Guerra e pace

Gilad Erdan ambasciatore  d’Israele all’ONU ha indossato la stella gialla per protestare contro la mancata condanna dell’ONU per le stragi di Hamas. Paragonare le stragi di Hamas con il genocidio che hanno subito gli ebrei è chiaramente una strumentalizzazione dell’Olocausto a fini politici che serve a giustificare l’intervento militare israeliano a Gaza e le inutili stragi di civili palestinesi. Usare la tragedia dell’Olocausto serve per rompere ogni dialogo con il nemico e perpetuare la guerra senza prospettiva di pacificazione tra i due popoli. Dinanzi alla minaccia di un presunto nuovo olocausto ogni mezzo è lecito per evitarlo, pertanto dinanzi al mondo la stella gialla è stata usata per legittimare una politica di guerra permanente.

Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha emanato 69 risoluzioni sul conflitto tra palestinesi e israeliani, altre 29 sono state bloccate dal veto degli Stati Uniti.  Nel solo autunno del 2000 l’ONU ha votato ben otto risoluzioni, con voto contrario di Stati Uniti e di Israele, per le politiche nei territori occupati. Le risoluzioni sono chiare nel loro intento di fermare le violenze e porre le condizioni politiche per la pacifica convivenza di entrambi i popoli:

 

