Sventolando qualche cifra

Ci sono partiti in parlamento che hanno gettato le basi solide del loro successo con le campagne cosiddette populiste. Tra queste, la più gettonata, di sicura presa, quella sugli stipendi (esclusi rimborsi e benefit) dei parlamentari e, più in generale, sui costi della politica. Innegabile che il Movimento 5 Stelle ne abbia fatto, nei tempi d’oro dei suoi consensi, un cavallo di battaglia. Un tasto che vellica facilmente il pancino dei possibili elettori, per un atavico sentimento umano che è l’invidia, in questo caso sociale, senza tuttavia stimolare a una attenta comparazione tra lo stipendio medio dei connazionali e quello dei privilegiati della politica. Che è appunto l’abbaiare di un momento, il digrignare i denti per un attimo e poi rimettersi a cuccia tirando a campare. Ognuno si fa i suoi conti, i suoi calcoli di sopravvivenza mensile basandosi su quello di cui dispone, attingendo alle riserve, fidando magari nell’aiuto dei genitori anziani, indebitandosi, bussando alle porte dei bonus, aguzzando l’ingegno per crearsi entrate aggiuntive con secondi lavori non tassabili e altro per sfangarla nella giungla dei rincari.
L’invidia sociale non produce coscienza sociale e, di conseguenza, la formazione di una coesa,diffusa, consapevole necessità di ribaltare le ingiustizie presenti, di riequilibrare, accorciare le distanze per dare a ciascuno il suo, con una dignità di base che sia uguale per i magistrati (tra i ben retribuiti) e per i braccianti agricoli.
Le condizioni di partenza, in parole povere, dovrebbero garantire a tutti i cittadini le stesse opportunità di cure, studio, comfort quotidiano. Perché in inverno, un poveretto che guadagna 1000 euri al mese, deve tremare nelle ossa per il freddo, e un altro – per carità con tutti i riconoscimenti del suo ruolo – può perfino sudare per i termosifoni accesi a palla tutto il giorno?
Già perché? Non si parla di dare a tutti la possibilità di andare al ristorante o alla beauty farm. Ma ci sono cose che, per natura, accadono e avvertiamo più o meno alla stessa maniera, come il caldo o il freddo, e che ad ognuno dovrebbe essere garantito di fare fronte all’eccesso di uno e dell’altro. O no? Sul caldo mi viene in mente quella uscita di Draghi sui condizionatori, spia della considerazione che aveva della nostra intelligenza. Ma questo ormai appartiene al passato degli ammonimenti e dell’ordine sanitocratico, inaugurato- doveroso sottolinearlo – non dal banchiere ma dal barricadero Conte. Tralasciamo altre contingenze della nostra specie, come la malattia che non a tutti è dato di affrontare con gli stessi mezzi, ad armi pari.
Oggi, abbiamo la leader, prima donna ad assurgere a tale carica nel paese, gongolante per essere riuscita, al di là dei suoi sogni, a scalare i vertici abbindolando con esche varie gente stanca e sfiduciata. Esche finite miseramente e, prevedibilmente, nel mare delle chiacchiere. Come la conosceva bene l’inflazione delle chiacchiere, oltre a quella indotta da organismi internazionali aguzzini, il compianto Eduardo Galeano!
Ora ci sono i fatti e l’attacco agli italiani di cui la Meloni si sta dimostrando un’acerrima nemica. O se non è tale, è peggio, perché con pavidità untuosa accetta le vessazioni che ci vengono imposte dai nostri padroni euroatlantici. Vederla genuflessa a Biden o alla Von der Leyen, non stupisce (figuriamoci!) ma nausea per il contrario dei tuoni / toni striduli usati quando faceva la patriottarda.

Ordunque, sventolando un po’ di cedolini come ha fatto l’on. Fassino, vorrei far sapere a lui e a chi dice che 4700 non sono uno stipendio d’oro, che un architetto, mio stimato conoscente, giunto alla pensione, dopo avere lavorato tutta una vita con onestà, serietà, bravura, scrupolo professionale, dopo avere versato un salasso di contributi per quarant’anni, ha un cedolino di circa 700 euro mensili. Ci sono 4000 euro di differenza! Che ne dice il deputato del Pd? E dell’aumentino per i capigruppo? E del ripristino dei vitalizi?
Vogliamo vedere quanto percepisce un insegnante laureato che forma vari possibili Fassino alla fine della sua carriera? Ci fermiamo a 2100 euro. Se andrà in pensione con il contributivo, perderà intorno alle 400 euro al mese. Eh no, on. Fassino, non ci siamo proprio. Gli esempi dell’iniquità retributiva sono innumerevoli e, a mio parere, proprio perché intollerabili, dovremmo tutti sventolare i nostri cedolini per chi uno stipendio o una pensione ce l’ha. Gli svantaggiati e quelli non. Ci stiamo? Chissà che l’atto dimostrativo non ci svegli dal torpore di accettare come normale tanta disparità!

Poi, per non lasciare indietro nessuno, dovremmo chiamare allo sventolio i percettori del fu RdC, tolti i furbetti che ci sono stati, per sapere con quanto hanno campato durante la cuccagna.
Ancora, per non trasformare l’ostensione in una manifestazione senza costrutto, dovremmo presidiare i supermercati che macinano lauti profitti a fronte di carrelli più vuoti.
Allora, sarebbe il caso, per tutti coloro che guadagnano mediamente 4000 al mese, fare un raffronto della loro capacità di spesa per i beni di prima necessità e di quella di un lavoratore dipendente di età compresa tra i 30 e i 40 anni. Stipendio lordo medio annuo 21.550, fonte Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Chiudo questa mia rapida riflessione sull’iniquità salariale italiana che è comprovata da dati incontrovertibili, con una domanda e una battuta per chi viaggia intorno a cifre almeno il triplo. Come faranno a campare quelli che percepiscono 1600 nette? Sono stati a scuola di sopravvivenza? No! La stanno imparando sul campo, sulla propria pelle. Si privano, decurtano, tagliano, rinunciano, attingono a prestiti ad usura (i tassi equini e cure da cavallo lagardiani) o ad aiuti dei parenti. E infine, prosciugano i risparmi. Altro dato: secondo Fabi, da dicembre 2021 a marzo 2023, il risparmio degli italiani è calato di oltre 61 miliardi di euro. Sarà questa la più realistica attuazione del PNRR, ossia Piano Nazionale Raschiamento Risparmi ?

Vitalizi, Fassino sventola la busta paga in Parlamento: “4.718 euro al mese  non è uno stipendio d'oro” - Torino Oggi

Fonte foto: Torinooggi.it (da Google)

2 commenti per “Sventolando qualche cifra

  1. Michele
    4 agosto 2023 at 10:58

    La caciottara ringrazia tutti, anche i compagni e chi l’ha votata.

  2. Stefano
    14 agosto 2023 at 10:17

    Leggo ora…. Me lo hanno girato colleghi.
    Non si può dire che non ci sia par condicio tra fascisti e compamagnoni.
    Va azzerato tutto, di brutto. Non ci sono alternative.

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