Scusate se non ci fidiamo

Non prendere per oro colato le notizie di guerra dovrebbe rappresentare un’abitudine per chi si offre agli altri nella veste di giornalista. La propaganda di guerra è essa stessa guerra.
Nel caso specifico del conflitto NATO/Russia che insanguina la terra d’Ucraina di ragioni ce ne sono forse di più. Il grado di assolutismo nell’informazione ha raggiunto livelli temibili per la tenuta democratica. In poco più di un mese le operazioni mediatiche hanno stravolto l’immaginario sulla questione.
La prima missione della “narrazione” occidentale è stata quella di de-storicizzare la vicenda. Nel 2022 improvvisamente e apparentemente senza alcun motivo valido, un’orda di orchi avrebbe invaso un paese sovrano e libero. Sin dalle prime ore l’accostamento automatico riguardava la Germania del 1939.
Impossibile a quel punto riportare le lancette al 2014, alla strage di Odessa, alla riabilitazione in terra ucraina di eroi nazionali che collaborarono a più riprese con i rastrellamenti Hitleriani e alla persecuzione dei cittadini russofoni. Così impossibile appariva informare sulle operazioni di guerra nei confronti delle Repubbliche del Donbass, lì dove qualcuno ancora ricordava il sacrificio di un intero popolo contro l’avanzata nazista.
Già con queste omissioni, diventate improvvisamente complessità fuorvianti, il livello di approfondimento sul conflitto si riduceva drammaticamente. Contemporaneamente, per accreditare il resoconto manicheo, l’Occidente iniziava una vera e propria campagna di discredito su qualsiasi cosa puzzasse di russo. Intellettuali, sportivi, scrittori (anche morti da secoli), musicisti, dovevano essere espulsi dalla civiltà. Con loro tutti coloro i quali ponevano dubbi, avanzavano ragionamenti più articolati, anche minimamente critici. Tutti posti in un confino etico.
Ogni minimo aspetto che proveniva dalla parte avversa era indicibile, mostruoso, inconcepibile. Al contrario qui da noi tutto era democrazia, resistenza, purezza, afflato eroico. Anche il nazionalsocialismo dei battaglioni ucraini si distingueva per una sorta di caffetteria letteraria dedita allo studio appassionato del neo-kantismo. Ciò che premeva era recintare nell’obbrobriosità ciò che non lavorava per l’allargamento della guerra, per una mobilitazione di guerra, per una missione santificata di guerra. Insomma l’unica via percorribile doveva essere Europa in guerra. Tutta.
I meccanismi di persuasione sulla popolazione per vendere guerra sono consolidati. Occorre un caso emblematico sull’orrore del nemico. Prima in sordina e poi sempre più incessantemente, prima con trafiletti di giornale e poi con titoli a sei colonne, si presentava al pubblico acclamante la disumanità russa. Stupri di massa, uccisioni arbitrarie di civili inermi, fosse comuni. In questa escalation arriva il primo caso emblematico. Il teatro di Mariupol. Tanto teatro che la teatralità fu subito sospetta. E tanto sospetta da far scomparire il fattaccio dalla Storia in poche ore. Come se non fosse mai esistito.
Ma la notizia ormai era globale e globalizzata. Per noi occidentali il globo è l’Occidente difatti. E l’Occidente, in particolare gli USA, sono maestri nella produzione cinematografica. La messa in scena ha rappresentato l’innesco tipico delle guerre statunitensi. Messico, Cuba, Vietnam e il golfo del Tonchino, le armi di distruzione di massa irachene, l’eccidio di Timisoara (questo non portò a una guerra ma a un cambio di regime), la strage di Racak. E molte altre.
L’intento di questa strategia è quello di far chiedere la guerra al popolo, delimitare lo spazio diplomatico, cavalcare il sonnambulismo psichedelico dell’euforia combattente. La guerra deve diventare inesorabile.
Così da qualche giorno è comparsa la strage di Bucha. Le stranezze di questa ultima vicenda erano da subito percepibili. Pian piano anche questa volta stanno emergendo visioni più ragionate grazie al lavoro di giornalisti che ancora curano la ricerca di verifiche – penso a Toni Capuozzo – o che si sanno porre domande.
La verità è che nessuno sa con certezza cosa accade in quel territorio. Queste ricostruzioni saranno possibili solo in un momento successivo. E dipenderanno da chi la spunterà. Ciò che appare certo è il discredito per chiunque osi ragionare in termini di pace. Per questo la Russia non ha ragioni da vendere, i russi sono da spazzare via, in blocco espulsi dalla Storia, le atrocità sono a senso unico. Senza contare minimamente che sì, una volta armati da noi, dalla nostra sbornia esuberante che chiama a gran voce più guerra, i civili potrebbero morire. E poi potrebbe toccare anche a noi.

Bucha, cosa è successo nel massacro in Ucraina? La strage, le immagini dei cadaveri e le fosse comuni | LA NOTIZIA

Fonte foto: LaNotiziaGiornale.it (da Google)

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