– Assemblea Generale risoluzione 194 (1947): profughi palestinesi hanno il diritto di tornare alle loro case in Israele;
– Risoluzione 106 (1955): Condanna Israele per l’attacco a Gaza;
– Risoluzione 111 (1956): condanna Israele per l’attacco alla Siria, che ha ucciso cinquanta-sei persone;
– Risoluzione 127 (1958): raccomanda a Israele di sospendere la sua zona “no man” (di nessuno) a Gerusalemme;
– Risoluzione 162 (1961): chiede a Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite;
– Risoluzione 171 (1962): indica brutali violazioni del diritto internazionale da parte di Israele nel suo attacco alla Siria;
– Risoluzione 228 (1966): censura Israele per il suo attacco a Samu in Cisgiordania, allora sotto il controllo giordano;
– Risoluzione 237 (1967): chiede con urgenza a Israele di consentire il ritorno dei profughi palestinesi;
– Risoluzione 242 (1967): l’occupazione israeliana della Palestina è illegale;
– Risoluzione 248 (1968): condanna Israele per il suo attacco massiccio su Karameh in Giordania;
– Risoluzione 250 (1968): chiede a Israele di astenersi dal dispiegamento militare (parata) a Gerusalemme;
– Risoluzione 251 (1968): deplora profondamente il dispiegamento militare (parata) israeliano a Gerusalemme, in spregio della risoluzione 250;
– Risoluzione 252 (1968): dichiara nulli gli atti di Israele volti a unificare Gerusalemme come capitale ebraica;
– Risoluzione 256 (1968): condanna del raid israeliano sulla Giordania e delle palesi violazioni del diritto internazionale;
– Risoluzione 259 (1968): deplora il rifiuto di Israele di accettare la missione delle Nazioni Unite per valutare l’occupazione dei territori;
– Risoluzione 262 (1968): condanna Israele per l’attacco sull’aeroporto di Beirut;
– Risoluzione 265 (1969): condanna Israele per gli attacchi aerei di Salt in Giordania;
– Risoluzione 267 (1969): censura Israele per gli atti amministrativi atti a modificare lo status di Gerusalemme;
– Risoluzione 270 (1969): condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi nel sud del Libano;
– Risoluzione 271 (1969): condanna Israele per la mancata esecuzione delle risoluzioni delle Nazioni Unite su Gerusalemme;
– Risoluzione 279 (1970): chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano;
– Risoluzione 280 (1970): condanna gli attacchi israeliani contro il Libano;
-Risoluzione 285 (1970): richiesta dell’immediato ritiro israeliano dal Libano;
– Risoluzione 298 (1971): deplora il cambiamento dello status di Gerusalemme ad opera di Israele;
– Risoluzione 313 (1972): chiede ad Israele di fermare gli attacchi contro il Libano;
– Risoluzione 316 (1972): condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano;
– Risoluzione 317 (1972): deplora il rifiuto di Israele di ritirarsi dagli attacchi;
– Risoluzione 332 (1973): condanna di Israele ripetuti attacchi contro il Libano;
– Risoluzione 337 (1973): condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano;
– Risoluzione 347 (1974): condanna gli attacchi israeliani sul Libano;
– Assemblea Generale risoluzione 3236 (1974): sancisce i diritti inalienabili del popolo palestinese in Palestina all’autodeterminazione senza interferenze esterne, all’indipendenza e alla sovranità nazionale;
– Risoluzione 425 (1978): chiede a Israele di ritirare le sue forze dal Libano;
– Risoluzione 427 (1978): chiede a Israele di completare il suo ritiro dal Libano;
– Risoluzione 444 (1979): si rammarica della mancanza di cooperazione con le forze di pace delle Nazioni Unite da parte di Israele;
– Risoluzione 446 (1979): stabilisce che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo per la pace e chiede a Israele di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
– Risoluzione 450 (1979): chiede a Israele di smettere di attaccare il Libano;
– Risoluzione 452 (1979): chiede a Israele di cessare la costruzione di insediamenti nei territori occupati;
– Risoluzione 465 (1980): deplora gli insediamenti di Israele e chiede a tutti gli Stati membri di non dare assistenza agli insediamenti in programma;
– Risoluzione 467 (1980): deplora vivamente l’intervento militare di Israele in Libano;
– Risoluzione 468 (1980): chiede a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci palestinesi e di un giudice, e di facilitare il loro rientro;
– Risoluzione 469 (1980): deplora vivamente la mancata osservanza da parte di Israele dell’ordine del Consiglio di non deportare i palestinesi;
– Risoluzione 471 (1980): esprime profonda preoccupazione per il mancato rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra da parte di Israele;
– Risoluzione 476 (1980): ribadisce che la richiesta di Gerusalemme da parte di Israele è nulla;
– Risoluzione 478 (1980): censura Israele, nei termini più energici, per la sua pretesa di porre Gerusalemme sotto la propria legge fondamentale;
– Risoluzione 484 (1980): dichiara imperativamente che Israele rilasci i due sindaci palestinesi deportati;
– Risoluzione 487 (1981): condanna con forza Israele per il suo attacco contro l’impianto per la produzione di energia nucleare in Iraq;
– Risoluzione 497 (1981): dichiara che l’annessione israeliana del Golan siriano è nulla e chiede che Israele revochi immediatamente la sua decisione;
– Risoluzione 498 (1981): chiede a Israele di ritirarsi dal Libano;
– Risoluzione 501 (1982): chiede a Israele di fermare gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe;
– Risoluzione 509 (1982): chiede ad Israele di ritirare immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano;
– Risoluzione 515 (1982): chiede ad Israele di allentare l’assedio di Beirut e di consentire l’ingresso di approvvigionamenti alimentari;
– Risoluzione 517 (1982): censura Israele per non obbedire alle risoluzioni ONU e gli chiede di ritirare le sue forze dal Libano;
– Risoluzione 518 (1982): chiede che Israele cooperi pienamente con le forze delle Nazioni Unite in Libano;
– Risoluzione 520 (1982): condanna l’attacco di Israele a Beirut Ovest;
– Risoluzione 573 (1985): condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti in Tunisia durante l’attacco alla sede dell’OLP;
– Risoluzione 587 (1986): prende atto della precedente richiesta a Israele di ritirare le sue forze dal Libano ed esorta tutte le parti a ritirarsi;
– Risoluzione 592 (1986): deplora vivamente l’uccisione di studenti palestinesi all’università di Bir Zeit ad opera di truppe israeliane;
– Risoluzione 605 (1987): deplora vivamente le politiche e le prassi israeliane che negano i diritti umani dei palestinesi;
– Risoluzione 607 (1988): chiede ad Israele di non espellere i palestinesi e di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
– Risoluzione 608 (1988): si rammarica profondamente del fatto che Israele ha sfidato le Nazioni Unite e deportato civili palestinesi;
– Risoluzione 636 (1989): si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi ad opera di Israele;
– Risoluzione 641 (1989): continua a deplorare la deportazione israeliana dei palestinesi;
– Risoluzione 672 (1990): condanna Israele per le violenze contro i Palestinesi a Haram Al-Sharif/Temple Monte;
– Risoluzione 673 (1990): deplora il rifiuto israeliano a cooperare con le Nazioni Unite;
– Risoluzione 681 (1990): deplora la ripresa israeliana della deportazione dei palestinesi;
– Risoluzione 694 (1991): si rammarica della deportazione dei palestinesi e chiede ad Israele di garantire la loro sicurezza e il ritorno immediato;
– Risoluzione 726 (1992): condanna fermamente la deportazione dei palestinesi ad opera di Israele;
– Risoluzione 799 (1992): condanna fermamente la deportazione di 413 palestinesi e chiede ad Israele il loro immediato ritorno;
– Risoluzione 1397 (2002): afferma una visione di una regione in cui due Stati, Israele e Palestina, vivono fianco a fianco all’interno di frontiere sicure e riconosciute;
– La risoluzione dell’Assemblea generale ES-10/15 (2004): dichiara che il muro costruito all’interno dei territori occupati è contrario al diritto internazionale e chiede a Israele di demolirlo.

