Capolavoro diplomatico della Cina: accordo fra Iran e Arabia Saudita

La Repubblica Popolare Cinese ha spinto l’Arabia Saudita e l’Iran a ripristinare le loro relazioni diplomatiche, riaprendo nel giro di due mesi le rispettive ambasciate.

Con la rivolta-antimperialista sciita del 1979, il regime wahabita e Teheran hanno rappresentato due declinazioni dell’Islam politico agli antipodi: i sauditi, collaborando col Mossad e prendendo in custodia l’Islam ‘’made in USA’’ (es MEK/MKO), hanno declinato le politiche imperialiste di Washington nella variante stragista (es. ISIS), mentre l’Iran rimane un punto di riferimento per la sinistra di classe-islamica (a parte alcune organizzazioni staliniane e trotskiste sostenitrici dell’ateismo di stato), proponendosi insieme alla Siria baathista come protettore storico del popolo palestinese. Per Hassan Nasrallah, leader di Hazbollah, una questione dev’essere chiarita: l’accordo iraniano-saudita non andrà a discapito delle Resistenze antimperialiste.

 

Chi vince e chi perde

La Cina, demolendo la dottrina USA sulle ‘’guerre eterne’’, ha portato avanti un capolavoro diplomatico. I vincitori sono:

  • L’Iran (tradizionalisti e borghesia del bazar), che raggirerà l’imperialismo economico USA basato sulle sanzioni, proponendosi come grande potenza regionale. La dottrina Ahmadinejad, basata sull’unità islamica sunniti/sciiti, prende forma col filo-cinese Raisi.
  • L’Arabia Saudita, che si candiderà ad entrare nei paesi Brics ce potrebbe avviare una sia pur parziale democratizzazione interna.
  • Le nazioni panarabe (Iraq, Yemen e Siria), che possono guardare con ottimismo alla transizione verso un mondo multipolare.

I perdenti, ovviamente, sono USA ed Israele i quali dovranno fare i conti con lo sgretolamento della Nato araba. Washington, in pieno declino economico (la Silicon Valley è di fatto fallita), non è più in grado di mantenere in vita gli ‘’stati vassalli’’ finanziando sanguinosissime guerre regionali. Il multipolarismo, anche per regimi filo-neoliberisti, è diventato una necessità esistenziale.

Secondo il Ministro della difesa iraniano, Ali Shamkhani, intervistato da Press TV: “Chiarire le incomprensioni e guardare al futuro nelle relazioni Teheran-Riyadh porterà sicuramente allo sviluppo della stabilità e della sicurezza regionale e all’aumento della cooperazione tra i Paesi del Golfo Persico e il mondo islamico per gestire le sfide esistenti” 1. Domanda: fino a che punto è corretto considerare l’uccisione del sapiente Nim al-Nimr una (semplice) ‘’incomprensione’’?

Teheran vince entrando nei Brics; Tel Aviv perde diventando fascista ed abbracciando il transumanesimo.

 

La Cina dà inizio all’era del multipolarismo

La pazzoide dottrina del Destino Manifesto, mandata avanti da tutte le amministrazioni USA (Bush, Obama, Trump, Biden, ecc..) ha favorito il riavvicinamento iraniano-saudita. L’India, storicamente anti-cinese e filo-israeliana, è passata attraverso la ‘’geopolitica del serpente’’ nel campo euroasiatico contrapponendo alla Silicon Valley degli anglosassoni una propria concezione del capitalismo. Scrive l’analista indiano MkBhadrakumar:

‘’La Cina ha dimostrato che l’iperbole di Biden è delirante e non ha nulla a che vedere con la realtà. Se la retorica moralistica e sconsiderata di Biden ha allontanato l’Arabia Saudita, i suoi tentativi di sopprimere l’Iran hanno incontrato l’ostinata resistenza di Teheran. E, in ultima analisi, Biden ha letteralmente spinto sia Riyadh che Teheran a rivolgersi a forze contrarie che le aiutassero a respingere il suo atteggiamento oppressivo e prepotente.’’ 2

La Cina non è ‘’Che’’ Guevara e Raisi non è un sostenitore del socialismo islamico di Shariati: rappresentano, semplicemente, il combinarsi di fattori d’equilibrio e stabilità globale. Possiamo darne un giudizio positivo basandoci sul realismo politico, nonostante ciò le Resistenze antimperialiste non devono guardare al quietismo. Il Global Times scrive che l’accordo iraniano-saudita:

“ha costituito un esempio positivo per altre questioni regionali, come il raffreddamento e la soluzione del conflitto israelo-palestinese. E in futuro, la Cina potrebbe svolgere un ruolo importante nella costruzione di un ponte affinché i Paesi risolvano annose questioni spinose in Medio Oriente, proprio come ha fatto questa volta’’ (cit. MkBhadrakumar)

 

Non esiste un conflitto israeliano-palestinese, ma – come hanno dimostrato storici del calibro di Ilan Pappe – Israele persegue un progetto di pulizia etnica a discapito degli abitanti (ebrei e palestinesi) della regione. Il sionismo non è un segmento della politica internazionale, ma una anomalia diventata ideologia di Stato nella borghesia USA. La domanda è un’altra: nel medio-lungo periodo, è possibile una rivoluzione democratica-antimperialista contro la borghesia israeliana?

Russia e Cina non trasformeranno l’India e l’Arabia Saudita in paesi antimperialisti (come ad es. Iran e Venezuela), ma testimoniano la volontà della grande maggioranza del pianeta d’accompagnare l’Occidente al cimitero politico. Gli Stati Uniti sono una bestia ferita: nessun attore geopolitico è ‘’Che’’ Guevara, ciononostante in molti vorrebbero vedere Washington in ciò che Leon Trotsky chiamava ‘’la spazzatura della storia’’.

https://www.ossin.org/uno-sguardo-al-mondo/analisi/2858-con-la-mediazione-della-cina-iran-e-arabia-saudita-ripristinano-le-relazioni-ci-sono-vincitori-e-vinti

https://www.ossin.org/uno-sguardo-al-mondo/analisi/2859-la-cina-si-fa-avanti-e-iniziata-una-nuova-era-nella-politica-mondiale

 Perché l'Arabia Saudita ha stretto un accordo con l'Iran | ISPI

Fonte foto: ISPI (da Google)

 

 

 

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