Il fallimento geopolitico del ‘’trumpismo’’

Noam Chomsky ci ha spiegato che la colpa della Repubblica Islamica dell’Iran è quella d’aver sfidato con successo l’egemonia USA, portando nel campo antiamericano i movimenti nazionalisti e religiosi un tempo manipolati dalla stessa potenza imperialista ‘’yankee’’, contro l’Unione Sovietica. Leggiamo:

“L’Iran è ancora colpevole per il crimine di sfida con successo con la rivolta del 1979 che ha rovesciato il tiranno (lo Shah, ultimo dell’Iran, Mohamad Reza Pahlavi), posto lì dagli Stati Uniti” 1

Per Chomsky, l’Iran è  “un pilastro del controllo americano in Asia Occidentale , con l’Arabia Saudita ed Il regime sionista”, inoltre “La dottrina militare iraniana è strettamente” difensiva … progettata per fermare un’invasione e forzare una soluzione diplomatica alle ostilità”. Gli ‘’accordi’’ sul nucleare (2015) si sono rivelati un escamotage dell’imperialismo ‘’democratico’’ per ostacolare l’esportazione – come è stata definita –  della “Rivoluzione degli Oppressi”; un semi-accordo mai rispettato da Washington che non ha mai abbandonato il proposito di aggredire la nazione sciita. Un piano destinato all’insuccesso.

L’Iran, fra i nemici degli USA, è uno dei meno vulnerabili. Malgrado le ‘’riforme’’ neoliberiste della borghesia del bazar (contrapposta alle fazioni islamiche anticapitaliste), il ‘’regime’’ sciita mantiene uno stato sociale con degli standard tutto sommato abbastanza elevati nell’area geopolitica mediorientale ed asiatica. Segnala il sociologo James Petras: ‘’L’Iran è molto meno vulnerabile: è una forte potenza militare strategica regionale collegata a paesi vicini e movimenti nazional-religiosi simili. A dispetto della sua dipendenza dalle esportazioni di petrolio, l’Iran ha sviluppato mercati alternativi come la Cina, liberi dal ricatto degli USA, ed è relativamente al sicuro dagli attacchi di creditori affiliati agli USA o alla UE’’ 2. La prospettiva geopolitica dell’Iran è di contribuire ad edificare un mondo multipolare, basato su scambi commerciali paritari e l’abbandono dell’imperialismo. Cina, Cuba e Venezuela condividono – al di là delle rispettive differenze ideologiche – questa concezione delle relazioni internazionali.

Per Chomsky, Trump è un ‘’megalomane narcisista’’, ma le minacce maggiori non arrivano dall’isolazionismo autoritario del presidente eletto. Lo Stato Profondo sta portando l’Impero ad un passo dalla catastrofe. L’Iran (a differenza del Venezuela, nel campo antimperialista soltanto dal 2002) ha una lunga storia di successi: ‘’il popolo iraniano ha dovuto fronteggiare il colonialismo sin dagli inizi del XX secolo. Durante l’occupazione britannica della prima guerra mondiale, fame e malattie hanno ucciso otto milioni di iraniani [13]. Sono largamente conosciuti il rovesciamento, nel 1953, del primo ministro nazionalista Mohammad Mossadeq a opera di Stati Uniti e Regno Unito e la sua sostituzione con il generale nazista Fazlollah Zahedi, responsabile della terribile repressione della Savak. L’arresto di agenti CIA sorpresi in flagrante delitto in un settore riservato dell’ambasciata USA continua a essere presentato in Occidente come una “presa in ostaggio di diplomatici” (1979-1981), sebbene Washington non abbia mai fatto ricorso alla giustizia internazionale e due marines liberati abbiano confermato la versione iraniana’’ 3. Le stesse sanzioni per il nucleare sono, volendo essere cortesi, stupide. La Rete Voltaire è stata la prima rete di stampa non allineata che ha sbugiardato la versione americano-sionista. Secondo Thierry Meyssan: ‘’i documenti più recenti, resi pubblici da Benjamin Netanyahu, dimostrano che si tratta di un’estrapolazione. I Guardiani della Rivoluzione stavano cercando solo di costruire un generatore di onde d’urto [14], che certo potrebbe servire a costruire una bomba, ma che di per sé non è un’arma di distruzione di massa’’. 

Approfondendo l’analisi del conflitto (non soltanto geopolitico, ma fra diversi modelli capitalisti) in corso, dobbiamo constatare che:

  • Gli USA non hanno nessuna possibilità di vincere una guerra convenzionale prendendo di mira le grandi nazioni non allineate: Russia, Cina ed Iran.
  • Donald Trump urla ai quattro venti minacce senza senso, ma una aggressione contro Teheran è – alle porte delle presidenziali del 2020 – l’ultima delle priorità politiche.
  • La transizione al mondo multipolare resta precaria. Conclude Meyssan: ‘’Naturalmente, con un casting così mediocre non si può escludere che la messinscena sfugga al controllo e provochi una guerra, anche se Casa Bianca e Cremlino in realtà si parlano’’.

In questo momento, la minaccia principale viene dalla schizofrenia dei neoconservatori, dal narcisismo patologico di Steve Bannon e dalla rapace borghesia israeliana. L’ideologia sionista ha egemonizzato Tel Aviv e Washington, la posta in gioco è altissima: una porzione del pianeta (al di là della auspicabile sconfitta militare di USA, Israele ed Arabia Saudita) ne uscirebbe distrutta.

Gli USA non riescono ad avere leader razionali, come scrive Petras: ‘’Leaders razionali potrebbero negoziare accordi commerciali reciproci con la Cina, che sviluppino alta tecnologia, finanza e legami agro-commerciali con servizi e manifatture. Leaders razionali potrebbero sviluppare accordi congiunti di pace ed economici col Medio Oriente, riconoscendo la realtà dell’alleanza tra Russia, Iran, Hezbollah libanesi e Siria’’. L’irrazionalismo dei suoi ‘’kapò’’, tra fanatici israeliani ed americani e ‘’maniaci’’ russofobi, qualora la situazione dovesse involversi, porterà il paese nel baratro.

http://parstoday.com/it/news/world-i189202-chomsky_peccato_dell’iran_sfidare_con_successo_l’egemonia_usa

https://www.resistenze.org/sito/os/mo/osmohn09-019817.htm

https://www.voltairenet.org/article206530.html

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Fonte foto: Globalist (da Google)

 

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