 

In questo contesto di negazione dei diritti dei palestinesi e occupazione dei territori la stella gialla dell’ambasciatore è a dir poco inoppurtuna. Il genocidio degli ebrei, come tutti i genocidi, non può essere usato per giustificare violenze e negazione dell’altro. L’esperienza genocidiaria dovrebbe essere motivo di politiche di integrazione e rispetto dei popoli, non dovrebbe essere usata per giustificare la violenza contro alcuno; si fa, in tal modo, ingiustizia a tutti gli uomini, donne e bambini le cui esistenze hanno subito una ingiustizia immane. La memoria va coltivata per imparare la paideutica della pace e della buona politica.

La risoluzione del 2004 condanna la costruzione del muro che divide i palestinesi assediati dagli israeliani. Gaza è dunque un ghetto assediato, affinchè si superi la logica della violenza bisognerebbe ricordare l’esperienza genocidiaria per non commettere gli stessi errori. Interrompere le violenze contro i palestinesi è l’unico modo per salvaguardare anche il popolo ebraico che rischia di essere travolto da politiche e azioni della sua classe dirigente. I popoli e le loro classi dirigenti sono sempre più distanti e ciò aumenta il rischio di guerre e ingiustizie. Solo la convivenza tra i due popoli può proteggere gli innocenti di entrambe le parti che rischiano di cadere per lo stato di guerra permanente, perché non si ripetano eventi tragici come l’ultimo attacco di Hamas, in cui sono caduti innocenti, bisogna cambiare percorso.  Vittime del vuoto politico e del trionfo ideologico non sono solo il popolo palestinese equello israeliano, ma tutti i popoli che vivono nell’area del conflitto. Il popolo israeliano è profondamente multietnico, pertanto vi sarebbero le condizioni culturali, affinchè la diplomazia possa intraprendere la sua attività politica. Dovremmo porci la domanda del “perché” questo non avvenga.  L’unico modo per dare ai due popoli una prospettiva storica di “normalità” è dunque la diplomazia e dar voce ai palestinesi e agli israeliani che non hanno voce e vogliono la “pace”.  Condizionamenti e ingerenze internazionali vanno condannati quanto le violenze in atto, in quanto si usano contingenze storiche immediate per intervenire in una area geopolitica dove abbondano gas e idrocarburi. Siamo in un momento tragico della nostra storia in quanto la storia con le sue ingiustizie e violenze sembra non averci insegnato nulla, anzi sembrano rafforzarsi le tendenze distruttive e autodistruttive dell’umanità. Tutto ciò attende risposte umane all’altezza della tragedia che stiamo vivendo.

Onu, il gesto simbolico dell'ambasciatore israeliano Gilad Erdan: si mette  la stella di David sulla giacca

Fonte foto: da Google

 

 

 

 

 

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