La falsa coscienza di Letta e del PD

Enrico Letta, eletto da poche settimane segretario del PD, batte con ancor più forza rispetto ai suoi predecessori sugli stessi tasti da sempre battuti dai suoi predecessori. Di seguito questa sua performance a Porta a Porta:  https://www.youtube.com/watch?v=1tKaqTcf_00

Sa che non ha altro da dire e fa leva sull’argomento che nessuno oserà seriamente contestargli, quello della presunta condizione di disparità e discriminazione di cui il genere femminile sarebbe vittima tout court. E’ il solo argomento che gli resta per la semplice ragione che non ne ha altri.

Sa che il suo partito vive una crisi profonda ed è attestato intorno al 17% dei consensi. Con questi numeri non può certo ambire ad essere il baricentro del quadro politico e rischia di diventare marginale.

Cerca quindi di fare il pieno di quello che potrebbe essere il suo elettorato di riferimento e si gioca l’unica carta che ha o crede di avere.

Il problema (per lui e per il suo partito…) è che in primis la grande maggioranza delle donne non credono a questa favola della discriminazione a prescindere del genere femminile, soprattutto quelle di ceto sociale basso o medio-basso che sono quelle che, giustamente, non votano o non votano più per il suo partito e che hanno ben altri problemi da affrontare.

Facciamo un esempio molto pratico. Immaginiamo una donna che, come tante altre (e come tanti altri), lavora come commessa, addetta alle pulizie, cameriera, operaia, e che vive in uno dei tanti quartieri popolari disagiati e periferici di città come Roma, Napoli, Palermo o Milano e che ha due figli. Uno dei due è disoccupato e alterna lavoretti precari ad attività semi illegali o del tutto illegali mentre l’altro è un tossicodipendente che entra e esce di galera; entrambi hanno abbandonato la scuola senza neanche diplomarsi. Chi conosce la realtà vera delle periferie di una metropoli sa che questa è, purtroppo, la normalità, in quel contesto.

Ora immaginiamo di andare da questa donna che fatica le famose sette camicie per sfangare il lunario e per cercare, tra mille difficoltà, di mandare avanti la baracca, e spiegargli che i suoi figli sarebbero in una condizione di privilegio e di dominio per il solo fatto di essere maschi.

Io credo, realisticamente, che quella donna se quel giorno è in buona si farà una risata e ci manderà in quel posto, se invece le gira male il minimo che potrà fare è prenderci a calci nel sedere intimandoci di non farci più vedere. E ne avrebbe ben donde.

In realtà, il messaggio di Letta (e di tutta l’attuale “sinistra” rosa e politically correct) è rivolto alle donne della classe media e medio-alta, non a quelle delle classi popolari che hanno ben altro a cui pensare, in primis ai loro figli che tutto sono tranne che in una condizione di privilegio e di dominio.

Per quanto la narrazione ideologica e mediatica liberal, politicamente corretta e femminista sia martellante e pervasiva, non riesce a “bucare” nei ceti più popolari e disagiati, per la semplice ragione che la condizione di questi ultimi cozza clamorosamente con quella narrazione.

Dove, come, quando e perché, infatti, un giovane proletario che vive in una borgata di Roma o Napoli sarebbe in una condizione di privilegio rispetto ad una ragazza medio borghese che vive in un quartiere centrale e agiato? In cosa si concretizzerebbe la sua condizione di privilegio e di dominio rispetto a quella ragazza? Forse ha più opportunità di trovare un lavoro decente o di vincere un concorso o di accedere agli studi universitari per il solo fatto essere maschio?  Non scherziamo neanche.

E’, dunque, evidente, che siamo di fronte ad una narrazione falsa e deformante che ha il solo obiettivo di accentuare ancor più l’identità liberale, politicamente corretta e fondamentalmente classista di quel partito. Un partito che forse ancor più di altri, rappresenta gli interessi delle elite sociali dominanti e di una media e medio alta borghesia garantita, benestante e cosiddetta “progressista” o “illuminata”.

Il PD a Roma – ma vale per tutte le grandi città –  ormai da molto tempo, fa il pieno dei voti nel centro storico “gentrificato” e addirittura ai Parioli, una volta il quartiere della “borghesia nera” romana. Il suo problema è ampliare ulteriormente quella fascia di consensi in quello stesso ambiente e settore sociale. Non si preoccupa neanche più di parlare alle classi popolari perché sa che non è quello il suo bacino di utenza.

Tuti i partiti sono oggi delle semplici marionette – nessuno escluso – al servizio delle elite economiche e sociali nazionali e transnazionali, ma non c’è dubbio che il PD sia l’avversario principale, perché più degli altri ne rappresenta l’ideologia di riferimento.

Enrico Letta, le donne capigruppo e la grana Base Riformista: tensioni nel Pd, scontro al Senato

Fonte foto: Il Messaggero (da Google)

 

1 commento per “La falsa coscienza di Letta e del PD

  1. Alessandro
    4 Aprile 2021 at 9:41

    Siamo sempre lì: ci sono o ci fanno? Tendiamo a considerare questa una manfrina, una manovra elettorale, ma forse li sopravvalutiamo. Vivendo nella loro “torre d’avorio”, probabilmente non hanno il polso della situazione. Tira fuori, infatti, l’esempio dello smart working che “grava” al momento più sulle donne che sugli uomini, quando sappiamo bene che lavorare in quella modalità da un anno a questa parte è un privilegio, rispetto alla condizione di chi deve invece sobbarcarsi nel suo andirivieni casa-lavoro il rischio di beccarsi il covid, oltre alla solita fatica, allo stress, ecc..
    Al P(D)F, ed è F si sa a cosa fa riferimento, andrà in soccorso il nuovo PD targato Conte. Quindi avremo ben presto un’ammucchiata politicamente corretta. Staremo a vedere se gli elettori dei 5S accetteranno docilmente di “piddizzarsi”, dopo quello che è stato raccontato loro per dieci anni.
    E’ evidente che adesso c’è spazio di manovra per una forza politica seria di sinistra, che si occupi meno di ostracismi e di purezza ideologica e più di proposte politiche.

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