Indignazione 0.0

Sto parlando del recente dibattito alla Camera sull’intervento militare turco in Siria. E parlo di indignazione a costo zero ed effetto zero, perché non impegna il governo italiano su nulla e non offre ai curdi nessun sostegno concreto. Dedicherò questo post a spiegare perché.

Prima di entrare nel merito, sono necessarie alcune precisazioni. La prima riguarda la Turchia. Agli inizi di questo decennio essa “non aveva problemi con nessuno” e poteva crescere nelle direzioni più diverse: ponte tra Europa e Islam moderato; sviluppo dei rapporti con gli stati turcofoni d’Asia centrale a garanzia della loro indipendenza; accordo con i curdi, allora a portata di mano; rapporti speciali con l’Europa ( qualcosa di meno di una ipotetica e comunque lontanissima entrata nella Ue ma anche qualcosa di tangibile). Ha scelto, invece, a scapito di tutte le altre opzioni, quella del neo-ottomanismo: la potenza militare e politica della Turchia a difesa di tutti i (Fratelli) musulmani del Medio oriente e dell’Africa del Nord. Nel caso specifico, questo si è tradotto nell’intervento militare diretto, e peggio ancora indiretto, contro Assad, e con il via libera ad al Qaeda e all’Isis. Con l’apertura di anni e anni di conflitto rovinoso da cui proprio la Turchia è uscita con le ossa rotte (tre milioni di profughi siriani in casa e uno stato nemico alle frontiere). L’attuale intervento è proprio la reazione, sbagliata, rispetto a questo stato di cose. Ma è, anche, una reazione comprensibile: perché nella memoria storica turca c’è la volontà occidentale di smembrare il paese manifestata all’indomani della prima guerra mondiale e mai veramente eliminata. E anche i turchi, come ebrei, armeni, polacchi e altri ancora, hanno il diritto di far valere la loro memoria storica.

La seconda ha a che fare con curdi. O più esattamente con l’amore del tutto platonico e anche per questo universale e sviscerato che nutriamo nei loro confronti. La sinistra radicale perché vittime della storia. Il Pd come sostituti della causa palestinese e assai più facili da difendere. Il centro perché amici dell’occidente, la destra, anche estrema, perché non arabi e magari nemmeno musulmani e quindi propaggini del mondo giudaico-cristiano. Gli occidentalisti e i filoamericani a prescindere perché nemici di tutti i loro oppressori: turchi, siriani, iracheni, iraniani che siano.

Però questo amore è anche tossico per chi lo riceve: perché lo incoraggia a perseguire un sogno – quello dell’indipendenza – del tutto irrealizzabile perché contro tutti gli altri; anziché aiutarli  a salvaguardare, nel mondo che li circonda, la loro autonomia e la loro identità.

L’insieme, ahimè, finisce con l’identificarsi con il mondo del politicamente corretto in salsa occidentalista; un fatto, insieme, di rimorsi e di falsa coscienza.

Un mondo che, appunto, si è esibito al suo peggio. Di Maio, da zelante capoclasse. Gli altri, a proporre embarghi miracolosamente estesi anche ai contratti in corso ( sull’Arabia saudita  sullo Yemen, zitti e mosca) e magari chissà anche a quelli già conclusi. Proposte di boicottaggio calcistico o di altro tipo. Gara a chi le sparava più grosse, sino alla proposta del radicale Magi di sospendere il pagamento dei soldi promessi  a Erdogan per avere “risolto” – in nome e per conto dell’Europa – il problemino dei profughi siriani. Accuse al governo di “non fare abbastanza” e all’Europa di “essere assente”. Commozione, giustificata, per il ruolo svolto dai curdi nella sconfitta dell’Isis e nell’avere tenuto sotto controllo i combattenti dell’Isis; dimenticandosi però del fatto che a tale sconfitta hanno svolto un ruolo importante le milizie guidate da Teheran ( per tacere di Assad e dei russi, oggi alleati dei curdi nel bollare l’avanzata turca). Nessuna, dico nessuna proposta che colpisca veramente la Turchia; e soprattutto, che aiuti veramente i curdi nell’affrontare e, possibilmente, risolvere il problema, qui e ora, per loro centrale; fermare l’avanzata di Erdogan e delle milizie siriane.

Un silenzio che è tutt’altro che innocente. Perché ignora, volutamente il fatto che la Turchia ha il secondo apparato militare all’interno di una Nato di cui è componente essenziale; al punto che il suo segretario, Stoltenberg, non ha in alcuno modo condannato l’aggressione; al contrario, limitandosi ad auspicarne l’esercizio moderato. Perché non si associa minimamente all’iniziativa russo-siriana, magari in forma separata  (per inciso l’arrivo dei soldati di Damasco è stato accolto con entusiasmo dalle popolazioni cristiane della zona; i cristiani d’oriente hanno sempre difeso i dittatori in loco, contro ogni tipo di interventismo, democratico o meno, interventismo che, da Suez è sempre stato, per loro, fonte di disastri). E, infine, perché abbandona, ancora una volta, al suo destino l’unica vera vittima della guerra: la popolazione siriana. Niente soldi per la ricostruzione; niente investimenti esteri; un embargo che blocca anche la possibilità di ricevere rimesse. E questo per la sola colpa di essere stati e di essere rimasti, sudditi di Assad.

All’ Amazzonia, per scaricarsi la coscienza, i custodi del “politicamente corretto” hanno promesso poche centinaia di milioni di dollari. Qui, neanche un centesimo.

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Fonte foto: Globalist (da Google)

 

 

 

 

 

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