La Battaglia di Suwayda: Drusi, Israele e Turchia nella lotta per il controllo della Siria


La comunità drusa in Siria, da non confondere con le altre comunità druse nel Medio Oriente che vivono in Libano e Israele, ha una consistenza di circa 800.000 abitanti, concentrata soprattutto nella provincia di Suwayda e nel massiccio del Jabal al‑Druze. Ha una storia di isolamento culturale e politico dal governo di Damasco. Anche se singoli individui hanno raggiunto, nell’élite siriana, posizioni di rilievo, rimane il fatto che la piccola minoranza religiosa drusa, praticando una religione che la maggioranza sunnita ritiene empia, non ha mai potuto essere veramente accettata nello stato siriano multietnico. Ne è conseguito che i leader religiosi drusi hanno sempre visto con diffidenza i loro corregionali impegnati nella difesa della Siria fin dall’inizio della guerra civile del 2011.

I drusi di Siria, come abbiamo detto sopra, non hanno nessun rapporto o legame significativo con i drusi residenti in Israele, che dal 1956 prestano servizio militare nell’IDF e sono integrati nelle istituzioni israeliane.1 I drusi siriani condividono rapporti solo con i drusi rimasti nella zona del Golan e della città di Quneitra dopo la guerra dei Sei Giorni del 1967. Israele, per conto suo, ha sempre cercato di far diventare i drusi sotto il suo controllo nel Golan e nella città di Quneitra simili ai drusi presenti in Israele fin dalla sua fondazione. La popolazione drusa del Golan, però, si è sempre rifiutata di accettare la cittadinanza israeliana e ha conservato un’identità strettamente siriana.

Per chiarire quanto Israele ci tenga a inglobare i drusi nel suo sistema di dominio del Medio Oriente, va notato che, da quando sono cominciati gli scontri di cui parleremo più avanti, Israele ha manipolato la minoranza drusa presente nel suo Stato dal 1948, ma non è riuscita a coinvolgere i drusi sotto occupazione dal 1967, tentando di far credere che i drusi affollatisi al confine tra Golan occupato e Siria rappresentassero un moto spontaneo di solidarietà. Si è trattato, invece, di una messinscena priva di fondamento. I drusi che si sono presentati al confine fra il Golan occupato israeliano e la Siria erano drusi che vivevano in Israele da più generazioni, non quelli sotto occupazione dal 1967. I giornalisti occidentali, italiani compresi, hanno accettato il falso israeliano senza approfondire ciò che avevano davanti agli occhi, dimenticando che non solo si sono fatti ingannare, ma hanno ingannato anche coloro che pagano i loro stipendi.

Questo falso, deliberatamente costruito per creare l’idea che Israele voglia aiutare il popolo druso solo perché alcuni drusi vivono dentro Israele, ha occultato che le azioni militari israeliane a difesa dei drusi siriani puntano alla conquista della zona drusa. Qui va ricordato che attraversando la zona della base di Al-Tanf, in mano americana, Israele mira a raccordarsi con ciò che resta dell’ex Rojava curdo, i cui combattenti da tempo svolgono una funzione di custodia per gli Stati Uniti dei pozzi petroliferi siriani di al-Omar.

Con molta probabilità Israele ha tre obiettivi fondamentali: il primo è demilitarizzare la zona a sud di Damasco e dare un altolà alla Turchia, che sta usando come proxy l’esercito ex jihadista dell’ex terrorista al-Jolani; il secondo è arrivare, come abbiamo già detto, ai pozzi di al-Omar; il terzo è rivitalizzare il mito del Rojava come terra della democrazia e servirsi dei curdi per minacciare la Turchia da sud-est, ma soprattutto avvicinarsi al confine iraniano e installarsi permanentemente a pochi chilometri dalle città iraniane più importanti.

L’intervento israeliano e la sua strategia geopolitica cozzano con la Turchia che, dal canto suo, cerca di rafforzare la propria posizione appoggiandosi a gruppi ribelli e milizie locali per mantenere aperto un corridoio commerciale tra nord e sud della Siria che favorirebbe Ankara strategicamente ed economicamente. Suwayda, piccola capitale drusa, si è trovata all’incrocio di questi interessi ed è divenuta un punto nevralgico di questa competizione regionale.

Scontri violenti con le milizie tribali beduine sunnite e il governo siriano che le supportava sono scoppiati nell’aprile 2025, culminando nel massacro di aprile/maggio 2025 con centinaia di vittime druse, di cui circa la metà civili, il che la dice lunga sulla violenza delle milizie, sia del governo di Damasco che di quelle tribali. La svolta è arrivata nel luglio 2025 e ha visto altro spargimento di sangue: tra 500 e 1.000 morti, centinaia di migliaia di sfollati, e la mediazione USA-Israele per un cessate il fuoco. Le autorità siriane, sotto al-Sharaa (ex HTS), hanno cercato di ristabilire il controllo a Suwayda,222 ma sono accusate dai drusi di sostenere le milizie tribali.

Attualmente le milizie druse resistono militarmente, ma sono sotto pressione multipla: milizie locali, esercito siriano e la competizione regionale tra Israele e Turchia. Politicamente, il sostegno israeliano, limitatosi a soli bombardamenti aerei la cui efficacia è dubbia, li isola dal tessuto siriano, suscitando sospetti tra le popolazioni beduine che hanno motivi per considerarli fondati. Malgrado tutto, Israele in Siria è ancora percepito come un nemico esistenziale, delegittimando chiunque vi si allei. I drusi innocenti pagano oggi l’astuta politica di Tel Aviv. La regione soffre gravi carenze (acqua, energia, ospedali), con migliaia di sfollati.

I drusi siriani si trovano ad un bivio strategico: alleati a Israele, loro malgrado, ma sempre più estraniati dal contesto regionale e politicamente indeboliti. Le loro scelte – dal sostegno ad Assad, al ripudio delle forze HTS, fino all’accettazione tacita dell’ausilio israeliano – riflettono una difesa dell’identità, ma rischiano di trasformarli in pedine geopolitiche. L’aggravarsi della competizione tra Israele e Turchia sulle rotte geostrategiche siriane rende Suwayda un campo di battaglia sia militare sia economico, aumentando i costi per la comunità drusa sul piano nazionale e regionale.

Lo spettro di quello che fu lo Stato del Gebel Druso al tempo del mandato francese, tra il 1921 e il 1936, ancora perseguita i drusi. In conclusione, ciò che sta avvenendo è quanto l’Occidente – Israele compreso – ha sempre voluto creare: una Siria frammentata e debole. Una Siria unita e forte sarebbe stata un grosso problema per Israele. Non a caso, nella guerra del Kippur del 1973, come è stato più volte dimostrato anche da storici israeliani, i siriani stavano sfondando le linee del Golan ma si ritirarono dopo la minaccia di un intervento nucleare israeliano. Da allora Israele e l’Occidente hanno lavorato per spappolare il paese.

Note

[1] Vedi Al Jazeera, “Druze in Israel: Integration or isolation?”, 2024.

[2] The Cradle, ‘Battle in Suwayda: Where Israel and Turkiye Clash Over Syria’s Trade Routes’, 2025.

Fonte foto: RSI (da Google)

1 commento per “La Battaglia di Suwayda: Drusi, Israele e Turchia nella lotta per il controllo della Siria

  1. Enza
    22 Luglio 2025 at 12:14

    Veramente illuminante.
    Grazie

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