Strage di Las Vegas: la società americana genera folli

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Foto: La Repubblica (da Google)

 

La società americana è guasta. E’ evidente e ci sarebbe ben poco altro da aggiungere per commentare l’ennesima strage dell’ennesimo folle che sale sopra un tetto e spara sulla folla. Episodi simili e di quelle dimensioni accadono così di frequente soltanto negli USA. E non può essere casuale.

Ci sono diverse ragioni per spiegare questo fenomeno. In America si può acquistare un’arma con la stessa facilità con cui si possono comprare il pane e la mortadella dal droghiere. Non ricordo neanche il numero delle armi che circolano negli Stati Uniti, ma sono decine e decine di milioni (se non centinaia di milioni) le persone armate. Del resto, l’industria militare è una delle più fiorenti in quel paese e l’apparato militare-industriale è uno dei mattoni fondamentali del sistema di potere USA. Impensabile, dunque, che la vendita delle armi possa essere non solo vietata ma anche circoscritta o limitata.

La società americana è da sempre intrisa di violenza anche se l’industria cinematografica è stata abilissima nel costruirne una immagine diversa. Ricordo che ero un ragazzino ed ero appassionato di film western (lo sono tuttora…) ed ero stato spinto a pensare che fosse del tutto normale circolare con due pistole nelle fondine del cinturone. Perché in America, all’epoca (e anche tuttora, pur se in modo meno appariscente), era effettivamente del tutto normale, né più e né meno che indossare un cappotto o un cappello. E il cinema ce lo ha mostrato, naturalmente trasfigurando la realtà vera e restituendoci un’immagine di quell’epoca tra l’epico e il mitico. Ed è così che le sparatorie con cui la gente si ammazzava e regolava le proprie questioni sono state trasformate nei famosi duelli fra pistoleri nei saloon, per le strade o nei vari OK Corral. Spararsi era un fatto assolutamente normale così come era altrettanto normale impiccare la gente senza un regolare processo appendendola al ramo di un albero. Neri, italiani, pellerossa e cinesi (ma anche tanti bianchi), sono state le minoranze etniche più colpite da questa giustizia sommaria. L’impiccagione dei ladri di cavalli era un classico anche del cinema (il furto di cavalli era considerato un delitto gravissimo…). Questo abominevole e usuale modo di esercitare la “giustizia” – l’impiccagione pubblica senza nessun reale processo (così come la pubblica frustatura) – è stata una pratica sistematica per lo meno fino alla fine del XIX secolo, senza contare, ovviamente, tutti quelli che sono stati condannati a morte dalla “giustizia” ufficiale. Ed a quei tempi la pena di morte era in vigore in pressochè quasi tutti gli stati nonché comminata dai giudici con grandissima “liberalità”.

Nel secolo scorso la situazione non era cambiata di molto. Il gangsterismo (e lo stragismo collegato a questo) è stato dilagante dagli anni ’20 fino a per lo meno la fine degli anni ’50 mentre la ghettizzazione e anche la pratica dell’impiccagione dei neri è proseguita anche se con una relativa minore intensità. Nello stesso periodo, fra i primi del ‘900 e la fine degli anni ’50, anarchici, sindacalisti e socialisti sono stati vittime della repressione: arresti, carcere duro, brutali pestaggi, omicidi, esecuzioni, condanne a morte.

Mutatis mutandis, oggi la situazione, da un certo punto di vista, non è poi molto diversa. Certo, non si impiccano più le persone per la strada, non si gira con le pistole alla fondina ma ci si spara e ci si ammazza ugualmente con grande disinvoltura. La pistola non la si mostra ma la si tiene in tasca pronta all’uso. In tanti casi, pensiamo alle band che si fanno la guerra in alcune metropoli – Los Angeles in primis – le armi, fucili a pompa e mitragliatori, sono esposti normalmente (non parlo per sentito dire…).  Ma è anche il cittadino medio, il famoso “americano medio”, quello della cosiddetta “middle class” a circolare normalmente armato. Insomma, in America, più o meno tutti sono armati e più o meno tutti possono potenzialmente spararsi. Del resto la polizia utilizza metodi ancor più violenti, come ben noto, e i penitenziari nordamericani non hanno nulla da invidiare a quelli sudamericani o di altri pasi del mondo. Veri e propri inferni sulla terra dove la violenza di ogni genere agita sia dagli agenti di custodia e dagli apparati di sicurezza che dai detenuti fra loro stessi, è la normalità. E in questo caso la cinematografia, ad onor del vero, ci ha offerto una immagine meno edulcorata. Si parla tanto dei gulag staliniani ma i campi di lavoro forzato negli USA, nello stesso periodo, cioè intorno agli anni ’30 e ’40, non erano certo da meno.

La strage di Las Vegas, come tutte le altre stragi che insanguinano l’America, affonda le sue radici in questo contesto.

E’ bene aggiungere che questa violenza diffusa (ho avuto la fortuna e il privilegio di viaggiare in lungo e in largo per il mondo e mai ho percepito una sensazione di insicurezza come per le strade di Los Angeles, forse solo a Caracas nella stessa misura…) che ha caratterizzato l’intera storia di quel paese fin dalla sua nascita, si incista in un contesto di capitalismo esasperato come quello americano, dove le contraddizioni che noi stessi viviamo sono moltiplicate all’ennesima potenza. E anche questo è considerato normale in America. E’ considerato normale che esista, ad esempio, una popolazione di “homeless”, di senza casa, un vero e proprio popolo di “zombie” che deambula per le strade delle città nell’indifferenza di tutti, come se fosse la cosa più normale di questo mondo. Il barbonaggio e l’accattonaggio in quel paese – il più ricco, quello che a quanto ricordo, succhiava (depredava…) verso gli anni ’70 (non credo che ci siano state significative variazioni…) circa il 35% delle materie prime di tutto il mondo – sono diffusissimi e considerati fenomeni del tutto normali, fisiologici. Una fascia di povertà se non di miseria (quasi assoluta) che si aggira intorno ai 40/50 milioni di persone su una popolazione di quasi 300 milioni di abitanti. Niente male per la più grande potenza economica e capitalista del mondo. Nello stesso tempo, è considerato del tutto normale l’uso (e abuso) smodato di alcool, droghe e sostanze di ogni genere. In parole molto semplici, quella americana è una società dove l’alienazione non è una categoria filosofica ma si tocca con mano, sensibilmente, quotidianamente.

E’ questo, a grandi linee, il paese che a tutt’oggi domina sul mondo e che impone la sua volontà e anche la sua cultura, il suo “way of life”. Il folle omicida di Las Vegas non è stato il primo e non sarà l’ultimo.

 

2 commenti per “Strage di Las Vegas: la società americana genera folli

  1. armando
    3 Ottobre 2017 at 11:37

    approvo. si leggano i libri di Cormac McCharty, in specie Meridiano di sangue, per capire che la violenza è dentro la società americana come in poche altre. Non la sola, certo, ma la psicologia dell’individuo medio è quella di chi è gettato in un girone infernale e deve cavarsela da solo, con ogni mezzo. Ovvio che molti sbarellino ed anche gli altri rischiano.

  2. ndr60
    3 Ottobre 2017 at 14:07

    La cosa più grottesca è il sospiro di sollievo che ha accolto la notizia che non si trattava di un atto di terrorismo. Come a dire:”L’abbiamo scampata bella, per fortuna era solo un pazzo fanatico per le armi, in pratica uno di noi!”.

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