando il proprio stato biologico alla nascita, intervengono chirurgicamente ed ormonalmente sul proprio “corredo”? Perché, cioè, se l’essere uomo o donna non è un fatto materiale ma culturale, ci sono persone lgbt+ che sentono il bisogno di esserlo “in corpore vili”? Questa domanda, naturalmente, la rivolgo con il massimo rispetto anche a quei lettori appartenenti alla categoria di quanti sono in transizione o l’hanno fatta o la vogliono fare, consapevole che il mondo delle persone in transizione è complesso e che riceverei diverse risposte sul tema.
    3) Circa la sua considerazione, io non ho, al momento, un’opinione definita e quindi né rigetto né accolgo in toto l’idea di una famiglia arcobaleno, fermo restando che, per me, più libertà di essere felici è di base una buona cosa. Però prendo per un attimo le parti di chi sostiene la causa delle famiglie di fatto: i modelli femminili e maschili potrebbero provenire anche dal mondo relazionale che circonda il bambino, la scuola, lo sport, gli amici e le loro famiglie; esattamente come accade a chi per necessità non riesce ad avere ambo le figure, o a chi, parcheggiato da genitori lavoratori a scuola, trascorre la gran parte delle proprie ore in contesti non familiari e quindi viene fattualmente educato da soggetti esterni all’immediato nucleo familiare.

    Infine, chiedo due riferimenti bibliografici: a lei, quando cita Lukacs; @Forum Coscienza maschile, un riferimento bibliografico su Del Noce. Inoltre, sempre @Forum, attenzione: quando cerco di aprire il Forum, il mio PC mi segnala un trojan nel link e mi impedisce di aprire la pagina, quindi qualcosa non va.
    Grazie della pazienza e, se vorrà, del riscontro.

    • Fabrizio Marchi
      1 Novembre 2022 at 18:33

      Carissima o carissimo (non so…) Vespasia, innanzitutto il libro di Lukacs a cui faccio riferimento è “La distruzione della ragione” dove Lukacs analizza quei filosofi che considera, non a torto (il che non significa che non siano pensatori interessantissimi da studiare), fondatori del pensiero reazionario.
      Ciò detto, io non credo affatto che l’essere maschio o femmina sia un fatto culturale e non materiale, cioè biologico. Dopo di che ci sono persone che vivono una disforia di genere. In molti di questi casi si tratta di persone che vivono un profondo disagio e che devono essere aiutate a tutti i livelli, sociale, sanitario, psicologico e quant’altro. Dopo di che ce ne sono altre che invece del tutto consapevolmente vogliono cambiare sesso perchè non vivono bene nel loro corpo e sentono di appartenere all’altro sesso. Naturalmente, per quanto mi riguarda, oltre ad essere liberi di farlo, devono essere aiutati e sostenuti in questa loro transizione.
      Chiarito questo, quello che io voglio dire è altro. E cioè che sulla base di questi casi, comunque una percentuale infinitesimale di persone (che hanno diritto a godere di tutti i diritti come tutti gli altri, mi secca anche doverlo sottolineare), è stata costruita una teoria, appunto ideologica (perchè di scientifico non ha nulla) in base alla quale il maschile e il femminile non avrebbero un fondamento biologico, dunque naturale, ma sarebbero dei meri costrutti culturali. Questo è il punto sul quale io non sono d’accordo perchè penso che si tratti di una forzatura ideologica finalizzata a degli obiettivi specifici che sono quelli che ho spiegato nell’articolo in oggetto.
      Per quanto riguarda il punto 3, in questo caso la sua obiezione è quella mossa da tutto il mondo lgbtq. Non c’è dubbio che un bambino o una bambina entrino in contatto e in relazione con la differenza sessuale anche in altri ambiti (scuola, amicizie, sport, frequentazioni ecc. ) ma intanto 1) i primi anni di vita sono fondamentali per la crescita di un bambino o di una bambina e 2) il fatto stesso che si dica che il bambino o la bambina comunque entraranno in relazione con la differenza sessuale in altre forme e modalità diverse da quelle familiari, conferma il fatto che questa differenza sessuale esiste ed è un fatto concreto, altrimenti neanche ci sarebbe necessità di rispondere come lei stessa ha fatto. Vado a pura logica, come sono abituato a fare.
      Dopo di che, nessuno nella vita ha certezze assolute, quindi se non le ha il sottoscritto non le hanno neanche i sostenitori dell’indifferenziazione sessuale. Con la differenza che la loro tesi viene da essi posta come una sorta di Verità Assoluta e chi pone dei dubbi o avanza delle critiche viene bollato come un oscurantista, reazionario, omofobo e fascista. E questo, oltre ad essere inaccettabile, dimostra una grave debolezza da parte dei sostenitori di tale teoria.
      Grazie del suo commento e continui a seguirci e a dare il suo contributo.

    • gino
      2 Novembre 2022 at 0:18

      vespasia,
      alla tua domanda del punto 2 ti rispondo con un´altra domanda: se io, nato gino, sono convinto di essere joe biden, mi sento joe biden, pretendo che mi considerino joe biden, avvio delle chirurgie per trasformarmi in joe biden, tu come mi definiresti?

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